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Lo Studio Chianura, composto da Avvocati e Dottori Commercialisti, assiste prevalentemente le imprese e i gruppi di imprese, nella gestione delle problematiche fiscali e societarie fornendo adeguata assistenza professionale anche in operazioni di carattere straordinario come fusioni, scissioni, acquisizioni, cessione di azioni e quote, riorganizzazioni societarie, pianificazione fiscale internazionale.

Lo studio inoltre è specializzato nel settore della finanza agevolata assistendo enti e imprese nella pianificazione e nello sviluppo di progetti imprenditoriali finalizzati all’ottenimento di contributi finanziari disposti da norme nazionali e comunitarie

Lo studio Chianura garantisce assistenza legale globale in ambito nazionale e internazionale alle imprese, agli enti pubblici, così come ai privati.  Il nostro studio offre un approccio specializzato in diverse aree legali, in particolare nell’area del diritto industriale, del diritto commerciale e della  contrattualistica interna ed internazionale. Tale copertura è garantita sia con la competenza dei professionisti presenti nello studio in modo continuativo, sia attraverso accordi continuativi  di collaborazione  con professionisti  italiani ed esteri.

Inoltre lo Studio nel suo complesso ha implementato operazioni di de-localizzazione delle produzioni all’estero, consistenti nell’attivazione di impianti di produzione all’estero o a vere e proprie entità estere autonome,  analizzando e fornendo assistenza su tutti gli aspetti dell’investimento, da quelli finanziari, agevolativi, fiscali, valutari, a quelli legali, previdenziali e societari.

Infine lo studio è in grado di assistere, in tutte le fasi, le imprese estere che vogliano investire in Italia – Puglia, Campania, Calabria e Sicilia rientrano nell’area Obiettivo 1 sino al 2013 - fornendo loro consulenza relativa alla legislazione italiana e agli strumenti agevolativi all’uopo utilizzabili.

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Montenegro

Montenegro: l'Italia è il primo partner commerciale nell'area dell'Ue

L’Italia è il primo partner commerciale nell’area UE del Montenegro con una quota di quasi il 30% dell’export montenegrino e il 10% dell’import. Considerevoli quindi sono i rapporti commerciali tra gli imprenditori dei due Paesi, anche se gli operatori montenegrini devono affrontare lo scoglio burocratico del visto: è del mese scorso la richiesta formulata dall’Unione degli imprenditori montenegrini di snellire le procedure per l’ottenimento del visto di accesso, in quanto la prassi in vigore prevede una procedura complessa e un’ampia documentazione da presentare a corredo della domanda, e “quindi molti imprenditori montenegrini rinunciano al viaggio in Italia, con un evidente danno non solo per loro ma anche per i partner italiani”. La collaborazione commerciale come vedremo, incentivata dalla vicinanza geografica e dal facile collegamento via mare (anche dalla nostra Regione), si sta sempre più corroborando, anche se per larga parte sfugge alle rilevazioni ufficiali.  

PodgoricaINVESTIMENTI DIRETTI ESTERI E PRIVATIZZAZIONI – Gli ultimi dati disponibili segnalano un rallentamento negli investimenti diretti esteri in Montenegro: gli IDE registrati nei primi due mesi del 2008 hanno raggiunto i 130 milioni di euro, determinando una crescita solo del 17% dopo i notevoli aumenti degli ultimi 3 anni. La principale ragione del rallentamento potrebbe essere rappresentata dal “raffreddamento” del mercato immobiliare, dopo la forte espansione registrata negli ultimi 2 anni. La maggior parte degli investimenti esteri del primo bimestre è stata registrata nelle imprese e nelle banche locali, mentre quelli nel settore immobiliare hanno inciso del 38,9% dell’afflusso. Occorre considerare che, mentre sono carenti gli investimenti greenfield, la maggior parte degli IDE è stata realizzata tramite le privatizzazioni di aziende ed enti statali, iniziate nel 1992 (si pensi che nel 2005 il 70% delle aziende statali era stato privatizzato). Proprio in questo ambito, si segnala che l'Agenzia per la Ristrutturazione Economica e per gli Investimenti Esteri del Montenegro ha annunciato la vendita del 64% del capitale della Polimka di Berane (pelletteria e calzature) e del 51% del capitale della Obod Ad di Cetinje (elettrodomestici).  

Le offerte dei potenziali acquirenti devono pervenire all'Agenzia entro il 3 giugno prossimo. Inoltre il Governo ha annunciato che venderà il 30% delle azioni della compagnia area di bandiera mantenendone il pacchetto di controllo. Oltre a ciò, vi sono interessanti opportunità di business nei settori del turismo (ad esempio un importante investimento nel settore sarà realizzato entro la fine del 2010 e saranno costruiti quattro nuovi alberghi di quattro e cinque stelle nella città di Herceg Novi) e delle costruzioni ad esso legato (si segnala la fiera dell’edilizia che si terrà dal 24 al 28 settembre 2008 a Budva), dello sfruttamento delle risorse naturali (legno, pietra, alcune miniere ed acqua), delle industrie di base e delle infrastrutture. Nella scelta di de-localizzazione l’imprenditore non deve mai sottovalutare la tassazione del reddito di impresa, che, in Montenegro, è particolarmente favorevole, pari al 9% (è una delle percentuali di incidenza più basse in Europa). L’ICE ci informa che non esiste una mappatura completa degli investimenti diretti italiani nel Paese balcanico: vi sono state negli anni passati considerevoli (e note) operazioni di acquisizioni nel settore metallurgico, bancario ed alberghiero, ma per quanto riguarda gli investimenti compiuti dalle imprese italiane di piccole dimensioni questi sfuggono alle ricognizioni ufficiali anche se da alcuni dati in possesso delle istituzioni esse risultano presenti prevalentemente nel settore del tessile-abbigliamento e del legno-arredamento.

 

India

India-Italia, queste le strategie commerciali

L’India costituisce l’obiettivo primario delle politiche di promozione individuate dal Ministero del Commercio internazionale per l’anno 2007, in realtà è tutta l’area del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) ad interessare la politica di sostegno delle azioni imprenditoriali: “in tutti questi Paesi va mantenuto il sostegno alle attività già avviate e vanno attivate ulteriori azioni mirate, per continuare a cogliere le opportunità offerte da questi mercati, il cui tasso di crescita rimane rilevante e sostenuto” – si legge nel documento in cui il Ministero traccia le “Linee direttrici dell’Attività promozionale 2007”. In particolare l’India, come si diceva, è al centro di un’approfondita analisi da parte delle nostre istituzioni, al fine di incrementare i rapporti commerciali e valorizzare le opportunità di mercato che tale Paese offre. Si è concluso da pochi giorni l’importante forum economico denominato “Destination India”, occasione preziosa per gli operatori indiani di entrare in contatto con le realtà produttive ed industriali italiane: l’appuntamento, tenutosi dall’6 all’8 novembre, ha permesso, infatti, dopo la prima giornata di forum a Roma alla presenza dei massimi esponenti delle nostre istituzioni (Ministero del Commercio Internazionale, Confindustria, ABI, ICE e altre) e di quelle omologhe indiane, di condurre i rappresentanti indiani presso alcuni dei maggiori poli industriali italiani (Vicenza, Prato, Torino, Firenze, Parma), focalizzando il percorso su determinati settori (componentistica auto, della meccanica, dell'agro-industria, del tessile abbigliamento, pelletteria e gioielleria).

 

BombayPERCHÉ INDIA – LE RAGIONI DI UNA SCELTA – L’India rappresenta un’opportunità di collaborazione nei settori in cui l’Italia ha raggiunto un alto livello di specializzazione (si possono appunto creare sinergie con i nostri poli d’eccellenza), così come può rappresentare un ottimo mercato di sbocco per i nostri prodotti grazie alla percentuale sempre crescente del c.d. ceto medio che può costituire, così come già in parte costituisce, il perfetto consumatore del Made in Italy. Diciamo che fino a questo momento l’Italia non ha ben compreso l’importanza strategica del partnerariato commerciale con l’India, delle opportunità di de-localizzare le produzioni nel paese asiatico. Altri paesi europei come Gran Bretagna, Paesi Bassi, Germania e Francia hanno avviato programmi di collaborazione e di de-localizzazione già da diverso tempo, avvalendosi della presenza in loco di personale altamente specializzato (c’è una sistema di istruzione capillare). Sono comunque i settori al alto contenuto tecnologico che hanno fatto la differenza rispetto ad altri Paesi dell’area asiatica: lo sviluppo dell’informatica unito all’elevato grado di specializzazione del personale indiano (ingegneri, informatici) hanno fatto sì che l’India fosse il parco tecnologico ideale ove insediare le proprie attività. Il governo indiano proprio nel settore dell’Information Technology, già fortemente sviluppato (sono presenti primarie aziende quali IBM, Intel, Microsoft, Oracle, Cisco, HP etc.) sta promuovendo ulteriori piani di sviluppo, tra cui la realizzazione di nuovi parchi tecnologici (fortunatamente per quanto ci riguarda lo ha compreso per tempo una delle nostre aziende italiane leader nel settore dell’industria informatica, la STMicroelectronics). 

