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Lo Studio Chianura, composto da Avvocati e Dottori Commercialisti, assiste prevalentemente le imprese e i gruppi di imprese, nella gestione delle problematiche fiscali e societarie fornendo adeguata assistenza professionale anche in operazioni di carattere straordinario come fusioni, scissioni, acquisizioni, cessione di azioni e quote, riorganizzazioni societarie, pianificazione fiscale internazionale.

Lo studio inoltre è specializzato nel settore della finanza agevolata assistendo enti e imprese nella pianificazione e nello sviluppo di progetti imprenditoriali finalizzati all’ottenimento di contributi finanziari disposti da norme nazionali e comunitarie

Lo studio Chianura garantisce assistenza legale globale in ambito nazionale e internazionale alle imprese, agli enti pubblici, così come ai privati.  Il nostro studio offre un approccio specializzato in diverse aree legali, in particolare nell’area del diritto industriale, del diritto commerciale e della  contrattualistica interna ed internazionale. Tale copertura è garantita sia con la competenza dei professionisti presenti nello studio in modo continuativo, sia attraverso accordi continuativi  di collaborazione  con professionisti  italiani ed esteri.

Inoltre lo Studio nel suo complesso ha implementato operazioni di de-localizzazione delle produzioni all’estero, consistenti nell’attivazione di impianti di produzione all’estero o a vere e proprie entità estere autonome,  analizzando e fornendo assistenza su tutti gli aspetti dell’investimento, da quelli finanziari, agevolativi, fiscali, valutari, a quelli legali, previdenziali e societari.

Infine lo studio è in grado di assistere, in tutte le fasi, le imprese estere che vogliano investire in Italia – Puglia, Campania, Calabria e Sicilia rientrano nell’area Obiettivo 1 sino al 2013 - fornendo loro consulenza relativa alla legislazione italiana e agli strumenti agevolativi all’uopo utilizzabili.

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Argentina

ARGENTINA: TUTTE LE OPPORTUNITA' PER INVESTIRE

Ospitiamo l’intervento per la Gazzetta del Mezzogiorno di Paolo TANZI – PARMA - Responsabile Ufficio Sviluppo della Camera di Commercio Italiana di Rosario in Argentina.“ L’Ufficio per lo Sviluppo   Commerciale in Italia della provincia di Santa-Fe’ (Argentina) sotto l’egida della Camera di Commercio di Rosario e quella di Parma, e’ stato attivato per favorire i contatti tra le aziende produttive e commerciali delle due  regioni. Tale progetto sperimentale e’ oggetto di viva attenzione da parte del sistema delle camere di commercio estere, con l’idea di replicarne il modello per altri Stati.

Buenos Aires

LA RIPRESA ECONOMICA ARGENTINA - La situazione odierna in Argentina è sicuramente migliorata rispetto a quella – in effetti veritiera - riportata da tutti i mass media internazionali alla fine del 2002 ed all’inizio di quest’anno; a testimonianza di tale trend positivo il cambio pesos/dollaro, che è  passato in breve tempo da 3,5/1 del 2002, con tendenza al peggioramento, ai 2,82/1 dei primi giorni di maggio. Torno dall’aver rappresentato l’Italia su invito argentino alla fiera internazionale dell’alimentazione di Rosario, (FIAR 2003) che con uno sforzo inimmaginabile e’ stata fortemente voluta -  dopo la sospensione nel 2002 per effetto della crisi -  sia dal pubblico che dal privato, per ridare fiducia  economica e psicologica ad una nazione messa in ginocchio, credo mai cosi’ pesantemente, dalla spirale di eventi negativi dell’anno passato. Ho visto una fortissima volontà’ di ripresa, e credo che dopo gli avvenimenti politici degli ultimi giorni si possa preventivare una fase nuova per questa nazione, che forse finalmente potrà – con  fatica – staccarsi dalle tradizioni politiche tipicamente sudamericane.

 

SETTORI TRAINANTI - I settori trainanti e che per primi hanno rialzato la testa dopo la grande crisi dell’inizio dell’anno, sono l’agricoltura e di conseguenza anche il settore delle macchine agricole. Questo perchè in passato ci  si riforniva per tali macchinari  dall’estero e specificatamente  dal Brasile; ora,  per effetto del default, si  è  ricominciato a servirsi del  mercato interno ed a  riorganizzare  le  produzioni .L’Argentina e’ un paese dalle mille risorse e dalle potenzialità’ enormi ; basti pensare alle estensioni  di terreni. Superfici inimmaginabili per un agricoltore italiano,  abituato ai nostri fazzoletti ( Vi sono fazende con un milione di ettari di terra e  altrettanti capi di bestiame sempre in rotazione).

GLI INVESTIMENTI E LE JOINT VENTURES - In questo momento investire in questa parte del mondo e’ senz’altro  appetibile per investitori italiani o europei , soprattutto se interessati ad entrare con le proprie capacita’ di tecnologia e penetrazione dei mercati in quel grande bacino di utenza che e’ il Mercosur.Acquistare poderi (estancias), per realizzare produzioni agricole qui da noi ormai compromesse dallo sfruttamento eccessivo dei terreni, è sicuramente un’iniziativa   economicamente  valida, specialmente se  supportata  dalle nostre  capacita’ imprenditoriali  e da quel know-how che tutti ci riconoscono e ci invidiano, specialmente nel campo agroalimentare.Dal punto di vista imprenditoriale, l’intervento auspicabile è la costituzione di società’ miste con sede in Argentina, riconducibili alla forma giuridica internazionale delle joint-ventures companies. Questa opzione e’ fortemente spinta dalle autorità’, nazionali ed internazionali, che stanno emanando provvedimenti di incentivazione di questo tipo, visti come un mezzo privilegiato per fare ripartire l’economia argentina.  

IL SETTORE AGROALIMENTARE E QUELLO DEL  TURISMO - Nello specifico, l’interesse principale si rivolge al settore agro-alimentare, in cui si dovrebbe potere coniugare la grande tradizione delle imprese italiane con le notevoli risorse, in gran parte inespresse, di questa nazione sudamericana.Favorevole agli insediamenti produttivi può essere l’alto grado di scolarizzazione della popolazione, che, non va dimenticato, per oltre il 50% e’ di origine italiana.Un altro settore che si sta monitorando e valutando in funzione di futuri investimenti e’ quello del turismo e, in particolare, dell’agriturismo. Ciò’ viene fatto per attuare una ridistribuzione del reddito sul territorio, raggiungendo, in questo modo, anche zone che sono fuori dei normali circuiti.Per tutto questo e per il forte legame che tradizionalmente lega le nostre culture, l’aspettativa e’ di divenire in un futuro prossimo dei partners privilegiati per la nazione argentina, sia dal punto di vista commerciale sia dal punto di vista produttivo. Lo scenario possibile potrebbe essere quello di ottenere dei prodotti argentini, a qualità’ italiana, in grado di competere ad alti livelli ( ed a bassi costi ) sui mercati americani.Chiudo complimentandomi col giornale che mi ospita, poiche’ e’ una delle prime testate che ha dimostrato una sensibilita’ spiccata verso le richieste di conoscenza delle dinamiche dei mercati internazionali, indispensabile oggi per le aziende che intendano porsi correttamente in un contesto di competizione globale ….”

Ucraina

Ucraina: dopo la rivoluzione arancione torna la stabilità istituzionale e politica

L’Ucraina non solo è stata la sfidante dell’Italia nei quarti di finale al campionato del mondo di calcio, ma è stata, per lungo tempo, in prima pagina sui quotidiani di tutto il mondo e notizia di apertura dei telegiornali: tutti abbiamo seguito, a fine 2004, le storiche giornate di quella che è stata battezzata come la “rivoluzione arancione”, un movimento di popolo, una rivoluzione pacifica che ha condotto alla vittoria alle elezioni presidenziali Viktor Yushschenko, anche passando per la ripetizione della consultazione elettorale – il cui primo esito aveva dato vincente lo sfidante di Yushschenko, ovvero il delfino dell’ex presidente - concessa in via straordinaria dalla Corte Suprema, a causa dei denunciati brogli elettorali. Dall’insediamento del nuovo governo il processo di modernizzazione del Paese ha iniziato il suo, pur lento, cammino: esaminiamo in questa sede i settori economici promettenti e le opportunità per le nostre imprese.

