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Lo Studio Chianura, composto da Avvocati e Dottori Commercialisti, assiste prevalentemente le imprese e i gruppi di imprese, nella gestione delle problematiche fiscali e societarie fornendo adeguata assistenza professionale anche in operazioni di carattere straordinario come fusioni, scissioni, acquisizioni, cessione di azioni e quote, riorganizzazioni societarie, pianificazione fiscale internazionale.

Lo studio inoltre è specializzato nel settore della finanza agevolata assistendo enti e imprese nella pianificazione e nello sviluppo di progetti imprenditoriali finalizzati all’ottenimento di contributi finanziari disposti da norme nazionali e comunitarie

Lo studio Chianura garantisce assistenza legale globale in ambito nazionale e internazionale alle imprese, agli enti pubblici, così come ai privati.  Il nostro studio offre un approccio specializzato in diverse aree legali, in particolare nell’area del diritto industriale, del diritto commerciale e della  contrattualistica interna ed internazionale. Tale copertura è garantita sia con la competenza dei professionisti presenti nello studio in modo continuativo, sia attraverso accordi continuativi  di collaborazione  con professionisti  italiani ed esteri.

Inoltre lo Studio nel suo complesso ha implementato operazioni di de-localizzazione delle produzioni all’estero, consistenti nell’attivazione di impianti di produzione all’estero o a vere e proprie entità estere autonome,  analizzando e fornendo assistenza su tutti gli aspetti dell’investimento, da quelli finanziari, agevolativi, fiscali, valutari, a quelli legali, previdenziali e societari.

Infine lo studio è in grado di assistere, in tutte le fasi, le imprese estere che vogliano investire in Italia – Puglia, Campania, Calabria e Sicilia rientrano nell’area Obiettivo 1 sino al 2013 - fornendo loro consulenza relativa alla legislazione italiana e agli strumenti agevolativi all’uopo utilizzabili.

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Sud Africa

L'Italia e il Sud Africa più vicine 

Il Sudfrica è in grande fermento per l’evento di portata planetaria (o almeno considerato tale dalla stragrande maggioranza) che ospiterà nel 2010: la diciannovesima edizione dei campionati mondiali di calcio. Sappiamo benissimo che il Paese che viene scelto per ospitare manifestazioni di tale portata coglie la preziosa occasione per rilanciare la propria immagine su scala mondiale, per aumentare i contatti commerciali con Paesi di tutto il mondo e stimolare di conseguenza la crescita produttiva. Insomma l’evento sportivo (così come le olimpiadi, si vedano i preparativi in Cina per il 2008) diventa un’ottima vetrina per presentare le risorse e le potenzialità del Paese in questione, vetrina da osservare attentamente per comprendere se vi sono opportunità per le imprese di tutto il mondo, e l’Italia non è da meno, in quanto proprio qualche settimana fa si è conclusa la visita in Sudafrica del nostro sottosegretario al Commercio Internazionale con delega ai paesi africani, Mauro Agostani, alla  guida di una delegazione che ha visto insieme i rappresentanti di Ice, Sace, Simest e Confindustria anche in previsione di una missione programmata per luglio e che coinvolgerà un centinaio di aziende italiane, secondo quanto dichiarato dal Ministero del Commercio Internazionale in un comunicato del 12 marzo.  

JohannesburgLE OPPORTUNITÀ – Come ha dichiarato il sottosegretario "il Sud Africa è un paese che ha offerto in questi anni agli investitori stranieri stabilità politica e economica… ha grandi aziende nel settore estrattivo, petrolifero e automobilistico ma allo stesso tempo sono poco presenti le piccole e medie imprese che potrebbero avere grandi opportunità grazie soprattutto alla disponibilità di materie prime e alla manodopera qualificata. In particolare nel campo tessile, nella componentistica auto ma anche nel settore orafo e nell’impiantistica". Ed in vista dei campionati di calcio nel 2010, l’Italia è pronta ad offrire le proprie competenze ed il proprio know-how. Si pensi che in vista dell’evento sportivo il governo ha stanziato oltre 40 miliardi di euro per ammodernamento e creazione di infrastrutture (strade, aeroporti, sistema di trasporti in genere, oltre naturalmente agli stadi e ai campi sportivi). Ci informa l’ICE che, dai dati di interscambio del Sud Africa, relativi all'anno 2006 emerge una sensibile accelerazione dell'import di merci italiane. Nel 2006, le importazioni del Sud Africa dal mondo sono aumentate del 32,4% rispetto al 2005, mentre le importazioni dall'Italia hanno fatto registrare un incremento del 34,3%, rispetto al 2005. Pertanto l'Italia ha consolidato la nona posizione occupata nella graduatoria dei paesi fornitori del Sud Africa, con una quota di mercato che è quindi leggermente migliorata (è stata del 3% nel 2006).

RAPPORTI COMMERCIALI ITALIA - SUDAFRICA – IDE - Per quanto riguarda il nostro export, l’Italia esporta prevalentemente macchine utensili industriali, sia specializzate che per impieghi generali, macchine e apparecchi meccanici, elettrodomestici, apparecchiature di telecomunicazione (in forte aumento), prodotti farmaceutici, macchine utensili, prodotti chimici di base, autoveicoli e loro parti, macchinari ed attrezzature per l’agricoltura (in calo); in leggera flessione è anche il nostro export di autovetture, condizionato anche dalla forte concorrenza. Sul versante delle importazioni dell’Italia dal Sud Africa, la parte più consistente è rappresentata dai c.d. metalli non ferrosi (fra cui i metalli preziosi, oro e argento, ma anche l’alluminio), seguiti da prodotti minerari, prodotti della siderurgia e della filiera agro-alimentare. Se fino al 1998, il Sud Africa non è stato Paese obiettivo per i nostri insediamenti produttivi, dopo quella data si è scoperta da parte dei grandi gruppi industriali italiani (Fiat, Magneti Marelli, Luxottica etc.)l’importanza di avere proprie sedi produttive in uno dei luoghi più ricchi di materie prime e in un Paese che in molti settori rispetta gli standard europei, nei servizi, nelle infrastrutture, per il mondo degli affari (la borsa di Johannesburg è tra le 15 più importanti del mondo, quattro banche sudafricane sono tra le prime 500 del mondo, etc.). Inoltre il “terreno fertile” per gli insediamenti produttivi è dato dall’importanza che il Paese ha riservato agli investimenti esteri per lo sviluppo del proprio territorio, quindi via libera all’ingresso di capitali stranieri, con principio di parità di trattamento tra investitori esteri e locali, vige inoltre la libera trasferibilità all’estero di profitti e capitali, è stato stipulato con il nostro Paese un trattato contro le doppie imposizioni. Inoltre esiste la possibilità di insediare le proprie attività in alcune zone che beneficiano di agevolazioni, come ad esempio le zone di sviluppo industriale (che si trovano nei pressi di aeroporti, porti e principali vie di comunicazione), oppure è consentito investire in ben individuate aree del paese destinatarie di interventi finalizzati alla realizzazione di infrastrutture, di poli industriali ed agro-turistici.

ACCORDO UE-SUD AFRICA - Con l’avvenuta ratifica da parte di tutti gli Stati membri dell’UE, il TDCA (Trade, Development and Cooperation Agreement) è entrato in vigore nel 2004 (ma la firma era del 2000). Ma di cosa si tratta? E’ un accordo commerciale e di sviluppo che ha come obiettivo (da realizzare entro i prossimi 10-12 anni) la creazione di una zona di libero scambio tra l’UE ed il Sud Africa. L’accordo in questione quindi è un accordo di libero scambio (Free Trade Agreement), in cui l’entità e la dimensione della liberalizzazione tariffaria sono davvero ampie ed investono settori così numerosi e talvolta sensibili, incluso quello agricolo. Entro quindi 10-12 anni ben il 95% delle esportazioni sudafricane e l’86% di quelle dell’Unione Europea saranno completamente liberalizzate. E’ stato anche firmato un accordo in materia di vini ed alcolici nel 2001, accordo raggiunto dopo negoziati lunghi e difficili su una materia verso la quale anche l’Italia, grande produttore e esportatore di vini, ha un evidente interesse.

