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Lo Studio Chianura, composto da Avvocati e Dottori Commercialisti, assiste prevalentemente le imprese e i gruppi di imprese, nella gestione delle problematiche fiscali e societarie fornendo adeguata assistenza professionale anche in operazioni di carattere straordinario come fusioni, scissioni, acquisizioni, cessione di azioni e quote, riorganizzazioni societarie, pianificazione fiscale internazionale.

Lo studio inoltre è specializzato nel settore della finanza agevolata assistendo enti e imprese nella pianificazione e nello sviluppo di progetti imprenditoriali finalizzati all’ottenimento di contributi finanziari disposti da norme nazionali e comunitarie

Lo studio Chianura garantisce assistenza legale globale in ambito nazionale e internazionale alle imprese, agli enti pubblici, così come ai privati.  Il nostro studio offre un approccio specializzato in diverse aree legali, in particolare nell’area del diritto industriale, del diritto commerciale e della  contrattualistica interna ed internazionale. Tale copertura è garantita sia con la competenza dei professionisti presenti nello studio in modo continuativo, sia attraverso accordi continuativi  di collaborazione  con professionisti  italiani ed esteri.

Inoltre lo Studio nel suo complesso ha implementato operazioni di de-localizzazione delle produzioni all’estero, consistenti nell’attivazione di impianti di produzione all’estero o a vere e proprie entità estere autonome,  analizzando e fornendo assistenza su tutti gli aspetti dell’investimento, da quelli finanziari, agevolativi, fiscali, valutari, a quelli legali, previdenziali e societari.

Infine lo studio è in grado di assistere, in tutte le fasi, le imprese estere che vogliano investire in Italia – Puglia, Campania, Calabria e Sicilia rientrano nell’area Obiettivo 1 sino al 2013 - fornendo loro consulenza relativa alla legislazione italiana e agli strumenti agevolativi all’uopo utilizzabili.

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Giappone

Giappone: una società che è impossibile analizzare secondo i parametri occidentali

Volo Japan Airlines Roma - Tokio.. In aereo la hostess annuncia con tono grave e dimesso, che la compagnia è spiacente. Ma il volo subirà un ritardo di quattro (!!!) minuti… Il Giappone si presenta da subito! Con i suoi costumi. I luoghi comuni. E la sua più grande nevrosi. La puntualità…Da italiano tollerante e rassegnato, sorrido incredulo. I giapponesi invece prendono atto seccati della notizia. Scoprirò solo successivamente che l'avviso del ritardo, nella versione  giapponese, viene preceduto  da: …" signori viaggiatori, ora stiamo per dirvi qualcosa di imperdonabile…(!!!).Sì, perché in questo Paese in cui il ruolo del singolo è così sfumato, in cui i bisogni individuali vengono compressi dalle esigenze prioritarie della collettività, dove nemmeno la grammatica prevede l'esistenza del pronome  "Io", tutto funziona in modo perfetto, preciso, rigoroso, ossessivo…. E chi si ferma è perduto… Lo si comprende appena arrivati dall'aereoporto Narita alla stazione - tutta sotterranea - di Tokyo-Shinjuku, quella come nei film di Fantozzi.

Spingono fino al punto in cui bisogna attraversare la strada. Il semaforo è rosso. Dall'altro marciapiede intanto si schiera una massa enorme, compatta di persone. Sembrano i preliminari delle guerre del medioevo, con i rituali e le parate prima dello scontro.  Scontro che non tarda a verificarsi appena il semaforo dà il  via libera. Dai due lati partono i due fronti compatti. Spinti da dietro, ci si tuffa nella marea contraria, verso l'altro muro umano... un incubo… Trovo il tempo di guardare i palazzi. Una giungla di forme eterogenee. I prospetti ospitano innumerevoli neon che alternano ogni secondo una nuova pubblicità con mille colori; vedo venti, trenta piani di pubblicità luccicanti, televisori ad alta definizione alti 5 piani che proiettano promo di films o cortometraggi pubblicitari. Mi sento il  protagonista di Blade Runner…

All'ingresso dell'hotel sei hostess in parata mi accolgono con un deferente inchino di gruppo. Sorridono, gentilissime. Mi accolgono con tanti konnichiwa, arigatò. Ma solo quelli. Loro, come la maggior parte dei  giapponesi, non parlano una parola di inglese !!! Tanta gentilezza mi rincuora, dopo l'impatto così forte con i ritmi e la frenesia delle strade di Tokio. Wow!….la mia stanza è al 50esimo piano. Da così in alto  domino la giungla di grattacieli, sfavillanti, con mille luci. Una vista mozzafiato. Sul balcone un'etichetta in ferro segnale che l'edificio è costruito con tecniche antisismiche e può oscillare fino a 7 metri senza distruggersi. Ho ancora impresse nella mente le immagini del terremoto di Kobe del 1995, con i computers che volano via dalla finestra.

Fiuuuu…Meglio chiudere la finestra…Piuttosto, una sana doccia mi rimetterà in sesto.

Ed è qui, nel bagno, che mi imbatto in una "creatura" diabolica, il supergabinetto ipertecnologico, presente in ogni bagno pubblico e privato del Giappone. Ai due lati ha una consolle piena di bottoni e di aggeggi elettronici che sembra quella di un Boeing 747 . Quando ci si siede si cerca istintivamente la cintura di sicurezza… Ahhh, se ci fosse in Italia questa tecnologia…qualche bontempone si divertirebbero a mandare virus informatici al gabinetto del vicino di casa!!! Subito dopo mi tocca uscire nonostante il caldo a dir poco asfissiante, e vestirmi in modo formale per essere ricevuto alla Fondazione Italia Giappone, che attraverso l'Istituto Italiano di Cultura, ha garantito per tutto la permanenza nel Paese un'encomiabile disponibilità e cortesia. All'uscita dell'hotel un altro inchino sincronizzato. Ora anche di tutto il personale della reception. Tanta deferenza in Giappone è assolutamente naturale. Servire non è umiliante. Il sorriso qui assume una funzione sociale e rientra nel servizio. Rispettando le apparenze di un mestiere infatti, l'individuo sente di compiere la sua funzione sociale e non gli serve cercare di  affermare il suo "io", magari mostrando una distanza critica da ciò che fa… (Pons- Souyri, Giapponesi e Giappone). Quella giapponese insomma è una vera organizzazione sociale unicellulare. Cento milioni, un solo cuore, era il motto ultranazionalista degli anni trenta. Un motto assolutista e verticistico che allora  rappresentava l'intera nazione come un sol uomo dietro l'imperatore. Oggi invece nella società giapponese "...l'uniformità è l'estrinsecazione della democrazia e dell'uguaglianza (Nakagawa, Saggio di antropologia reciproca, Mondadori)."  Anche se dopo la fine della bolla speculativa degli anni 80 e la crisi del sistema negli anni 90,  alcuni miti come il posto di lavoro a vita e il benessere diffuso per tutta la classe media, hanno iniziato a vacillare, sembra che il Giappone abbia trovato una valida pace sociale e risolto il conflitto di classe,  trovando l'individuo un equilibrio con la comunità, incastrandosi in quel mondo di regole superiori e nella fitta rete di gerarchie. Un sistema tanto diverso e tanto più funzionale di quello occidentale, narcisticamente proiettato solo intorno all'individuo.Ed infatti nella vita di tutti i giorni la mobilitazione collettiva garantisce risultati eccellenti.

La criminalità comune è scarsissima, anche in una città come Tokio che conta trentasette milioni di abitanti. I pochi barboni non chiedono nemmeno l'elemosina. Le strade e i mezzi pubblici, sono pulitissimi. Con un costo sociale pari a zero! Perché i giapponesi riescono a tenere pulite le città spendendo pochissimi yen per i cestini e per i bidoni della spazzatura, rarissimi per la verità. I rifiuti infatti se li portano …a casa!!! Chi è raffreddato si pone sul viso una mascherina (Ahh… il mio pensiero va agli tsunami di vibrioni da quelli che a Bari ti tossiscono in faccia in ascensore!…); queste attenzioni per non danneggiare i colleghi che lavorano, l'azienda e così l'intera economia del Paese.

Distributori automatici di bevande - mai scassinati - sono ad ogni angolo di strada. Tutta l'infrastruttura logistica è semplicemente perfetta. In quasi un mese i treni non hanno fatto nemmeno un ritardo di un minuto!!! Si, un minuto è un'eternità per i treni giapponesi, i famigerati Scinkansen (letteralmente treno-proiettile). 3 minuti bastano infatti per far fermare 2 treni. 30 secondi per scendere e 30 per salire(visto che sul binario sono indicate le posizioni dei vagoni e dei posti corrispondenti ai biglietti).La japanese way of life tuttavia non è solo folle opprimenti per le strade e nei metro, ritmi vertiginosi, individui dissociati in megalopoli spersonalizzate straripanti di maledizioni della modernità, ma i giapponesi sanno  anche trovare spazi di catarsi e riflessione. Nelle Onsen, per esempio.