Anche le Banche italiane hanno seguito le nostre imprese e hanno aperto le proprie filiali (Banca Nazionale del Lavoro, San Paolo IMI, per citarne alcune). Altro settore in forte sviluppo e altamente competitivo è quello dell’industria della chimica farmaceutica che fa parte di quei settori “ad alta intensità di conoscenza” nei quali l’India è emersa negli ultimi dieci anni come uno dei punti di riferimento tra i Paesi in via di sviluppo. Ma le possibilità non sono solo riservate alle grandi realtà imprenditoriali o bancarie, ottime possibilità e chance di replica hanno i nostri distretti manifatturieri nei settori della gioielleria, della lavorazione della pelle, dell’agro-alimentare, nel settore delle macchine utensili (lavorazione del legno, dei marmi, delle materie plastiche macchine tessili, sistemi di irrigazione per l’agricoltura, macchine per l’industria agro-alimentare, delle attrezzature per telecomunicazione etc.) Nella decisione di avviare il processo di espansione all’estero non bisogna mai trascurare (o sottovalutare), gli incentivi che il governo nazionale mette a disposizione per attrarre gli investitori stranieri: si tratta, come anche in India, di incentivi ed agevolazioni fiscali in particolari settori o finalizzati a promuovere lo sviluppo di aree arretrate. Come evidenzia l’ICE, oltre alle misure agevolative statali, si devono considerare anche gli incentivi offerti dai governi dei singoli stati per attrarre capitali stranieri. FIERA IETF 2007 – Da segnalare, a riprova dell’importanza strategica che rivestono i settori della tecnologia e dell’ingegneria in India, è l’International Engineering & Technology Fair (IETF), ovvero il più grande Salone dedicato all’ingegneria e tecnologia che si svolgerà a New Delhi dal 13 al 16 febbraio 2007. L’appuntamento fieristico, a cadenza biennale sin dal 1975, interessa tutte le categorie imprenditoriali: information technology, biotech, infrastrutture, ingegneria e progettazione, attrezzature e impianti, macchinari, accessori, componenti auto OEM, subfornitura. La fiera è la piattaforma ideale per gli incontri buyers/sellers, ma è anche un importante occasione per partecipare a seminari ed assistere a conferenze sulle ultime novità del settore, a sviluppare la propria rete di vendita etc. La richiesta di partecipazione alla fiera può essere fatta compilando il modulo (booking form overseas) scaricabile direttamente dal sito www.ietfindia.com, anche se sarebbe auspicabile, data l’importanza dell’evento, che fosse organizzata dagli enti o istituzioni locali una partecipazione collettiva delle nostre imprese al fine di incrementare le possibilità di internazionalizzazione delle medesime in settori strategici, quale quello delle tecnologie, per il futuro sviluppo della competitività del nostro sistema su scala globale.

 

Australia

Raddoppiate le esportazioni italiane in Australia in 10 anni

A trainare le importazioni dei nostri prodotti in Austrialia nei decenni passati è stata indubbiamente la forte presenza di emigrati del nostro Paese che hanno costruito la propria fortuna dall’altro capo del mondo in anni in cui l’emigrazione costituiva l’unica via di salvezza per molti connazionali. Gli esperti considerano adesso questo fenomeno pressoché esaurito:  quello che spinge ad acquistare i prodotti del Made in Italy sarebbe proprio la loro qualità intrinseca ed il fascino che essi esercitano su milioni di consumatori nel mondo, oltre, nel caso specifico dell’Australia, alla forte espansione economica e alla crescita che consumi privati che ha fatto raddoppiare nell’ultimo decennio le esportazioni italiane nel Paese. Un fenomeno comunque degno di nota, ci informa l’ICE, è il processo di sostituzione delle importazioni nostrane con beni prodotti in Australia: imprenditori di origine italiana producono localmente, utilizzando marchi e nomi italiani, prodotti quali mobili, materiali da costruzione, prodotti alimentari (olio, vino, pasta, prosciutti e formaggi) etc, anche se tutto questo avviene con un indubbio collegamento con l’Italia dalla quale vengono comunque forniti beni strumentali, prodotti semilavorati e componentistica.

SidneyINTERSCAMBIO COMMERCIALE - PROSPETTIVE – Conseguenza del fenomeno descritto innanzi è il cambiamento della tipologia dei prodotti italiani esportati in Australia: mentre in passato le esportazioni italiane verso l’Australia erano concentrate in prodotti tipici del “Made in Italy” quali beni alimentari e bevande alcoliche (il vino in particolare), moda ed accessori (scarpe, borse etc.), nonché arredamento e interni (ceramica, marmi e graniti), oggi oggetto di importazione sono i beni strumentali, come ad esempio: macchinari, macchine elettriche, mezzi di trasporto e movimentazione. In considerazione di ciò, attualmente le principali opportunità di penetrazione, per il sistema commerciale italiano, vanno ricercate in alcuni “nuovi” settori, quali ad esempio: medicinali e prodotti farmaceutici (inclusi i farmaceutici veterinari); materiali di costruzione; macchinari ed attrezzature mediche e dentistiche; macchinari ed attrezzature per l’agricoltura (olio, vino); macchine utensili (in particolar modo meccano-tessile, lavorazione metalli e lavorazione vetro); tecnologie e servizi ambientali;attrezzature per l’irrigazione; tecnologie per la produzione di energia alternativa; biotecnologie; attrezzature e forniture turistico –alberghiere; arredo-casa; industria della refrigerazione e logistica.IDE - L’Australia favorisce gli investimenti stranieri, particolarmente nei settori manufatturieri e ad alto contenuto tecnologico (il sistema universitario australiano e la ricerca scientifica attuata sono di eccellenza). I maggiori paesi investitori sono stati gli Stati Uniti, la Svizzera, la Cina, il Regno Unito e la Germania. Il nostro Paese, vista la enorme distanza geografica e la tendenza (pigrizia?) dei nostri imprenditori a non prediligere mete lontane, non annovera molti investimenti diretti, anche se è importante evidenziare che la scelta di effettuare IDE in Australia per molte società americane ed europee è determinata dal fatto che il Paese rappresenta un’opportunità da un punto di vista strategico ed economico per la vicinanza dei mercati asiatici, oltre ad avere una forza lavoro flessibile e qualificata che, insieme al buon sistema di telecomunicazioni e ad un’alta qualità della vita, la rendono un territorio estremamente interessante per l’insediamento di funzioni direttive di molte società straniere.

Brasile

Il Brasile è il Paese che attira maggiormente gli investimenti esteri stranieri –IDE - rispetto agli altri Paesi dell’America Latina e dell’area caraibica (si stima circa il 40% degli IDE che interessano l’area, in larga parte provenienti da Paesi europei, oltre che, come è facile immaginare, dagli USA) La ragione di questa affluenza estera massiccia risiede principalmente nel fatto che il Brasile, nel corso degli anni ‘90, per cercare di essere al passo con sviluppo tecnologico internazionale e per affrontare in modo adeguato la concorrenza dei mercati esteri, ha operato importanti trasformazioni, attuando un corposo processo di privatizzazioni che hanno interessato settori strategici dell’economia (come quello delle telecomunicazioni, siderurgico, minerario, trasporti etc.), ed ha pertanto attirato società estere che hanno saputo sfruttare il “terreno vergine” che si offriva loro(Es. Telecom Italia, Ford, etc). Inoltre, il Brasile, forte delle risorse naturali a disposizione, ha saputo delineare un sistema di incentivi ed agevolazioni per gli investitori esteri, creando delle vere proprie zone privilegiate (si pensi allo stato di Minas Gerais). Da ultimo, non certo per importanza, il merito della ritrovata fiducia nel Brasile va rintracciata nel cambio del vertice del governo brasiliano avvenuto con la vittoria di Luis Inacio Lula da Silva; nel 2003 la bilancia commerciale ha fatto registrare un saldo attivo di 24 miliardi di dollari, con una crescita dell’89% rispetto al 2002, le esportazioni sono cresciute del 21% e l’inflazione è calata.