 

Serbia

Serbia, incentivi agli investitori esteri

La notizia con cui il Kosovo (a maggioranza albanese e minoranza serba), provincia autonoma della Serbia sotto amministrazione delle Nazioni Unite, ha proclamato la propria indipendenza lo scorso 18 febbraio, ha fatto, com’era prevedibile, il giro del mondo, peraltro suscitando reazioni diverse, anzi opposte: se c’è chi infatti ha salutato con approvazione l’evento all’insegna del principio di autodeterminazione dei popoli, come il presidente Bush e la maggior parte degli Stati dell’Unione Europea, v’è stato anche chi, come il presidente Putin, appoggiando la posizione della Serbia e del suo Presidente Tadic, ha disapprovato l’operazione, anche in nome dei vecchi e nuovi accordi commerciali che legano il paese dello Zar al Paese balcanico. La Serbia dal canto suo è un Paese altrettanto giovane: nasce come autonomo a seguito dello scioglimento dell’Unione degli Stati di Serbia e Montenegro, sancito dalla dichiarazione di separazione del Montenegro il 3 giugno 2006, dopo che in un referendum i montenegrini si erano dichiarati a favore dell’autonomia.

BeogradINVESTIMENTI ESTERI ED INCENTIVI – In base di uno studio effettuato dalle Camere di Commercio italiane all’estero, dopo la fine dell’embargo internazionale, la Serbia ha fatto registrare un incremento degli investimenti esteri, tradottosi nell’aumento della produzione interna: il livello di crescita del Paese è il più elevato del Sud Est Europa (la media degli ultimi anni è stata del 6.8%). Grazie alla collocazione geografica le imprese europee hanno il vantaggio di poter produrre fuori dall’Unione Europea, ma di fatto al confine di quest’ultima, beneficiando dei Corridoi europei 7 e 10 che mettono in comunicazione l’Europa dell’Est con il Medio Oriente. Inoltre buone sono le possibilità di sfruttare le vie navigabili interne rappresentate dal Danubio, Tisa e Sava.La legislazione sugli investimenti immobiliari consente al cittadino straniero di acquisire in proprietà edifici immobili urbani, senza limitazioni. Per i terreni edificabili urbani vige un regime specifico in quanto la proprietà è dei Comuni (Municipalità) che rilasciano le concessioni di edificabilità ed il diritto di uso. Le aree e i terreni ad uso industriale possono essere di proprietà pubblica o privata. Quelli di proprietà pubblica possono essere acquistati attraverso aste pubbliche; quelli di proprietà privata con trattativa diretta con il proprietario. Inoltre i cittadini stranieri possono svolgere attività industriali o commerciali in forma societaria attraverso la partecipazione in esse anche al 100%. Inoltre l’agenzia serba di promozione degli investimenti (SIEPA) segnala che le opportunità di investimento sono legate al pacchetto di incentivi fiscali in vigore nel Paese, tra i quali segnaliamo: imposta sulle società al 10%, credito d’imposta riconosciuto sugli investimenti in beni immobili e strumentali fino all’80% del valore dell’investimento; incentivi per la creazione di nuovi posti di lavoro etc. Il costo del lavoro permane uno dei punti di forza del Paese: nel 2005 il costo del lavoro era più competitivo rispetto a Polonia, Ungheria, Croazia, Repubblica Ceca, Slovacchia. Sono state semplificate le procedure per la costituzione delle società, in 10 giorni si può registrare una nuova attività. Esistono inoltre delle aree di libero scambio (Free trade zone) in cui i beni importati non sono soggetti ad IVA, si possono trasferire i profitti realizzati sia in Serbia che all’estero senza nessuna limitazione, inoltre i beni realizzati con il 50% di componeneti locali non sono sottoposti a dazi doganali in ingresso nel resto del Paese.

Ucraina

Ucraina: dopo la rivoluzione arancione torna la stabilità istituzionale e politica

L’Ucraina non solo è stata la sfidante dell’Italia nei quarti di finale al campionato del mondo di calcio, ma è stata, per lungo tempo, in prima pagina sui quotidiani di tutto il mondo e notizia di apertura dei telegiornali: tutti abbiamo seguito, a fine 2004, le storiche giornate di quella che è stata battezzata come la “rivoluzione arancione”, un movimento di popolo, una rivoluzione pacifica che ha condotto alla vittoria alle elezioni presidenziali Viktor Yushschenko, anche passando per la ripetizione della consultazione elettorale – il cui primo esito aveva dato vincente lo sfidante di Yushschenko, ovvero il delfino dell’ex presidente - concessa in via straordinaria dalla Corte Suprema, a causa dei denunciati brogli elettorali. Dall’insediamento del nuovo governo il processo di modernizzazione del Paese ha iniziato il suo, pur lento, cammino: esaminiamo in questa sede i settori economici promettenti e le opportunità per le nostre imprese.

LO SCENARIO ECONOMICO – L’Ucraina ha visto riconoscersi dall’Unione Europea lo status di economia di mercato nel corso del vertice tenutosi a Kiev lo scorso 1 dicembre; anche l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio è un obiettivo primario per il governo ucraino che a tal fine sta accelerando le procedure: l’ultimo meeting del gruppo di lavoro per l’adesione dell’Ucraina all’OMC si è tenuto nel novembre 2005, il Paese quindi possiede attualmente lo status di “osservatore”. Il periodo in cui elevato è stato il rischio politico è ormai passato tutto a vantaggio della percezione che si ha all’esterno del sistema economico del Paese, nel quale sono ripresi ed intensificati i processi di privatizzazione che offrono, per quanto in questa sede interessa, la possibilità agli investitori stranieri di acquisire stabilimenti industriali ed immobili in diversi settori.  I settori che offrono più possibilità di crescita - come afferma l’ICE per il breve e medio termine – sono quelli dell’industria agraria (colture di cereali), così come quello della trasformazione dei prodotti soprattutto alimentari tenuto conto dei numerosi programmi di assistenza e finanziamenti messi a disposizioni da organizzazioni finanziarie mondiali (tra le quali molto presente ed attiva è la BERS – Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), il commercio, il turismo, il settore bancario e finanziario, il mercato dei fondi di investimento, oltre al settore terziario globalmente inteso; inoltre sicuramente molto interessanti sono i settori legati allo sviluppo scientifico ad alto potenziale quali l’industria navale e aeronautica, il settore delle infrastrutture (telecomunicazioni, informatica ,energia), così come l’edilizia. Per quanto riguarda l’intervento della BERS a sostegno delle iniziative imprenditoriali in Ucraina, ne segnaliamo alcune recenti: la concessione di un cospicuo prestito alla compagnia armatoriale ucraina Black Sea Shipping Management Company di Odessa per l' acquisto di 5 navi in costruzione; nel settore bancario ed assicurativo sono diversi gli interventi della BERS, tra i quali il finanziamento alla creazione di una compagnia di assicurazioni (per sviluppare il ramo assicurativo sulla vita), la partecipazione all’aumento di capitale di due istituzioni bancarie che hanno come obiettivo primario il rafforzamento delle attività di credito verso le piccole imprese e la micro impresa.  

I RAPPORTI TRA ITALIA E UCRAINA – Come abbiamo potuto comprendere questo periodo è uno dei più adatti per gli investimenti diretti esteri (IDE), sia in virtù dei processi di privatizzazione che sono attualmente in corso sia in forza del potenziamento infrastrutturale di cui Paesi come questo necessitano nel breve e medio termine; altro fattore da valutare è rappresentato, come avviene per altri paesi dell’Est, dalla possibilità di avvalersi di manodopera a baso costo, ma con un livello di preparazione relativamente buono. L’Italia si colloca però al di fuori della top ten degli investitori stranieri (i primi tre posti sono occupati rispettivamente da Cipro, Usa e Regno Unito), gli investimenti diretti italiani infatti non sono molti, sono presenti, secondo i dati ICE, circa 300 nostre aziende, per lo più impegnate nei settori della costruzione delle macchine e della industria leggera, il 20% delle quali si trova nella capitale Kiev e la restante parte in maniera diffusa sul territorio. Degni di nota sono inoltre alcuni settori, come quelli ad alto contenuto di tecnologie, che vantano tradizioni di efficienza e qualità in cui la cooperazione da parte di imprese estere potrebbe essere per queste di grande beneficio (fortunatamente vi sono alcune imprese italiane che hanno avviato forme di collaborazione nei settori energetico, nel campo siderurgico e degli acciai etc).Per quanto attiene le importazioni da parte dell’Ucraina di prodotti dall’estero possiamo registrarne una percentuale crescente, anche grazie all’incremento costante del reddito delle famiglie che sono quindi più propense, rispetto al passato, all’acquisto di beni importati. E di ciò chiaramente se ne avvantaggia il Made in Italy: l’Italia si trova al terzo posto come Paese cliente dell’Ucraina (al primo posto tra i paesi UE), e al sesto come Paese fornitore. In particolare, tutto il settore abbigliamento e moda (comprese calzature e articoli in pelle) ha una buona presenza sul mercato e ottime prospettive anche se in qualche caso minacciata dalla concorrenza dei prodotti asiatici. L’innalzamento dei redditi della popolazione offre buone chance anche per settori quali quello dell’arredamento, dei generi alimentari, delle bevande alcoliche di qualità, che prima non avevano spazi di mercato. Il forte sviluppo dato all’edilizia può attrarre sia le imprese costruttrici italiane che quelle che forniscono materiali e macchine (molto interessante è il settore della lavorazione del legno). Il mercato delle macchine e dei macchinari agricoli attualmente non offre grandi prospettive, si attendono mezzi finanziari e soprattutto le privatizzazioni, la cui attuazione è stata solo rimandata; mentre sembra svilupparsi la domanda per macchinari dell’industria alimentare (si pensi alla catena del freddo, alla produzione di vino e alcolici etc.).