Il fine settimana sulle alpi a mollo nelle sorgenti termali vulcaniche, a più di 50 gradi di temperatura, rappresenta un perfetto antidoto alla vita frenetica urbana, ed in più garantisce la purificazione religiosa (in quanto antico rituale scintoista ).Gli uomini in yukata, un kimono informale, rigorosamente separati dalle donne, stazionano intorno alle piscine naturali avvolte da nubi di vapore, parlando di affari. Poi si calano nelle acque bollenti rimanendo a contemplare la luna fino a notte fonda (inutile descrivere la diffidenza che suscitava un "gaijin" come me, uno straniero,  in kimono e in piena notte alle pendici del vulcano...).O ancora ricercano una serenità psicologica   nei templi - spesso situati in posti di una bellezza impareggiabile -  in cui si respira un'atmosfera mistica (imperdibile il tempio scintoista set del film "Memorie di una Geisha").Qui i giapponesi si estraniano dedicandosi a tutta la serie di rituali che scandiscono la vita dei luoghi religiosi del Giappone:  si battono le mani due volte per attirare l'attenzione del dio,  ci si butta il fumo di un braciere sui capelli, si scrive un desiderio su una tavoletta di legno da appendere a un albero…. E si mischiano rituali shintoisti e buddhisti, che spesso coesistono negli stessi luoghi; ciò rende l'idea di quanto le categorie religiose in Giappone - a differenza del mondo cristiano o musulmano - non funzionino come identità esclusive. In Giappone praticare una religione non significa escludere l'altra. E così il giapponese nasce e cresce da scintoista, si educa da confuciano, si sposa da cristiano  e muore buddista. (Pons Souyry, op. cit.).In sostanza la religione si caratterizza per un profondo pragmatismo; dalla divinità dunque ci si aspetta più che altro un sostegno. Per trovare un buon marito, per un aumento di stipendio, per superare gli esami…

Rapporto con la natura, pragmatismo, tensione collettiva verso il benessere diffuso, abbiamo visto essere forti tratti distintivi che caratterizzano la società giapponese, che tuttavia sembra pian piano perdere la specificità che secoli di isolamento dal periodo dello shogunato di Tokugawa le avevano conferito; ma il bombardamento - mediatico - americano sembra corrompere lentamente la filosofia e i costumi  di un popolo che ora rappresenta per l'occidente un alleato strategico e il più importante argine al dilagare dell'espansione cinese. La lunga permanenza si avvia al termine.

Prima di partire per l'Italia saluto il mio collega giapponese - vero fan sfegatato di Giuseppe Verdi -  per andare a passare una serata in un locale di Hiroshima; qui, a pochi metri dal "ground zero", l'epicentro della bomba atomica, in una città più americana che mai e dalla movimentata vita notturna, fitta fitta di Mc Donald's e di locali americani, tanti giapponesi ballano allegramente mentre una band di rock n'roll anni cinquanta intona una calzone di Elvis, su un palco tappezzato di posters di Cadillac e di icone rock americane.Dal vetro intanto intravedo in lontananza il rudere dell'allora Palazzo della Promozione Industriale, ora detto la cupola della bomba A, l'unico edificio risparmiato dalla devastante operazione bellica americana…

 

Argentina

ARGENTINA: TUTTE LE OPPORTUNITA' PER INVESTIRE

Ospitiamo l’intervento per la Gazzetta del Mezzogiorno di Paolo TANZI – PARMA - Responsabile Ufficio Sviluppo della Camera di Commercio Italiana di Rosario in Argentina.“ L’Ufficio per lo Sviluppo   Commerciale in Italia della provincia di Santa-Fe’ (Argentina) sotto l’egida della Camera di Commercio di Rosario e quella di Parma, e’ stato attivato per favorire i contatti tra le aziende produttive e commerciali delle due  regioni. Tale progetto sperimentale e’ oggetto di viva attenzione da parte del sistema delle camere di commercio estere, con l’idea di replicarne il modello per altri Stati.

Buenos Aires

LA RIPRESA ECONOMICA ARGENTINA - La situazione odierna in Argentina è sicuramente migliorata rispetto a quella – in effetti veritiera - riportata da tutti i mass media internazionali alla fine del 2002 ed all’inizio di quest’anno; a testimonianza di tale trend positivo il cambio pesos/dollaro, che è  passato in breve tempo da 3,5/1 del 2002, con tendenza al peggioramento, ai 2,82/1 dei primi giorni di maggio. Torno dall’aver rappresentato l’Italia su invito argentino alla fiera internazionale dell’alimentazione di Rosario, (FIAR 2003) che con uno sforzo inimmaginabile e’ stata fortemente voluta -  dopo la sospensione nel 2002 per effetto della crisi -  sia dal pubblico che dal privato, per ridare fiducia  economica e psicologica ad una nazione messa in ginocchio, credo mai cosi’ pesantemente, dalla spirale di eventi negativi dell’anno passato. Ho visto una fortissima volontà’ di ripresa, e credo che dopo gli avvenimenti politici degli ultimi giorni si possa preventivare una fase nuova per questa nazione, che forse finalmente potrà – con  fatica – staccarsi dalle tradizioni politiche tipicamente sudamericane.

 

SETTORI TRAINANTI - I settori trainanti e che per primi hanno rialzato la testa dopo la grande crisi dell’inizio dell’anno, sono l’agricoltura e di conseguenza anche il settore delle macchine agricole. Questo perchè in passato ci  si riforniva per tali macchinari  dall’estero e specificatamente  dal Brasile; ora,  per effetto del default, si  è  ricominciato a servirsi del  mercato interno ed a  riorganizzare  le  produzioni .L’Argentina e’ un paese dalle mille risorse e dalle potenzialità’ enormi ; basti pensare alle estensioni  di terreni. Superfici inimmaginabili per un agricoltore italiano,  abituato ai nostri fazzoletti ( Vi sono fazende con un milione di ettari di terra e  altrettanti capi di bestiame sempre in rotazione).

GLI INVESTIMENTI E LE JOINT VENTURES - In questo momento investire in questa parte del mondo e’ senz’altro  appetibile per investitori italiani o europei , soprattutto se interessati ad entrare con le proprie capacita’ di tecnologia e penetrazione dei mercati in quel grande bacino di utenza che e’ il Mercosur.Acquistare poderi (estancias), per realizzare produzioni agricole qui da noi ormai compromesse dallo sfruttamento eccessivo dei terreni, è sicuramente un’iniziativa   economicamente  valida, specialmente se  supportata  dalle nostre  capacita’ imprenditoriali  e da quel know-how che tutti ci riconoscono e ci invidiano, specialmente nel campo agroalimentare.Dal punto di vista imprenditoriale, l’intervento auspicabile è la costituzione di società’ miste con sede in Argentina, riconducibili alla forma giuridica internazionale delle joint-ventures companies. Questa opzione e’ fortemente spinta dalle autorità’, nazionali ed internazionali, che stanno emanando provvedimenti di incentivazione di questo tipo, visti come un mezzo privilegiato per fare ripartire l’economia argentina.  

IL SETTORE AGROALIMENTARE E QUELLO DEL  TURISMO - Nello specifico, l’interesse principale si rivolge al settore agro-alimentare, in cui si dovrebbe potere coniugare la grande tradizione delle imprese italiane con le notevoli risorse, in gran parte inespresse, di questa nazione sudamericana.Favorevole agli insediamenti produttivi può essere l’alto grado di scolarizzazione della popolazione, che, non va dimenticato, per oltre il 50% e’ di origine italiana.Un altro settore che si sta monitorando e valutando in funzione di futuri investimenti e’ quello del turismo e, in particolare, dell’agriturismo. Ciò’ viene fatto per attuare una ridistribuzione del reddito sul territorio, raggiungendo, in questo modo, anche zone che sono fuori dei normali circuiti.Per tutto questo e per il forte legame che tradizionalmente lega le nostre culture, l’aspettativa e’ di divenire in un futuro prossimo dei partners privilegiati per la nazione argentina, sia dal punto di vista commerciale sia dal punto di vista produttivo. Lo scenario possibile potrebbe essere quello di ottenere dei prodotti argentini, a qualità’ italiana, in grado di competere ad alti livelli ( ed a bassi costi ) sui mercati americani.Chiudo complimentandomi col giornale che mi ospita, poiche’ e’ una delle prime testate che ha dimostrato una sensibilita’ spiccata verso le richieste di conoscenza delle dinamiche dei mercati internazionali, indispensabile oggi per le aziende che intendano porsi correttamente in un contesto di competizione globale ….”

