1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>

  

Lo Studio Chianura, composto da Avvocati e Dottori Commercialisti, assiste prevalentemente le imprese e i gruppi di imprese, nella gestione delle problematiche fiscali e societarie fornendo adeguata assistenza professionale anche in operazioni di carattere straordinario come fusioni, scissioni, acquisizioni, cessione di azioni e quote, riorganizzazioni societarie, pianificazione fiscale internazionale.

Lo studio inoltre è specializzato nel settore della finanza agevolata assistendo enti e imprese nella pianificazione e nello sviluppo di progetti imprenditoriali finalizzati all’ottenimento di contributi finanziari disposti da norme nazionali e comunitarie

Lo studio Chianura garantisce assistenza legale globale in ambito nazionale e internazionale alle imprese, agli enti pubblici, così come ai privati.  Il nostro studio offre un approccio specializzato in diverse aree legali, in particolare nell’area del diritto industriale, del diritto commerciale e della  contrattualistica interna ed internazionale. Tale copertura è garantita sia con la competenza dei professionisti presenti nello studio in modo continuativo, sia attraverso accordi continuativi  di collaborazione  con professionisti  italiani ed esteri.

Inoltre lo Studio nel suo complesso ha implementato operazioni di de-localizzazione delle produzioni all’estero, consistenti nell’attivazione di impianti di produzione all’estero o a vere e proprie entità estere autonome,  analizzando e fornendo assistenza su tutti gli aspetti dell’investimento, da quelli finanziari, agevolativi, fiscali, valutari, a quelli legali, previdenziali e societari.

Infine lo studio è in grado di assistere, in tutte le fasi, le imprese estere che vogliano investire in Italia – Puglia, Campania, Calabria e Sicilia rientrano nell’area Obiettivo 1 sino al 2013 - fornendo loro consulenza relativa alla legislazione italiana e agli strumenti agevolativi all’uopo utilizzabili.

Rassegna Stampa Italia

Bari Economica

 

Clicca per sfogliare il giornale

Gazzetta del Mezzogiorno

Clicca per sfogliare tutti gli articoli

Il Fisco

Clicca per leggere l'articolo

Video

Modifica Layout Sito

Previsioni del tempo

Mar Mer Gio Ven


Marocco

Marocco: Opportunità commerciali e investimenti

Il Marocco è uno dei dieci Paesi del bacino del Mediterraneo facente parte del partnerariato Euro-Mediterraneo istituito a Barcellona nel 1995, quindi costituisce già un Paese target e preferenziale per sviluppo commerciale e l’integrazione culturale dell’Unione Europea nell’area, senza considerare che il nostro Ministero del Commercio Internazionale inserisce proprio l’Africa Mediterranea tra le zone su cui occorre incrementare le iniziative di promozione. Ci soffermiamo sulle opportunità commerciali, anche in considerazione dei dati positivi dell’economia marocchina in ascesa costante dal 2001 (crescita che si attesta su valori medi del 5,4%) e segnaliamo una missione imprenditoriale organizzata da Promec, Azienda speciale della Camera di Commercio di Modena, insieme a Promos, Azienda speciale della Camera di Commercio di Milano con il patrocinio del sistema camerale italiano, che si terrà dal 2 al 4 marzo 2008 a Casablanca, confermando il vivo interesse verso questo Paese che ha condotto diverse Camere di Commercio italiane ad insediare nel 2005 uno “Sportello-Italia” proprio a Casablanca, dinamico centro d’affari, per favorire l’internazionalizzazione delle nostre imprese.