 

Brasile

Il Brasile è il Paese che attira maggiormente gli investimenti esteri stranieri –IDE - rispetto agli altri Paesi dell’America Latina e dell’area caraibica (si stima circa il 40% degli IDE che interessano l’area, in larga parte provenienti da Paesi europei, oltre che, come è facile immaginare, dagli USA) La ragione di questa affluenza estera massiccia risiede principalmente nel fatto che il Brasile, nel corso degli anni ‘90, per cercare di essere al passo con sviluppo tecnologico internazionale e per affrontare in modo adeguato la concorrenza dei mercati esteri, ha operato importanti trasformazioni, attuando un corposo processo di privatizzazioni che hanno interessato settori strategici dell’economia (come quello delle telecomunicazioni, siderurgico, minerario, trasporti etc.), ed ha pertanto attirato società estere che hanno saputo sfruttare il “terreno vergine” che si offriva loro(Es. Telecom Italia, Ford, etc). Inoltre, il Brasile, forte delle risorse naturali a disposizione, ha saputo delineare un sistema di incentivi ed agevolazioni per gli investitori esteri, creando delle vere proprie zone privilegiate (si pensi allo stato di Minas Gerais). Da ultimo, non certo per importanza, il merito della ritrovata fiducia nel Brasile va rintracciata nel cambio del vertice del governo brasiliano avvenuto con la vittoria di Luis Inacio Lula da Silva; nel 2003 la bilancia commerciale ha fatto registrare un saldo attivo di 24 miliardi di dollari, con una crescita dell’89% rispetto al 2002, le esportazioni sono cresciute del 21% e l’inflazione è calata.

San Paolo

L’ECONOMIA BRASILIANA– Già dall’inizio del 2001 gli operatori economici avevano compreso che l’economia brasiliana aveva inaugurato una fase di sviluppo stabile, sicuramente lontana dalle incertezze che avrebbero di lì a poco travolto il sistema economico della vicina Argentina (finita poi come sappiamo in bancarotta finanziaria); l’analisi era fondata sulla considerazione che il Brasile aveva prediletto l’attrazione degli investimenti produttivi esteri,limitando l’afflusso di denaro a fini speculativi, al fine di consentire il passaggio da una economia prettamente rurale ad una industriale e che puntasse sul settore terziario. Gli effetti di tale scelta si vedono nel mutamento delle esportazioni: se in passato esse erano costituite in prevalenza da prodotti primari e dell’agricoltura, da un decennio a questa parte, invece, sono costituite da prodotti industrializzati (automobili, componentistica meccanica etc.,negli ultimi anni sono in aumento anche le esportazione manifatturiere).Di pari passo allo sviluppo economico si muove il sistema legislativo federale che, nel corso degli anni ‘90, ha visto l’entrata in vigore di numerose leggi rivolte a disciplinare  settori totalmente sprovvisti di regolamentazione o lacunosi; chiari esempi sono la legge antitrust, quella sul franchising, sulla proprietà intellettuale, quella a difesa dei consumatori, quella ambientale etc.

I SETTORI INTERESSATI DAGLI IDE – I Paesi che hanno maggiormente investito direttamente in Brasile negli ultimi anni sono Spagna, USA, Portogallo, Germania e Italia, e v’è da sottolineare che la parte più consistente di tali investimenti è stata destinata all’acquisto di attività liberalizzate a seguito delle privatizzazioni innanzi citate. Ciò si desume, infatti, da un’analisi degli IDE nell’anno 2001: essi sono concentrati per il 70% nel settore dei servizi (elettricità, acqua, gas, telecomunicazioni, commercio e servizi finanziari), per il 25% nel settore industriale e manifatturiero e per la restante percentuale nel settore primario (agricoltura e minerario)..

I RAPPORTI CON L’ITALIA – Il Brasile è uno dei partner commerciali più importanti del nostro Paese, tanto da aver superato dal 1999 l’Argentina, che è stata a lungo il primo partner commerciale dell’Italia in quell’area. Oggi figura, unico Paese del Sud America, tra i primi venti partner commerciali dell’Italia. Il Brasile rappresenta sicuramente un buon mercato di approvvigionamento, le principali voci dell’export brasiliano verso l’Italia indicano un costante incremento per il settore minerario (si pensi ai marmi e graniti esportati in Italia per processi i seconda lavorazione e finitura); per il settore del cuoio e dei prodotti in cuoio che ha registrato un considerevole aumento negli anni scorsi (anche +90%); per il settore del tabacco, delle bevande e dei prodotti alimentari. Il Brasile costituisce inoltre un mercato di produzione, ovvero un Paese in cui, per imprese operanti in determinati settori, può risultare vantaggioso de-localizzare tutta o in parte la produzione industriale, considerata la presenza sia di materie prime ( quali il legno, le pelli etc.) e che di manodopera a costi di gran lunga inferiori a quelli normalmente praticati nei Paesi industrializzati ( si pensi che lo stipendio mensile base di un operaio non specializzato è di circa 100 euro).Ma non bisogna dimenticare che il Brasile rappresenta un potenziale mercato di sbocco, in quanto vi abitano 170 milioni di persone che, dai risultati emersi da una recente ricerca, mostrano una forte propensione al consumo, aperture alle novità e ai prodotti stranieri; a quest’ultimo proposito per il Made in Italy sarebbe un mercato interessante, considerando sia la forte presenza di oriundi italiani (20 milioni di persone)che un sistema distributivo all’ingrosso alquanto efficiente che consente un ingresso facilitato dei prodotti nel mercato interno.

Estonia

Estonia Lettonia e Lituania: le opportunità

I Paesi del Mar Baltico, quali la  Lituania, Estonia e Lettonia, forse perché troppo lontani geograficamente dall’Italia e non adeguatamente “pubblicizzati”, sono considerati solo in via residuale dalle imprese italiane nei loro progetti di espansione (al contrario di ciò che accade invece per le imprese scandinave, tedesche e inglesi), pur presentando tutti ottime prospettive di insediamento per le nostre imprese ed essendo la porta privilegiata per l’ingresso dei nostri prodotti e delle nostre attività nello sconfinato mondo della Russia. I tre Paesi prima dell’ingresso nell’Unione Europea (facevano parte del gruppo dei dieci nuovi Membri che hanno aderito all’UE il 1° maggio 2004) erano legati tra di loro da un Free Trade Agreement, il BAFTA, in vigore dal 1994 e dissoltosi appunto con l’ingresso nell’UE. I suddetti Paesi hanno dovuto mantenere le proprie monete, in quanto l’euro entrerà probabilmente in corso nel 2008 (inizialmente era stato fissato il 2007), per dar tempo alle autorità monetarie nazionali di attuare le correzioni strutturali necessarie. Analizzeremo brevemente ognuno di questi Paesi, mettendo a fuoco le opportunità per i futuri investimenti delle nostre imprese.