Sud Africa

L'Italia e il Sud Africa più vicine 

Il Sudfrica è in grande fermento per l’evento di portata planetaria (o almeno considerato tale dalla stragrande maggioranza) che ospiterà nel 2010: la diciannovesima edizione dei campionati mondiali di calcio. Sappiamo benissimo che il Paese che viene scelto per ospitare manifestazioni di tale portata coglie la preziosa occasione per rilanciare la propria immagine su scala mondiale, per aumentare i contatti commerciali con Paesi di tutto il mondo e stimolare di conseguenza la crescita produttiva. Insomma l’evento sportivo (così come le olimpiadi, si vedano i preparativi in Cina per il 2008) diventa un’ottima vetrina per presentare le risorse e le potenzialità del Paese in questione, vetrina da osservare attentamente per comprendere se vi sono opportunità per le imprese di tutto il mondo, e l’Italia non è da meno, in quanto proprio qualche settimana fa si è conclusa la visita in Sudafrica del nostro sottosegretario al Commercio Internazionale con delega ai paesi africani, Mauro Agostani, alla  guida di una delegazione che ha visto insieme i rappresentanti di Ice, Sace, Simest e Confindustria anche in previsione di una missione programmata per luglio e che coinvolgerà un centinaio di aziende italiane, secondo quanto dichiarato dal Ministero del Commercio Internazionale in un comunicato del 12 marzo.  

JohannesburgLE OPPORTUNITÀ – Come ha dichiarato il sottosegretario "il Sud Africa è un paese che ha offerto in questi anni agli investitori stranieri stabilità politica e economica… ha grandi aziende nel settore estrattivo, petrolifero e automobilistico ma allo stesso tempo sono poco presenti le piccole e medie imprese che potrebbero avere grandi opportunità grazie soprattutto alla disponibilità di materie prime e alla manodopera qualificata. In particolare nel campo tessile, nella componentistica auto ma anche nel settore orafo e nell’impiantistica". Ed in vista dei campionati di calcio nel 2010, l’Italia è pronta ad offrire le proprie competenze ed il proprio know-how. Si pensi che in vista dell’evento sportivo il governo ha stanziato oltre 40 miliardi di euro per ammodernamento e creazione di infrastrutture (strade, aeroporti, sistema di trasporti in genere, oltre naturalmente agli stadi e ai campi sportivi). Ci informa l’ICE che, dai dati di interscambio del Sud Africa, relativi all'anno 2006 emerge una sensibile accelerazione dell'import di merci italiane. Nel 2006, le importazioni del Sud Africa dal mondo sono aumentate del 32,4% rispetto al 2005, mentre le importazioni dall'Italia hanno fatto registrare un incremento del 34,3%, rispetto al 2005. Pertanto l'Italia ha consolidato la nona posizione occupata nella graduatoria dei paesi fornitori del Sud Africa, con una quota di mercato che è quindi leggermente migliorata (è stata del 3% nel 2006).

RAPPORTI COMMERCIALI ITALIA - SUDAFRICA – IDE - Per quanto riguarda il nostro export, l’Italia esporta prevalentemente macchine utensili industriali, sia specializzate che per impieghi generali, macchine e apparecchi meccanici, elettrodomestici, apparecchiature di telecomunicazione (in forte aumento), prodotti farmaceutici, macchine utensili, prodotti chimici di base, autoveicoli e loro parti, macchinari ed attrezzature per l’agricoltura (in calo); in leggera flessione è anche il nostro export di autovetture, condizionato anche dalla forte concorrenza. Sul versante delle importazioni dell’Italia dal Sud Africa, la parte più consistente è rappresentata dai c.d. metalli non ferrosi (fra cui i metalli preziosi, oro e argento, ma anche l’alluminio), seguiti da prodotti minerari, prodotti della siderurgia e della filiera agro-alimentare. Se fino al 1998, il Sud Africa non è stato Paese obiettivo per i nostri insediamenti produttivi, dopo quella data si è scoperta da parte dei grandi gruppi industriali italiani (Fiat, Magneti Marelli, Luxottica etc.)l’importanza di avere proprie sedi produttive in uno dei luoghi più ricchi di materie prime e in un Paese che in molti settori rispetta gli standard europei, nei servizi, nelle infrastrutture, per il mondo degli affari (la borsa di Johannesburg è tra le 15 più importanti del mondo, quattro banche sudafricane sono tra le prime 500 del mondo, etc.). Inoltre il “terreno fertile” per gli insediamenti produttivi è dato dall’importanza che il Paese ha riservato agli investimenti esteri per lo sviluppo del proprio territorio, quindi via libera all’ingresso di capitali stranieri, con principio di parità di trattamento tra investitori esteri e locali, vige inoltre la libera trasferibilità all’estero di profitti e capitali, è stato stipulato con il nostro Paese un trattato contro le doppie imposizioni. Inoltre esiste la possibilità di insediare le proprie attività in alcune zone che beneficiano di agevolazioni, come ad esempio le zone di sviluppo industriale (che si trovano nei pressi di aeroporti, porti e principali vie di comunicazione), oppure è consentito investire in ben individuate aree del paese destinatarie di interventi finalizzati alla realizzazione di infrastrutture, di poli industriali ed agro-turistici.

ACCORDO UE-SUD AFRICA - Con l’avvenuta ratifica da parte di tutti gli Stati membri dell’UE, il TDCA (Trade, Development and Cooperation Agreement) è entrato in vigore nel 2004 (ma la firma era del 2000). Ma di cosa si tratta? E’ un accordo commerciale e di sviluppo che ha come obiettivo (da realizzare entro i prossimi 10-12 anni) la creazione di una zona di libero scambio tra l’UE ed il Sud Africa. L’accordo in questione quindi è un accordo di libero scambio (Free Trade Agreement), in cui l’entità e la dimensione della liberalizzazione tariffaria sono davvero ampie ed investono settori così numerosi e talvolta sensibili, incluso quello agricolo. Entro quindi 10-12 anni ben il 95% delle esportazioni sudafricane e l’86% di quelle dell’Unione Europea saranno completamente liberalizzate. E’ stato anche firmato un accordo in materia di vini ed alcolici nel 2001, accordo raggiunto dopo negoziati lunghi e difficili su una materia verso la quale anche l’Italia, grande produttore e esportatore di vini, ha un evidente interesse.

 

Marocco

Marocco: Opportunità commerciali e investimenti

Il Marocco è uno dei dieci Paesi del bacino del Mediterraneo facente parte del partnerariato Euro-Mediterraneo istituito a Barcellona nel 1995, quindi costituisce già un Paese target e preferenziale per sviluppo commerciale e l’integrazione culturale dell’Unione Europea nell’area, senza considerare che il nostro Ministero del Commercio Internazionale inserisce proprio l’Africa Mediterranea tra le zone su cui occorre incrementare le iniziative di promozione. Ci soffermiamo sulle opportunità commerciali, anche in considerazione dei dati positivi dell’economia marocchina in ascesa costante dal 2001 (crescita che si attesta su valori medi del 5,4%) e segnaliamo una missione imprenditoriale organizzata da Promec, Azienda speciale della Camera di Commercio di Modena, insieme a Promos, Azienda speciale della Camera di Commercio di Milano con il patrocinio del sistema camerale italiano, che si terrà dal 2 al 4 marzo 2008 a Casablanca, confermando il vivo interesse verso questo Paese che ha condotto diverse Camere di Commercio italiane ad insediare nel 2005 uno “Sportello-Italia” proprio a Casablanca, dinamico centro d’affari, per favorire l’internazionalizzazione delle nostre imprese.

RabatPARNTNER COMMERCIALI E SETTORI DI INTERESSE – I principali partner commerciali del Marocco sono i Paesi dell’Unione Europea che coprono circa la metà delle importazioni del Marocco, acquistando circa i tre quarti delle sue esportazioni. Tra i paesi fornitori, anche per legami storici (e affinità linguistica) primeggia la Francia, per prossimità geografica la Spagna, seguiti dall’Italia, che ha visto crescere le proprie esportazioni in Marocco del 18% nel primo semestre 2007, superando rispetto al 2006 l’Arabia Saudita. Tra i Paesi clienti l’Italia si posiziona quarta preceduta da Francia, Spagna e Gran Bretagna. Si è registrato un incremento del settore tessile che si conferma al primo posto nelle nostre vendite, seguito dai macchinari. Anche per quanto riguarda le nostre importazioni di prodotti del tessile/ abbigliamento si è registrato un incremento: il settore tessile non sconta in maniera rilevante la concorrenza asiatica visto che in linea di massima le produzioni sono di livello più elevato e la maggiore “minaccia”, fino a qualche tempo fa rappresentata dalla Romania, ha perso il suo potenziale dato che l’ingresso nell’UE ha prodotto nel Paese l’incremento inevitabile dei prezzi del tessile, pertanto il Marocco riesce a mantenere la sua competitività nel settore in ambito internazionale. Al secondo posto nelle nostre importazioni, con un incremento del 16%, troviamo il pesce congelato e trasformato, a conferma di un trend positivo e di un settore molto interessante, anche per investimenti diretti.