LO SCENARIO ECONOMICO – L’Ucraina ha visto riconoscersi dall’Unione Europea lo status di economia di mercato nel corso del vertice tenutosi a Kiev lo scorso 1 dicembre; anche l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio è un obiettivo primario per il governo ucraino che a tal fine sta accelerando le procedure: l’ultimo meeting del gruppo di lavoro per l’adesione dell’Ucraina all’OMC si è tenuto nel novembre 2005, il Paese quindi possiede attualmente lo status di “osservatore”. Il periodo in cui elevato è stato il rischio politico è ormai passato tutto a vantaggio della percezione che si ha all’esterno del sistema economico del Paese, nel quale sono ripresi ed intensificati i processi di privatizzazione che offrono, per quanto in questa sede interessa, la possibilità agli investitori stranieri di acquisire stabilimenti industriali ed immobili in diversi settori.  I settori che offrono più possibilità di crescita - come afferma l’ICE per il breve e medio termine – sono quelli dell’industria agraria (colture di cereali), così come quello della trasformazione dei prodotti soprattutto alimentari tenuto conto dei numerosi programmi di assistenza e finanziamenti messi a disposizioni da organizzazioni finanziarie mondiali (tra le quali molto presente ed attiva è la BERS – Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), il commercio, il turismo, il settore bancario e finanziario, il mercato dei fondi di investimento, oltre al settore terziario globalmente inteso; inoltre sicuramente molto interessanti sono i settori legati allo sviluppo scientifico ad alto potenziale quali l’industria navale e aeronautica, il settore delle infrastrutture (telecomunicazioni, informatica ,energia), così come l’edilizia. Per quanto riguarda l’intervento della BERS a sostegno delle iniziative imprenditoriali in Ucraina, ne segnaliamo alcune recenti: la concessione di un cospicuo prestito alla compagnia armatoriale ucraina Black Sea Shipping Management Company di Odessa per l' acquisto di 5 navi in costruzione; nel settore bancario ed assicurativo sono diversi gli interventi della BERS, tra i quali il finanziamento alla creazione di una compagnia di assicurazioni (per sviluppare il ramo assicurativo sulla vita), la partecipazione all’aumento di capitale di due istituzioni bancarie che hanno come obiettivo primario il rafforzamento delle attività di credito verso le piccole imprese e la micro impresa.  

I RAPPORTI TRA ITALIA E UCRAINA – Come abbiamo potuto comprendere questo periodo è uno dei più adatti per gli investimenti diretti esteri (IDE), sia in virtù dei processi di privatizzazione che sono attualmente in corso sia in forza del potenziamento infrastrutturale di cui Paesi come questo necessitano nel breve e medio termine; altro fattore da valutare è rappresentato, come avviene per altri paesi dell’Est, dalla possibilità di avvalersi di manodopera a baso costo, ma con un livello di preparazione relativamente buono. L’Italia si colloca però al di fuori della top ten degli investitori stranieri (i primi tre posti sono occupati rispettivamente da Cipro, Usa e Regno Unito), gli investimenti diretti italiani infatti non sono molti, sono presenti, secondo i dati ICE, circa 300 nostre aziende, per lo più impegnate nei settori della costruzione delle macchine e della industria leggera, il 20% delle quali si trova nella capitale Kiev e la restante parte in maniera diffusa sul territorio. Degni di nota sono inoltre alcuni settori, come quelli ad alto contenuto di tecnologie, che vantano tradizioni di efficienza e qualità in cui la cooperazione da parte di imprese estere potrebbe essere per queste di grande beneficio (fortunatamente vi sono alcune imprese italiane che hanno avviato forme di collaborazione nei settori energetico, nel campo siderurgico e degli acciai etc).Per quanto attiene le importazioni da parte dell’Ucraina di prodotti dall’estero possiamo registrarne una percentuale crescente, anche grazie all’incremento costante del reddito delle famiglie che sono quindi più propense, rispetto al passato, all’acquisto di beni importati. E di ciò chiaramente se ne avvantaggia il Made in Italy: l’Italia si trova al terzo posto come Paese cliente dell’Ucraina (al primo posto tra i paesi UE), e al sesto come Paese fornitore. In particolare, tutto il settore abbigliamento e moda (comprese calzature e articoli in pelle) ha una buona presenza sul mercato e ottime prospettive anche se in qualche caso minacciata dalla concorrenza dei prodotti asiatici. L’innalzamento dei redditi della popolazione offre buone chance anche per settori quali quello dell’arredamento, dei generi alimentari, delle bevande alcoliche di qualità, che prima non avevano spazi di mercato. Il forte sviluppo dato all’edilizia può attrarre sia le imprese costruttrici italiane che quelle che forniscono materiali e macchine (molto interessante è il settore della lavorazione del legno). Il mercato delle macchine e dei macchinari agricoli attualmente non offre grandi prospettive, si attendono mezzi finanziari e soprattutto le privatizzazioni, la cui attuazione è stata solo rimandata; mentre sembra svilupparsi la domanda per macchinari dell’industria alimentare (si pensi alla catena del freddo, alla produzione di vino e alcolici etc.).

 

Israele

Vicini a Israele

Nel primo trimestre 2007 l’Italia si è collocata al quarto posto nella classifica dei Paesi fornitori di Israele (115)Israele viene identificato con il Paese in storica contrapposizione, purtroppo anche armata, con la Palestina (oltre che con altri suoi Paesi limitrofi): è raro infatti che vengano citati dai mass-media accordi commerciali o di cooperazione, piuttosto vengono forniti i dettagli degli scontri, indicate le ipotesi di tregua, citati i numerosi negoziati di pace o di recente monitorata la c.d. road-map. In realtà, Israele, politicamente sempre in fermento (per un Rapporto relativo alla guerra in Libano, il Governo Olmert era sul punto di cadere lo scorso maggio, tanto che il Likud, il partito di opposizione guidato da Benjamin Netanyahu, ha chiesto a gran voce le dimissioni del governo e le elezioni anticipate) è un Paese economicamente in grande crescita che vanta rapporti commerciali con tutto il mondo, e anche con il nostro Paese che, secondo i dati forniti dall’Istituto di Statistica Israeliano relativi al primo trimestre di quest’anno, si è collocato al quarto posto nella classifica dei Paesi fornitori, superato soltanto da Stati Uniti, Germania e Cina.

LE OPPORTUNITÀ – IL SETTORE HIGH-TECH - L’Ice ci informa che il settore c.d. dell’High Tech rappresenta il settore trainante dell’economia israeliana. Si tratta di elettronica, software, biotecnologia, settori in cui Israele ha raggiunto risultati di assoluta eccellenza sia in termini economici che di ricerca e sviluppo. Ed è proprio per valorizzare questa eccellenza che le nostre imprese in collaborazione con partner israeliani possono partecipare al bando per la raccolta di progetti congiunti di ricerca, sulla base dell'accordo di cooperazione nel campo della ricerca e dello sviluppo industriale, scientifico e tecnologico siglato tra Italia ed Israele. Il bando relativo all’accordo (già esaminato nelle pagine di questa rubrica in un articolo ad hoc) viene pubblicato ogni anno (anche nel 2007 è stato bandito) e consente alle imprese, ai centri di ricerca e alle Università di avviare in partnership con impresa/ente israeliano un progetto che possa beneficiare, ove approvato, di finanziamenti pubblici (vengono approvati circa 6 progetti per ogni bando su una media di circa 40 progetti presentati). Ritornando ad esaminare i settori maggiormente rappresentativi dell’economia israeliana troviamo oltre all'elettronica, il metallurgico, il petrolchimico e l'alimentare. I settori invece più tradizionali, come il tessile, sono stati oggetto di trasferimento nei Paesi vicini come Giordania ed Egitto. Un altro settore in cui Israele ha raggiunto l’eccellenza è quello dei diamanti, tanto da rendere il Paese il principale centro di taglio e commercializzazione di diamanti al mondo.

I RAPPORTI COMMERCIALI – Le ridotte dimensioni del mercato interno israeliano e l’assenza di materie prime al suo interno fanno sì che Israele sia un paese dedito soprattutto all’esportazione, per facilitare la quale ha concluso diversi accordi di libero scambio con numerosi Paesi: citiamo tra gli altri l’accordo di libero scambio siglato con l’Unione Europea già nel 1975, che concedeva l’esenzione tariffaria per i prodotti industriali ed agricoli su presentazione della certificazione d’origine: detto accordo è stato sostituito nel 1995 da un vero e proprio Accordo di Associazione, (entrato in vigore nel 2001), che rispetto al precedente concede ai prodotti israeliani più flessibilità in tema di certificazione d’origine (l’accordo comunque comprende  altri settori quali la libertà di movimento dei capitali, ulteriori liberalizzazioni in tema di costituzione di società, cooperazione economica in aree di reciproco interesse, cooperazione regionale nei settori industriale, agricolo, servizi finanziari, tasse, ambiente, energia, informazione e comunicazione, trasporti e turismo).