RigaLETTONIA – La Lettonia, grazie alla sua strategica posizione geografica, costituisce per i Paesi dell’Europa occidentale la  principale porta d’ingresso verso gli altri Paesi Baltici nonché verso le zone nord-occidentali della Russia. Questa è una delle principali fonti attrattive del Paese, anche perché grazie ai fondi comunitari sono in corso di realizzazione quelle vie di comunicazione transeuropeee che, da un lato, metteranno in comunicazione diretta Paesi Baltici con l’Europa, si pensi all’autostrada Tallinn-Riga-Vilnius (le tre capitali delle repubbliche baltiche) con prolungamento verso la Germania, attraverso la Polonia; dall’altro creeranno un network stradale con la Russia, si pensi alle superstrade che uniranno le tre capitali baltiche a Mosca. Ma il trasporto si avvale anche del linee ferroviarie che hanno assorbito il 50% del trasporto di merci; il traffico aereo è in costante aumento grazie all’ammodernamento dello scalo di Riga, la capitale, che può vantare caratteristiche di uno scalo internazionale. Fin qui il sistema dei trasporti; per quanto attiene invece i settori in cui la presenza italiana si è sviluppata (non in modo rilevante, siamo il 31° Paese investitore), possiamo citare al primo posto l’industria non mineraria, le  attività di trasporto ed agenzie di viaggio, vendita all’ingrosso e dettaglio, settore alberghiero e della ristorazione. Salvo poche eccezioni, si tratta per lo più di microimprese che hanno fatto investimenti modesti. Per quanto riguarda il futuro e le possibilità di sinergie economiche, segnaliamo un settore in sicura espansione quello dell’edilizia sia commerciale che residenziale; strettamente connesso a questo è il settore del turismo, specie in ambito alberghiero, che vedrà nei prossimi anni la necessità di costruire nuove strutture, visto il costante incremento del turismo.

LE ZONE FRANCHE - Infine, occorre segnalare che la Lettonia possiede due zone franche situate a Lepaja e Rezekne e due porti franchi nelle aree portuali di Riga e Ventspils, in cui le imprese che hanno la sede legale al loro interno beneficiano di alcuni vantaggi fiscali (riduzione della tassazione sui dividendi, sui redditi d’impresa, esenzione IVA per servizi etc.)

TallinnESTONIA – L’Estonia è il più piccolo Paese per estensione geografica dei tre esaminati, ma nonostante ciò fin dalla sua indipendenza ha attratto flussi di capitali esteri di notevole rilevanza (se poste appunto a confronto con  le ridotte dimensioni del Paese). Ciò deve ricercarsi nel clima generale estremamente favorevole agli investimenti dall’estero e, più di recente, allo sviluppo innescato dalle recenti privatizzazioni (settore delle telecomunicazioni). Molto attive, anche nelle esportazioni, sono le società a partecipazione estera della quali oltre il 75% hanno origine, in primo luogo, scandinava (per il 56%) e, in seconda battuta, finlandese (per il 19%). Il ruolo dell’Italia rimane marginale con una quota dell’1%, gli investimenti diretti italiani li rinveniamo nei settori più disparati: nel settore dei prodotti lattiero-caseari, nel settore finanziario e bancario, nel settore turistico alberghiero e nel settore immobiliare e delle costruzioni, nel settore degli apparecchiature scientifiche e di misurazione, macchine utensili etc. Per quanto riguarda le opportunità future continua l’incremento degli investimenti nel settore immobiliare, così come grosse opportunità sono presenti nei beni strumentali e dell’impiantistica oltre che in quelli del tessile, legno, alimentare e dell’ambiente.

Le AGEVOLAZIONI FISCALI - In merito alle agevolazioni fiscali, in Estonia è prevista la detassazione totale dell’utile d’impresa per tutte le società di diritto nazionale, ed in più sono state istituite due zone franche secondo quanto prevede la Legge doganale: una è l’area portuale di Muuga e l’altra è l’area industriale di Sillabe.

VilniusLITUANIA – Infine la Lituania. Il Paese ha scommesso molto sull’attrazione dei capitali dall’estero, favorendo una politica di incentivazione dello sviluppo delle Zone Economiche Speciali che permettono di creare aziende off-shore all’interno del territorio lituano (in particolare a Siuliai, Klaipeda e Kaunas); in queste zone per lo più si investe nel manifatturiero, metalmeccanico, elettronica, industria automobilistica, commerciale e logistica (stoccaggio e distribuzione), servizi, attività bancaria etc. . Per quanto riguarda gli investimenti italiani in Lituania essi rappresentano circa l’1% circa del totale degli IDE nel Paese: solo negli ultimi anni infatti sono state avviate in Lituania alcune importanti iniziative industriali nel settore tessile, del legno, della plastica, delle apparecchiature mediche, e nel settore automobilistico; molte microimprese operano nel campo della distribuzione, con accordi di partnerariato con imprenditori locali. Anche qui l’edilizia si presenta come uno dei settori più dinamici dell’economia negli ultimi anni, specie nella capitale e in alcune delle principali città (Kaunas, la seconda città con l’aeroporto commerciale più importante del Paese).

Montenegro

Montenegro: l'Italia è il primo partner commerciale nell'area dell'Ue

L’Italia è il primo partner commerciale nell’area UE del Montenegro con una quota di quasi il 30% dell’export montenegrino e il 10% dell’import. Considerevoli quindi sono i rapporti commerciali tra gli imprenditori dei due Paesi, anche se gli operatori montenegrini devono affrontare lo scoglio burocratico del visto: è del mese scorso la richiesta formulata dall’Unione degli imprenditori montenegrini di snellire le procedure per l’ottenimento del visto di accesso, in quanto la prassi in vigore prevede una procedura complessa e un’ampia documentazione da presentare a corredo della domanda, e “quindi molti imprenditori montenegrini rinunciano al viaggio in Italia, con un evidente danno non solo per loro ma anche per i partner italiani”. La collaborazione commerciale come vedremo, incentivata dalla vicinanza geografica e dal facile collegamento via mare (anche dalla nostra Regione), si sta sempre più corroborando, anche se per larga parte sfugge alle rilevazioni ufficiali.  

PodgoricaINVESTIMENTI DIRETTI ESTERI E PRIVATIZZAZIONI – Gli ultimi dati disponibili segnalano un rallentamento negli investimenti diretti esteri in Montenegro: gli IDE registrati nei primi due mesi del 2008 hanno raggiunto i 130 milioni di euro, determinando una crescita solo del 17% dopo i notevoli aumenti degli ultimi 3 anni. La principale ragione del rallentamento potrebbe essere rappresentata dal “raffreddamento” del mercato immobiliare, dopo la forte espansione registrata negli ultimi 2 anni. La maggior parte degli investimenti esteri del primo bimestre è stata registrata nelle imprese e nelle banche locali, mentre quelli nel settore immobiliare hanno inciso del 38,9% dell’afflusso. Occorre considerare che, mentre sono carenti gli investimenti greenfield, la maggior parte degli IDE è stata realizzata tramite le privatizzazioni di aziende ed enti statali, iniziate nel 1992 (si pensi che nel 2005 il 70% delle aziende statali era stato privatizzato). Proprio in questo ambito, si segnala che l'Agenzia per la Ristrutturazione Economica e per gli Investimenti Esteri del Montenegro ha annunciato la vendita del 64% del capitale della Polimka di Berane (pelletteria e calzature) e del 51% del capitale della Obod Ad di Cetinje (elettrodomestici).  

Le offerte dei potenziali acquirenti devono pervenire all'Agenzia entro il 3 giugno prossimo. Inoltre il Governo ha annunciato che venderà il 30% delle azioni della compagnia area di bandiera mantenendone il pacchetto di controllo. Oltre a ciò, vi sono interessanti opportunità di business nei settori del turismo (ad esempio un importante investimento nel settore sarà realizzato entro la fine del 2010 e saranno costruiti quattro nuovi alberghi di quattro e cinque stelle nella città di Herceg Novi) e delle costruzioni ad esso legato (si segnala la fiera dell’edilizia che si terrà dal 24 al 28 settembre 2008 a Budva), dello sfruttamento delle risorse naturali (legno, pietra, alcune miniere ed acqua), delle industrie di base e delle infrastrutture. Nella scelta di de-localizzazione l’imprenditore non deve mai sottovalutare la tassazione del reddito di impresa, che, in Montenegro, è particolarmente favorevole, pari al 9% (è una delle percentuali di incidenza più basse in Europa). L’ICE ci informa che non esiste una mappatura completa degli investimenti diretti italiani nel Paese balcanico: vi sono state negli anni passati considerevoli (e note) operazioni di acquisizioni nel settore metallurgico, bancario ed alberghiero, ma per quanto riguarda gli investimenti compiuti dalle imprese italiane di piccole dimensioni questi sfuggono alle ricognizioni ufficiali anche se da alcuni dati in possesso delle istituzioni esse risultano presenti prevalentemente nel settore del tessile-abbigliamento e del legno-arredamento.