IDE – Anche se siamo l’ottavo Paese investitore, i motivi per incrementare gli investimenti sono numerosi: notevole è l’interesse nei confronti di taluni modelli italiani quali ad esempio i distretti industriali, come pure verso i nostri settori di punta (agro-industria, pelletteria, prodotti del mare etc.); inoltre sarebbe opportuno beneficiare del processo di privatizzazioni che il Governo marocchino sta realizzando nel campo dell’agricoltura, dell’energia, dell’aeronautica, del trasporto ferroviario, delle telecomunicazioni, dell’ambiente;  vi sono preziosi varchi di ingresso anche nel settore dell’edilizia, specie in quella abitativa e del settore del turismo (uno dei più rilevanti in Marocco). Oltre a ciò si aggiungono i benefici dell’Area di Libero Scambio Marocco-USA, nonché con la creazione della Free Zone di Tangeri (si veda a quest’ultimo proposito articolo del 4.12.2006). Fonte: ICE

 

Stati Uniti d'America

Il gusto italiano spopola negli Stati Uniti

Cosa pensano dei nostri prodotti i consumatori statunitensi? Quali sono i prodotti più conosciuti e acquistati? A cosa viene associato il nostro Paese? Queste e altre domande ancora sono state realmente poste a consumatori statunitensi nel corso di una interessantissima indagine commissionata dall’Istituto nazionale per il Commercio estero (ICE) e il Comitato Leonardo - Italian Quality Committe ed affidata all’Istituto Piepoli S.p.a. Ne è risultato (Giugno 2004) che il nostro Paese viene associato dai consumatori USA al cibo, ai vini e alle località turistiche; che i primi prodotti che vengono in mente pensando all’Italia sono quelli alimentari, seguiti dalle calzature, automobili e  abbigliamento; che i prodotti maggiormente acquistati dagli intervistati sono stati quelli alimentari (vino e pasta in primis), seguiti dai prodotti dell’abbigliamento, calzature e accessori moda. In altri termini il gusto e il design italiani sono in pole position nelle preferenze dei consumatori statunitensi che riconoscono ai nostri prodotti qualità e bellezza, anche se mettono in evidenza l’elevato prezzo d’acquisto e la presenza sul mercato USA di prodotti contraffatti.

 

MiamiI RAPPORTI COMMERCIALI ITALIA - USA – Nonostante la difficile fase congiunturale statunitense e il sensibile apprezzamento dell’euro sul dollaro, non si è registrato il crollo delle esportazioni italiane negli USA come era stato paventato, ma anzi - come afferma il Rapporto Paese (USA) congiunto Ambasciate/Uffici ICE estero del II semestre 2003 – la performance del Made in Italy è stata in alcuni casi migliore di quella di alcuni storici concorrenti (come ad esempio Francia, Giappone, Corea del sud, Taiwan). Comunque v’è da dire che il nostro Paese si posiziona, nella graduatoria dei maggiori fornitori degli Stati Uniti, al 12° posto, perdendo due posizioni (era infatti 10° prima del 2003, ora è superata da Irlanda e Malesia). I settori forti – Il comparto moda (abbigliamento, calzature, cosmetici, gioielleria, occhiali, pelletteria etc. ) rappresenta il 23,2% dell’intero export italiano negli USA, il comparto casa/arredo (mobili, illuminazione, piastrelle - ottime performance per gli ultimi due - etc.) rappresenta l’11% sul totale esportato, il comparto agro-alimentare e vini rappresenta l’8,7%; infine da segnalare la buona performance del comparto della meccanica strumentale che rappresenta il 6,7% del totale esportato.

LA PENETRAZIONE COMMERCIALE – Nel corso della indagine demoscopica innanzi menzionata è emerso che la distribuzione di alimenti, calzature e abbigliamento è buona nelle grandi aree (come New York, Los Angeles, Boston etc.) ma necessita di essere migliorata nelle altre. Si dovrebbe quindi puntare, da un lato, a consolidare la posizione dei nostri prodotti nelle aree in cui tradizionalmente si registra la presenza del Made in Italy (ovvero Stati dell’Est, Florida, California ed Illinois), dall’altro, invece, a promuovere l’ingresso dei nostri prodotti in zone “meno battute” degli USA, come la parte occidentale e il Nord Est, assicurando quindi una distribuzione più omogenea e capillare dei nostri prodotti sul territorio statunitense. Occorre a questo punto pertanto individuare il sistema distributivo che più si addice agli scopi dell’azienda che potrebbe scegliere di nominare un agente in loco, o di contattare un distributore, oppure di aprire dei punti vendita in franchising, o infine di effettuare un insediamento diretto negli USA.

LE MODALITÀ DI DISTRIBUZIONE: AGENT E DISTRIBUTOR – Il rapporto di agenzia è uno degli strumenti più indicati per un primo approccio al mercato statunitense sia per la snellezza del rapporto(non esiste in USA una disciplina stringente come quella europea, il regolamento contrattuale è in sostanza rimesso all’accordo fra le parti) sia per l’esiguità dell’investimento iniziale (si possono anche non avviare attività promozionali, ma affidarsi al lavoro dell’agente). Una caratteristica però distingue l’agente “di diritto comunitario” da quello statunitense, ovvero il potere di rappresentanza (potere di concludere contratti in nome e per conto del preponente) che negli USA viene conferito automaticamente poiché risiede nella stessa nozione di agente, mentre in Europa deve costituire oggetto di apposito accordo (pertanto sarà opportuno specificare tale circostanza nel contratto, definendo ad esempio il soggetto anziché agent, sales representative ed elencandone i poteri). L’agente negli USA è un indipendent contractor, un lavoratore autonomo, pertanto occorre stare attenti a non dar vita ad un employment contract (un rapporto di lavoro subordinato), situazione questa che anche involontariamente si creerebbe con l’inserimento di determinate clausole (da evitare ad esempio la corresponsione di compensi svincolati dal volume degli affari). In alternativa alla nomina di un agente, l’impresa estera può siglare un accordo con un distributore USA, sempre giuridicamente autonomo dal produttore, che, a differenza dell’agente  - a cui è affidata soltanto la promozione del prodotto e la cui remunerazione è affidata alle provvigioni sul fatturato - si impegna ad acquistare e rivendere i prodotti e viene remunerato dal margine tra il prezzo di acquisto e rivendita di questi ultimi. Facilmente può accadere che le clausole tipiche di un accordo di distribuzione (esclusiva territoriale, patto di non concorrenza, differenziazione dei prezzi etc.) potrebbero entrare in conflitto con la rigida disciplina antitrust statunitense (Sherman Act, Clayton Act modificato dal Robinson-Patman Act etc.), pertanto la stesura del contratto deve essere oggetto di attenta analisi giuridica, anche per evitare le pesanti ricadute sul venditore che potrebbe avere, in caso di danni al consumatore arrecati dal prodotto, la U.S. Products Liability Law (la legge statunitense sulla responsabilità del produttore); sarà pertanto opportuno inserire clausole relative alla ripartizione di responsabilità tra produttore e distributore e di manleva in caso di citazione per danni.

 

Cina

Piccole imprese: ora la Cina è più vicina

Attività così strutturate e complesse devono vedere necessariamente in primo piano il ruolo dei professionisti a rubrica “Commercio Internazionale” chiude oggi per  la pausa estiva il suo ciclo 2002/2003. Questi otto mesi hanno visto il nostro team di esperti,  provenienti da diverse aree professionali,  impegnato nel progetto divulgativo sul tema dell’internazionalizzazione, con l’intento di rendere fruibili un insieme di concetti che appartengono ad un sistema altamente tecnico, il mondo degli affari internazionali. L’esigenza di affrontare la problematica in modo integrato e sotto i diversi aspetti tecnici nasce infatti dalla circostanza che le PMI del Sud, spesso avulse dalle grandi realtà internazionali, quando sperimentano i primi approcci sui mercati esteri, si trovano costrette ad affrontare contemporaneamente tutte le fasi del commercio internazionale, dalla redazione dei contratti, alle procedure fiscali fino alle problematiche dei trasporti, delle dogane  e dei pagamenti internazio­nali. Ed in questo senso l’analisi condotta nel corso dell’anno ha inteso “condensare” in poche note il vastissimo panorama delle problematiche sul tema,  spaziando dalla materia fiscale a quella legale, fino al settore aziendale, finanziario e del marketing , con lo scopo finale di fornire,  se non un decalogo, almeno una razionalizzazione delle strategie di fondo dell’internazionalizzazione.