RabatPARNTNER COMMERCIALI E SETTORI DI INTERESSE – I principali partner commerciali del Marocco sono i Paesi dell’Unione Europea che coprono circa la metà delle importazioni del Marocco, acquistando circa i tre quarti delle sue esportazioni. Tra i paesi fornitori, anche per legami storici (e affinità linguistica) primeggia la Francia, per prossimità geografica la Spagna, seguiti dall’Italia, che ha visto crescere le proprie esportazioni in Marocco del 18% nel primo semestre 2007, superando rispetto al 2006 l’Arabia Saudita. Tra i Paesi clienti l’Italia si posiziona quarta preceduta da Francia, Spagna e Gran Bretagna. Si è registrato un incremento del settore tessile che si conferma al primo posto nelle nostre vendite, seguito dai macchinari. Anche per quanto riguarda le nostre importazioni di prodotti del tessile/ abbigliamento si è registrato un incremento: il settore tessile non sconta in maniera rilevante la concorrenza asiatica visto che in linea di massima le produzioni sono di livello più elevato e la maggiore “minaccia”, fino a qualche tempo fa rappresentata dalla Romania, ha perso il suo potenziale dato che l’ingresso nell’UE ha prodotto nel Paese l’incremento inevitabile dei prezzi del tessile, pertanto il Marocco riesce a mantenere la sua competitività nel settore in ambito internazionale. Al secondo posto nelle nostre importazioni, con un incremento del 16%, troviamo il pesce congelato e trasformato, a conferma di un trend positivo e di un settore molto interessante, anche per investimenti diretti.

IDE – Anche se siamo l’ottavo Paese investitore, i motivi per incrementare gli investimenti sono numerosi: notevole è l’interesse nei confronti di taluni modelli italiani quali ad esempio i distretti industriali, come pure verso i nostri settori di punta (agro-industria, pelletteria, prodotti del mare etc.); inoltre sarebbe opportuno beneficiare del processo di privatizzazioni che il Governo marocchino sta realizzando nel campo dell’agricoltura, dell’energia, dell’aeronautica, del trasporto ferroviario, delle telecomunicazioni, dell’ambiente;  vi sono preziosi varchi di ingresso anche nel settore dell’edilizia, specie in quella abitativa e del settore del turismo (uno dei più rilevanti in Marocco). Oltre a ciò si aggiungono i benefici dell’Area di Libero Scambio Marocco-USA, nonché con la creazione della Free Zone di Tangeri (si veda a quest’ultimo proposito articolo del 4.12.2006). Fonte: ICE

 

India

India-Italia, queste le strategie commerciali

L’India costituisce l’obiettivo primario delle politiche di promozione individuate dal Ministero del Commercio internazionale per l’anno 2007, in realtà è tutta l’area del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) ad interessare la politica di sostegno delle azioni imprenditoriali: “in tutti questi Paesi va mantenuto il sostegno alle attività già avviate e vanno attivate ulteriori azioni mirate, per continuare a cogliere le opportunità offerte da questi mercati, il cui tasso di crescita rimane rilevante e sostenuto” – si legge nel documento in cui il Ministero traccia le “Linee direttrici dell’Attività promozionale 2007”. In particolare l’India, come si diceva, è al centro di un’approfondita analisi da parte delle nostre istituzioni, al fine di incrementare i rapporti commerciali e valorizzare le opportunità di mercato che tale Paese offre. Si è concluso da pochi giorni l’importante forum economico denominato “Destination India”, occasione preziosa per gli operatori indiani di entrare in contatto con le realtà produttive ed industriali italiane: l’appuntamento, tenutosi dall’6 all’8 novembre, ha permesso, infatti, dopo la prima giornata di forum a Roma alla presenza dei massimi esponenti delle nostre istituzioni (Ministero del Commercio Internazionale, Confindustria, ABI, ICE e altre) e di quelle omologhe indiane, di condurre i rappresentanti indiani presso alcuni dei maggiori poli industriali italiani (Vicenza, Prato, Torino, Firenze, Parma), focalizzando il percorso su determinati settori (componentistica auto, della meccanica, dell'agro-industria, del tessile abbigliamento, pelletteria e gioielleria).

 