 

Ungheria

Progetti di gemellaggio all'interno dell'Europa

I programmi di gemellaggio si propongono, mediante l’assistenza di uno o più Paesi già membri dell’Unione, di trasferire nei Paesi candidati, (o di recente ammissione) all’Unione Europea, l’insieme di norme e prassi che disciplinano i rapporti tra gli Stati europei. Si parla di “acquis comunitario”, ovvero dei principi che sono alla base della produzione di direttive, regolamenti e circolari da parte della Commissione. Il gemellaggio ha, altresì, l’obiettivo dell’”institution building”: il rafforzamento delle strutture, sistemi e professionalità necessarie per l’attuazione delle norme e l’applicazione delle politiche comunitarie. I progetti sono interamente spesati dalla Commissione mediante i fondi PHARE, CARDS e TACIS. Nel 2003 sono stati proposti 152 progetti di gemellaggio, in leggera riduzione rispetto al 2002, ma in crescita rispetto agli anni precedenti. 19 progetti sono stati aggiudicati all’Italia. Romania, Polonia e Turchia sono i Paesi che più spesso hanno beneficiato dei progetti di gemellaggio. I progetti hanno avuto per oggetto soprattutto la Finanza Pubblica, il Mercato Interno, la Giustizia e gli Affari interni. L’orientamento attuale della Commissione è di favorire i gemellaggi con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo (c.d. area MEDA).

BudapestCOME FUNZIONANO – I gemellaggi utilizzano una formula semplice, quanto efficace, di trasferimento delle conoscenze. Funzionari e dirigenti delle Amministrazioni dei Paesi Membri si recano presso le Amministrazioni dei Paesi Candidati per lavorare a stretto contatto con i colleghi di dette Amministrazioni. I temi oggetto del gemellaggio sono decisi dai Paesi candidati e formano oggetto di singoli progetti che, al loro interno, si dividono in programmi per area tematica. Nel corso di ogni anno i Paesi candidati, in collaborazione con la Commissione Europea, sottopongono ai Paesi membri delle proposte di gemellaggio che sono denominate “project fiches”. Le proposte riassumono gli obiettivi di acquisizione “dell’acquis”, relativamente ad uno o più specifici settori normativi, e le richieste in termini di risorse umane. I Paesi interessati manifestano la disponibilità al Paese candidato mediante una proposta formale nella quale sono specificate: le modalità di realizzazione, gli obiettivi e le risorse umane. Ogni proposta è corredata dai profili degli esperti selezionati. I Paesi candidati, sempre in accordo e collaborazione con la Commissione UE, selezionano le offerte più confacenti al raggiungimento degli obiettivi previsti. L’offerta più soddisfacente costituisce oggetto di apposito accordo (c.d. Covenant) fra l’Amministrazione del Paese membro e quella del Paese candidato, accordo che viene sottoposto al vaglio della Commissione.

GLI ATTORI – Le figure più importanti dei programmi di gemellaggio sono il Consigliere di Preadesione e il Responsabile di Progetto. Il Consigliere di Preadesione è, solitamente, un funzionario della Pubblica Amministrazione del Paese membro che per tutta la durata del programma lavora a tempo pieno nel Paese candidato. Sul piano operativo è la figura più importante del progetto. Deve avere competenza nell’applicazione “dell’acquis comunitario” ed ha il compito di coordinare tutte le fasi e le attività del progetto, fornire assistenza all’Amministrazione del Paese candidato ed organizzare la partecipazione degli esperti coinvolti nelle missioni. La durata dell’incarico varia da uno a tre anni. Sono previsti, altresì, due Project Leader, uno per il Paese candidato ed uno per lo Stato membro dell’Unione. Hanno la responsabilità globale del progetto, ne gestiscono l’evoluzione, ed hanno il compito di redigere, in base alle informazioni fornite dai Consiglieri di Preadesione, rapporti trimestrali sull’evoluzione dei programmi, nonché il rapporto finale da sottoporre alla Delegazione della Commissione europea. Completano il quadro gli esperti a breve o medio termine che svolgono missioni di durata variabile da pochi giorni a qualche mese. Sono quelli che approfondiscono le specifiche tematiche svolgendo attività di assistenza tecnica o realizzando seminari di formazione. Nel corso del quinquennio 1998-2003 l’Italia ha partecipato, sia in qualità di leader che di junior partner, a 58 progetti di gemellaggio, quasi tutti giudicati positivamente.

UN CASO PRATICO: GEMELLAGGIO ITALIA – UNGHERIA Si tratta di un progetto del 2000 che ha avuto per oggetto l’assistenza italiana alla preparazione dei Programmi Operativi Regionali (i nostri POR) in Ungheria. Il budget era consistente ed ammontava a 4 milioni di euro. Il progetto è durato 20 mesi. I proponenti sono stati il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano (mediante il DPS, Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione), una regione della Germania (il Brandeburgo) e quattro regioni italiane: Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Piemonte. Ognuna delle regioni ha coinvolto esperti provenienti da società pubbliche (o mandated bodies). In particolare: Sviluppo Italia Basilicata, Ervet, Informest e Finpiemonte. Per la rilevanza del progetto sono stati coinvolti quattro Consiglieri di Preadesione e due Project Leaders. Il progetto è stato giudicato positivamente dalla Commissione Europea, soprattutto per l’efficacia con la quale sono stati trasferite le complesse procedure dei Piani di sviluppo. Gli esperti hanno fornito assistenza nella redazione dei documenti, nell’implementazione e monitoraggio dei risultati e nella formazione del personale ungherese; sia a livello centrale che periferico. Attraverso i gemellaggi nascono e si consolidano ottimi rapporti tra le Amministrazioni dei Paesi dell’Unione, presenti e futuri, nello spirito di quella collaborazione che è il vero motore dello sviluppo e della crescita dell’Europa unita

India

India-Italia, queste le strategie commerciali

L’India costituisce l’obiettivo primario delle politiche di promozione individuate dal Ministero del Commercio internazionale per l’anno 2007, in realtà è tutta l’area del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) ad interessare la politica di sostegno delle azioni imprenditoriali: “in tutti questi Paesi va mantenuto il sostegno alle attività già avviate e vanno attivate ulteriori azioni mirate, per continuare a cogliere le opportunità offerte da questi mercati, il cui tasso di crescita rimane rilevante e sostenuto” – si legge nel documento in cui il Ministero traccia le “Linee direttrici dell’Attività promozionale 2007”. In particolare l’India, come si diceva, è al centro di un’approfondita analisi da parte delle nostre istituzioni, al fine di incrementare i rapporti commerciali e valorizzare le opportunità di mercato che tale Paese offre. Si è concluso da pochi giorni l’importante forum economico denominato “Destination India”, occasione preziosa per gli operatori indiani di entrare in contatto con le realtà produttive ed industriali italiane: l’appuntamento, tenutosi dall’6 all’8 novembre, ha permesso, infatti, dopo la prima giornata di forum a Roma alla presenza dei massimi esponenti delle nostre istituzioni (Ministero del Commercio Internazionale, Confindustria, ABI, ICE e altre) e di quelle omologhe indiane, di condurre i rappresentanti indiani presso alcuni dei maggiori poli industriali italiani (Vicenza, Prato, Torino, Firenze, Parma), focalizzando il percorso su determinati settori (componentistica auto, della meccanica, dell'agro-industria, del tessile abbigliamento, pelletteria e gioielleria).

 

BombayPERCHÉ INDIA – LE RAGIONI DI UNA SCELTA – L’India rappresenta un’opportunità di collaborazione nei settori in cui l’Italia ha raggiunto un alto livello di specializzazione (si possono appunto creare sinergie con i nostri poli d’eccellenza), così come può rappresentare un ottimo mercato di sbocco per i nostri prodotti grazie alla percentuale sempre crescente del c.d. ceto medio che può costituire, così come già in parte costituisce, il perfetto consumatore del Made in Italy. Diciamo che fino a questo momento l’Italia non ha ben compreso l’importanza strategica del partnerariato commerciale con l’India, delle opportunità di de-localizzare le produzioni nel paese asiatico. Altri paesi europei come Gran Bretagna, Paesi Bassi, Germania e Francia hanno avviato programmi di collaborazione e di de-localizzazione già da diverso tempo, avvalendosi della presenza in loco di personale altamente specializzato (c’è una sistema di istruzione capillare). Sono comunque i settori al alto contenuto tecnologico che hanno fatto la differenza rispetto ad altri Paesi dell’area asiatica: lo sviluppo dell’informatica unito all’elevato grado di specializzazione del personale indiano (ingegneri, informatici) hanno fatto sì che l’India fosse il parco tecnologico ideale ove insediare le proprie attività. Il governo indiano proprio nel settore dell’Information Technology, già fortemente sviluppato (sono presenti primarie aziende quali IBM, Intel, Microsoft, Oracle, Cisco, HP etc.) sta promuovendo ulteriori piani di sviluppo, tra cui la realizzazione di nuovi parchi tecnologici (fortunatamente per quanto ci riguarda lo ha compreso per tempo una delle nostre aziende italiane leader nel settore dell’industria informatica, la STMicroelectronics). 