ShangaiL’IMPORTANZA DI UN MODELLO STRATEGICO - Questo operazioni di “mappatura” delle operazioni basilari,  per quanto elementare, assume enorme importanza in un contesto come quello delle piccole imprese del Sud, che non sempre riescono a esprimere compiutamente le proprie necessità legate all’espansione internazionale.È infatti  latente una forte domanda dell’imprenditoria locale che chiede in modo generico “…di andare all’estero ..” , senza avere chiara idea se andare “a monte” o “a valle”, cioè se le economie di gestione perse nel mercato domestico debbano  essere recuperate all’estero sul fronte dei ricavi, ovvero dei costi, e quindi in ultima istanza senza avere idea sul come e dove “andare all’estero”(e sono infatti frequenti casi di  imprenditori che si avventurano in viaggi della speranza per vendere in contesti economicamente poveri prodotti fabbricati in Italia e di alta gamma).Questa domanda dunque  va necessariamente decodificata per inquadrare le esigenze dell’impresa e proporre agli imprenditori un modello strategico e non casuale di espansione internazionale .Secondo questa prospettiva  infatti si sono mossi i primi articoli della nostra rubrica, che hanno analizzato le direttici fondamentali dell’internazionalizzazione, selezionando così percorsi diversificati di sviluppo:verso mercati di sbocco ovvero verso mercati di approvvigionamento e di produzione.

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE VENDITE - Operando un’espansione attraverso i canali di sbocco,  l’obiettivo non può che  essere costituito da mercati con alto reddito pro-capite, con gusti, tradizioni e  sistemi distributivi simili a quelli italiani.Per quanto riguarda le modalità di attuazione, l’opzione tra un sistema di penetrazione commerciale diretto (agenti o proprie filiali all’estero) ovvero indiretto (distributori, importatori) dipende  poi dal livello di controllo del mercato estero che l’impresa intende o è in grado di attuare.Analizzando i mercati di sbocco nel corso della rubrica abbiamo concretamente indicato alcuni dei principali Paesi di sbocco (UK e Germania), analizzandone i sistemi distributivi e commerciali e rapportandoli ad alcuni settori rilevanti dell’economia pugliese (il mobile imbottito, l’agro-alimentare ed il tessile).Sono state poi analizzate le opzioni possibili riguardanti i principali contratti di penetrazione commerciale e di distribuzione all’estero, quali l’agenzia, la vendita, la concessione di vendita, fornendo concreti suggerimenti per adeguare la struttura del contratto alle esigenze delle aziende italiane.

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE PRODUZIONI – La selezione dei Paesi  di produzione e di approvvigionamento avviene invece sulla base del più basso costo della mano d’opera, della più facile ed economica reperibilità della materia prima, dell’esistenza di finanziamenti per gli impianti, nonché di altri fattori come il risparmio fiscale, la stabilità politica, la vicinanza geografica, la compatibilità culturale e sociale…Cercando di contestualizzare tali scelte nell’ambito dell’economia pugliese, nelle varie uscite della rubrica abbiamo tracciato le linee guida dei processi di delocalizzazione (Cina,  Romania, Argentina e Brasile),  realizzati attraverso contratti di subfornitura ovvero mediante insediamenti stabili all’estero  (rispetto ai quali è stata fornita una mappa dei finanziamenti disponibili,  specialmente per l’area balcanica, nonché il regime fiscale, corredato di una sintetica guida delle strutture  societarie funzionali per il rientro più efficiente sul piano fiscale e finanziario dei flussi dall’estero).

LA CENTRALITÀ DELLA CONTRATTUALISTICA E DELLA FISCALITÀ - In tutto questo processo non ci siamo stancati di ribadire che ogni fase delle operazioni va “registrata” in un valido  impianto contrattuale, che tenga conto della  inadeguatezza nel contesto giuridico internazionale dei modelli domestici (in più articoli abbiamo infatti tracciato le linee guida da seguire nella redazione di un contratto internazionale, commentando le strategie connesse alla scelta della legge applicabile, della giurisdizione o dell’arbitrato). Allo stesso modo abbiamo evidenziato l’importanza della valutazione dell’impatto fiscale delle operazioni internazionali fin dalla loro progettazione, senza relegarla come spesso avviene in una fase meramente esecutiva. C

ONCLUSIONI – L’internazionalizzazione ben presto rappresenterà una scelta obbligata anche per le aziende più piccole, che si troveranno costrette a strutturarsi sul piano internazionale per non essere estromesse dal sistema, ormai globalizzato e verticalmente integrato.L’indotto del divano dovrà seguire i grandi committenti  e tentare di replicare all’estero la tecnica del distretto, i grandi mercati di sbocco diventeranno sempre più concentrati e preclusi alle medie  imprese, si affacceranno  nuovi concorrenti stranieri  nel mercato domestico ma viceversa si determinerà l’apertura di nuovi mercati, come i Balcani, prima inesplorati.Il commercio internazionale rappresenta quindi  il settore al quale la nostra regione affiderà lo sviluppo della sua economia, fornendo opportunità di occupazione proprio ai giovani che sempre più prediligono lo studio di materie di respiro internazionale.Un progetto così rilevante  non può essere lasciato al caso, ma va affidato a modelli strategici di marketing internazionale che siano adeguatamente strutturati e condivisi, e che vedano finalmente un ruolo centrale dei professionisti che, almeno negli altri Paesi europei, costituiscono  la naturale cerniera tra il mondo istituzionale e quelle delle imprese.

Ucraina

Ucraina: dopo la rivoluzione arancione torna la stabilità istituzionale e politica

L’Ucraina non solo è stata la sfidante dell’Italia nei quarti di finale al campionato del mondo di calcio, ma è stata, per lungo tempo, in prima pagina sui quotidiani di tutto il mondo e notizia di apertura dei telegiornali: tutti abbiamo seguito, a fine 2004, le storiche giornate di quella che è stata battezzata come la “rivoluzione arancione”, un movimento di popolo, una rivoluzione pacifica che ha condotto alla vittoria alle elezioni presidenziali Viktor Yushschenko, anche passando per la ripetizione della consultazione elettorale – il cui primo esito aveva dato vincente lo sfidante di Yushschenko, ovvero il delfino dell’ex presidente - concessa in via straordinaria dalla Corte Suprema, a causa dei denunciati brogli elettorali. Dall’insediamento del nuovo governo il processo di modernizzazione del Paese ha iniziato il suo, pur lento, cammino: esaminiamo in questa sede i settori economici promettenti e le opportunità per le nostre imprese.

LO SCENARIO ECONOMICO – L’Ucraina ha visto riconoscersi dall’Unione Europea lo status di economia di mercato nel corso del vertice tenutosi a Kiev lo scorso 1 dicembre; anche l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio è un obiettivo primario per il governo ucraino che a tal fine sta accelerando le procedure: l’ultimo meeting del gruppo di lavoro per l’adesione dell’Ucraina all’OMC si è tenuto nel novembre 2005, il Paese quindi possiede attualmente lo status di “osservatore”. Il periodo in cui elevato è stato il rischio politico è ormai passato tutto a vantaggio della percezione che si ha all’esterno del sistema economico del Paese, nel quale sono ripresi ed intensificati i processi di privatizzazione che offrono, per quanto in questa sede interessa, la possibilità agli investitori stranieri di acquisire stabilimenti industriali ed immobili in diversi settori.  I settori che offrono più possibilità di crescita - come afferma l’ICE per il breve e medio termine – sono quelli dell’industria agraria (colture di cereali), così come quello della trasformazione dei prodotti soprattutto alimentari tenuto conto dei numerosi programmi di assistenza e finanziamenti messi a disposizioni da organizzazioni finanziarie mondiali (tra le quali molto presente ed attiva è la BERS – Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), il commercio, il turismo, il settore bancario e finanziario, il mercato dei fondi di investimento, oltre al settore terziario globalmente inteso; inoltre sicuramente molto interessanti sono i settori legati allo sviluppo scientifico ad alto potenziale quali l’industria navale e aeronautica, il settore delle infrastrutture (telecomunicazioni, informatica ,energia), così come l’edilizia. Per quanto riguarda l’intervento della BERS a sostegno delle iniziative imprenditoriali in Ucraina, ne segnaliamo alcune recenti: la concessione di un cospicuo prestito alla compagnia armatoriale ucraina Black Sea Shipping Management Company di Odessa per l' acquisto di 5 navi in costruzione; nel settore bancario ed assicurativo sono diversi gli interventi della BERS, tra i quali il finanziamento alla creazione di una compagnia di assicurazioni (per sviluppare il ramo assicurativo sulla vita), la partecipazione all’aumento di capitale di due istituzioni bancarie che hanno come obiettivo primario il rafforzamento delle attività di credito verso le piccole imprese e la micro impresa.  