San Paolo

L’ECONOMIA BRASILIANA– Già dall’inizio del 2001 gli operatori economici avevano compreso che l’economia brasiliana aveva inaugurato una fase di sviluppo stabile, sicuramente lontana dalle incertezze che avrebbero di lì a poco travolto il sistema economico della vicina Argentina (finita poi come sappiamo in bancarotta finanziaria); l’analisi era fondata sulla considerazione che il Brasile aveva prediletto l’attrazione degli investimenti produttivi esteri,limitando l’afflusso di denaro a fini speculativi, al fine di consentire il passaggio da una economia prettamente rurale ad una industriale e che puntasse sul settore terziario. Gli effetti di tale scelta si vedono nel mutamento delle esportazioni: se in passato esse erano costituite in prevalenza da prodotti primari e dell’agricoltura, da un decennio a questa parte, invece, sono costituite da prodotti industrializzati (automobili, componentistica meccanica etc.,negli ultimi anni sono in aumento anche le esportazione manifatturiere).Di pari passo allo sviluppo economico si muove il sistema legislativo federale che, nel corso degli anni ‘90, ha visto l’entrata in vigore di numerose leggi rivolte a disciplinare  settori totalmente sprovvisti di regolamentazione o lacunosi; chiari esempi sono la legge antitrust, quella sul franchising, sulla proprietà intellettuale, quella a difesa dei consumatori, quella ambientale etc.

I SETTORI INTERESSATI DAGLI IDE – I Paesi che hanno maggiormente investito direttamente in Brasile negli ultimi anni sono Spagna, USA, Portogallo, Germania e Italia, e v’è da sottolineare che la parte più consistente di tali investimenti è stata destinata all’acquisto di attività liberalizzate a seguito delle privatizzazioni innanzi citate. Ciò si desume, infatti, da un’analisi degli IDE nell’anno 2001: essi sono concentrati per il 70% nel settore dei servizi (elettricità, acqua, gas, telecomunicazioni, commercio e servizi finanziari), per il 25% nel settore industriale e manifatturiero e per la restante percentuale nel settore primario (agricoltura e minerario)..

I RAPPORTI CON L’ITALIA – Il Brasile è uno dei partner commerciali più importanti del nostro Paese, tanto da aver superato dal 1999 l’Argentina, che è stata a lungo il primo partner commerciale dell’Italia in quell’area. Oggi figura, unico Paese del Sud America, tra i primi venti partner commerciali dell’Italia. Il Brasile rappresenta sicuramente un buon mercato di approvvigionamento, le principali voci dell’export brasiliano verso l’Italia indicano un costante incremento per il settore minerario (si pensi ai marmi e graniti esportati in Italia per processi i seconda lavorazione e finitura); per il settore del cuoio e dei prodotti in cuoio che ha registrato un considerevole aumento negli anni scorsi (anche +90%); per il settore del tabacco, delle bevande e dei prodotti alimentari. Il Brasile costituisce inoltre un mercato di produzione, ovvero un Paese in cui, per imprese operanti in determinati settori, può risultare vantaggioso de-localizzare tutta o in parte la produzione industriale, considerata la presenza sia di materie prime ( quali il legno, le pelli etc.) e che di manodopera a costi di gran lunga inferiori a quelli normalmente praticati nei Paesi industrializzati ( si pensi che lo stipendio mensile base di un operaio non specializzato è di circa 100 euro).Ma non bisogna dimenticare che il Brasile rappresenta un potenziale mercato di sbocco, in quanto vi abitano 170 milioni di persone che, dai risultati emersi da una recente ricerca, mostrano una forte propensione al consumo, aperture alle novità e ai prodotti stranieri; a quest’ultimo proposito per il Made in Italy sarebbe un mercato interessante, considerando sia la forte presenza di oriundi italiani (20 milioni di persone)che un sistema distributivo all’ingrosso alquanto efficiente che consente un ingresso facilitato dei prodotti nel mercato interno.

Libia

Libya

La Libia, grande opportunità per le Pmi

Con la sospensione dell’embargo da parte delle Nazioni Unite avvenuta nell’aprile del 1999, e con la recentissima sua abolizione avvenuta nell’agosto 2003,  la Libia, dopo un lungo periodo di isolamento, ha vivacemente ripreso il percorso di sviluppo sullo scenario internazionale. Il Paese è caratterizzato da un sistema economico di tipo socialista in cui l’iniziativa privata è limitata e la presenza dello Stato nell’economia è di conseguenza pregnante. Ma, nonostante questo, la Libia si sta dimostrando Paese dinamico sotto il profilo dell’attrazione degli investimenti e può rappresentare una opportunità per i Paesi europei.

L’ECONOMIA LIBICA – I SETTORI - Da sempre l’economia di questo Paese è stata caratterizzata da una forte dipendenza dal settore degli idrocarburi (petrolio, gas, etc.) che rappresenta il 95% delle esportazioni. Il petrolio, in particolare, è la principale risorsa della Libia che rimane  il maggior produttore petrolifero del Nord Africa; di conseguenza, l’andamento dell’economia, considerando anche che il petrolio genera circa il 75% delle entrate pubbliche, è fortemente condizionato dal suo prezzo. Il settore industriale è pertanto incentrato sulla produzione siderurgica e sul petrolchimico. Anche il settore delle costruzioni è in forte crescita, dato il programmato sviluppo dell’edilizia popolare che ha accresciuto e farà accrescere il fabbisogno di materiali e competenze tecnico-specialistiche provenienti dall’estero. Il settore agricolo è fortemente penalizzato dalla localizzazione geografica del Paese, che fatta eccezione per le poche zone costiere coltivabili, è per il 90% desertico. Il comparto della pesca, invece, pur potendo svolgere un ruolo rilevante nell’economia del Paese data l’estensione della costa libica, non è supportata né da adeguate infrastrutture portuali, né da  investimenti nei settori della refrigerazione e conservazione dei prodotti. E’ sicuramente carente il settore dei servizi e delle infrastrutture, per queste ultime si deve registrare che lo scarso sviluppo del sistema dei  trasporti costituisce un freno alla crescita del Paese che non ha strutture ferroviarie, mentre può contare sul trasporto aereo anche per i collegamenti interni.

  

LA POLITICA DI SVILUPPO DEL PAESE – Come abbiamo visto l’economia del Paese dipende dallo sfruttamento delle risorse minerarie, mentre per il resto è quasi totalmente dipendente dall’estero (si pensi che il 75% del fabbisogno alimentare è soddisfatto con le importazioni). Per quanto riguarda i prodotti dell’agricoltura e i beni di consumo, la Libia attinge al mercato europeo, e negli ultimi tempi, data la competitività dei prezzi,  ai Paesi dell’Estremo Oriente.  Ecco perché il Governo libico, nel quadro di un programma di sviluppo che investe il quinquennio 2000-2005, ha stanziato risorse per lo sviluppo del settore non-oil, ossia quello non legato al petrolio, promuovendo anche il decentramento delle competenze in materia alle realtà locali, le Municipalità. Quindi è facile intuire che si aprano delle prospettive sia per la commercializzazione dei nostri prodotti che per l’insediamento di branch in loco. A questo proposito è bene sottolineare che anche i rapporti commerciali sono sottoposti allo stretto controllo delle autorità locali, alle quali è necessario rivolgersi se si vuole intraprendere una iniziativa commerciale o imprenditoriale. Le forniture infatti vengono richieste alle imprese comprese in una lista predisposta dalle autorità libiche, nella quale è possibile essere inseriti previa registrazione presso gli uffici competenti della propria società. Allo scopo di agevolare lo sviluppo del Paese è stata introdotta nel 1997 la nuova disciplina in materia di attività imprenditoriali svolte da soggetti esteri, che ha di fatto aperto le porte ai capitali stranieri. E ‘ stato costituto un “Ente per la promozione degli investimenti” con lo scopo di promuovere l’investimento dei capitali esteri e di pubblicizzare i progetti del governo libico ( in questo periodo incentrati sul turismo, agricoltura e sanità). Avranno la precedenza quei progetti che tutelano gli interessi pubblici del Paese ossia la cui attività consenta al Paese di conseguire i suoi obiettivi primari: aumentare le esportazioni, incrementare l’occupazione, formare tecnici, innovare le tecniche di produzione e i servizi, sviluppare le arre arretrate. creare nuovi posti di lavoro.

I SETTORI INTERESSATI – Si è concentrato l’impiego delle risorse nello sviluppo di quei settori che hanno possibilità di crescita autonoma in Libia e cioè comunicazioni, infrastrutture, turismo, pesca, ma anche agricoltura e industria leggera. Le imprese estere saranno quindi chiamate ad intervenire con le loro competenze al potenziamento della struttura economica libica, in particolare ottime prospettive si registrano nel settore del turismo, dell’agro- alimentare, del tessile e delle macchine (per l’agricoltura, per l’imballaggio, per la lavorazione del marmo e metalli), dei materiali per l’edilizia e i relativi accessori (molto richieste le ceramiche italiane), nonché delle attrezzature per la pesca al fine di ammodernarne i sistemi.