ITALIA E ISRAELE - Le nostre esportazioni verso Israele sono aumentate nel 2005, registrando una crescita del 10,8 in valori percentuali, e anche nel 2006 mantengono lo stesso trend di crescita: siamo il 4° Paese fornitore ed il 7° come Paese cliente (con un incremento nel 2005 di dieci punti percentuali delle esportazioni israeliane nel nostro Paese). La struttura settoriale dell’export italiano verso Israele conferma l’importanza dei prodotti industriali: beni strumentali, prodotti chimici e metalli di base utilizzati nei processi di produzione, plastica e gomma, automezzi, aerei, navi etc. (elaborazione ICE su fonte dell’Israel Central Bureau of Statistics). Per quanto concerne gli investimenti diretti italiani in Israele, interessati sono il settore assicurativo (con Generali, anche presente nel settore bancario), settore auto e aviazione (con Fiat e Alenia), telefonia (Telecom), tecnologia (con ST microelectronics), beni di largo consumo (Gruppo Pompea, Benetton e Luxottica). I settori di intervento, quelli che possono rappresentare e già rappresentano a dire il vero opportunità commerciali e di investimento per le nostre imprese, sono oltre quelli dell’high-tech, quello delle ferrovie che comprende le infrastrutture, materiale rotabile, sistemi di segnalazione e di elettrificazione; sistemi di sicurezza per impianti e strutture (installatori, consulenti di sicurezza, produttori di sistemi industriali etc.); turismo (a causa della crisi del mercato immobiliare israeliano, molti investitori hanno puntato al nostro Paese – Toscana in primis – acquisendo immobili, una propensione che può essere rafforzata e che può investire altre regioni, come la Puglia ad esempio).

Libia

Libya

La Libia, grande opportunità per le Pmi

Con la sospensione dell’embargo da parte delle Nazioni Unite avvenuta nell’aprile del 1999, e con la recentissima sua abolizione avvenuta nell’agosto 2003,  la Libia, dopo un lungo periodo di isolamento, ha vivacemente ripreso il percorso di sviluppo sullo scenario internazionale. Il Paese è caratterizzato da un sistema economico di tipo socialista in cui l’iniziativa privata è limitata e la presenza dello Stato nell’economia è di conseguenza pregnante. Ma, nonostante questo, la Libia si sta dimostrando Paese dinamico sotto il profilo dell’attrazione degli investimenti e può rappresentare una opportunità per i Paesi europei.

L’ECONOMIA LIBICA – I SETTORI - Da sempre l’economia di questo Paese è stata caratterizzata da una forte dipendenza dal settore degli idrocarburi (petrolio, gas, etc.) che rappresenta il 95% delle esportazioni. Il petrolio, in particolare, è la principale risorsa della Libia che rimane  il maggior produttore petrolifero del Nord Africa; di conseguenza, l’andamento dell’economia, considerando anche che il petrolio genera circa il 75% delle entrate pubbliche, è fortemente condizionato dal suo prezzo. Il settore industriale è pertanto incentrato sulla produzione siderurgica e sul petrolchimico. Anche il settore delle costruzioni è in forte crescita, dato il programmato sviluppo dell’edilizia popolare che ha accresciuto e farà accrescere il fabbisogno di materiali e competenze tecnico-specialistiche provenienti dall’estero. Il settore agricolo è fortemente penalizzato dalla localizzazione geografica del Paese, che fatta eccezione per le poche zone costiere coltivabili, è per il 90% desertico. Il comparto della pesca, invece, pur potendo svolgere un ruolo rilevante nell’economia del Paese data l’estensione della costa libica, non è supportata né da adeguate infrastrutture portuali, né da  investimenti nei settori della refrigerazione e conservazione dei prodotti. E’ sicuramente carente il settore dei servizi e delle infrastrutture, per queste ultime si deve registrare che lo scarso sviluppo del sistema dei  trasporti costituisce un freno alla crescita del Paese che non ha strutture ferroviarie, mentre può contare sul trasporto aereo anche per i collegamenti interni.

  

LA POLITICA DI SVILUPPO DEL PAESE – Come abbiamo visto l’economia del Paese dipende dallo sfruttamento delle risorse minerarie, mentre per il resto è quasi totalmente dipendente dall’estero (si pensi che il 75% del fabbisogno alimentare è soddisfatto con le importazioni). Per quanto riguarda i prodotti dell’agricoltura e i beni di consumo, la Libia attinge al mercato europeo, e negli ultimi tempi, data la competitività dei prezzi,  ai Paesi dell’Estremo Oriente.  Ecco perché il Governo libico, nel quadro di un programma di sviluppo che investe il quinquennio 2000-2005, ha stanziato risorse per lo sviluppo del settore non-oil, ossia quello non legato al petrolio, promuovendo anche il decentramento delle competenze in materia alle realtà locali, le Municipalità. Quindi è facile intuire che si aprano delle prospettive sia per la commercializzazione dei nostri prodotti che per l’insediamento di branch in loco. A questo proposito è bene sottolineare che anche i rapporti commerciali sono sottoposti allo stretto controllo delle autorità locali, alle quali è necessario rivolgersi se si vuole intraprendere una iniziativa commerciale o imprenditoriale. Le forniture infatti vengono richieste alle imprese comprese in una lista predisposta dalle autorità libiche, nella quale è possibile essere inseriti previa registrazione presso gli uffici competenti della propria società. Allo scopo di agevolare lo sviluppo del Paese è stata introdotta nel 1997 la nuova disciplina in materia di attività imprenditoriali svolte da soggetti esteri, che ha di fatto aperto le porte ai capitali stranieri. E ‘ stato costituto un “Ente per la promozione degli investimenti” con lo scopo di promuovere l’investimento dei capitali esteri e di pubblicizzare i progetti del governo libico ( in questo periodo incentrati sul turismo, agricoltura e sanità). Avranno la precedenza quei progetti che tutelano gli interessi pubblici del Paese ossia la cui attività consenta al Paese di conseguire i suoi obiettivi primari: aumentare le esportazioni, incrementare l’occupazione, formare tecnici, innovare le tecniche di produzione e i servizi, sviluppare le arre arretrate. creare nuovi posti di lavoro.

I SETTORI INTERESSATI – Si è concentrato l’impiego delle risorse nello sviluppo di quei settori che hanno possibilità di crescita autonoma in Libia e cioè comunicazioni, infrastrutture, turismo, pesca, ma anche agricoltura e industria leggera. Le imprese estere saranno quindi chiamate ad intervenire con le loro competenze al potenziamento della struttura economica libica, in particolare ottime prospettive si registrano nel settore del turismo, dell’agro- alimentare, del tessile e delle macchine (per l’agricoltura, per l’imballaggio, per la lavorazione del marmo e metalli), dei materiali per l’edilizia e i relativi accessori (molto richieste le ceramiche italiane), nonché delle attrezzature per la pesca al fine di ammodernarne i sistemi.

  

FIERA INTERNAZIONALE DI TRIPOLI – 2-12/04/2004 – Un importante appuntamento per entrare in contatto con la realtà sin qui descritta e cogliere le opportunità che si stanno offrendo, è costituita dalla Fiera Internazionale di Tripoli, alla quale le imprese possono partecipare con il supporto dell’ICE che curerà l’organizzazione di una collettiva italiana articolata su 3 o 4 padiglioni settoriali. Sono previste azioni di comunicazione su media  locali, l’inserimento dell’azienda nel catalogo predisposto dall’ICE, nonché servizi di assistenza in loco attraverso interpreti e personale addetto all’organizzazione. Potranno essere presentati in fiera esclusivamente prodotti Made in Italy, tranne quelli appartenenti ad una lista predisposta dal governo libico, il cui elenco è fornito dall’ICE.