I RAPPORTI TRA ITALIA E UCRAINA – Come abbiamo potuto comprendere questo periodo è uno dei più adatti per gli investimenti diretti esteri (IDE), sia in virtù dei processi di privatizzazione che sono attualmente in corso sia in forza del potenziamento infrastrutturale di cui Paesi come questo necessitano nel breve e medio termine; altro fattore da valutare è rappresentato, come avviene per altri paesi dell’Est, dalla possibilità di avvalersi di manodopera a baso costo, ma con un livello di preparazione relativamente buono. L’Italia si colloca però al di fuori della top ten degli investitori stranieri (i primi tre posti sono occupati rispettivamente da Cipro, Usa e Regno Unito), gli investimenti diretti italiani infatti non sono molti, sono presenti, secondo i dati ICE, circa 300 nostre aziende, per lo più impegnate nei settori della costruzione delle macchine e della industria leggera, il 20% delle quali si trova nella capitale Kiev e la restante parte in maniera diffusa sul territorio. Degni di nota sono inoltre alcuni settori, come quelli ad alto contenuto di tecnologie, che vantano tradizioni di efficienza e qualità in cui la cooperazione da parte di imprese estere potrebbe essere per queste di grande beneficio (fortunatamente vi sono alcune imprese italiane che hanno avviato forme di collaborazione nei settori energetico, nel campo siderurgico e degli acciai etc).Per quanto attiene le importazioni da parte dell’Ucraina di prodotti dall’estero possiamo registrarne una percentuale crescente, anche grazie all’incremento costante del reddito delle famiglie che sono quindi più propense, rispetto al passato, all’acquisto di beni importati. E di ciò chiaramente se ne avvantaggia il Made in Italy: l’Italia si trova al terzo posto come Paese cliente dell’Ucraina (al primo posto tra i paesi UE), e al sesto come Paese fornitore. In particolare, tutto il settore abbigliamento e moda (comprese calzature e articoli in pelle) ha una buona presenza sul mercato e ottime prospettive anche se in qualche caso minacciata dalla concorrenza dei prodotti asiatici. L’innalzamento dei redditi della popolazione offre buone chance anche per settori quali quello dell’arredamento, dei generi alimentari, delle bevande alcoliche di qualità, che prima non avevano spazi di mercato. Il forte sviluppo dato all’edilizia può attrarre sia le imprese costruttrici italiane che quelle che forniscono materiali e macchine (molto interessante è il settore della lavorazione del legno). Il mercato delle macchine e dei macchinari agricoli attualmente non offre grandi prospettive, si attendono mezzi finanziari e soprattutto le privatizzazioni, la cui attuazione è stata solo rimandata; mentre sembra svilupparsi la domanda per macchinari dell’industria alimentare (si pensi alla catena del freddo, alla produzione di vino e alcolici etc.).

 

Oman

l viaggio del sultano dell'Oman in Italia

Il viaggio “da mille e una notte” che il Sultano dell’Oman sta effettuando nella nostra regione, con l’imbarcazione ormeggiata al largo del Porto di Bari, oltre a suscitare legittima curiosità sulle modalità di svolgimento della vacanza del sovrano, data l’eccezionalità dell’evento, ha acceso i riflettori sullo Stato di provenienza del Sultano, l’Oman, una terra incastonata nella costa sud orientale della Penisola arabica e confinante con gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e lo Yemen.

 

MuscatECONOMIA dell’OMAN – Il più importante settore dell’economia dell’Oman è costituito, come per gli altri Paesi del Golfo, dagli idrocarburi (petrolio e gas naturale): il peso del settore sul Pil infatti nel 2006 -  ci informa l’ICE - ha raggiunto e oltrepassato la soglia del 50%, superando quindi il peso combinato di tutti i restanti settori dell’economia. Come è accaduto per altri Paesi del Golfo, si pensi agli Emirati Arabi e a Dubai in particolare, la consapevolezza che le risorse naturali non sono illimitate (anche se i giacimenti di gas naturale sono cospicui) ha spinto il Governo Omanita ad intraprendere un progetto di diversificazione dell’economia nazionale: il settore turistico-immobiliare ha ricevuto forte impulso con l’inaugurazione di diversi progetti di proporzioni maestose, con investimenti massicci che beneficiano della graduale apertura del Paese agli investimenti stranieri, grazie a provvedimenti statali, il primo significativo del 2006, che ne disciplinano gli investimenti in determinate aree. Infatti accanto al richiamo turistico, il Paese punta ad sviluppare edilizia residenziale da proporre in vendita agli stranieri: oltre ai grandi alberghi di lusso, resort (i più grandi Shinas e Yiti) dotati di tutte le strutture del caso (porti turistici, campi da golf etc.) sorgeranno anche unità abitative, sul modello di quanto sta avvenendo a Dubai (“The world” e the Palm” per citare i più famosi). I progetti più grandi sono “The Wave” un nuovo quartiere a Muscat, la capitale, (per il quale sono già in vendita ville vista oceano (“Ocean View”) e appartamenti fronte mare (“Almeria North”) e “Blue city” una intera nuova città nella penisola di Sawadi a 70 km dalla capitale, dove sorgeranno nuove abitazioni in residence (ville ed appartamenti) e strutture alberghiere di lusso.

RAPPORTI COMMERCIALI - L’Oman fa parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) assieme ad Arabia Saudita, Kuwait, Barhain, Qatar, Emirati Arabi Uniti: tra questi Paesi dal 2003 è in vigore l’unione doganale che prevede una tariffa unica per l’importazione al 5%, anche in previsione di un accordo di libero scambio con l’UE (i cui negoziati sono in corso di svolgimento). Nel 2006, gli USA hanno ratificato un accordo di libero scambio con l’Oman, che oltre ad avere una sua importanza dal punto di vista commerciale (anche se non estremamente rilevante, visti i limitati dati di interscambio), costituisce certamente uno strumento strategico sotto il profilo geo-politico, sorgendo il Paese nel cuore della Penisola arabica. Per quanto riguarda infine i rapporti commerciali con il nostro Paese, il primo dato riguarda il saldo della bilancia commerciale, positivo per il nostro Paese, in quanto le nostre esportazioni superano le importazioni dall’Oman: l’export italiano è composto prevalentemente da macchine e apparecchi meccanici, nel 2006 ai primi posti si collocano le macchine di impiego generale e per impieghi speciali, seguite da tubi, materie plastiche, e dai mobili, che costruisce la prima voce di esportazione di beni di consumo (occorre considerare che sfuggono ai dati del nostro export molti beni di consumo italiani che vengono importati dall’Oman non direttamente dal nostro Paese, ma per il tramite ad esempio degli Emirati, specie Dubai vero e proprio hub della distribuzione). Avendo fatto breccia lo stile di vita occidentale anche nel Sultanato, certamente l’export dei prodotti Made in Italy (alimentari, sanitari e ceramiche di pregio, attrezzatura da cucina etc.), se supportato da adeguata promozione, potrebbe aumentare.

 

Libia

Libya

La Libia, grande opportunità per le Pmi

Con la sospensione dell’embargo da parte delle Nazioni Unite avvenuta nell’aprile del 1999, e con la recentissima sua abolizione avvenuta nell’agosto 2003,  la Libia, dopo un lungo periodo di isolamento, ha vivacemente ripreso il percorso di sviluppo sullo scenario internazionale. Il Paese è caratterizzato da un sistema economico di tipo socialista in cui l’iniziativa privata è limitata e la presenza dello Stato nell’economia è di conseguenza pregnante. Ma, nonostante questo, la Libia si sta dimostrando Paese dinamico sotto il profilo dell’attrazione degli investimenti e può rappresentare una opportunità per i Paesi europei.

L’ECONOMIA LIBICA – I SETTORI - Da sempre l’economia di questo Paese è stata caratterizzata da una forte dipendenza dal settore degli idrocarburi (petrolio, gas, etc.) che rappresenta il 95% delle esportazioni. Il petrolio, in particolare, è la principale risorsa della Libia che rimane  il maggior produttore petrolifero del Nord Africa; di conseguenza, l’andamento dell’economia, considerando anche che il petrolio genera circa il 75% delle entrate pubbliche, è fortemente condizionato dal suo prezzo. Il settore industriale è pertanto incentrato sulla produzione siderurgica e sul petrolchimico. Anche il settore delle costruzioni è in forte crescita, dato il programmato sviluppo dell’edilizia popolare che ha accresciuto e farà accrescere il fabbisogno di materiali e competenze tecnico-specialistiche provenienti dall’estero. Il settore agricolo è fortemente penalizzato dalla localizzazione geografica del Paese, che fatta eccezione per le poche zone costiere coltivabili, è per il 90% desertico. Il comparto della pesca, invece, pur potendo svolgere un ruolo rilevante nell’economia del Paese data l’estensione della costa libica, non è supportata né da adeguate infrastrutture portuali, né da  investimenti nei settori della refrigerazione e conservazione dei prodotti. E’ sicuramente carente il settore dei servizi e delle infrastrutture, per queste ultime si deve registrare che lo scarso sviluppo del sistema dei  trasporti costituisce un freno alla crescita del Paese che non ha strutture ferroviarie, mentre può contare sul trasporto aereo anche per i collegamenti interni.