  

FIERA INTERNAZIONALE DI TRIPOLI – 2-12/04/2004 – Un importante appuntamento per entrare in contatto con la realtà sin qui descritta e cogliere le opportunità che si stanno offrendo, è costituita dalla Fiera Internazionale di Tripoli, alla quale le imprese possono partecipare con il supporto dell’ICE che curerà l’organizzazione di una collettiva italiana articolata su 3 o 4 padiglioni settoriali. Sono previste azioni di comunicazione su media  locali, l’inserimento dell’azienda nel catalogo predisposto dall’ICE, nonché servizi di assistenza in loco attraverso interpreti e personale addetto all’organizzazione. Potranno essere presentati in fiera esclusivamente prodotti Made in Italy, tranne quelli appartenenti ad una lista predisposta dal governo libico, il cui elenco è fornito dall’ICE.

 

Argentina

ARGENTINA: TUTTE LE OPPORTUNITA' PER INVESTIRE

Ospitiamo l’intervento per la Gazzetta del Mezzogiorno di Paolo TANZI – PARMA - Responsabile Ufficio Sviluppo della Camera di Commercio Italiana di Rosario in Argentina.“ L’Ufficio per lo Sviluppo   Commerciale in Italia della provincia di Santa-Fe’ (Argentina) sotto l’egida della Camera di Commercio di Rosario e quella di Parma, e’ stato attivato per favorire i contatti tra le aziende produttive e commerciali delle due  regioni. Tale progetto sperimentale e’ oggetto di viva attenzione da parte del sistema delle camere di commercio estere, con l’idea di replicarne il modello per altri Stati.

Buenos Aires

LA RIPRESA ECONOMICA ARGENTINA - La situazione odierna in Argentina è sicuramente migliorata rispetto a quella – in effetti veritiera - riportata da tutti i mass media internazionali alla fine del 2002 ed all’inizio di quest’anno; a testimonianza di tale trend positivo il cambio pesos/dollaro, che è  passato in breve tempo da 3,5/1 del 2002, con tendenza al peggioramento, ai 2,82/1 dei primi giorni di maggio. Torno dall’aver rappresentato l’Italia su invito argentino alla fiera internazionale dell’alimentazione di Rosario, (FIAR 2003) che con uno sforzo inimmaginabile e’ stata fortemente voluta -  dopo la sospensione nel 2002 per effetto della crisi -  sia dal pubblico che dal privato, per ridare fiducia  economica e psicologica ad una nazione messa in ginocchio, credo mai cosi’ pesantemente, dalla spirale di eventi negativi dell’anno passato. Ho visto una fortissima volontà’ di ripresa, e credo che dopo gli avvenimenti politici degli ultimi giorni si possa preventivare una fase nuova per questa nazione, che forse finalmente potrà – con  fatica – staccarsi dalle tradizioni politiche tipicamente sudamericane.

 

SETTORI TRAINANTI - I settori trainanti e che per primi hanno rialzato la testa dopo la grande crisi dell’inizio dell’anno, sono l’agricoltura e di conseguenza anche il settore delle macchine agricole. Questo perchè in passato ci  si riforniva per tali macchinari  dall’estero e specificatamente  dal Brasile; ora,  per effetto del default, si  è  ricominciato a servirsi del  mercato interno ed a  riorganizzare  le  produzioni .L’Argentina e’ un paese dalle mille risorse e dalle potenzialità’ enormi ; basti pensare alle estensioni  di terreni. Superfici inimmaginabili per un agricoltore italiano,  abituato ai nostri fazzoletti ( Vi sono fazende con un milione di ettari di terra e  altrettanti capi di bestiame sempre in rotazione).

GLI INVESTIMENTI E LE JOINT VENTURES - In questo momento investire in questa parte del mondo e’ senz’altro  appetibile per investitori italiani o europei , soprattutto se interessati ad entrare con le proprie capacita’ di tecnologia e penetrazione dei mercati in quel grande bacino di utenza che e’ il Mercosur.Acquistare poderi (estancias), per realizzare produzioni agricole qui da noi ormai compromesse dallo sfruttamento eccessivo dei terreni, è sicuramente un’iniziativa   economicamente  valida, specialmente se  supportata  dalle nostre  capacita’ imprenditoriali  e da quel know-how che tutti ci riconoscono e ci invidiano, specialmente nel campo agroalimentare.Dal punto di vista imprenditoriale, l’intervento auspicabile è la costituzione di società’ miste con sede in Argentina, riconducibili alla forma giuridica internazionale delle joint-ventures companies. Questa opzione e’ fortemente spinta dalle autorità’, nazionali ed internazionali, che stanno emanando provvedimenti di incentivazione di questo tipo, visti come un mezzo privilegiato per fare ripartire l’economia argentina.  

IL SETTORE AGROALIMENTARE E QUELLO DEL  TURISMO - Nello specifico, l’interesse principale si rivolge al settore agro-alimentare, in cui si dovrebbe potere coniugare la grande tradizione delle imprese italiane con le notevoli risorse, in gran parte inespresse, di questa nazione sudamericana.Favorevole agli insediamenti produttivi può essere l’alto grado di scolarizzazione della popolazione, che, non va dimenticato, per oltre il 50% e’ di origine italiana.Un altro settore che si sta monitorando e valutando in funzione di futuri investimenti e’ quello del turismo e, in particolare, dell’agriturismo. Ciò’ viene fatto per attuare una ridistribuzione del reddito sul territorio, raggiungendo, in questo modo, anche zone che sono fuori dei normali circuiti.Per tutto questo e per il forte legame che tradizionalmente lega le nostre culture, l’aspettativa e’ di divenire in un futuro prossimo dei partners privilegiati per la nazione argentina, sia dal punto di vista commerciale sia dal punto di vista produttivo. Lo scenario possibile potrebbe essere quello di ottenere dei prodotti argentini, a qualità’ italiana, in grado di competere ad alti livelli ( ed a bassi costi ) sui mercati americani.Chiudo complimentandomi col giornale che mi ospita, poiche’ e’ una delle prime testate che ha dimostrato una sensibilita’ spiccata verso le richieste di conoscenza delle dinamiche dei mercati internazionali, indispensabile oggi per le aziende che intendano porsi correttamente in un contesto di competizione globale ….”

Marocco

Marocco: Opportunità commerciali e investimenti

Il Marocco è uno dei dieci Paesi del bacino del Mediterraneo facente parte del partnerariato Euro-Mediterraneo istituito a Barcellona nel 1995, quindi costituisce già un Paese target e preferenziale per sviluppo commerciale e l’integrazione culturale dell’Unione Europea nell’area, senza considerare che il nostro Ministero del Commercio Internazionale inserisce proprio l’Africa Mediterranea tra le zone su cui occorre incrementare le iniziative di promozione. Ci soffermiamo sulle opportunità commerciali, anche in considerazione dei dati positivi dell’economia marocchina in ascesa costante dal 2001 (crescita che si attesta su valori medi del 5,4%) e segnaliamo una missione imprenditoriale organizzata da Promec, Azienda speciale della Camera di Commercio di Modena, insieme a Promos, Azienda speciale della Camera di Commercio di Milano con il patrocinio del sistema camerale italiano, che si terrà dal 2 al 4 marzo 2008 a Casablanca, confermando il vivo interesse verso questo Paese che ha condotto diverse Camere di Commercio italiane ad insediare nel 2005 uno “Sportello-Italia” proprio a Casablanca, dinamico centro d’affari, per favorire l’internazionalizzazione delle nostre imprese.

RabatPARNTNER COMMERCIALI E SETTORI DI INTERESSE – I principali partner commerciali del Marocco sono i Paesi dell’Unione Europea che coprono circa la metà delle importazioni del Marocco, acquistando circa i tre quarti delle sue esportazioni. Tra i paesi fornitori, anche per legami storici (e affinità linguistica) primeggia la Francia, per prossimità geografica la Spagna, seguiti dall’Italia, che ha visto crescere le proprie esportazioni in Marocco del 18% nel primo semestre 2007, superando rispetto al 2006 l’Arabia Saudita. Tra i Paesi clienti l’Italia si posiziona quarta preceduta da Francia, Spagna e Gran Bretagna. Si è registrato un incremento del settore tessile che si conferma al primo posto nelle nostre vendite, seguito dai macchinari. Anche per quanto riguarda le nostre importazioni di prodotti del tessile/ abbigliamento si è registrato un incremento: il settore tessile non sconta in maniera rilevante la concorrenza asiatica visto che in linea di massima le produzioni sono di livello più elevato e la maggiore “minaccia”, fino a qualche tempo fa rappresentata dalla Romania, ha perso il suo potenziale dato che l’ingresso nell’UE ha prodotto nel Paese l’incremento inevitabile dei prezzi del tessile, pertanto il Marocco riesce a mantenere la sua competitività nel settore in ambito internazionale. Al secondo posto nelle nostre importazioni, con un incremento del 16%, troviamo il pesce congelato e trasformato, a conferma di un trend positivo e di un settore molto interessante, anche per investimenti diretti.