 

Cina

Piccole imprese: ora la Cina è più vicina

Attività così strutturate e complesse devono vedere necessariamente in primo piano il ruolo dei professionisti a rubrica “Commercio Internazionale” chiude oggi per  la pausa estiva il suo ciclo 2002/2003. Questi otto mesi hanno visto il nostro team di esperti,  provenienti da diverse aree professionali,  impegnato nel progetto divulgativo sul tema dell’internazionalizzazione, con l’intento di rendere fruibili un insieme di concetti che appartengono ad un sistema altamente tecnico, il mondo degli affari internazionali. L’esigenza di affrontare la problematica in modo integrato e sotto i diversi aspetti tecnici nasce infatti dalla circostanza che le PMI del Sud, spesso avulse dalle grandi realtà internazionali, quando sperimentano i primi approcci sui mercati esteri, si trovano costrette ad affrontare contemporaneamente tutte le fasi del commercio internazionale, dalla redazione dei contratti, alle procedure fiscali fino alle problematiche dei trasporti, delle dogane  e dei pagamenti internazio­nali. Ed in questo senso l’analisi condotta nel corso dell’anno ha inteso “condensare” in poche note il vastissimo panorama delle problematiche sul tema,  spaziando dalla materia fiscale a quella legale, fino al settore aziendale, finanziario e del marketing , con lo scopo finale di fornire,  se non un decalogo, almeno una razionalizzazione delle strategie di fondo dell’internazionalizzazione.

ShangaiL’IMPORTANZA DI UN MODELLO STRATEGICO - Questo operazioni di “mappatura” delle operazioni basilari,  per quanto elementare, assume enorme importanza in un contesto come quello delle piccole imprese del Sud, che non sempre riescono a esprimere compiutamente le proprie necessità legate all’espansione internazionale.È infatti  latente una forte domanda dell’imprenditoria locale che chiede in modo generico “…di andare all’estero ..” , senza avere chiara idea se andare “a monte” o “a valle”, cioè se le economie di gestione perse nel mercato domestico debbano  essere recuperate all’estero sul fronte dei ricavi, ovvero dei costi, e quindi in ultima istanza senza avere idea sul come e dove “andare all’estero”(e sono infatti frequenti casi di  imprenditori che si avventurano in viaggi della speranza per vendere in contesti economicamente poveri prodotti fabbricati in Italia e di alta gamma).Questa domanda dunque  va necessariamente decodificata per inquadrare le esigenze dell’impresa e proporre agli imprenditori un modello strategico e non casuale di espansione internazionale .Secondo questa prospettiva  infatti si sono mossi i primi articoli della nostra rubrica, che hanno analizzato le direttici fondamentali dell’internazionalizzazione, selezionando così percorsi diversificati di sviluppo:verso mercati di sbocco ovvero verso mercati di approvvigionamento e di produzione.

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE VENDITE - Operando un’espansione attraverso i canali di sbocco,  l’obiettivo non può che  essere costituito da mercati con alto reddito pro-capite, con gusti, tradizioni e  sistemi distributivi simili a quelli italiani.Per quanto riguarda le modalità di attuazione, l’opzione tra un sistema di penetrazione commerciale diretto (agenti o proprie filiali all’estero) ovvero indiretto (distributori, importatori) dipende  poi dal livello di controllo del mercato estero che l’impresa intende o è in grado di attuare.Analizzando i mercati di sbocco nel corso della rubrica abbiamo concretamente indicato alcuni dei principali Paesi di sbocco (UK e Germania), analizzandone i sistemi distributivi e commerciali e rapportandoli ad alcuni settori rilevanti dell’economia pugliese (il mobile imbottito, l’agro-alimentare ed il tessile).Sono state poi analizzate le opzioni possibili riguardanti i principali contratti di penetrazione commerciale e di distribuzione all’estero, quali l’agenzia, la vendita, la concessione di vendita, fornendo concreti suggerimenti per adeguare la struttura del contratto alle esigenze delle aziende italiane.

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE PRODUZIONI – La selezione dei Paesi  di produzione e di approvvigionamento avviene invece sulla base del più basso costo della mano d’opera, della più facile ed economica reperibilità della materia prima, dell’esistenza di finanziamenti per gli impianti, nonché di altri fattori come il risparmio fiscale, la stabilità politica, la vicinanza geografica, la compatibilità culturale e sociale…Cercando di contestualizzare tali scelte nell’ambito dell’economia pugliese, nelle varie uscite della rubrica abbiamo tracciato le linee guida dei processi di delocalizzazione (Cina,  Romania, Argentina e Brasile),  realizzati attraverso contratti di subfornitura ovvero mediante insediamenti stabili all’estero  (rispetto ai quali è stata fornita una mappa dei finanziamenti disponibili,  specialmente per l’area balcanica, nonché il regime fiscale, corredato di una sintetica guida delle strutture  societarie funzionali per il rientro più efficiente sul piano fiscale e finanziario dei flussi dall’estero).

LA CENTRALITÀ DELLA CONTRATTUALISTICA E DELLA FISCALITÀ - In tutto questo processo non ci siamo stancati di ribadire che ogni fase delle operazioni va “registrata” in un valido  impianto contrattuale, che tenga conto della  inadeguatezza nel contesto giuridico internazionale dei modelli domestici (in più articoli abbiamo infatti tracciato le linee guida da seguire nella redazione di un contratto internazionale, commentando le strategie connesse alla scelta della legge applicabile, della giurisdizione o dell’arbitrato). Allo stesso modo abbiamo evidenziato l’importanza della valutazione dell’impatto fiscale delle operazioni internazionali fin dalla loro progettazione, senza relegarla come spesso avviene in una fase meramente esecutiva. C

ONCLUSIONI – L’internazionalizzazione ben presto rappresenterà una scelta obbligata anche per le aziende più piccole, che si troveranno costrette a strutturarsi sul piano internazionale per non essere estromesse dal sistema, ormai globalizzato e verticalmente integrato.L’indotto del divano dovrà seguire i grandi committenti  e tentare di replicare all’estero la tecnica del distretto, i grandi mercati di sbocco diventeranno sempre più concentrati e preclusi alle medie  imprese, si affacceranno  nuovi concorrenti stranieri  nel mercato domestico ma viceversa si determinerà l’apertura di nuovi mercati, come i Balcani, prima inesplorati.Il commercio internazionale rappresenta quindi  il settore al quale la nostra regione affiderà lo sviluppo della sua economia, fornendo opportunità di occupazione proprio ai giovani che sempre più prediligono lo studio di materie di respiro internazionale.Un progetto così rilevante  non può essere lasciato al caso, ma va affidato a modelli strategici di marketing internazionale che siano adeguatamente strutturati e condivisi, e che vedano finalmente un ruolo centrale dei professionisti che, almeno negli altri Paesi europei, costituiscono  la naturale cerniera tra il mondo istituzionale e quelle delle imprese.

India

India-Italia, queste le strategie commerciali

L’India costituisce l’obiettivo primario delle politiche di promozione individuate dal Ministero del Commercio internazionale per l’anno 2007, in realtà è tutta l’area del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) ad interessare la politica di sostegno delle azioni imprenditoriali: “in tutti questi Paesi va mantenuto il sostegno alle attività già avviate e vanno attivate ulteriori azioni mirate, per continuare a cogliere le opportunità offerte da questi mercati, il cui tasso di crescita rimane rilevante e sostenuto” – si legge nel documento in cui il Ministero traccia le “Linee direttrici dell’Attività promozionale 2007”. In particolare l’India, come si diceva, è al centro di un’approfondita analisi da parte delle nostre istituzioni, al fine di incrementare i rapporti commerciali e valorizzare le opportunità di mercato che tale Paese offre. Si è concluso da pochi giorni l’importante forum economico denominato “Destination India”, occasione preziosa per gli operatori indiani di entrare in contatto con le realtà produttive ed industriali italiane: l’appuntamento, tenutosi dall’6 all’8 novembre, ha permesso, infatti, dopo la prima giornata di forum a Roma alla presenza dei massimi esponenti delle nostre istituzioni (Ministero del Commercio Internazionale, Confindustria, ABI, ICE e altre) e di quelle omologhe indiane, di condurre i rappresentanti indiani presso alcuni dei maggiori poli industriali italiani (Vicenza, Prato, Torino, Firenze, Parma), focalizzando il percorso su determinati settori (componentistica auto, della meccanica, dell'agro-industria, del tessile abbigliamento, pelletteria e gioielleria).