  

LA POLITICA DI SVILUPPO DEL PAESE – Come abbiamo visto l’economia del Paese dipende dallo sfruttamento delle risorse minerarie, mentre per il resto è quasi totalmente dipendente dall’estero (si pensi che il 75% del fabbisogno alimentare è soddisfatto con le importazioni). Per quanto riguarda i prodotti dell’agricoltura e i beni di consumo, la Libia attinge al mercato europeo, e negli ultimi tempi, data la competitività dei prezzi,  ai Paesi dell’Estremo Oriente.  Ecco perché il Governo libico, nel quadro di un programma di sviluppo che investe il quinquennio 2000-2005, ha stanziato risorse per lo sviluppo del settore non-oil, ossia quello non legato al petrolio, promuovendo anche il decentramento delle competenze in materia alle realtà locali, le Municipalità. Quindi è facile intuire che si aprano delle prospettive sia per la commercializzazione dei nostri prodotti che per l’insediamento di branch in loco. A questo proposito è bene sottolineare che anche i rapporti commerciali sono sottoposti allo stretto controllo delle autorità locali, alle quali è necessario rivolgersi se si vuole intraprendere una iniziativa commerciale o imprenditoriale. Le forniture infatti vengono richieste alle imprese comprese in una lista predisposta dalle autorità libiche, nella quale è possibile essere inseriti previa registrazione presso gli uffici competenti della propria società. Allo scopo di agevolare lo sviluppo del Paese è stata introdotta nel 1997 la nuova disciplina in materia di attività imprenditoriali svolte da soggetti esteri, che ha di fatto aperto le porte ai capitali stranieri. E ‘ stato costituto un “Ente per la promozione degli investimenti” con lo scopo di promuovere l’investimento dei capitali esteri e di pubblicizzare i progetti del governo libico ( in questo periodo incentrati sul turismo, agricoltura e sanità). Avranno la precedenza quei progetti che tutelano gli interessi pubblici del Paese ossia la cui attività consenta al Paese di conseguire i suoi obiettivi primari: aumentare le esportazioni, incrementare l’occupazione, formare tecnici, innovare le tecniche di produzione e i servizi, sviluppare le arre arretrate. creare nuovi posti di lavoro.

I SETTORI INTERESSATI – Si è concentrato l’impiego delle risorse nello sviluppo di quei settori che hanno possibilità di crescita autonoma in Libia e cioè comunicazioni, infrastrutture, turismo, pesca, ma anche agricoltura e industria leggera. Le imprese estere saranno quindi chiamate ad intervenire con le loro competenze al potenziamento della struttura economica libica, in particolare ottime prospettive si registrano nel settore del turismo, dell’agro- alimentare, del tessile e delle macchine (per l’agricoltura, per l’imballaggio, per la lavorazione del marmo e metalli), dei materiali per l’edilizia e i relativi accessori (molto richieste le ceramiche italiane), nonché delle attrezzature per la pesca al fine di ammodernarne i sistemi.

  

FIERA INTERNAZIONALE DI TRIPOLI – 2-12/04/2004 – Un importante appuntamento per entrare in contatto con la realtà sin qui descritta e cogliere le opportunità che si stanno offrendo, è costituita dalla Fiera Internazionale di Tripoli, alla quale le imprese possono partecipare con il supporto dell’ICE che curerà l’organizzazione di una collettiva italiana articolata su 3 o 4 padiglioni settoriali. Sono previste azioni di comunicazione su media  locali, l’inserimento dell’azienda nel catalogo predisposto dall’ICE, nonché servizi di assistenza in loco attraverso interpreti e personale addetto all’organizzazione. Potranno essere presentati in fiera esclusivamente prodotti Made in Italy, tranne quelli appartenenti ad una lista predisposta dal governo libico, il cui elenco è fornito dall’ICE.

 

Cuba

Cuba "attrae" i paesi dell'Unione Europea

La capacità competitiva delle imprese che operano in un medesimo settore industriale dipende in gran parte dalla valorizzazione che esse riescono a dare al patrimonio immateriale dell’impresa, costituto da marchi registrati, brevetti , know-how e tutto l’insieme di conoscenze che l’impresa ha acquisito non solo per la produzione ma anche per la commercializzazione dei prodotti. Tuttavia, in molti casi, la configurazione di una struttura interna all’azienda dedicata alle attività di ricerca e sviluppo e l’impiego in essa di risorse non trovano spazio nelle piccole e medie realtà imprenditoriali, le quali, però, possono avvalersi, per accrescere la propria competitività, di conoscenze e tecniche appartenenti ad altri, attraverso appositi accordi.Ecco che si prospetta per le PMI la possibilità di utilizzare le tecnologie e i marchi di imprese di dimensioni maggiori o che vantano notorietà sul mercato mondiale (il c.d. licensing in e il merchandising). Le PMI possono, inoltre, per sviluppare il proprio patrimonio tecnologico, stipulare accordi con altra impresa al fine di svolgere in partnership le attività di ricerca mediante l’utilizzo delle proprie capacità tecniche che diventano quindi patrimonio comune. Di converso, accade che le grandi imprese nazionali ed estere possano avvalersi anche di PMI per conquistare nuovi mercati e per aprirsi a settori diversi; ma non è raro che anche le PMI concedano in licenza all’estero, specie nei Paesi in via di sviluppo (PVS), pacchetti tecnologici per la produzione di prodotti che si è deciso di non fabbricare più nel territorio nazionale (licensing out)).

CubaIL CONTRATTO DI LICENZA – Nella prassi del commercio internazionale si usa definire un contratto di licenza un accordo ove un soggetto giuridico, il licenziante, in cambio di un corrispettivo, concede all’altra parte, detta licenziatario, di sfruttare determinati diritti di proprietà industriale di cui è titolare (come brevetti, marchi, modelli etc.) oppure di utilizzare determinate tecnologie sviluppate dal licenziante che, seppur non coperte da diritti di privativa industriale, formano nel loro complesso un patrimonio di conoscenze non facilmente accessibili dal pubblico (si intende il know-how). Possono aversi contratti di licenza puri, per mezzo dei quali viene concesso il diritto di sfruttamento del brevetto o del marchio o del know-how, oppure contratti di licenza misti, in cui il trasferimento della tecnologia avviene sotto forma di pacchetto (package licence agreements), ovvero accanto alla licenza del brevetto si offre anche il know-how, l’assistenza tecnica e il training  necessari alla corretta implementazione del processo produttivo che porterà alla realizzazione del prodotto da commercializzare.

LA DISCIPLINA  - La disciplina degli accordi di trasferimento di tecnologia in ambito comunitario (licenza di brevetto, know-how, diritti d’autore sul software, etc.) è mutata di recente: è entrato in vigore, infatti, lo scorso 1°maggio il regolamento CE 772/2004 che, abrogando e sostituendo il precedente regolamento CE n.240/96, troverà applicazione sino al 30 aprile 2014. Il regolamento, in applicazione e specificazione, come il precedente, della disciplina antitrust (art. 81 del Trattato CE), ha provveduto a semplificare il sistema, individuando soltanto le clausole che non possono figurare nei suddetti accordi (contenute nella c.d. “lista nera”), per cui ciò che non è espressamente escluso si ritiene ammesso.A livello internazionale questi accordi, nella maggior parte dei casi conclusi tra imprese appartenenti a Paesi industrializzati, come l’Italia, in qualità di licenzianti, e imprese appartenenti a Paesi in via di sviluppo ( Brasile, Argentina, India etc.), in qualità di licenziatarie, sono spesso soggetti a restrizioni disposte dalle leggi di questi ultimi, che a tutela delle imprese locali, sottopongono gli accordi ad un controllo preventivo attraverso il loro deposito presso l’autorità designata, al fine di impedire che vengano stipulate clausole che si ritengono lesive della capacità di sviluppo delle proprie imprese (non è vista favorevolmente, ad esempio, la clausola che impone l’obbligo per il licenziatario di assumere solo personale del licenziante con il connesso divieto di assumere personale del posto per lo svolgimento di determinate mansioni). La ragione delle limitazioni è facilmente intuibile: il PVS vuole che le conoscenze trasferite diventino patrimonio della impresa e della economia del Paese in generale, tanto da dichiarare in alcuni casi illecite le clausole che impongono al licenziatario di non utilizzare in modo assoluto la tecnologia allo scadere dei contratti.