Anche le Banche italiane hanno seguito le nostre imprese e hanno aperto le proprie filiali (Banca Nazionale del Lavoro, San Paolo IMI, per citarne alcune). Altro settore in forte sviluppo e altamente competitivo è quello dell’industria della chimica farmaceutica che fa parte di quei settori “ad alta intensità di conoscenza” nei quali l’India è emersa negli ultimi dieci anni come uno dei punti di riferimento tra i Paesi in via di sviluppo. Ma le possibilità non sono solo riservate alle grandi realtà imprenditoriali o bancarie, ottime possibilità e chance di replica hanno i nostri distretti manifatturieri nei settori della gioielleria, della lavorazione della pelle, dell’agro-alimentare, nel settore delle macchine utensili (lavorazione del legno, dei marmi, delle materie plastiche macchine tessili, sistemi di irrigazione per l’agricoltura, macchine per l’industria agro-alimentare, delle attrezzature per telecomunicazione etc.) Nella decisione di avviare il processo di espansione all’estero non bisogna mai trascurare (o sottovalutare), gli incentivi che il governo nazionale mette a disposizione per attrarre gli investitori stranieri: si tratta, come anche in India, di incentivi ed agevolazioni fiscali in particolari settori o finalizzati a promuovere lo sviluppo di aree arretrate. Come evidenzia l’ICE, oltre alle misure agevolative statali, si devono considerare anche gli incentivi offerti dai governi dei singoli stati per attrarre capitali stranieri. FIERA IETF 2007 – Da segnalare, a riprova dell’importanza strategica che rivestono i settori della tecnologia e dell’ingegneria in India, è l’International Engineering & Technology Fair (IETF), ovvero il più grande Salone dedicato all’ingegneria e tecnologia che si svolgerà a New Delhi dal 13 al 16 febbraio 2007. L’appuntamento fieristico, a cadenza biennale sin dal 1975, interessa tutte le categorie imprenditoriali: information technology, biotech, infrastrutture, ingegneria e progettazione, attrezzature e impianti, macchinari, accessori, componenti auto OEM, subfornitura. La fiera è la piattaforma ideale per gli incontri buyers/sellers, ma è anche un importante occasione per partecipare a seminari ed assistere a conferenze sulle ultime novità del settore, a sviluppare la propria rete di vendita etc. La richiesta di partecipazione alla fiera può essere fatta compilando il modulo (booking form overseas) scaricabile direttamente dal sito www.ietfindia.com, anche se sarebbe auspicabile, data l’importanza dell’evento, che fosse organizzata dagli enti o istituzioni locali una partecipazione collettiva delle nostre imprese al fine di incrementare le possibilità di internazionalizzazione delle medesime in settori strategici, quale quello delle tecnologie, per il futuro sviluppo della competitività del nostro sistema su scala globale.

 

Giordania

Rebuild Iraq: in Giordania la fiera più importante

Anche quest’anno si tiene l’evento fieristico più importante a livello mondiale per gli operatori internazionali interessati a partecipare alla ricostruzione dell’Iraq:

PROJECT REBUILD IRAQ 2008. La fiera che si svolgerà ad Amman in Giordania dal 5 all’8 maggio 2008 è giunta alla sua quinta edizione e ha ottenuto la certificazione di qualità da parte dell’UFI, l’Unione Fiere Internazionali che assegna agli eventi fieristici che si distinguono per le loro caratteristiche di qualità un vero e proprio marchio internazionale (è la prima certificazione di tal genere in Giordania). La scelta della Giordania come localizzazione di una fiera sulla ricostruzione in Iraq non è stata determinata solo dalla vicinanza geografica con quest’ultimo, ma anche da diversi altri fattori: sicurezza (elemento fondamentale nell’area), stabilità del governo locale che vanta ottimi rapporti con il governo iracheno, presenza di buone infrastrutture, facilità di accesso per gli stranieri, presenza di numerosi imprenditori iracheni ed esteri etc. L’occasione di partecipare alla fiera è offerta alle nostre imprese dal nostro Istituto per il commercio estero - ICE - che ha organizzato all’uopo una collettiva italiana, con invito rivolto a tutti quegli operatori che operano nei seguenti settori: costruzioni civili, energia elettrica, strade e ponti, aeroporti e porti, telecomunicazioni, impianti idrici, sanità, agricoltura, beni di consumo durevoli, di largo consumo (casalinghi, cosmetici, prodotti elettrici ed elettronici, tessili, tessili, calzature, prodotti in pelle, alimentari etc.) etc.

I SETTORI DI INTERVENTO – Come dicevamo l’Iraq in questa fase necessita di interventi in ogni settore, anche in quello agricolo: nonostante l’enorme estensione di terre a disposizione e la presenza di risorse idriche, sotto la vigenza del programma delle Nazioni Unite Oil for food (Petrolio in cambio di cibo) l’Iraq ha importato grandi quantità di grano, carni, pollame, e prodotti caseari. Si contano 2.500 progetti che partiranno a breve nei settori più diversi. Chiaramente il settore maggiormente interessante è quello dell’edilizia: dovendosi ricostruire la gran parte delle infrastrutture (porti, aeroporti, ponti etc.) o modernizzare le rimanenti, nonché costruire abitazioni civili e uffici, le imprese che operano nel settore dei materiali per l’edilizia (ad esempio ceramiche, sanitari, marmi, graniti) così come forniture di ogni tipo per abitazioni e uffici (si pensi agli impianti idrici, di riscaldamento e di aria condizionata) nonché le imprese di costruzioni, oltre agli ingegneri civili, potranno avere un ruolo di tutto rilievo in Iraq, sempre che siano all’altezza di competere con operatori provenienti da tutti il mondo. Ma, come dicevamo, ottime prospettive ci saranno anche per settori come l’energia elettrica o le telecomunicazioni con le reti da ricostruire, oppure il settore della sanità (oltre alla costruzione di strutture moderne, ci sarà necessità di fornitura di apparecchiature elettromedicali per l’allestimento ex novo di intere unità operative, etc. ). E’ fatto noto che per gli appalti pubblici sembrano essere particolarmente favoriti i Paesi che hanno dato supporto  alle operazioni militari tese al rovesciamento del regime di Saddam Hussein...

PARTECIPAZIONE ALLA FIERA – Nel 2007 la Fiera ha registrato la presenza 754 espositori da 39 Paesi e l’arrivo di oltre 8,000 visitatori (di cui oltre 2,000 provenienti dall’Iraq), oltre il 70% degli espositori ha riconfermato la propria presenza quest’anno. Come dicevamo l’ICE ha organizzato una collettiva italiana per la quale le adesioni scadono il 7 marzo prossimo: è prevista la sistemazione in un area di 400 mq all’interno del polo fieristico, ove ciascuna azienda potrà prenotare il suo spazio in misura non inferiore ai 12 mq inviando apposita domanda all’ICE area progetti speciali.

 

Turchia

Italia-Turchia: un ottimo interscambio

Il ruolo dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo si sta rivelando sempre più strategico per l’economia dell’Unione Europea, ed in special modo per l’Italia, geograficamente protesa verso l’area Medio-orientale. La Turchia è il secondo partner commerciale dell’Italia, dopo la Germania, con un volume di scambi che ha superato i 9.000 miliardi di euro e anche i dati afferenti i primi mesi del 2004 confermano il trend di crescita nell’interscambio registrato dall’ISTAT nel 2003: nei primi mesi del 2004 l’incremento delle esportazioni verso la Turchia è stato del 54,6%, anche le importazioni italiane di prodotti provenienti dalla Turchia sono aumentate, facendo registrare un incremento del 31,4%. L’economia turca ha fatto dei notevoli progressi, anche se sembra essere altalenante e risentire degli avvenimenti internazionali, come attualmente della guerra in Iraq.