 

BombayPERCHÉ INDIA – LE RAGIONI DI UNA SCELTA – L’India rappresenta un’opportunità di collaborazione nei settori in cui l’Italia ha raggiunto un alto livello di specializzazione (si possono appunto creare sinergie con i nostri poli d’eccellenza), così come può rappresentare un ottimo mercato di sbocco per i nostri prodotti grazie alla percentuale sempre crescente del c.d. ceto medio che può costituire, così come già in parte costituisce, il perfetto consumatore del Made in Italy. Diciamo che fino a questo momento l’Italia non ha ben compreso l’importanza strategica del partnerariato commerciale con l’India, delle opportunità di de-localizzare le produzioni nel paese asiatico. Altri paesi europei come Gran Bretagna, Paesi Bassi, Germania e Francia hanno avviato programmi di collaborazione e di de-localizzazione già da diverso tempo, avvalendosi della presenza in loco di personale altamente specializzato (c’è una sistema di istruzione capillare). Sono comunque i settori al alto contenuto tecnologico che hanno fatto la differenza rispetto ad altri Paesi dell’area asiatica: lo sviluppo dell’informatica unito all’elevato grado di specializzazione del personale indiano (ingegneri, informatici) hanno fatto sì che l’India fosse il parco tecnologico ideale ove insediare le proprie attività. Il governo indiano proprio nel settore dell’Information Technology, già fortemente sviluppato (sono presenti primarie aziende quali IBM, Intel, Microsoft, Oracle, Cisco, HP etc.) sta promuovendo ulteriori piani di sviluppo, tra cui la realizzazione di nuovi parchi tecnologici (fortunatamente per quanto ci riguarda lo ha compreso per tempo una delle nostre aziende italiane leader nel settore dell’industria informatica, la STMicroelectronics). 

Anche le Banche italiane hanno seguito le nostre imprese e hanno aperto le proprie filiali (Banca Nazionale del Lavoro, San Paolo IMI, per citarne alcune). Altro settore in forte sviluppo e altamente competitivo è quello dell’industria della chimica farmaceutica che fa parte di quei settori “ad alta intensità di conoscenza” nei quali l’India è emersa negli ultimi dieci anni come uno dei punti di riferimento tra i Paesi in via di sviluppo. Ma le possibilità non sono solo riservate alle grandi realtà imprenditoriali o bancarie, ottime possibilità e chance di replica hanno i nostri distretti manifatturieri nei settori della gioielleria, della lavorazione della pelle, dell’agro-alimentare, nel settore delle macchine utensili (lavorazione del legno, dei marmi, delle materie plastiche macchine tessili, sistemi di irrigazione per l’agricoltura, macchine per l’industria agro-alimentare, delle attrezzature per telecomunicazione etc.) Nella decisione di avviare il processo di espansione all’estero non bisogna mai trascurare (o sottovalutare), gli incentivi che il governo nazionale mette a disposizione per attrarre gli investitori stranieri: si tratta, come anche in India, di incentivi ed agevolazioni fiscali in particolari settori o finalizzati a promuovere lo sviluppo di aree arretrate. Come evidenzia l’ICE, oltre alle misure agevolative statali, si devono considerare anche gli incentivi offerti dai governi dei singoli stati per attrarre capitali stranieri. FIERA IETF 2007 – Da segnalare, a riprova dell’importanza strategica che rivestono i settori della tecnologia e dell’ingegneria in India, è l’International Engineering & Technology Fair (IETF), ovvero il più grande Salone dedicato all’ingegneria e tecnologia che si svolgerà a New Delhi dal 13 al 16 febbraio 2007. L’appuntamento fieristico, a cadenza biennale sin dal 1975, interessa tutte le categorie imprenditoriali: information technology, biotech, infrastrutture, ingegneria e progettazione, attrezzature e impianti, macchinari, accessori, componenti auto OEM, subfornitura. La fiera è la piattaforma ideale per gli incontri buyers/sellers, ma è anche un importante occasione per partecipare a seminari ed assistere a conferenze sulle ultime novità del settore, a sviluppare la propria rete di vendita etc. La richiesta di partecipazione alla fiera può essere fatta compilando il modulo (booking form overseas) scaricabile direttamente dal sito www.ietfindia.com, anche se sarebbe auspicabile, data l’importanza dell’evento, che fosse organizzata dagli enti o istituzioni locali una partecipazione collettiva delle nostre imprese al fine di incrementare le possibilità di internazionalizzazione delle medesime in settori strategici, quale quello delle tecnologie, per il futuro sviluppo della competitività del nostro sistema su scala globale.

 

Giordania

Rebuild Iraq: in Giordania la fiera più importante

Anche quest’anno si tiene l’evento fieristico più importante a livello mondiale per gli operatori internazionali interessati a partecipare alla ricostruzione dell’Iraq:

PROJECT REBUILD IRAQ 2008. La fiera che si svolgerà ad Amman in Giordania dal 5 all’8 maggio 2008 è giunta alla sua quinta edizione e ha ottenuto la certificazione di qualità da parte dell’UFI, l’Unione Fiere Internazionali che assegna agli eventi fieristici che si distinguono per le loro caratteristiche di qualità un vero e proprio marchio internazionale (è la prima certificazione di tal genere in Giordania). La scelta della Giordania come localizzazione di una fiera sulla ricostruzione in Iraq non è stata determinata solo dalla vicinanza geografica con quest’ultimo, ma anche da diversi altri fattori: sicurezza (elemento fondamentale nell’area), stabilità del governo locale che vanta ottimi rapporti con il governo iracheno, presenza di buone infrastrutture, facilità di accesso per gli stranieri, presenza di numerosi imprenditori iracheni ed esteri etc. L’occasione di partecipare alla fiera è offerta alle nostre imprese dal nostro Istituto per il commercio estero - ICE - che ha organizzato all’uopo una collettiva italiana, con invito rivolto a tutti quegli operatori che operano nei seguenti settori: costruzioni civili, energia elettrica, strade e ponti, aeroporti e porti, telecomunicazioni, impianti idrici, sanità, agricoltura, beni di consumo durevoli, di largo consumo (casalinghi, cosmetici, prodotti elettrici ed elettronici, tessili, tessili, calzature, prodotti in pelle, alimentari etc.) etc.

I SETTORI DI INTERVENTO – Come dicevamo l’Iraq in questa fase necessita di interventi in ogni settore, anche in quello agricolo: nonostante l’enorme estensione di terre a disposizione e la presenza di risorse idriche, sotto la vigenza del programma delle Nazioni Unite Oil for food (Petrolio in cambio di cibo) l’Iraq ha importato grandi quantità di grano, carni, pollame, e prodotti caseari. Si contano 2.500 progetti che partiranno a breve nei settori più diversi. Chiaramente il settore maggiormente interessante è quello dell’edilizia: dovendosi ricostruire la gran parte delle infrastrutture (porti, aeroporti, ponti etc.) o modernizzare le rimanenti, nonché costruire abitazioni civili e uffici, le imprese che operano nel settore dei materiali per l’edilizia (ad esempio ceramiche, sanitari, marmi, graniti) così come forniture di ogni tipo per abitazioni e uffici (si pensi agli impianti idrici, di riscaldamento e di aria condizionata) nonché le imprese di costruzioni, oltre agli ingegneri civili, potranno avere un ruolo di tutto rilievo in Iraq, sempre che siano all’altezza di competere con operatori provenienti da tutti il mondo. Ma, come dicevamo, ottime prospettive ci saranno anche per settori come l’energia elettrica o le telecomunicazioni con le reti da ricostruire, oppure il settore della sanità (oltre alla costruzione di strutture moderne, ci sarà necessità di fornitura di apparecchiature elettromedicali per l’allestimento ex novo di intere unità operative, etc. ). E’ fatto noto che per gli appalti pubblici sembrano essere particolarmente favoriti i Paesi che hanno dato supporto  alle operazioni militari tese al rovesciamento del regime di Saddam Hussein...

PARTECIPAZIONE ALLA FIERA – Nel 2007 la Fiera ha registrato la presenza 754 espositori da 39 Paesi e l’arrivo di oltre 8,000 visitatori (di cui oltre 2,000 provenienti dall’Iraq), oltre il 70% degli espositori ha riconfermato la propria presenza quest’anno. Come dicevamo l’ICE ha organizzato una collettiva italiana per la quale le adesioni scadono il 7 marzo prossimo: è prevista la sistemazione in un area di 400 mq all’interno del polo fieristico, ove ciascuna azienda potrà prenotare il suo spazio in misura non inferiore ai 12 mq inviando apposita domanda all’ICE area progetti speciali.