BombayPERCHÉ INDIA – LE RAGIONI DI UNA SCELTA – L’India rappresenta un’opportunità di collaborazione nei settori in cui l’Italia ha raggiunto un alto livello di specializzazione (si possono appunto creare sinergie con i nostri poli d’eccellenza), così come può rappresentare un ottimo mercato di sbocco per i nostri prodotti grazie alla percentuale sempre crescente del c.d. ceto medio che può costituire, così come già in parte costituisce, il perfetto consumatore del Made in Italy. Diciamo che fino a questo momento l’Italia non ha ben compreso l’importanza strategica del partnerariato commerciale con l’India, delle opportunità di de-localizzare le produzioni nel paese asiatico. Altri paesi europei come Gran Bretagna, Paesi Bassi, Germania e Francia hanno avviato programmi di collaborazione e di de-localizzazione già da diverso tempo, avvalendosi della presenza in loco di personale altamente specializzato (c’è una sistema di istruzione capillare). Sono comunque i settori al alto contenuto tecnologico che hanno fatto la differenza rispetto ad altri Paesi dell’area asiatica: lo sviluppo dell’informatica unito all’elevato grado di specializzazione del personale indiano (ingegneri, informatici) hanno fatto sì che l’India fosse il parco tecnologico ideale ove insediare le proprie attività. Il governo indiano proprio nel settore dell’Information Technology, già fortemente sviluppato (sono presenti primarie aziende quali IBM, Intel, Microsoft, Oracle, Cisco, HP etc.) sta promuovendo ulteriori piani di sviluppo, tra cui la realizzazione di nuovi parchi tecnologici (fortunatamente per quanto ci riguarda lo ha compreso per tempo una delle nostre aziende italiane leader nel settore dell’industria informatica, la STMicroelectronics). 

Anche le Banche italiane hanno seguito le nostre imprese e hanno aperto le proprie filiali (Banca Nazionale del Lavoro, San Paolo IMI, per citarne alcune). Altro settore in forte sviluppo e altamente competitivo è quello dell’industria della chimica farmaceutica che fa parte di quei settori “ad alta intensità di conoscenza” nei quali l’India è emersa negli ultimi dieci anni come uno dei punti di riferimento tra i Paesi in via di sviluppo. Ma le possibilità non sono solo riservate alle grandi realtà imprenditoriali o bancarie, ottime possibilità e chance di replica hanno i nostri distretti manifatturieri nei settori della gioielleria, della lavorazione della pelle, dell’agro-alimentare, nel settore delle macchine utensili (lavorazione del legno, dei marmi, delle materie plastiche macchine tessili, sistemi di irrigazione per l’agricoltura, macchine per l’industria agro-alimentare, delle attrezzature per telecomunicazione etc.) Nella decisione di avviare il processo di espansione all’estero non bisogna mai trascurare (o sottovalutare), gli incentivi che il governo nazionale mette a disposizione per attrarre gli investitori stranieri: si tratta, come anche in India, di incentivi ed agevolazioni fiscali in particolari settori o finalizzati a promuovere lo sviluppo di aree arretrate. Come evidenzia l’ICE, oltre alle misure agevolative statali, si devono considerare anche gli incentivi offerti dai governi dei singoli stati per attrarre capitali stranieri. FIERA IETF 2007 – Da segnalare, a riprova dell’importanza strategica che rivestono i settori della tecnologia e dell’ingegneria in India, è l’International Engineering & Technology Fair (IETF), ovvero il più grande Salone dedicato all’ingegneria e tecnologia che si svolgerà a New Delhi dal 13 al 16 febbraio 2007. L’appuntamento fieristico, a cadenza biennale sin dal 1975, interessa tutte le categorie imprenditoriali: information technology, biotech, infrastrutture, ingegneria e progettazione, attrezzature e impianti, macchinari, accessori, componenti auto OEM, subfornitura. La fiera è la piattaforma ideale per gli incontri buyers/sellers, ma è anche un importante occasione per partecipare a seminari ed assistere a conferenze sulle ultime novità del settore, a sviluppare la propria rete di vendita etc. La richiesta di partecipazione alla fiera può essere fatta compilando il modulo (booking form overseas) scaricabile direttamente dal sito www.ietfindia.com, anche se sarebbe auspicabile, data l’importanza dell’evento, che fosse organizzata dagli enti o istituzioni locali una partecipazione collettiva delle nostre imprese al fine di incrementare le possibilità di internazionalizzazione delle medesime in settori strategici, quale quello delle tecnologie, per il futuro sviluppo della competitività del nostro sistema su scala globale.

 

Oman

l viaggio del sultano dell'Oman in Italia

Il viaggio “da mille e una notte” che il Sultano dell’Oman sta effettuando nella nostra regione, con l’imbarcazione ormeggiata al largo del Porto di Bari, oltre a suscitare legittima curiosità sulle modalità di svolgimento della vacanza del sovrano, data l’eccezionalità dell’evento, ha acceso i riflettori sullo Stato di provenienza del Sultano, l’Oman, una terra incastonata nella costa sud orientale della Penisola arabica e confinante con gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e lo Yemen.