 

AnkaraIL COMMERCIO ESTERO E I PAESI FORNITORI– Le attività connesse al commercio estero si sono liberalizzate a partire dagli anni 80, periodo in cui progressivamente furono eliminate le restrizioni alle importazioni, furono incentivate le esportazioni, furono ridotti i dazi doganali. Tale processo di liberalizzazione si è completato negli anni 90 con la eliminazione degli stessi incentivi alle esportazioni in contrasto con i principi del GATT e soprattutto nel 1996 con la sigla di un accordo doganale con l’Unione Europea. Tale accordo ha consentito alla Turchia di dotarsi di una legislazione doganale simile a quelle europee e ha permesso la conclusione di accordi di libero scambio con partner economici tradizioni dell’UE appartenenti all’Europa Centro-Orientale, al Nord Africa e al Vicino Oriente. Con la abolizione delle barriere tariffarie molti manufatti provenienti dei Paesi dell’Unione Europea sono entrati nel mercato turco, la cui domanda interna era stata a lungo disattesa a causa di un sistema economico altamente protezionistico (la richiesta di beni di consumo è in costante aumento a partire dagli anni ’90). Primi nella graduatoria dei fornitori della Turchia sono i Paesi europei, l’Italia, come abbiamo detto, è il secondo Paese superato soltanto dalla Germania.

I RAPPORTI COMMERCIALI CON L’ITALIA – Analizzando nello specifico le relazioni commerciali tra il  nostro Paese e la Turchia, rileva che il settore principale dell’interscambio è quello dei beni intermedi a fini industriali, come le macchine e gli apparecchi meccanici ed elettronici, i prodotti chimici, il metallo e i prodotti in metallo, i prodotti tessili e gli autoveicoli (la Fiat possiede uno delle unità produttive più grandi della propria rete estera). La Turchia, non essendo  all’avanguardia nella lavorazione dei materiali (legno, tessuti, metalli etc.), ha accresciuto negli ultimi anni la domanda di macchine per la lavorazione dei materiali che siano al passo con nuove tecnologie: l’obiettivo è la realizzazione di prodotti di livello in grado quindi di concorrere in diverse fasce di mercato. Le attrezzature e i macchinari più richiesti vanno da quelli per la lavorazione del legno, dei metalli e delle pietre e dei marmi a quelli per l’imballaggio e per la lavorazione di pelle; questi ultimi, implementati nei processi produttivi, sono in grado di migliorare la qualità dei prodotti finiti(calzature, prodotti tessili etc.) al fine renderli competitivi e collocabili anche sui mercati esteri. Infine, data l’importanza che il settore agricolo riveste ancora nel Paese (contribuendo per il 20% alla formazione del PIL ed occupando una forza lavoro pari al 30% del totale), si stanno compiendo processi di modernizzazione attraverso l’utilizzo di nuovi macchinari e l’impianto di sistemi di irrigazione, utilizzando know-how e tecnologie provenienti dall’estero (coinvolte imprese tedesche e olandesi nel progetto GAP – progetto per lo sviluppo integrato e multi-settoriale dell’Anatolia Sud-orientale che copre un vastissimo territorio che conta 11 province, la maggior parte delle quali destinatarie di incentivi).

INCENTIVI PER GLI INVESTIMENTI DIRETTI – La politica di attrazione degli investimenti esteri in Turchia è iniziata sin dalla metà degli anni ’80, ma è dal 2001 che essa ha ricevuto un forte impulso, proprio per la volontà di far passare lo sviluppo del Paese attraverso l’ingresso di nuovi capitali.La legge sugli investimenti esteri (modificata nel 1995) garantisce il libero trasferimento dei profitti, delle royalties, e del rimpatrio del capitale. Per poter effettuare un investimento in Turchia, l’investitore estero deve ottenere il permesso dall’autorità competente, la quale può concedere una serie di incentivi a  seconda della zona e del settore in cui si intende investire. L’interesse della autorità turche è anche  quello di creare il maggior numero di posti di lavoro possibile (per ogni investimento è previsto un numero minimo di assunzioni), poiché nonostante una ripresa innegabile della economia, la disoccupazione nel primo trimestre del 2004 è in aumento rispetto al trimestre precedente, colpendo in modo particolare la fascia dei giovani diplomati in aree urbane. Gli incentivi concessi possono andare dall’esenzione IVA , alla concessione di crediti a tassi agevolati per l’acquisto di macchinari o esenzione da dazi per l’importazione degli stessi, fino alle deduzioni fiscali calcolate in base all’investimento realizzato.

ZONE FRANCHE – Sempre nella direzione di accrescere la competitività dell’economia turca, di attrarre tecnologie ed investimenti esteri, la Turchia ha istituito con una legge del 1985 alcuni spazi all’interno del suo territorio che risultano essere extra-doganali (al 2001 erano 19). Le zone sono considerate tax free zones, pertanto i redditi generati al loro interno sono esenti da tassazione, possono essere trasferiti senza alcuna restrizione e non entrano a far parte dell’imponibile. All’interno delle zone franche può essere svolta qualsiasi attività economica (manifatturiera, commerciale, bancaria etc. )e non è previsto alcun limite per la quota di capitale straniero da investire nella società, che potrebbe essere detenuta anche al 100%, in ogni caso gli investimenti italiani effettuati in loco sono per la maggior parte realizzati in joint-venture con imprese turche.Per poter insediare un’unità produttiva è necessario ottenere una licenza dalle autorità competenti, tale licenza dura 10 anni per chi prende in locazione gli immobili (costruiti secondo gli standard internazionali), 20 anni per chi costruisce propri edifici, ma anche per periodi più lunghi in particolari circostanze. E’ doveroso sottolineare che un simile regime mal si concilia con le regole sulla concorrenza vigenti all’interno della Unione Europea, pertanto qualora la Turchia dovesse entrare a far parte dell’Unione Europea, tali regimi di favore dovrebbero essere smantellati, ma ciò avverrà - ha assicurato in varie occasioni il governo turco - in modo graduale in modo da consentire agli investitori di non abbandonare le aree oggi sottoposte ad un grande progetto di riqualificazione di tipo industriale.

 

Israele

Vicini a Israele

Nel primo trimestre 2007 l’Italia si è collocata al quarto posto nella classifica dei Paesi fornitori di Israele (115)Israele viene identificato con il Paese in storica contrapposizione, purtroppo anche armata, con la Palestina (oltre che con altri suoi Paesi limitrofi): è raro infatti che vengano citati dai mass-media accordi commerciali o di cooperazione, piuttosto vengono forniti i dettagli degli scontri, indicate le ipotesi di tregua, citati i numerosi negoziati di pace o di recente monitorata la c.d. road-map. In realtà, Israele, politicamente sempre in fermento (per un Rapporto relativo alla guerra in Libano, il Governo Olmert era sul punto di cadere lo scorso maggio, tanto che il Likud, il partito di opposizione guidato da Benjamin Netanyahu, ha chiesto a gran voce le dimissioni del governo e le elezioni anticipate) è un Paese economicamente in grande crescita che vanta rapporti commerciali con tutto il mondo, e anche con il nostro Paese che, secondo i dati forniti dall’Istituto di Statistica Israeliano relativi al primo trimestre di quest’anno, si è collocato al quarto posto nella classifica dei Paesi fornitori, superato soltanto da Stati Uniti, Germania e Cina.

LE OPPORTUNITÀ – IL SETTORE HIGH-TECH - L’Ice ci informa che il settore c.d. dell’High Tech rappresenta il settore trainante dell’economia israeliana. Si tratta di elettronica, software, biotecnologia, settori in cui Israele ha raggiunto risultati di assoluta eccellenza sia in termini economici che di ricerca e sviluppo. Ed è proprio per valorizzare questa eccellenza che le nostre imprese in collaborazione con partner israeliani possono partecipare al bando per la raccolta di progetti congiunti di ricerca, sulla base dell'accordo di cooperazione nel campo della ricerca e dello sviluppo industriale, scientifico e tecnologico siglato tra Italia ed Israele. Il bando relativo all’accordo (già esaminato nelle pagine di questa rubrica in un articolo ad hoc) viene pubblicato ogni anno (anche nel 2007 è stato bandito) e consente alle imprese, ai centri di ricerca e alle Università di avviare in partnership con impresa/ente israeliano un progetto che possa beneficiare, ove approvato, di finanziamenti pubblici (vengono approvati circa 6 progetti per ogni bando su una media di circa 40 progetti presentati). Ritornando ad esaminare i settori maggiormente rappresentativi dell’economia israeliana troviamo oltre all'elettronica, il metallurgico, il petrolchimico e l'alimentare. I settori invece più tradizionali, come il tessile, sono stati oggetto di trasferimento nei Paesi vicini come Giordania ed Egitto. Un altro settore in cui Israele ha raggiunto l’eccellenza è quello dei diamanti, tanto da rendere il Paese il principale centro di taglio e commercializzazione di diamanti al mondo.