 

Brasile

Il Brasile è il Paese che attira maggiormente gli investimenti esteri stranieri –IDE - rispetto agli altri Paesi dell’America Latina e dell’area caraibica (si stima circa il 40% degli IDE che interessano l’area, in larga parte provenienti da Paesi europei, oltre che, come è facile immaginare, dagli USA) La ragione di questa affluenza estera massiccia risiede principalmente nel fatto che il Brasile, nel corso degli anni ‘90, per cercare di essere al passo con sviluppo tecnologico internazionale e per affrontare in modo adeguato la concorrenza dei mercati esteri, ha operato importanti trasformazioni, attuando un corposo processo di privatizzazioni che hanno interessato settori strategici dell’economia (come quello delle telecomunicazioni, siderurgico, minerario, trasporti etc.), ed ha pertanto attirato società estere che hanno saputo sfruttare il “terreno vergine” che si offriva loro(Es. Telecom Italia, Ford, etc). Inoltre, il Brasile, forte delle risorse naturali a disposizione, ha saputo delineare un sistema di incentivi ed agevolazioni per gli investitori esteri, creando delle vere proprie zone privilegiate (si pensi allo stato di Minas Gerais). Da ultimo, non certo per importanza, il merito della ritrovata fiducia nel Brasile va rintracciata nel cambio del vertice del governo brasiliano avvenuto con la vittoria di Luis Inacio Lula da Silva; nel 2003 la bilancia commerciale ha fatto registrare un saldo attivo di 24 miliardi di dollari, con una crescita dell’89% rispetto al 2002, le esportazioni sono cresciute del 21% e l’inflazione è calata.

San Paolo

L’ECONOMIA BRASILIANA– Già dall’inizio del 2001 gli operatori economici avevano compreso che l’economia brasiliana aveva inaugurato una fase di sviluppo stabile, sicuramente lontana dalle incertezze che avrebbero di lì a poco travolto il sistema economico della vicina Argentina (finita poi come sappiamo in bancarotta finanziaria); l’analisi era fondata sulla considerazione che il Brasile aveva prediletto l’attrazione degli investimenti produttivi esteri,limitando l’afflusso di denaro a fini speculativi, al fine di consentire il passaggio da una economia prettamente rurale ad una industriale e che puntasse sul settore terziario. Gli effetti di tale scelta si vedono nel mutamento delle esportazioni: se in passato esse erano costituite in prevalenza da prodotti primari e dell’agricoltura, da un decennio a questa parte, invece, sono costituite da prodotti industrializzati (automobili, componentistica meccanica etc.,negli ultimi anni sono in aumento anche le esportazione manifatturiere).Di pari passo allo sviluppo economico si muove il sistema legislativo federale che, nel corso degli anni ‘90, ha visto l’entrata in vigore di numerose leggi rivolte a disciplinare  settori totalmente sprovvisti di regolamentazione o lacunosi; chiari esempi sono la legge antitrust, quella sul franchising, sulla proprietà intellettuale, quella a difesa dei consumatori, quella ambientale etc.

I SETTORI INTERESSATI DAGLI IDE – I Paesi che hanno maggiormente investito direttamente in Brasile negli ultimi anni sono Spagna, USA, Portogallo, Germania e Italia, e v’è da sottolineare che la parte più consistente di tali investimenti è stata destinata all’acquisto di attività liberalizzate a seguito delle privatizzazioni innanzi citate. Ciò si desume, infatti, da un’analisi degli IDE nell’anno 2001: essi sono concentrati per il 70% nel settore dei servizi (elettricità, acqua, gas, telecomunicazioni, commercio e servizi finanziari), per il 25% nel settore industriale e manifatturiero e per la restante percentuale nel settore primario (agricoltura e minerario)..

I RAPPORTI CON L’ITALIA – Il Brasile è uno dei partner commerciali più importanti del nostro Paese, tanto da aver superato dal 1999 l’Argentina, che è stata a lungo il primo partner commerciale dell’Italia in quell’area. Oggi figura, unico Paese del Sud America, tra i primi venti partner commerciali dell’Italia. Il Brasile rappresenta sicuramente un buon mercato di approvvigionamento, le principali voci dell’export brasiliano verso l’Italia indicano un costante incremento per il settore minerario (si pensi ai marmi e graniti esportati in Italia per processi i seconda lavorazione e finitura); per il settore del cuoio e dei prodotti in cuoio che ha registrato un considerevole aumento negli anni scorsi (anche +90%); per il settore del tabacco, delle bevande e dei prodotti alimentari. Il Brasile costituisce inoltre un mercato di produzione, ovvero un Paese in cui, per imprese operanti in determinati settori, può risultare vantaggioso de-localizzare tutta o in parte la produzione industriale, considerata la presenza sia di materie prime ( quali il legno, le pelli etc.) e che di manodopera a costi di gran lunga inferiori a quelli normalmente praticati nei Paesi industrializzati ( si pensi che lo stipendio mensile base di un operaio non specializzato è di circa 100 euro).Ma non bisogna dimenticare che il Brasile rappresenta un potenziale mercato di sbocco, in quanto vi abitano 170 milioni di persone che, dai risultati emersi da una recente ricerca, mostrano una forte propensione al consumo, aperture alle novità e ai prodotti stranieri; a quest’ultimo proposito per il Made in Italy sarebbe un mercato interessante, considerando sia la forte presenza di oriundi italiani (20 milioni di persone)che un sistema distributivo all’ingrosso alquanto efficiente che consente un ingresso facilitato dei prodotti nel mercato interno.

Estonia

Estonia Lettonia e Lituania: le opportunità

I Paesi del Mar Baltico, quali la  Lituania, Estonia e Lettonia, forse perché troppo lontani geograficamente dall’Italia e non adeguatamente “pubblicizzati”, sono considerati solo in via residuale dalle imprese italiane nei loro progetti di espansione (al contrario di ciò che accade invece per le imprese scandinave, tedesche e inglesi), pur presentando tutti ottime prospettive di insediamento per le nostre imprese ed essendo la porta privilegiata per l’ingresso dei nostri prodotti e delle nostre attività nello sconfinato mondo della Russia. I tre Paesi prima dell’ingresso nell’Unione Europea (facevano parte del gruppo dei dieci nuovi Membri che hanno aderito all’UE il 1° maggio 2004) erano legati tra di loro da un Free Trade Agreement, il BAFTA, in vigore dal 1994 e dissoltosi appunto con l’ingresso nell’UE. I suddetti Paesi hanno dovuto mantenere le proprie monete, in quanto l’euro entrerà probabilmente in corso nel 2008 (inizialmente era stato fissato il 2007), per dar tempo alle autorità monetarie nazionali di attuare le correzioni strutturali necessarie. Analizzeremo brevemente ognuno di questi Paesi, mettendo a fuoco le opportunità per i futuri investimenti delle nostre imprese.

RigaLETTONIA – La Lettonia, grazie alla sua strategica posizione geografica, costituisce per i Paesi dell’Europa occidentale la  principale porta d’ingresso verso gli altri Paesi Baltici nonché verso le zone nord-occidentali della Russia. Questa è una delle principali fonti attrattive del Paese, anche perché grazie ai fondi comunitari sono in corso di realizzazione quelle vie di comunicazione transeuropeee che, da un lato, metteranno in comunicazione diretta Paesi Baltici con l’Europa, si pensi all’autostrada Tallinn-Riga-Vilnius (le tre capitali delle repubbliche baltiche) con prolungamento verso la Germania, attraverso la Polonia; dall’altro creeranno un network stradale con la Russia, si pensi alle superstrade che uniranno le tre capitali baltiche a Mosca. Ma il trasporto si avvale anche del linee ferroviarie che hanno assorbito il 50% del trasporto di merci; il traffico aereo è in costante aumento grazie all’ammodernamento dello scalo di Riga, la capitale, che può vantare caratteristiche di uno scalo internazionale. Fin qui il sistema dei trasporti; per quanto attiene invece i settori in cui la presenza italiana si è sviluppata (non in modo rilevante, siamo il 31° Paese investitore), possiamo citare al primo posto l’industria non mineraria, le  attività di trasporto ed agenzie di viaggio, vendita all’ingrosso e dettaglio, settore alberghiero e della ristorazione. Salvo poche eccezioni, si tratta per lo più di microimprese che hanno fatto investimenti modesti. Per quanto riguarda il futuro e le possibilità di sinergie economiche, segnaliamo un settore in sicura espansione quello dell’edilizia sia commerciale che residenziale; strettamente connesso a questo è il settore del turismo, specie in ambito alberghiero, che vedrà nei prossimi anni la necessità di costruire nuove strutture, visto il costante incremento del turismo.

LE ZONE FRANCHE - Infine, occorre segnalare che la Lettonia possiede due zone franche situate a Lepaja e Rezekne e due porti franchi nelle aree portuali di Riga e Ventspils, in cui le imprese che hanno la sede legale al loro interno beneficiano di alcuni vantaggi fiscali (riduzione della tassazione sui dividendi, sui redditi d’impresa, esenzione IVA per servizi etc.)