IDE – Anche se siamo l’ottavo Paese investitore, i motivi per incrementare gli investimenti sono numerosi: notevole è l’interesse nei confronti di taluni modelli italiani quali ad esempio i distretti industriali, come pure verso i nostri settori di punta (agro-industria, pelletteria, prodotti del mare etc.); inoltre sarebbe opportuno beneficiare del processo di privatizzazioni che il Governo marocchino sta realizzando nel campo dell’agricoltura, dell’energia, dell’aeronautica, del trasporto ferroviario, delle telecomunicazioni, dell’ambiente;  vi sono preziosi varchi di ingresso anche nel settore dell’edilizia, specie in quella abitativa e del settore del turismo (uno dei più rilevanti in Marocco). Oltre a ciò si aggiungono i benefici dell’Area di Libero Scambio Marocco-USA, nonché con la creazione della Free Zone di Tangeri (si veda a quest’ultimo proposito articolo del 4.12.2006). Fonte: ICE

 

Cina

Piccole imprese: ora la Cina è più vicina

Attività così strutturate e complesse devono vedere necessariamente in primo piano il ruolo dei professionisti a rubrica “Commercio Internazionale” chiude oggi per  la pausa estiva il suo ciclo 2002/2003. Questi otto mesi hanno visto il nostro team di esperti,  provenienti da diverse aree professionali,  impegnato nel progetto divulgativo sul tema dell’internazionalizzazione, con l’intento di rendere fruibili un insieme di concetti che appartengono ad un sistema altamente tecnico, il mondo degli affari internazionali. L’esigenza di affrontare la problematica in modo integrato e sotto i diversi aspetti tecnici nasce infatti dalla circostanza che le PMI del Sud, spesso avulse dalle grandi realtà internazionali, quando sperimentano i primi approcci sui mercati esteri, si trovano costrette ad affrontare contemporaneamente tutte le fasi del commercio internazionale, dalla redazione dei contratti, alle procedure fiscali fino alle problematiche dei trasporti, delle dogane  e dei pagamenti internazio­nali. Ed in questo senso l’analisi condotta nel corso dell’anno ha inteso “condensare” in poche note il vastissimo panorama delle problematiche sul tema,  spaziando dalla materia fiscale a quella legale, fino al settore aziendale, finanziario e del marketing , con lo scopo finale di fornire,  se non un decalogo, almeno una razionalizzazione delle strategie di fondo dell’internazionalizzazione.

ShangaiL’IMPORTANZA DI UN MODELLO STRATEGICO - Questo operazioni di “mappatura” delle operazioni basilari,  per quanto elementare, assume enorme importanza in un contesto come quello delle piccole imprese del Sud, che non sempre riescono a esprimere compiutamente le proprie necessità legate all’espansione internazionale.È infatti  latente una forte domanda dell’imprenditoria locale che chiede in modo generico “…di andare all’estero ..” , senza avere chiara idea se andare “a monte” o “a valle”, cioè se le economie di gestione perse nel mercato domestico debbano  essere recuperate all’estero sul fronte dei ricavi, ovvero dei costi, e quindi in ultima istanza senza avere idea sul come e dove “andare all’estero”(e sono infatti frequenti casi di  imprenditori che si avventurano in viaggi della speranza per vendere in contesti economicamente poveri prodotti fabbricati in Italia e di alta gamma).Questa domanda dunque  va necessariamente decodificata per inquadrare le esigenze dell’impresa e proporre agli imprenditori un modello strategico e non casuale di espansione internazionale .Secondo questa prospettiva  infatti si sono mossi i primi articoli della nostra rubrica, che hanno analizzato le direttici fondamentali dell’internazionalizzazione, selezionando così percorsi diversificati di sviluppo:verso mercati di sbocco ovvero verso mercati di approvvigionamento e di produzione.

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE VENDITE - Operando un’espansione attraverso i canali di sbocco,  l’obiettivo non può che  essere costituito da mercati con alto reddito pro-capite, con gusti, tradizioni e  sistemi distributivi simili a quelli italiani.Per quanto riguarda le modalità di attuazione, l’opzione tra un sistema di penetrazione commerciale diretto (agenti o proprie filiali all’estero) ovvero indiretto (distributori, importatori) dipende  poi dal livello di controllo del mercato estero che l’impresa intende o è in grado di attuare.Analizzando i mercati di sbocco nel corso della rubrica abbiamo concretamente indicato alcuni dei principali Paesi di sbocco (UK e Germania), analizzandone i sistemi distributivi e commerciali e rapportandoli ad alcuni settori rilevanti dell’economia pugliese (il mobile imbottito, l’agro-alimentare ed il tessile).Sono state poi analizzate le opzioni possibili riguardanti i principali contratti di penetrazione commerciale e di distribuzione all’estero, quali l’agenzia, la vendita, la concessione di vendita, fornendo concreti suggerimenti per adeguare la struttura del contratto alle esigenze delle aziende italiane.

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE PRODUZIONI – La selezione dei Paesi  di produzione e di approvvigionamento avviene invece sulla base del più basso costo della mano d’opera, della più facile ed economica reperibilità della materia prima, dell’esistenza di finanziamenti per gli impianti, nonché di altri fattori come il risparmio fiscale, la stabilità politica, la vicinanza geografica, la compatibilità culturale e sociale…Cercando di contestualizzare tali scelte nell’ambito dell’economia pugliese, nelle varie uscite della rubrica abbiamo tracciato le linee guida dei processi di delocalizzazione (Cina,  Romania, Argentina e Brasile),  realizzati attraverso contratti di subfornitura ovvero mediante insediamenti stabili all’estero  (rispetto ai quali è stata fornita una mappa dei finanziamenti disponibili,  specialmente per l’area balcanica, nonché il regime fiscale, corredato di una sintetica guida delle strutture  societarie funzionali per il rientro più efficiente sul piano fiscale e finanziario dei flussi dall’estero).

LA CENTRALITÀ DELLA CONTRATTUALISTICA E DELLA FISCALITÀ - In tutto questo processo non ci siamo stancati di ribadire che ogni fase delle operazioni va “registrata” in un valido  impianto contrattuale, che tenga conto della  inadeguatezza nel contesto giuridico internazionale dei modelli domestici (in più articoli abbiamo infatti tracciato le linee guida da seguire nella redazione di un contratto internazionale, commentando le strategie connesse alla scelta della legge applicabile, della giurisdizione o dell’arbitrato). Allo stesso modo abbiamo evidenziato l’importanza della valutazione dell’impatto fiscale delle operazioni internazionali fin dalla loro progettazione, senza relegarla come spesso avviene in una fase meramente esecutiva. C

ONCLUSIONI – L’internazionalizzazione ben presto rappresenterà una scelta obbligata anche per le aziende più piccole, che si troveranno costrette a strutturarsi sul piano internazionale per non essere estromesse dal sistema, ormai globalizzato e verticalmente integrato.L’indotto del divano dovrà seguire i grandi committenti  e tentare di replicare all’estero la tecnica del distretto, i grandi mercati di sbocco diventeranno sempre più concentrati e preclusi alle medie  imprese, si affacceranno  nuovi concorrenti stranieri  nel mercato domestico ma viceversa si determinerà l’apertura di nuovi mercati, come i Balcani, prima inesplorati.Il commercio internazionale rappresenta quindi  il settore al quale la nostra regione affiderà lo sviluppo della sua economia, fornendo opportunità di occupazione proprio ai giovani che sempre più prediligono lo studio di materie di respiro internazionale.Un progetto così rilevante  non può essere lasciato al caso, ma va affidato a modelli strategici di marketing internazionale che siano adeguatamente strutturati e condivisi, e che vedano finalmente un ruolo centrale dei professionisti che, almeno negli altri Paesi europei, costituiscono  la naturale cerniera tra il mondo istituzionale e quelle delle imprese.

Oman

l viaggio del sultano dell'Oman in Italia

Il viaggio “da mille e una notte” che il Sultano dell’Oman sta effettuando nella nostra regione, con l’imbarcazione ormeggiata al largo del Porto di Bari, oltre a suscitare legittima curiosità sulle modalità di svolgimento della vacanza del sovrano, data l’eccezionalità dell’evento, ha acceso i riflettori sullo Stato di provenienza del Sultano, l’Oman, una terra incastonata nella costa sud orientale della Penisola arabica e confinante con gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e lo Yemen.