 

MuscatECONOMIA dell’OMAN – Il più importante settore dell’economia dell’Oman è costituito, come per gli altri Paesi del Golfo, dagli idrocarburi (petrolio e gas naturale): il peso del settore sul Pil infatti nel 2006 -  ci informa l’ICE - ha raggiunto e oltrepassato la soglia del 50%, superando quindi il peso combinato di tutti i restanti settori dell’economia. Come è accaduto per altri Paesi del Golfo, si pensi agli Emirati Arabi e a Dubai in particolare, la consapevolezza che le risorse naturali non sono illimitate (anche se i giacimenti di gas naturale sono cospicui) ha spinto il Governo Omanita ad intraprendere un progetto di diversificazione dell’economia nazionale: il settore turistico-immobiliare ha ricevuto forte impulso con l’inaugurazione di diversi progetti di proporzioni maestose, con investimenti massicci che beneficiano della graduale apertura del Paese agli investimenti stranieri, grazie a provvedimenti statali, il primo significativo del 2006, che ne disciplinano gli investimenti in determinate aree. Infatti accanto al richiamo turistico, il Paese punta ad sviluppare edilizia residenziale da proporre in vendita agli stranieri: oltre ai grandi alberghi di lusso, resort (i più grandi Shinas e Yiti) dotati di tutte le strutture del caso (porti turistici, campi da golf etc.) sorgeranno anche unità abitative, sul modello di quanto sta avvenendo a Dubai (“The world” e the Palm” per citare i più famosi). I progetti più grandi sono “The Wave” un nuovo quartiere a Muscat, la capitale, (per il quale sono già in vendita ville vista oceano (“Ocean View”) e appartamenti fronte mare (“Almeria North”) e “Blue city” una intera nuova città nella penisola di Sawadi a 70 km dalla capitale, dove sorgeranno nuove abitazioni in residence (ville ed appartamenti) e strutture alberghiere di lusso.

RAPPORTI COMMERCIALI - L’Oman fa parte del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) assieme ad Arabia Saudita, Kuwait, Barhain, Qatar, Emirati Arabi Uniti: tra questi Paesi dal 2003 è in vigore l’unione doganale che prevede una tariffa unica per l’importazione al 5%, anche in previsione di un accordo di libero scambio con l’UE (i cui negoziati sono in corso di svolgimento). Nel 2006, gli USA hanno ratificato un accordo di libero scambio con l’Oman, che oltre ad avere una sua importanza dal punto di vista commerciale (anche se non estremamente rilevante, visti i limitati dati di interscambio), costituisce certamente uno strumento strategico sotto il profilo geo-politico, sorgendo il Paese nel cuore della Penisola arabica. Per quanto riguarda infine i rapporti commerciali con il nostro Paese, il primo dato riguarda il saldo della bilancia commerciale, positivo per il nostro Paese, in quanto le nostre esportazioni superano le importazioni dall’Oman: l’export italiano è composto prevalentemente da macchine e apparecchi meccanici, nel 2006 ai primi posti si collocano le macchine di impiego generale e per impieghi speciali, seguite da tubi, materie plastiche, e dai mobili, che costruisce la prima voce di esportazione di beni di consumo (occorre considerare che sfuggono ai dati del nostro export molti beni di consumo italiani che vengono importati dall’Oman non direttamente dal nostro Paese, ma per il tramite ad esempio degli Emirati, specie Dubai vero e proprio hub della distribuzione). Avendo fatto breccia lo stile di vita occidentale anche nel Sultanato, certamente l’export dei prodotti Made in Italy (alimentari, sanitari e ceramiche di pregio, attrezzatura da cucina etc.), se supportato da adeguata promozione, potrebbe aumentare.