ASPETTI SALIENTI DEI CONTRATTI -  Come per ogni tipologia di contratto internazionale l’esame degli “interessi” in gioco va effettuato caso per caso, tanto più la considerazione vale in questo ambito in cui spesso vengono concessi in licenza pacchetto omnicomprensivi (know-how, brevetti etc.), per cui in contratto devono essere elencate, in modo chiaro ed esaustivo, le prestazioni del licenziante che consentano una trasmissione corretta del know-how (oltre ai disegni, alle schede tecniche, alle formule etc, si aggiunge l’assistenza tecnica in loco per avviare l’utilizzazione della tecnologia con personale del licenziante). La determinazione del corrispettivo è prevista secondo varie formule: attraverso un unico versamento predeterminato in contratto (lump sum) da corrispondersi in unica soluzione o dilazionato in diverse rate, oppure attraverso royalties calcolate sul fatturato o in base al prezzo dei singoli prodotti venduti avvalendosi della tecnologia licenziata; le due modalità possono combinarsi come peraltro spesso accade, data la diversità dei criteri posti a base della loro determinazione. Inoltre si usa prevedere una clausola di esclusiva territoriale che consente alla impresa licenziataria di utilizzare la tecnologia e di vendere i prodotti da essa derivati solo nei territori in cui non sia già presente il licenziante o altri licenziatari(possibilità questa prevista nella Unione europea, ma da valutare caso per caso nel resto del mondo).

Giordania

Rebuild Iraq: in Giordania la fiera più importante

Anche quest’anno si tiene l’evento fieristico più importante a livello mondiale per gli operatori internazionali interessati a partecipare alla ricostruzione dell’Iraq:

PROJECT REBUILD IRAQ 2008. La fiera che si svolgerà ad Amman in Giordania dal 5 all’8 maggio 2008 è giunta alla sua quinta edizione e ha ottenuto la certificazione di qualità da parte dell’UFI, l’Unione Fiere Internazionali che assegna agli eventi fieristici che si distinguono per le loro caratteristiche di qualità un vero e proprio marchio internazionale (è la prima certificazione di tal genere in Giordania). La scelta della Giordania come localizzazione di una fiera sulla ricostruzione in Iraq non è stata determinata solo dalla vicinanza geografica con quest’ultimo, ma anche da diversi altri fattori: sicurezza (elemento fondamentale nell’area), stabilità del governo locale che vanta ottimi rapporti con il governo iracheno, presenza di buone infrastrutture, facilità di accesso per gli stranieri, presenza di numerosi imprenditori iracheni ed esteri etc. L’occasione di partecipare alla fiera è offerta alle nostre imprese dal nostro Istituto per il commercio estero - ICE - che ha organizzato all’uopo una collettiva italiana, con invito rivolto a tutti quegli operatori che operano nei seguenti settori: costruzioni civili, energia elettrica, strade e ponti, aeroporti e porti, telecomunicazioni, impianti idrici, sanità, agricoltura, beni di consumo durevoli, di largo consumo (casalinghi, cosmetici, prodotti elettrici ed elettronici, tessili, tessili, calzature, prodotti in pelle, alimentari etc.) etc.

I SETTORI DI INTERVENTO – Come dicevamo l’Iraq in questa fase necessita di interventi in ogni settore, anche in quello agricolo: nonostante l’enorme estensione di terre a disposizione e la presenza di risorse idriche, sotto la vigenza del programma delle Nazioni Unite Oil for food (Petrolio in cambio di cibo) l’Iraq ha importato grandi quantità di grano, carni, pollame, e prodotti caseari. Si contano 2.500 progetti che partiranno a breve nei settori più diversi. Chiaramente il settore maggiormente interessante è quello dell’edilizia: dovendosi ricostruire la gran parte delle infrastrutture (porti, aeroporti, ponti etc.) o modernizzare le rimanenti, nonché costruire abitazioni civili e uffici, le imprese che operano nel settore dei materiali per l’edilizia (ad esempio ceramiche, sanitari, marmi, graniti) così come forniture di ogni tipo per abitazioni e uffici (si pensi agli impianti idrici, di riscaldamento e di aria condizionata) nonché le imprese di costruzioni, oltre agli ingegneri civili, potranno avere un ruolo di tutto rilievo in Iraq, sempre che siano all’altezza di competere con operatori provenienti da tutti il mondo. Ma, come dicevamo, ottime prospettive ci saranno anche per settori come l’energia elettrica o le telecomunicazioni con le reti da ricostruire, oppure il settore della sanità (oltre alla costruzione di strutture moderne, ci sarà necessità di fornitura di apparecchiature elettromedicali per l’allestimento ex novo di intere unità operative, etc. ). E’ fatto noto che per gli appalti pubblici sembrano essere particolarmente favoriti i Paesi che hanno dato supporto  alle operazioni militari tese al rovesciamento del regime di Saddam Hussein...

PARTECIPAZIONE ALLA FIERA – Nel 2007 la Fiera ha registrato la presenza 754 espositori da 39 Paesi e l’arrivo di oltre 8,000 visitatori (di cui oltre 2,000 provenienti dall’Iraq), oltre il 70% degli espositori ha riconfermato la propria presenza quest’anno. Come dicevamo l’ICE ha organizzato una collettiva italiana per la quale le adesioni scadono il 7 marzo prossimo: è prevista la sistemazione in un area di 400 mq all’interno del polo fieristico, ove ciascuna azienda potrà prenotare il suo spazio in misura non inferiore ai 12 mq inviando apposita domanda all’ICE area progetti speciali.

 

Montenegro

Montenegro: l'Italia è il primo partner commerciale nell'area dell'Ue

L’Italia è il primo partner commerciale nell’area UE del Montenegro con una quota di quasi il 30% dell’export montenegrino e il 10% dell’import. Considerevoli quindi sono i rapporti commerciali tra gli imprenditori dei due Paesi, anche se gli operatori montenegrini devono affrontare lo scoglio burocratico del visto: è del mese scorso la richiesta formulata dall’Unione degli imprenditori montenegrini di snellire le procedure per l’ottenimento del visto di accesso, in quanto la prassi in vigore prevede una procedura complessa e un’ampia documentazione da presentare a corredo della domanda, e “quindi molti imprenditori montenegrini rinunciano al viaggio in Italia, con un evidente danno non solo per loro ma anche per i partner italiani”. La collaborazione commerciale come vedremo, incentivata dalla vicinanza geografica e dal facile collegamento via mare (anche dalla nostra Regione), si sta sempre più corroborando, anche se per larga parte sfugge alle rilevazioni ufficiali.  

PodgoricaINVESTIMENTI DIRETTI ESTERI E PRIVATIZZAZIONI – Gli ultimi dati disponibili segnalano un rallentamento negli investimenti diretti esteri in Montenegro: gli IDE registrati nei primi due mesi del 2008 hanno raggiunto i 130 milioni di euro, determinando una crescita solo del 17% dopo i notevoli aumenti degli ultimi 3 anni. La principale ragione del rallentamento potrebbe essere rappresentata dal “raffreddamento” del mercato immobiliare, dopo la forte espansione registrata negli ultimi 2 anni. La maggior parte degli investimenti esteri del primo bimestre è stata registrata nelle imprese e nelle banche locali, mentre quelli nel settore immobiliare hanno inciso del 38,9% dell’afflusso. Occorre considerare che, mentre sono carenti gli investimenti greenfield, la maggior parte degli IDE è stata realizzata tramite le privatizzazioni di aziende ed enti statali, iniziate nel 1992 (si pensi che nel 2005 il 70% delle aziende statali era stato privatizzato). Proprio in questo ambito, si segnala che l'Agenzia per la Ristrutturazione Economica e per gli Investimenti Esteri del Montenegro ha annunciato la vendita del 64% del capitale della Polimka di Berane (pelletteria e calzature) e del 51% del capitale della Obod Ad di Cetinje (elettrodomestici).  

Le offerte dei potenziali acquirenti devono pervenire all'Agenzia entro il 3 giugno prossimo. Inoltre il Governo ha annunciato che venderà il 30% delle azioni della compagnia area di bandiera mantenendone il pacchetto di controllo. Oltre a ciò, vi sono interessanti opportunità di business nei settori del turismo (ad esempio un importante investimento nel settore sarà realizzato entro la fine del 2010 e saranno costruiti quattro nuovi alberghi di quattro e cinque stelle nella città di Herceg Novi) e delle costruzioni ad esso legato (si segnala la fiera dell’edilizia che si terrà dal 24 al 28 settembre 2008 a Budva), dello sfruttamento delle risorse naturali (legno, pietra, alcune miniere ed acqua), delle industrie di base e delle infrastrutture. Nella scelta di de-localizzazione l’imprenditore non deve mai sottovalutare la tassazione del reddito di impresa, che, in Montenegro, è particolarmente favorevole, pari al 9% (è una delle percentuali di incidenza più basse in Europa). L’ICE ci informa che non esiste una mappatura completa degli investimenti diretti italiani nel Paese balcanico: vi sono state negli anni passati considerevoli (e note) operazioni di acquisizioni nel settore metallurgico, bancario ed alberghiero, ma per quanto riguarda gli investimenti compiuti dalle imprese italiane di piccole dimensioni questi sfuggono alle ricognizioni ufficiali anche se da alcuni dati in possesso delle istituzioni esse risultano presenti prevalentemente nel settore del tessile-abbigliamento e del legno-arredamento.