I RAPPORTI COMMERCIALI – Le ridotte dimensioni del mercato interno israeliano e l’assenza di materie prime al suo interno fanno sì che Israele sia un paese dedito soprattutto all’esportazione, per facilitare la quale ha concluso diversi accordi di libero scambio con numerosi Paesi: citiamo tra gli altri l’accordo di libero scambio siglato con l’Unione Europea già nel 1975, che concedeva l’esenzione tariffaria per i prodotti industriali ed agricoli su presentazione della certificazione d’origine: detto accordo è stato sostituito nel 1995 da un vero e proprio Accordo di Associazione, (entrato in vigore nel 2001), che rispetto al precedente concede ai prodotti israeliani più flessibilità in tema di certificazione d’origine (l’accordo comunque comprende  altri settori quali la libertà di movimento dei capitali, ulteriori liberalizzazioni in tema di costituzione di società, cooperazione economica in aree di reciproco interesse, cooperazione regionale nei settori industriale, agricolo, servizi finanziari, tasse, ambiente, energia, informazione e comunicazione, trasporti e turismo).

ITALIA E ISRAELE - Le nostre esportazioni verso Israele sono aumentate nel 2005, registrando una crescita del 10,8 in valori percentuali, e anche nel 2006 mantengono lo stesso trend di crescita: siamo il 4° Paese fornitore ed il 7° come Paese cliente (con un incremento nel 2005 di dieci punti percentuali delle esportazioni israeliane nel nostro Paese). La struttura settoriale dell’export italiano verso Israele conferma l’importanza dei prodotti industriali: beni strumentali, prodotti chimici e metalli di base utilizzati nei processi di produzione, plastica e gomma, automezzi, aerei, navi etc. (elaborazione ICE su fonte dell’Israel Central Bureau of Statistics). Per quanto concerne gli investimenti diretti italiani in Israele, interessati sono il settore assicurativo (con Generali, anche presente nel settore bancario), settore auto e aviazione (con Fiat e Alenia), telefonia (Telecom), tecnologia (con ST microelectronics), beni di largo consumo (Gruppo Pompea, Benetton e Luxottica). I settori di intervento, quelli che possono rappresentare e già rappresentano a dire il vero opportunità commerciali e di investimento per le nostre imprese, sono oltre quelli dell’high-tech, quello delle ferrovie che comprende le infrastrutture, materiale rotabile, sistemi di segnalazione e di elettrificazione; sistemi di sicurezza per impianti e strutture (installatori, consulenti di sicurezza, produttori di sistemi industriali etc.); turismo (a causa della crisi del mercato immobiliare israeliano, molti investitori hanno puntato al nostro Paese – Toscana in primis – acquisendo immobili, una propensione che può essere rafforzata e che può investire altre regioni, come la Puglia ad esempio).

Argentina

ARGENTINA: TUTTE LE OPPORTUNITA' PER INVESTIRE

Ospitiamo l’intervento per la Gazzetta del Mezzogiorno di Paolo TANZI – PARMA - Responsabile Ufficio Sviluppo della Camera di Commercio Italiana di Rosario in Argentina.“ L’Ufficio per lo Sviluppo   Commerciale in Italia della provincia di Santa-Fe’ (Argentina) sotto l’egida della Camera di Commercio di Rosario e quella di Parma, e’ stato attivato per favorire i contatti tra le aziende produttive e commerciali delle due  regioni. Tale progetto sperimentale e’ oggetto di viva attenzione da parte del sistema delle camere di commercio estere, con l’idea di replicarne il modello per altri Stati.

Buenos Aires

LA RIPRESA ECONOMICA ARGENTINA - La situazione odierna in Argentina è sicuramente migliorata rispetto a quella – in effetti veritiera - riportata da tutti i mass media internazionali alla fine del 2002 ed all’inizio di quest’anno; a testimonianza di tale trend positivo il cambio pesos/dollaro, che è  passato in breve tempo da 3,5/1 del 2002, con tendenza al peggioramento, ai 2,82/1 dei primi giorni di maggio. Torno dall’aver rappresentato l’Italia su invito argentino alla fiera internazionale dell’alimentazione di Rosario, (FIAR 2003) che con uno sforzo inimmaginabile e’ stata fortemente voluta -  dopo la sospensione nel 2002 per effetto della crisi -  sia dal pubblico che dal privato, per ridare fiducia  economica e psicologica ad una nazione messa in ginocchio, credo mai cosi’ pesantemente, dalla spirale di eventi negativi dell’anno passato. Ho visto una fortissima volontà’ di ripresa, e credo che dopo gli avvenimenti politici degli ultimi giorni si possa preventivare una fase nuova per questa nazione, che forse finalmente potrà – con  fatica – staccarsi dalle tradizioni politiche tipicamente sudamericane.

 

SETTORI TRAINANTI - I settori trainanti e che per primi hanno rialzato la testa dopo la grande crisi dell’inizio dell’anno, sono l’agricoltura e di conseguenza anche il settore delle macchine agricole. Questo perchè in passato ci  si riforniva per tali macchinari  dall’estero e specificatamente  dal Brasile; ora,  per effetto del default, si  è  ricominciato a servirsi del  mercato interno ed a  riorganizzare  le  produzioni .L’Argentina e’ un paese dalle mille risorse e dalle potenzialità’ enormi ; basti pensare alle estensioni  di terreni. Superfici inimmaginabili per un agricoltore italiano,  abituato ai nostri fazzoletti ( Vi sono fazende con un milione di ettari di terra e  altrettanti capi di bestiame sempre in rotazione).

GLI INVESTIMENTI E LE JOINT VENTURES - In questo momento investire in questa parte del mondo e’ senz’altro  appetibile per investitori italiani o europei , soprattutto se interessati ad entrare con le proprie capacita’ di tecnologia e penetrazione dei mercati in quel grande bacino di utenza che e’ il Mercosur.Acquistare poderi (estancias), per realizzare produzioni agricole qui da noi ormai compromesse dallo sfruttamento eccessivo dei terreni, è sicuramente un’iniziativa   economicamente  valida, specialmente se  supportata  dalle nostre  capacita’ imprenditoriali  e da quel know-how che tutti ci riconoscono e ci invidiano, specialmente nel campo agroalimentare.Dal punto di vista imprenditoriale, l’intervento auspicabile è la costituzione di società’ miste con sede in Argentina, riconducibili alla forma giuridica internazionale delle joint-ventures companies. Questa opzione e’ fortemente spinta dalle autorità’, nazionali ed internazionali, che stanno emanando provvedimenti di incentivazione di questo tipo, visti come un mezzo privilegiato per fare ripartire l’economia argentina.  

IL SETTORE AGROALIMENTARE E QUELLO DEL  TURISMO - Nello specifico, l’interesse principale si rivolge al settore agro-alimentare, in cui si dovrebbe potere coniugare la grande tradizione delle imprese italiane con le notevoli risorse, in gran parte inespresse, di questa nazione sudamericana.Favorevole agli insediamenti produttivi può essere l’alto grado di scolarizzazione della popolazione, che, non va dimenticato, per oltre il 50% e’ di origine italiana.Un altro settore che si sta monitorando e valutando in funzione di futuri investimenti e’ quello del turismo e, in particolare, dell’agriturismo. Ciò’ viene fatto per attuare una ridistribuzione del reddito sul territorio, raggiungendo, in questo modo, anche zone che sono fuori dei normali circuiti.Per tutto questo e per il forte legame che tradizionalmente lega le nostre culture, l’aspettativa e’ di divenire in un futuro prossimo dei partners privilegiati per la nazione argentina, sia dal punto di vista commerciale sia dal punto di vista produttivo. Lo scenario possibile potrebbe essere quello di ottenere dei prodotti argentini, a qualità’ italiana, in grado di competere ad alti livelli ( ed a bassi costi ) sui mercati americani.Chiudo complimentandomi col giornale che mi ospita, poiche’ e’ una delle prime testate che ha dimostrato una sensibilita’ spiccata verso le richieste di conoscenza delle dinamiche dei mercati internazionali, indispensabile oggi per le aziende che intendano porsi correttamente in un contesto di competizione globale ….”