 

Cuba

Cuba "attrae" i paesi dell'Unione Europea

La capacità competitiva delle imprese che operano in un medesimo settore industriale dipende in gran parte dalla valorizzazione che esse riescono a dare al patrimonio immateriale dell’impresa, costituto da marchi registrati, brevetti , know-how e tutto l’insieme di conoscenze che l’impresa ha acquisito non solo per la produzione ma anche per la commercializzazione dei prodotti. Tuttavia, in molti casi, la configurazione di una struttura interna all’azienda dedicata alle attività di ricerca e sviluppo e l’impiego in essa di risorse non trovano spazio nelle piccole e medie realtà imprenditoriali, le quali, però, possono avvalersi, per accrescere la propria competitività, di conoscenze e tecniche appartenenti ad altri, attraverso appositi accordi.Ecco che si prospetta per le PMI la possibilità di utilizzare le tecnologie e i marchi di imprese di dimensioni maggiori o che vantano notorietà sul mercato mondiale (il c.d. licensing in e il merchandising). Le PMI possono, inoltre, per sviluppare il proprio patrimonio tecnologico, stipulare accordi con altra impresa al fine di svolgere in partnership le attività di ricerca mediante l’utilizzo delle proprie capacità tecniche che diventano quindi patrimonio comune. Di converso, accade che le grandi imprese nazionali ed estere possano avvalersi anche di PMI per conquistare nuovi mercati e per aprirsi a settori diversi; ma non è raro che anche le PMI concedano in licenza all’estero, specie nei Paesi in via di sviluppo (PVS), pacchetti tecnologici per la produzione di prodotti che si è deciso di non fabbricare più nel territorio nazionale (licensing out)).

CubaIL CONTRATTO DI LICENZA – Nella prassi del commercio internazionale si usa definire un contratto di licenza un accordo ove un soggetto giuridico, il licenziante, in cambio di un corrispettivo, concede all’altra parte, detta licenziatario, di sfruttare determinati diritti di proprietà industriale di cui è titolare (come brevetti, marchi, modelli etc.) oppure di utilizzare determinate tecnologie sviluppate dal licenziante che, seppur non coperte da diritti di privativa industriale, formano nel loro complesso un patrimonio di conoscenze non facilmente accessibili dal pubblico (si intende il know-how). Possono aversi contratti di licenza puri, per mezzo dei quali viene concesso il diritto di sfruttamento del brevetto o del marchio o del know-how, oppure contratti di licenza misti, in cui il trasferimento della tecnologia avviene sotto forma di pacchetto (package licence agreements), ovvero accanto alla licenza del brevetto si offre anche il know-how, l’assistenza tecnica e il training  necessari alla corretta implementazione del processo produttivo che porterà alla realizzazione del prodotto da commercializzare.

LA DISCIPLINA  - La disciplina degli accordi di trasferimento di tecnologia in ambito comunitario (licenza di brevetto, know-how, diritti d’autore sul software, etc.) è mutata di recente: è entrato in vigore, infatti, lo scorso 1°maggio il regolamento CE 772/2004 che, abrogando e sostituendo il precedente regolamento CE n.240/96, troverà applicazione sino al 30 aprile 2014. Il regolamento, in applicazione e specificazione, come il precedente, della disciplina antitrust (art. 81 del Trattato CE), ha provveduto a semplificare il sistema, individuando soltanto le clausole che non possono figurare nei suddetti accordi (contenute nella c.d. “lista nera”), per cui ciò che non è espressamente escluso si ritiene ammesso.A livello internazionale questi accordi, nella maggior parte dei casi conclusi tra imprese appartenenti a Paesi industrializzati, come l’Italia, in qualità di licenzianti, e imprese appartenenti a Paesi in via di sviluppo ( Brasile, Argentina, India etc.), in qualità di licenziatarie, sono spesso soggetti a restrizioni disposte dalle leggi di questi ultimi, che a tutela delle imprese locali, sottopongono gli accordi ad un controllo preventivo attraverso il loro deposito presso l’autorità designata, al fine di impedire che vengano stipulate clausole che si ritengono lesive della capacità di sviluppo delle proprie imprese (non è vista favorevolmente, ad esempio, la clausola che impone l’obbligo per il licenziatario di assumere solo personale del licenziante con il connesso divieto di assumere personale del posto per lo svolgimento di determinate mansioni). La ragione delle limitazioni è facilmente intuibile: il PVS vuole che le conoscenze trasferite diventino patrimonio della impresa e della economia del Paese in generale, tanto da dichiarare in alcuni casi illecite le clausole che impongono al licenziatario di non utilizzare in modo assoluto la tecnologia allo scadere dei contratti.