TallinnESTONIA – L’Estonia è il più piccolo Paese per estensione geografica dei tre esaminati, ma nonostante ciò fin dalla sua indipendenza ha attratto flussi di capitali esteri di notevole rilevanza (se poste appunto a confronto con  le ridotte dimensioni del Paese). Ciò deve ricercarsi nel clima generale estremamente favorevole agli investimenti dall’estero e, più di recente, allo sviluppo innescato dalle recenti privatizzazioni (settore delle telecomunicazioni). Molto attive, anche nelle esportazioni, sono le società a partecipazione estera della quali oltre il 75% hanno origine, in primo luogo, scandinava (per il 56%) e, in seconda battuta, finlandese (per il 19%). Il ruolo dell’Italia rimane marginale con una quota dell’1%, gli investimenti diretti italiani li rinveniamo nei settori più disparati: nel settore dei prodotti lattiero-caseari, nel settore finanziario e bancario, nel settore turistico alberghiero e nel settore immobiliare e delle costruzioni, nel settore degli apparecchiature scientifiche e di misurazione, macchine utensili etc. Per quanto riguarda le opportunità future continua l’incremento degli investimenti nel settore immobiliare, così come grosse opportunità sono presenti nei beni strumentali e dell’impiantistica oltre che in quelli del tessile, legno, alimentare e dell’ambiente.

Le AGEVOLAZIONI FISCALI - In merito alle agevolazioni fiscali, in Estonia è prevista la detassazione totale dell’utile d’impresa per tutte le società di diritto nazionale, ed in più sono state istituite due zone franche secondo quanto prevede la Legge doganale: una è l’area portuale di Muuga e l’altra è l’area industriale di Sillabe.

VilniusLITUANIA – Infine la Lituania. Il Paese ha scommesso molto sull’attrazione dei capitali dall’estero, favorendo una politica di incentivazione dello sviluppo delle Zone Economiche Speciali che permettono di creare aziende off-shore all’interno del territorio lituano (in particolare a Siuliai, Klaipeda e Kaunas); in queste zone per lo più si investe nel manifatturiero, metalmeccanico, elettronica, industria automobilistica, commerciale e logistica (stoccaggio e distribuzione), servizi, attività bancaria etc. . Per quanto riguarda gli investimenti italiani in Lituania essi rappresentano circa l’1% circa del totale degli IDE nel Paese: solo negli ultimi anni infatti sono state avviate in Lituania alcune importanti iniziative industriali nel settore tessile, del legno, della plastica, delle apparecchiature mediche, e nel settore automobilistico; molte microimprese operano nel campo della distribuzione, con accordi di partnerariato con imprenditori locali. Anche qui l’edilizia si presenta come uno dei settori più dinamici dell’economia negli ultimi anni, specie nella capitale e in alcune delle principali città (Kaunas, la seconda città con l’aeroporto commerciale più importante del Paese).

Montenegro

Montenegro: l'Italia è il primo partner commerciale nell'area dell'Ue

L’Italia è il primo partner commerciale nell’area UE del Montenegro con una quota di quasi il 30% dell’export montenegrino e il 10% dell’import. Considerevoli quindi sono i rapporti commerciali tra gli imprenditori dei due Paesi, anche se gli operatori montenegrini devono affrontare lo scoglio burocratico del visto: è del mese scorso la richiesta formulata dall’Unione degli imprenditori montenegrini di snellire le procedure per l’ottenimento del visto di accesso, in quanto la prassi in vigore prevede una procedura complessa e un’ampia documentazione da presentare a corredo della domanda, e “quindi molti imprenditori montenegrini rinunciano al viaggio in Italia, con un evidente danno non solo per loro ma anche per i partner italiani”. La collaborazione commerciale come vedremo, incentivata dalla vicinanza geografica e dal facile collegamento via mare (anche dalla nostra Regione), si sta sempre più corroborando, anche se per larga parte sfugge alle rilevazioni ufficiali.  

PodgoricaINVESTIMENTI DIRETTI ESTERI E PRIVATIZZAZIONI – Gli ultimi dati disponibili segnalano un rallentamento negli investimenti diretti esteri in Montenegro: gli IDE registrati nei primi due mesi del 2008 hanno raggiunto i 130 milioni di euro, determinando una crescita solo del 17% dopo i notevoli aumenti degli ultimi 3 anni. La principale ragione del rallentamento potrebbe essere rappresentata dal “raffreddamento” del mercato immobiliare, dopo la forte espansione registrata negli ultimi 2 anni. La maggior parte degli investimenti esteri del primo bimestre è stata registrata nelle imprese e nelle banche locali, mentre quelli nel settore immobiliare hanno inciso del 38,9% dell’afflusso. Occorre considerare che, mentre sono carenti gli investimenti greenfield, la maggior parte degli IDE è stata realizzata tramite le privatizzazioni di aziende ed enti statali, iniziate nel 1992 (si pensi che nel 2005 il 70% delle aziende statali era stato privatizzato). Proprio in questo ambito, si segnala che l'Agenzia per la Ristrutturazione Economica e per gli Investimenti Esteri del Montenegro ha annunciato la vendita del 64% del capitale della Polimka di Berane (pelletteria e calzature) e del 51% del capitale della Obod Ad di Cetinje (elettrodomestici).  

Le offerte dei potenziali acquirenti devono pervenire all'Agenzia entro il 3 giugno prossimo. Inoltre il Governo ha annunciato che venderà il 30% delle azioni della compagnia area di bandiera mantenendone il pacchetto di controllo. Oltre a ciò, vi sono interessanti opportunità di business nei settori del turismo (ad esempio un importante investimento nel settore sarà realizzato entro la fine del 2010 e saranno costruiti quattro nuovi alberghi di quattro e cinque stelle nella città di Herceg Novi) e delle costruzioni ad esso legato (si segnala la fiera dell’edilizia che si terrà dal 24 al 28 settembre 2008 a Budva), dello sfruttamento delle risorse naturali (legno, pietra, alcune miniere ed acqua), delle industrie di base e delle infrastrutture. Nella scelta di de-localizzazione l’imprenditore non deve mai sottovalutare la tassazione del reddito di impresa, che, in Montenegro, è particolarmente favorevole, pari al 9% (è una delle percentuali di incidenza più basse in Europa). L’ICE ci informa che non esiste una mappatura completa degli investimenti diretti italiani nel Paese balcanico: vi sono state negli anni passati considerevoli (e note) operazioni di acquisizioni nel settore metallurgico, bancario ed alberghiero, ma per quanto riguarda gli investimenti compiuti dalle imprese italiane di piccole dimensioni questi sfuggono alle ricognizioni ufficiali anche se da alcuni dati in possesso delle istituzioni esse risultano presenti prevalentemente nel settore del tessile-abbigliamento e del legno-arredamento.

 

Stati Uniti d'America

Il gusto italiano spopola negli Stati Uniti

Cosa pensano dei nostri prodotti i consumatori statunitensi? Quali sono i prodotti più conosciuti e acquistati? A cosa viene associato il nostro Paese? Queste e altre domande ancora sono state realmente poste a consumatori statunitensi nel corso di una interessantissima indagine commissionata dall’Istituto nazionale per il Commercio estero (ICE) e il Comitato Leonardo - Italian Quality Committe ed affidata all’Istituto Piepoli S.p.a. Ne è risultato (Giugno 2004) che il nostro Paese viene associato dai consumatori USA al cibo, ai vini e alle località turistiche; che i primi prodotti che vengono in mente pensando all’Italia sono quelli alimentari, seguiti dalle calzature, automobili e  abbigliamento; che i prodotti maggiormente acquistati dagli intervistati sono stati quelli alimentari (vino e pasta in primis), seguiti dai prodotti dell’abbigliamento, calzature e accessori moda. In altri termini il gusto e il design italiani sono in pole position nelle preferenze dei consumatori statunitensi che riconoscono ai nostri prodotti qualità e bellezza, anche se mettono in evidenza l’elevato prezzo d’acquisto e la presenza sul mercato USA di prodotti contraffatti.