 

MuscatECONOMIA dell’OMAN – Il più importante settore dell’economia dell’Oman è costituito, come per gli altri Paesi del Golfo, dagli idrocarburi (petrolio e gas naturale): il peso del settore sul Pil infatti nel 2006 -  ci informa l’ICE - ha raggiunto e oltrepassato la soglia del 50%, superando quindi il peso combinato di tutti i restanti settori dell’economia. Come è accaduto per altri Paesi del Golfo, si pensi agli Emirati Arabi e a Dubai in particolare, la consapevolezza che le risorse naturali non sono illimitate (anche se i giacimenti di gas naturale sono cospicui) ha spinto il Governo Omanita ad intraprendere un progetto di diversificazione dell’economia nazionale: il settore turistico-immobiliare ha ricevuto forte impulso con l’inaugurazione di diversi progetti di proporzioni maestose, con investimenti massicci che beneficiano della graduale apertura del Paese agli investimenti stranieri, grazie a provvedimenti statali, il primo significativo del 2006, che ne disciplinano gli investimenti in determinate aree. Infatti accanto al richiamo turistico, il Paese punta ad sviluppare edilizia residenziale da proporre in vendita agli stranieri: oltre ai grandi alberghi di lusso, resort (i più grandi Shinas e Yiti) dotati di tutte le strutture del caso (porti turistici, campi da golf etc.) sorgeranno anche unità abitative, sul modello di quanto sta avvenendo a Dubai (“The world” e the Palm” per citare i più famosi). I progetti più grandi sono “The Wave” un nuovo quartiere a Muscat, la capitale, (per il quale sono già in vendita ville vista oceano (“Ocean View”) e appartamenti fronte mare (“Almeria North”) e “Blue city” una intera nuova città nella penisola di Sawadi a 70 km dalla capitale, dove sorgeranno nuove abitazioni in residence (ville ed appartamenti) e strutture alberghiere di lusso.

RAPPORTI COMMERCIALI - L’Oman fa parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) assieme ad Arabia Saudita, Kuwait, Barhain, Qatar, Emirati Arabi Uniti: tra questi Paesi dal 2003 è in vigore l’unione doganale che prevede una tariffa unica per l’importazione al 5%, anche in previsione di un accordo di libero scambio con l’UE (i cui negoziati sono in corso di svolgimento). Nel 2006, gli USA hanno ratificato un accordo di libero scambio con l’Oman, che oltre ad avere una sua importanza dal punto di vista commerciale (anche se non estremamente rilevante, visti i limitati dati di interscambio), costituisce certamente uno strumento strategico sotto il profilo geo-politico, sorgendo il Paese nel cuore della Penisola arabica. Per quanto riguarda infine i rapporti commerciali con il nostro Paese, il primo dato riguarda il saldo della bilancia commerciale, positivo per il nostro Paese, in quanto le nostre esportazioni superano le importazioni dall’Oman: l’export italiano è composto prevalentemente da macchine e apparecchi meccanici, nel 2006 ai primi posti si collocano le macchine di impiego generale e per impieghi speciali, seguite da tubi, materie plastiche, e dai mobili, che costruisce la prima voce di esportazione di beni di consumo (occorre considerare che sfuggono ai dati del nostro export molti beni di consumo italiani che vengono importati dall’Oman non direttamente dal nostro Paese, ma per il tramite ad esempio degli Emirati, specie Dubai vero e proprio hub della distribuzione). Avendo fatto breccia lo stile di vita occidentale anche nel Sultanato, certamente l’export dei prodotti Made in Italy (alimentari, sanitari e ceramiche di pregio, attrezzatura da cucina etc.), se supportato da adeguata promozione, potrebbe aumentare.

 

Ucraina

Ucraina: dopo la rivoluzione arancione torna la stabilità istituzionale e politica

L’Ucraina non solo è stata la sfidante dell’Italia nei quarti di finale al campionato del mondo di calcio, ma è stata, per lungo tempo, in prima pagina sui quotidiani di tutto il mondo e notizia di apertura dei telegiornali: tutti abbiamo seguito, a fine 2004, le storiche giornate di quella che è stata battezzata come la “rivoluzione arancione”, un movimento di popolo, una rivoluzione pacifica che ha condotto alla vittoria alle elezioni presidenziali Viktor Yushschenko, anche passando per la ripetizione della consultazione elettorale – il cui primo esito aveva dato vincente lo sfidante di Yushschenko, ovvero il delfino dell’ex presidente - concessa in via straordinaria dalla Corte Suprema, a causa dei denunciati brogli elettorali. Dall’insediamento del nuovo governo il processo di modernizzazione del Paese ha iniziato il suo, pur lento, cammino: esaminiamo in questa sede i settori economici promettenti e le opportunità per le nostre imprese.

LO SCENARIO ECONOMICO – L’Ucraina ha visto riconoscersi dall’Unione Europea lo status di economia di mercato nel corso del vertice tenutosi a Kiev lo scorso 1 dicembre; anche l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio è un obiettivo primario per il governo ucraino che a tal fine sta accelerando le procedure: l’ultimo meeting del gruppo di lavoro per l’adesione dell’Ucraina all’OMC si è tenuto nel novembre 2005, il Paese quindi possiede attualmente lo status di “osservatore”. Il periodo in cui elevato è stato il rischio politico è ormai passato tutto a vantaggio della percezione che si ha all’esterno del sistema economico del Paese, nel quale sono ripresi ed intensificati i processi di privatizzazione che offrono, per quanto in questa sede interessa, la possibilità agli investitori stranieri di acquisire stabilimenti industriali ed immobili in diversi settori.  I settori che offrono più possibilità di crescita - come afferma l’ICE per il breve e medio termine – sono quelli dell’industria agraria (colture di cereali), così come quello della trasformazione dei prodotti soprattutto alimentari tenuto conto dei numerosi programmi di assistenza e finanziamenti messi a disposizioni da organizzazioni finanziarie mondiali (tra le quali molto presente ed attiva è la BERS – Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), il commercio, il turismo, il settore bancario e finanziario, il mercato dei fondi di investimento, oltre al settore terziario globalmente inteso; inoltre sicuramente molto interessanti sono i settori legati allo sviluppo scientifico ad alto potenziale quali l’industria navale e aeronautica, il settore delle infrastrutture (telecomunicazioni, informatica ,energia), così come l’edilizia. Per quanto riguarda l’intervento della BERS a sostegno delle iniziative imprenditoriali in Ucraina, ne segnaliamo alcune recenti: la concessione di un cospicuo prestito alla compagnia armatoriale ucraina Black Sea Shipping Management Company di Odessa per l' acquisto di 5 navi in costruzione; nel settore bancario ed assicurativo sono diversi gli interventi della BERS, tra i quali il finanziamento alla creazione di una compagnia di assicurazioni (per sviluppare il ramo assicurativo sulla vita), la partecipazione all’aumento di capitale di due istituzioni bancarie che hanno come obiettivo primario il rafforzamento delle attività di credito verso le piccole imprese e la micro impresa.  

I RAPPORTI TRA ITALIA E UCRAINA – Come abbiamo potuto comprendere questo periodo è uno dei più adatti per gli investimenti diretti esteri (IDE), sia in virtù dei processi di privatizzazione che sono attualmente in corso sia in forza del potenziamento infrastrutturale di cui Paesi come questo necessitano nel breve e medio termine; altro fattore da valutare è rappresentato, come avviene per altri paesi dell’Est, dalla possibilità di avvalersi di manodopera a baso costo, ma con un livello di preparazione relativamente buono. L’Italia si colloca però al di fuori della top ten degli investitori stranieri (i primi tre posti sono occupati rispettivamente da Cipro, Usa e Regno Unito), gli investimenti diretti italiani infatti non sono molti, sono presenti, secondo i dati ICE, circa 300 nostre aziende, per lo più impegnate nei settori della costruzione delle macchine e della industria leggera, il 20% delle quali si trova nella capitale Kiev e la restante parte in maniera diffusa sul territorio. Degni di nota sono inoltre alcuni settori, come quelli ad alto contenuto di tecnologie, che vantano tradizioni di efficienza e qualità in cui la cooperazione da parte di imprese estere potrebbe essere per queste di grande beneficio (fortunatamente vi sono alcune imprese italiane che hanno avviato forme di collaborazione nei settori energetico, nel campo siderurgico e degli acciai etc).Per quanto attiene le importazioni da parte dell’Ucraina di prodotti dall’estero possiamo registrarne una percentuale crescente, anche grazie all’incremento costante del reddito delle famiglie che sono quindi più propense, rispetto al passato, all’acquisto di beni importati. E di ciò chiaramente se ne avvantaggia il Made in Italy: l’Italia si trova al terzo posto come Paese cliente dell’Ucraina (al primo posto tra i paesi UE), e al sesto come Paese fornitore. In particolare, tutto il settore abbigliamento e moda (comprese calzature e articoli in pelle) ha una buona presenza sul mercato e ottime prospettive anche se in qualche caso minacciata dalla concorrenza dei prodotti asiatici. L’innalzamento dei redditi della popolazione offre buone chance anche per settori quali quello dell’arredamento, dei generi alimentari, delle bevande alcoliche di qualità, che prima non avevano spazi di mercato. Il forte sviluppo dato all’edilizia può attrarre sia le imprese costruttrici italiane che quelle che forniscono materiali e macchine (molto interessante è il settore della lavorazione del legno). Il mercato delle macchine e dei macchinari agricoli attualmente non offre grandi prospettive, si attendono mezzi finanziari e soprattutto le privatizzazioni, la cui attuazione è stata solo rimandata; mentre sembra svilupparsi la domanda per macchinari dell’industria alimentare (si pensi alla catena del freddo, alla produzione di vino e alcolici etc.).