ASPETTI SALIENTI DEI CONTRATTI -  Come per ogni tipologia di contratto internazionale l’esame degli “interessi” in gioco va effettuato caso per caso, tanto più la considerazione vale in questo ambito in cui spesso vengono concessi in licenza pacchetto omnicomprensivi (know-how, brevetti etc.), per cui in contratto devono essere elencate, in modo chiaro ed esaustivo, le prestazioni del licenziante che consentano una trasmissione corretta del know-how (oltre ai disegni, alle schede tecniche, alle formule etc, si aggiunge l’assistenza tecnica in loco per avviare l’utilizzazione della tecnologia con personale del licenziante). La determinazione del corrispettivo è prevista secondo varie formule: attraverso un unico versamento predeterminato in contratto (lump sum) da corrispondersi in unica soluzione o dilazionato in diverse rate, oppure attraverso royalties calcolate sul fatturato o in base al prezzo dei singoli prodotti venduti avvalendosi della tecnologia licenziata; le due modalità possono combinarsi come peraltro spesso accade, data la diversità dei criteri posti a base della loro determinazione. Inoltre si usa prevedere una clausola di esclusiva territoriale che consente alla impresa licenziataria di utilizzare la tecnologia e di vendere i prodotti da essa derivati solo nei territori in cui non sia già presente il licenziante o altri licenziatari(possibilità questa prevista nella Unione europea, ma da valutare caso per caso nel resto del mondo).

Turchia

Italia-Turchia: un ottimo interscambio

Il ruolo dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo si sta rivelando sempre più strategico per l’economia dell’Unione Europea, ed in special modo per l’Italia, geograficamente protesa verso l’area Medio-orientale. La Turchia è il secondo partner commerciale dell’Italia, dopo la Germania, con un volume di scambi che ha superato i 9.000 miliardi di euro e anche i dati afferenti i primi mesi del 2004 confermano il trend di crescita nell’interscambio registrato dall’ISTAT nel 2003: nei primi mesi del 2004 l’incremento delle esportazioni verso la Turchia è stato del 54,6%, anche le importazioni italiane di prodotti provenienti dalla Turchia sono aumentate, facendo registrare un incremento del 31,4%. L’economia turca ha fatto dei notevoli progressi, anche se sembra essere altalenante e risentire degli avvenimenti internazionali, come attualmente della guerra in Iraq.

 

AnkaraIL COMMERCIO ESTERO E I PAESI FORNITORI– Le attività connesse al commercio estero si sono liberalizzate a partire dagli anni 80, periodo in cui progressivamente furono eliminate le restrizioni alle importazioni, furono incentivate le esportazioni, furono ridotti i dazi doganali. Tale processo di liberalizzazione si è completato negli anni 90 con la eliminazione degli stessi incentivi alle esportazioni in contrasto con i principi del GATT e soprattutto nel 1996 con la sigla di un accordo doganale con l’Unione Europea. Tale accordo ha consentito alla Turchia di dotarsi di una legislazione doganale simile a quelle europee e ha permesso la conclusione di accordi di libero scambio con partner economici tradizioni dell’UE appartenenti all’Europa Centro-Orientale, al Nord Africa e al Vicino Oriente. Con la abolizione delle barriere tariffarie molti manufatti provenienti dei Paesi dell’Unione Europea sono entrati nel mercato turco, la cui domanda interna era stata a lungo disattesa a causa di un sistema economico altamente protezionistico (la richiesta di beni di consumo è in costante aumento a partire dagli anni ’90). Primi nella graduatoria dei fornitori della Turchia sono i Paesi europei, l’Italia, come abbiamo detto, è il secondo Paese superato soltanto dalla Germania.