 

MiamiI RAPPORTI COMMERCIALI ITALIA - USA – Nonostante la difficile fase congiunturale statunitense e il sensibile apprezzamento dell’euro sul dollaro, non si è registrato il crollo delle esportazioni italiane negli USA come era stato paventato, ma anzi - come afferma il Rapporto Paese (USA) congiunto Ambasciate/Uffici ICE estero del II semestre 2003 – la performance del Made in Italy è stata in alcuni casi migliore di quella di alcuni storici concorrenti (come ad esempio Francia, Giappone, Corea del sud, Taiwan). Comunque v’è da dire che il nostro Paese si posiziona, nella graduatoria dei maggiori fornitori degli Stati Uniti, al 12° posto, perdendo due posizioni (era infatti 10° prima del 2003, ora è superata da Irlanda e Malesia). I settori forti – Il comparto moda (abbigliamento, calzature, cosmetici, gioielleria, occhiali, pelletteria etc. ) rappresenta il 23,2% dell’intero export italiano negli USA, il comparto casa/arredo (mobili, illuminazione, piastrelle - ottime performance per gli ultimi due - etc.) rappresenta l’11% sul totale esportato, il comparto agro-alimentare e vini rappresenta l’8,7%; infine da segnalare la buona performance del comparto della meccanica strumentale che rappresenta il 6,7% del totale esportato.

LA PENETRAZIONE COMMERCIALE – Nel corso della indagine demoscopica innanzi menzionata è emerso che la distribuzione di alimenti, calzature e abbigliamento è buona nelle grandi aree (come New York, Los Angeles, Boston etc.) ma necessita di essere migliorata nelle altre. Si dovrebbe quindi puntare, da un lato, a consolidare la posizione dei nostri prodotti nelle aree in cui tradizionalmente si registra la presenza del Made in Italy (ovvero Stati dell’Est, Florida, California ed Illinois), dall’altro, invece, a promuovere l’ingresso dei nostri prodotti in zone “meno battute” degli USA, come la parte occidentale e il Nord Est, assicurando quindi una distribuzione più omogenea e capillare dei nostri prodotti sul territorio statunitense. Occorre a questo punto pertanto individuare il sistema distributivo che più si addice agli scopi dell’azienda che potrebbe scegliere di nominare un agente in loco, o di contattare un distributore, oppure di aprire dei punti vendita in franchising, o infine di effettuare un insediamento diretto negli USA.

LE MODALITÀ DI DISTRIBUZIONE: AGENT E DISTRIBUTOR – Il rapporto di agenzia è uno degli strumenti più indicati per un primo approccio al mercato statunitense sia per la snellezza del rapporto(non esiste in USA una disciplina stringente come quella europea, il regolamento contrattuale è in sostanza rimesso all’accordo fra le parti) sia per l’esiguità dell’investimento iniziale (si possono anche non avviare attività promozionali, ma affidarsi al lavoro dell’agente). Una caratteristica però distingue l’agente “di diritto comunitario” da quello statunitense, ovvero il potere di rappresentanza (potere di concludere contratti in nome e per conto del preponente) che negli USA viene conferito automaticamente poiché risiede nella stessa nozione di agente, mentre in Europa deve costituire oggetto di apposito accordo (pertanto sarà opportuno specificare tale circostanza nel contratto, definendo ad esempio il soggetto anziché agent, sales representative ed elencandone i poteri). L’agente negli USA è un indipendent contractor, un lavoratore autonomo, pertanto occorre stare attenti a non dar vita ad un employment contract (un rapporto di lavoro subordinato), situazione questa che anche involontariamente si creerebbe con l’inserimento di determinate clausole (da evitare ad esempio la corresponsione di compensi svincolati dal volume degli affari). In alternativa alla nomina di un agente, l’impresa estera può siglare un accordo con un distributore USA, sempre giuridicamente autonomo dal produttore, che, a differenza dell’agente  - a cui è affidata soltanto la promozione del prodotto e la cui remunerazione è affidata alle provvigioni sul fatturato - si impegna ad acquistare e rivendere i prodotti e viene remunerato dal margine tra il prezzo di acquisto e rivendita di questi ultimi. Facilmente può accadere che le clausole tipiche di un accordo di distribuzione (esclusiva territoriale, patto di non concorrenza, differenziazione dei prezzi etc.) potrebbero entrare in conflitto con la rigida disciplina antitrust statunitense (Sherman Act, Clayton Act modificato dal Robinson-Patman Act etc.), pertanto la stesura del contratto deve essere oggetto di attenta analisi giuridica, anche per evitare le pesanti ricadute sul venditore che potrebbe avere, in caso di danni al consumatore arrecati dal prodotto, la U.S. Products Liability Law (la legge statunitense sulla responsabilità del produttore); sarà pertanto opportuno inserire clausole relative alla ripartizione di responsabilità tra produttore e distributore e di manleva in caso di citazione per danni.

 

Oman

l viaggio del sultano dell'Oman in Italia

Il viaggio “da mille e una notte” che il Sultano dell’Oman sta effettuando nella nostra regione, con l’imbarcazione ormeggiata al largo del Porto di Bari, oltre a suscitare legittima curiosità sulle modalità di svolgimento della vacanza del sovrano, data l’eccezionalità dell’evento, ha acceso i riflettori sullo Stato di provenienza del Sultano, l’Oman, una terra incastonata nella costa sud orientale della Penisola arabica e confinante con gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e lo Yemen.

 

MuscatECONOMIA dell’OMAN – Il più importante settore dell’economia dell’Oman è costituito, come per gli altri Paesi del Golfo, dagli idrocarburi (petrolio e gas naturale): il peso del settore sul Pil infatti nel 2006 -  ci informa l’ICE - ha raggiunto e oltrepassato la soglia del 50%, superando quindi il peso combinato di tutti i restanti settori dell’economia. Come è accaduto per altri Paesi del Golfo, si pensi agli Emirati Arabi e a Dubai in particolare, la consapevolezza che le risorse naturali non sono illimitate (anche se i giacimenti di gas naturale sono cospicui) ha spinto il Governo Omanita ad intraprendere un progetto di diversificazione dell’economia nazionale: il settore turistico-immobiliare ha ricevuto forte impulso con l’inaugurazione di diversi progetti di proporzioni maestose, con investimenti massicci che beneficiano della graduale apertura del Paese agli investimenti stranieri, grazie a provvedimenti statali, il primo significativo del 2006, che ne disciplinano gli investimenti in determinate aree. Infatti accanto al richiamo turistico, il Paese punta ad sviluppare edilizia residenziale da proporre in vendita agli stranieri: oltre ai grandi alberghi di lusso, resort (i più grandi Shinas e Yiti) dotati di tutte le strutture del caso (porti turistici, campi da golf etc.) sorgeranno anche unità abitative, sul modello di quanto sta avvenendo a Dubai (“The world” e the Palm” per citare i più famosi). I progetti più grandi sono “The Wave” un nuovo quartiere a Muscat, la capitale, (per il quale sono già in vendita ville vista oceano (“Ocean View”) e appartamenti fronte mare (“Almeria North”) e “Blue city” una intera nuova città nella penisola di Sawadi a 70 km dalla capitale, dove sorgeranno nuove abitazioni in residence (ville ed appartamenti) e strutture alberghiere di lusso.

RAPPORTI COMMERCIALI - L’Oman fa parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) assieme ad Arabia Saudita, Kuwait, Barhain, Qatar, Emirati Arabi Uniti: tra questi Paesi dal 2003 è in vigore l’unione doganale che prevede una tariffa unica per l’importazione al 5%, anche in previsione di un accordo di libero scambio con l’UE (i cui negoziati sono in corso di svolgimento). Nel 2006, gli USA hanno ratificato un accordo di libero scambio con l’Oman, che oltre ad avere una sua importanza dal punto di vista commerciale (anche se non estremamente rilevante, visti i limitati dati di interscambio), costituisce certamente uno strumento strategico sotto il profilo geo-politico, sorgendo il Paese nel cuore della Penisola arabica. Per quanto riguarda infine i rapporti commerciali con il nostro Paese, il primo dato riguarda il saldo della bilancia commerciale, positivo per il nostro Paese, in quanto le nostre esportazioni superano le importazioni dall’Oman: l’export italiano è composto prevalentemente da macchine e apparecchi meccanici, nel 2006 ai primi posti si collocano le macchine di impiego generale e per impieghi speciali, seguite da tubi, materie plastiche, e dai mobili, che costruisce la prima voce di esportazione di beni di consumo (occorre considerare che sfuggono ai dati del nostro export molti beni di consumo italiani che vengono importati dall’Oman non direttamente dal nostro Paese, ma per il tramite ad esempio degli Emirati, specie Dubai vero e proprio hub della distribuzione). Avendo fatto breccia lo stile di vita occidentale anche nel Sultanato, certamente l’export dei prodotti Made in Italy (alimentari, sanitari e ceramiche di pregio, attrezzatura da cucina etc.), se supportato da adeguata promozione, potrebbe aumentare.