 

Turchia

Italia-Turchia: un ottimo interscambio

Il ruolo dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo si sta rivelando sempre più strategico per l’economia dell’Unione Europea, ed in special modo per l’Italia, geograficamente protesa verso l’area Medio-orientale. La Turchia è il secondo partner commerciale dell’Italia, dopo la Germania, con un volume di scambi che ha superato i 9.000 miliardi di euro e anche i dati afferenti i primi mesi del 2004 confermano il trend di crescita nell’interscambio registrato dall’ISTAT nel 2003: nei primi mesi del 2004 l’incremento delle esportazioni verso la Turchia è stato del 54,6%, anche le importazioni italiane di prodotti provenienti dalla Turchia sono aumentate, facendo registrare un incremento del 31,4%. L’economia turca ha fatto dei notevoli progressi, anche se sembra essere altalenante e risentire degli avvenimenti internazionali, come attualmente della guerra in Iraq.

 

AnkaraIL COMMERCIO ESTERO E I PAESI FORNITORI– Le attività connesse al commercio estero si sono liberalizzate a partire dagli anni 80, periodo in cui progressivamente furono eliminate le restrizioni alle importazioni, furono incentivate le esportazioni, furono ridotti i dazi doganali. Tale processo di liberalizzazione si è completato negli anni 90 con la eliminazione degli stessi incentivi alle esportazioni in contrasto con i principi del GATT e soprattutto nel 1996 con la sigla di un accordo doganale con l’Unione Europea. Tale accordo ha consentito alla Turchia di dotarsi di una legislazione doganale simile a quelle europee e ha permesso la conclusione di accordi di libero scambio con partner economici tradizioni dell’UE appartenenti all’Europa Centro-Orientale, al Nord Africa e al Vicino Oriente. Con la abolizione delle barriere tariffarie molti manufatti provenienti dei Paesi dell’Unione Europea sono entrati nel mercato turco, la cui domanda interna era stata a lungo disattesa a causa di un sistema economico altamente protezionistico (la richiesta di beni di consumo è in costante aumento a partire dagli anni ’90). Primi nella graduatoria dei fornitori della Turchia sono i Paesi europei, l’Italia, come abbiamo detto, è il secondo Paese superato soltanto dalla Germania.

I RAPPORTI COMMERCIALI CON L’ITALIA – Analizzando nello specifico le relazioni commerciali tra il  nostro Paese e la Turchia, rileva che il settore principale dell’interscambio è quello dei beni intermedi a fini industriali, come le macchine e gli apparecchi meccanici ed elettronici, i prodotti chimici, il metallo e i prodotti in metallo, i prodotti tessili e gli autoveicoli (la Fiat possiede uno delle unità produttive più grandi della propria rete estera). La Turchia, non essendo  all’avanguardia nella lavorazione dei materiali (legno, tessuti, metalli etc.), ha accresciuto negli ultimi anni la domanda di macchine per la lavorazione dei materiali che siano al passo con nuove tecnologie: l’obiettivo è la realizzazione di prodotti di livello in grado quindi di concorrere in diverse fasce di mercato. Le attrezzature e i macchinari più richiesti vanno da quelli per la lavorazione del legno, dei metalli e delle pietre e dei marmi a quelli per l’imballaggio e per la lavorazione di pelle; questi ultimi, implementati nei processi produttivi, sono in grado di migliorare la qualità dei prodotti finiti(calzature, prodotti tessili etc.) al fine renderli competitivi e collocabili anche sui mercati esteri. Infine, data l’importanza che il settore agricolo riveste ancora nel Paese (contribuendo per il 20% alla formazione del PIL ed occupando una forza lavoro pari al 30% del totale), si stanno compiendo processi di modernizzazione attraverso l’utilizzo di nuovi macchinari e l’impianto di sistemi di irrigazione, utilizzando know-how e tecnologie provenienti dall’estero (coinvolte imprese tedesche e olandesi nel progetto GAP – progetto per lo sviluppo integrato e multi-settoriale dell’Anatolia Sud-orientale che copre un vastissimo territorio che conta 11 province, la maggior parte delle quali destinatarie di incentivi).

INCENTIVI PER GLI INVESTIMENTI DIRETTI – La politica di attrazione degli investimenti esteri in Turchia è iniziata sin dalla metà degli anni ’80, ma è dal 2001 che essa ha ricevuto un forte impulso, proprio per la volontà di far passare lo sviluppo del Paese attraverso l’ingresso di nuovi capitali.La legge sugli investimenti esteri (modificata nel 1995) garantisce il libero trasferimento dei profitti, delle royalties, e del rimpatrio del capitale. Per poter effettuare un investimento in Turchia, l’investitore estero deve ottenere il permesso dall’autorità competente, la quale può concedere una serie di incentivi a  seconda della zona e del settore in cui si intende investire. L’interesse della autorità turche è anche  quello di creare il maggior numero di posti di lavoro possibile (per ogni investimento è previsto un numero minimo di assunzioni), poiché nonostante una ripresa innegabile della economia, la disoccupazione nel primo trimestre del 2004 è in aumento rispetto al trimestre precedente, colpendo in modo particolare la fascia dei giovani diplomati in aree urbane. Gli incentivi concessi possono andare dall’esenzione IVA , alla concessione di crediti a tassi agevolati per l’acquisto di macchinari o esenzione da dazi per l’importazione degli stessi, fino alle deduzioni fiscali calcolate in base all’investimento realizzato.

ZONE FRANCHE – Sempre nella direzione di accrescere la competitività dell’economia turca, di attrarre tecnologie ed investimenti esteri, la Turchia ha istituito con una legge del 1985 alcuni spazi all’interno del suo territorio che risultano essere extra-doganali (al 2001 erano 19). Le zone sono considerate tax free zones, pertanto i redditi generati al loro interno sono esenti da tassazione, possono essere trasferiti senza alcuna restrizione e non entrano a far parte dell’imponibile. All’interno delle zone franche può essere svolta qualsiasi attività economica (manifatturiera, commerciale, bancaria etc. )e non è previsto alcun limite per la quota di capitale straniero da investire nella società, che potrebbe essere detenuta anche al 100%, in ogni caso gli investimenti italiani effettuati in loco sono per la maggior parte realizzati in joint-venture con imprese turche.Per poter insediare un’unità produttiva è necessario ottenere una licenza dalle autorità competenti, tale licenza dura 10 anni per chi prende in locazione gli immobili (costruiti secondo gli standard internazionali), 20 anni per chi costruisce propri edifici, ma anche per periodi più lunghi in particolari circostanze. E’ doveroso sottolineare che un simile regime mal si concilia con le regole sulla concorrenza vigenti all’interno della Unione Europea, pertanto qualora la Turchia dovesse entrare a far parte dell’Unione Europea, tali regimi di favore dovrebbero essere smantellati, ma ciò avverrà - ha assicurato in varie occasioni il governo turco - in modo graduale in modo da consentire agli investitori di non abbandonare le aree oggi sottoposte ad un grande progetto di riqualificazione di tipo industriale.

 

Giappone

Giappone: una società che è impossibile analizzare secondo i parametri occidentali

Volo Japan Airlines Roma - Tokio.. In aereo la hostess annuncia con tono grave e dimesso, che la compagnia è spiacente. Ma il volo subirà un ritardo di quattro (!!!) minuti… Il Giappone si presenta da subito! Con i suoi costumi. I luoghi comuni. E la sua più grande nevrosi. La puntualità…Da italiano tollerante e rassegnato, sorrido incredulo. I giapponesi invece prendono atto seccati della notizia. Scoprirò solo successivamente che l'avviso del ritardo, nella versione  giapponese, viene preceduto  da: …" signori viaggiatori, ora stiamo per dirvi qualcosa di imperdonabile…(!!!).Sì, perché in questo Paese in cui il ruolo del singolo è così sfumato, in cui i bisogni individuali vengono compressi dalle esigenze prioritarie della collettività, dove nemmeno la grammatica prevede l'esistenza del pronome  "Io", tutto funziona in modo perfetto, preciso, rigoroso, ossessivo…. E chi si ferma è perduto… Lo si comprende appena arrivati dall'aereoporto Narita alla stazione - tutta sotterranea - di Tokyo-Shinjuku, quella come nei film di Fantozzi.

Spingono fino al punto in cui bisogna attraversare la strada. Il semaforo è rosso. Dall'altro marciapiede intanto si schiera una massa enorme, compatta di persone. Sembrano i preliminari delle guerre del medioevo, con i rituali e le parate prima dello scontro.  Scontro che non tarda a verificarsi appena il semaforo dà il  via libera. Dai due lati partono i due fronti compatti. Spinti da dietro, ci si tuffa nella marea contraria, verso l'altro muro umano... un incubo… Trovo il tempo di guardare i palazzi. Una giungla di forme eterogenee. I prospetti ospitano innumerevoli neon che alternano ogni secondo una nuova pubblicità con mille colori; vedo venti, trenta piani di pubblicità luccicanti, televisori ad alta definizione alti 5 piani che proiettano promo di films o cortometraggi pubblicitari. Mi sento il  protagonista di Blade Runner…

All'ingresso dell'hotel sei hostess in parata mi accolgono con un deferente inchino di gruppo. Sorridono, gentilissime. Mi accolgono con tanti konnichiwa, arigatò. Ma solo quelli. Loro, come la maggior parte dei  giapponesi, non parlano una parola di inglese !!! Tanta gentilezza mi rincuora, dopo l'impatto così forte con i ritmi e la frenesia delle strade di Tokio. Wow!….la mia stanza è al 50esimo piano. Da così in alto  domino la giungla di grattacieli, sfavillanti, con mille luci. Una vista mozzafiato. Sul balcone un'etichetta in ferro segnale che l'edificio è costruito con tecniche antisismiche e può oscillare fino a 7 metri senza distruggersi. Ho ancora impresse nella mente le immagini del terremoto di Kobe del 1995, con i computers che volano via dalla finestra.

Fiuuuu…Meglio chiudere la finestra…Piuttosto, una sana doccia mi rimetterà in sesto.

Ed è qui, nel bagno, che mi imbatto in una "creatura" diabolica, il supergabinetto ipertecnologico, presente in ogni bagno pubblico e privato del Giappone. Ai due lati ha una consolle piena di bottoni e di aggeggi elettronici che sembra quella di un Boeing 747 . Quando ci si siede si cerca istintivamente la cintura di sicurezza… Ahhh, se ci fosse in Italia questa tecnologia…qualche bontempone si divertirebbero a mandare virus informatici al gabinetto del vicino di casa!!! Subito dopo mi tocca uscire nonostante il caldo a dir poco asfissiante, e vestirmi in modo formale per essere ricevuto alla Fondazione Italia Giappone, che attraverso l'Istituto Italiano di Cultura, ha garantito per tutto la permanenza nel Paese un'encomiabile disponibilità e cortesia. All'uscita dell'hotel un altro inchino sincronizzato. Ora anche di tutto il personale della reception. Tanta deferenza in Giappone è assolutamente naturale. Servire non è umiliante. Il sorriso qui assume una funzione sociale e rientra nel servizio. Rispettando le apparenze di un mestiere infatti, l'individuo sente di compiere la sua funzione sociale e non gli serve cercare di  affermare il suo "io", magari mostrando una distanza critica da ciò che fa… (Pons- Souyri, Giapponesi e Giappone). Quella giapponese insomma è una vera organizzazione sociale unicellulare. Cento milioni, un solo cuore, era il motto ultranazionalista degli anni trenta. Un motto assolutista e verticistico che allora  rappresentava l'intera nazione come un sol uomo dietro l'imperatore. Oggi invece nella società giapponese "...l'uniformità è l'estrinsecazione della democrazia e dell'uguaglianza (Nakagawa, Saggio di antropologia reciproca, Mondadori)."  Anche se dopo la fine della bolla speculativa degli anni 80 e la crisi del sistema negli anni 90,  alcuni miti come il posto di lavoro a vita e il benessere diffuso per tutta la classe media, hanno iniziato a vacillare, sembra che il Giappone abbia trovato una valida pace sociale e risolto il conflitto di classe,  trovando l'individuo un equilibrio con la comunità, incastrandosi in quel mondo di regole superiori e nella fitta rete di gerarchie. Un sistema tanto diverso e tanto più funzionale di quello occidentale, narcisticamente proiettato solo intorno all'individuo.Ed infatti nella vita di tutti i giorni la mobilitazione collettiva garantisce risultati eccellenti.

La criminalità comune è scarsissima, anche in una città come Tokio che conta trentasette milioni di abitanti. I pochi barboni non chiedono nemmeno l'elemosina. Le strade e i mezzi pubblici, sono pulitissimi. Con un costo sociale pari a zero! Perché i giapponesi riescono a tenere pulite le città spendendo pochissimi yen per i cestini e per i bidoni della spazzatura, rarissimi per la verità. I rifiuti infatti se li portano …a casa!!! Chi è raffreddato si pone sul viso una mascherina (Ahh… il mio pensiero va agli tsunami di vibrioni da quelli che a Bari ti tossiscono in faccia in ascensore!…); queste attenzioni per non danneggiare i colleghi che lavorano, l'azienda e così l'intera economia del Paese.

Distributori automatici di bevande - mai scassinati - sono ad ogni angolo di strada. Tutta l'infrastruttura logistica è semplicemente perfetta. In quasi un mese i treni non hanno fatto nemmeno un ritardo di un minuto!!! Si, un minuto è un'eternità per i treni giapponesi, i famigerati Scinkansen (letteralmente treno-proiettile). 3 minuti bastano infatti per far fermare 2 treni. 30 secondi per scendere e 30 per salire(visto che sul binario sono indicate le posizioni dei vagoni e dei posti corrispondenti ai biglietti).La japanese way of life tuttavia non è solo folle opprimenti per le strade e nei metro, ritmi vertiginosi, individui dissociati in megalopoli spersonalizzate straripanti di maledizioni della modernità, ma i giapponesi sanno  anche trovare spazi di catarsi e riflessione. Nelle Onsen, per esempio.

Il fine settimana sulle alpi a mollo nelle sorgenti termali vulcaniche, a più di 50 gradi di temperatura, rappresenta un perfetto antidoto alla vita frenetica urbana, ed in più garantisce la purificazione religiosa (in quanto antico rituale scintoista ).Gli uomini in yukata, un kimono informale, rigorosamente separati dalle donne, stazionano intorno alle piscine naturali avvolte da nubi di vapore, parlando di affari. Poi si calano nelle acque bollenti rimanendo a contemplare la luna fino a notte fonda (inutile descrivere la diffidenza che suscitava un "gaijin" come me, uno straniero,  in kimono e in piena notte alle pendici del vulcano...).O ancora ricercano una serenità psicologica   nei templi - spesso situati in posti di una bellezza impareggiabile -  in cui si respira un'atmosfera mistica (imperdibile il tempio scintoista set del film "Memorie di una Geisha").Qui i giapponesi si estraniano dedicandosi a tutta la serie di rituali che scandiscono la vita dei luoghi religiosi del Giappone:  si battono le mani due volte per attirare l'attenzione del dio,  ci si butta il fumo di un braciere sui capelli, si scrive un desiderio su una tavoletta di legno da appendere a un albero…. E si mischiano rituali shintoisti e buddhisti, che spesso coesistono negli stessi luoghi; ciò rende l'idea di quanto le categorie religiose in Giappone - a differenza del mondo cristiano o musulmano - non funzionino come identità esclusive. In Giappone praticare una religione non significa escludere l'altra. E così il giapponese nasce e cresce da scintoista, si educa da confuciano, si sposa da cristiano  e muore buddista. (Pons Souyry, op. cit.).In sostanza la religione si caratterizza per un profondo pragmatismo; dalla divinità dunque ci si aspetta più che altro un sostegno. Per trovare un buon marito, per un aumento di stipendio, per superare gli esami…

Rapporto con la natura, pragmatismo, tensione collettiva verso il benessere diffuso, abbiamo visto essere forti tratti distintivi che caratterizzano la società giapponese, che tuttavia sembra pian piano perdere la specificità che secoli di isolamento dal periodo dello shogunato di Tokugawa le avevano conferito; ma il bombardamento - mediatico - americano sembra corrompere lentamente la filosofia e i costumi  di un popolo che ora rappresenta per l'occidente un alleato strategico e il più importante argine al dilagare dell'espansione cinese. La lunga permanenza si avvia al termine.

Prima di partire per l'Italia saluto il mio collega giapponese - vero fan sfegatato di Giuseppe Verdi -  per andare a passare una serata in un locale di Hiroshima; qui, a pochi metri dal "ground zero", l'epicentro della bomba atomica, in una città più americana che mai e dalla movimentata vita notturna, fitta fitta di Mc Donald's e di locali americani, tanti giapponesi ballano allegramente mentre una band di rock n'roll anni cinquanta intona una calzone di Elvis, su un palco tappezzato di posters di Cadillac e di icone rock americane.Dal vetro intanto intravedo in lontananza il rudere dell'allora Palazzo della Promozione Industriale, ora detto la cupola della bomba A, l'unico edificio risparmiato dalla devastante operazione bellica americana…