I RAPPORTI COMMERCIALI CON L’ITALIA – Analizzando nello specifico le relazioni commerciali tra il  nostro Paese e la Turchia, rileva che il settore principale dell’interscambio è quello dei beni intermedi a fini industriali, come le macchine e gli apparecchi meccanici ed elettronici, i prodotti chimici, il metallo e i prodotti in metallo, i prodotti tessili e gli autoveicoli (la Fiat possiede uno delle unità produttive più grandi della propria rete estera). La Turchia, non essendo  all’avanguardia nella lavorazione dei materiali (legno, tessuti, metalli etc.), ha accresciuto negli ultimi anni la domanda di macchine per la lavorazione dei materiali che siano al passo con nuove tecnologie: l’obiettivo è la realizzazione di prodotti di livello in grado quindi di concorrere in diverse fasce di mercato. Le attrezzature e i macchinari più richiesti vanno da quelli per la lavorazione del legno, dei metalli e delle pietre e dei marmi a quelli per l’imballaggio e per la lavorazione di pelle; questi ultimi, implementati nei processi produttivi, sono in grado di migliorare la qualità dei prodotti finiti(calzature, prodotti tessili etc.) al fine renderli competitivi e collocabili anche sui mercati esteri. Infine, data l’importanza che il settore agricolo riveste ancora nel Paese (contribuendo per il 20% alla formazione del PIL ed occupando una forza lavoro pari al 30% del totale), si stanno compiendo processi di modernizzazione attraverso l’utilizzo di nuovi macchinari e l’impianto di sistemi di irrigazione, utilizzando know-how e tecnologie provenienti dall’estero (coinvolte imprese tedesche e olandesi nel progetto GAP – progetto per lo sviluppo integrato e multi-settoriale dell’Anatolia Sud-orientale che copre un vastissimo territorio che conta 11 province, la maggior parte delle quali destinatarie di incentivi).

INCENTIVI PER GLI INVESTIMENTI DIRETTI – La politica di attrazione degli investimenti esteri in Turchia è iniziata sin dalla metà degli anni ’80, ma è dal 2001 che essa ha ricevuto un forte impulso, proprio per la volontà di far passare lo sviluppo del Paese attraverso l’ingresso di nuovi capitali.La legge sugli investimenti esteri (modificata nel 1995) garantisce il libero trasferimento dei profitti, delle royalties, e del rimpatrio del capitale. Per poter effettuare un investimento in Turchia, l’investitore estero deve ottenere il permesso dall’autorità competente, la quale può concedere una serie di incentivi a  seconda della zona e del settore in cui si intende investire. L’interesse della autorità turche è anche  quello di creare il maggior numero di posti di lavoro possibile (per ogni investimento è previsto un numero minimo di assunzioni), poiché nonostante una ripresa innegabile della economia, la disoccupazione nel primo trimestre del 2004 è in aumento rispetto al trimestre precedente, colpendo in modo particolare la fascia dei giovani diplomati in aree urbane. Gli incentivi concessi possono andare dall’esenzione IVA , alla concessione di crediti a tassi agevolati per l’acquisto di macchinari o esenzione da dazi per l’importazione degli stessi, fino alle deduzioni fiscali calcolate in base all’investimento realizzato.

ZONE FRANCHE – Sempre nella direzione di accrescere la competitività dell’economia turca, di attrarre tecnologie ed investimenti esteri, la Turchia ha istituito con una legge del 1985 alcuni spazi all’interno del suo territorio che risultano essere extra-doganali (al 2001 erano 19). Le zone sono considerate tax free zones, pertanto i redditi generati al loro interno sono esenti da tassazione, possono essere trasferiti senza alcuna restrizione e non entrano a far parte dell’imponibile. All’interno delle zone franche può essere svolta qualsiasi attività economica (manifatturiera, commerciale, bancaria etc. )e non è previsto alcun limite per la quota di capitale straniero da investire nella società, che potrebbe essere detenuta anche al 100%, in ogni caso gli investimenti italiani effettuati in loco sono per la maggior parte realizzati in joint-venture con imprese turche.Per poter insediare un’unità produttiva è necessario ottenere una licenza dalle autorità competenti, tale licenza dura 10 anni per chi prende in locazione gli immobili (costruiti secondo gli standard internazionali), 20 anni per chi costruisce propri edifici, ma anche per periodi più lunghi in particolari circostanze. E’ doveroso sottolineare che un simile regime mal si concilia con le regole sulla concorrenza vigenti all’interno della Unione Europea, pertanto qualora la Turchia dovesse entrare a far parte dell’Unione Europea, tali regimi di favore dovrebbero essere smantellati, ma ciò avverrà - ha assicurato in varie occasioni il governo turco - in modo graduale in modo da consentire agli investitori di non abbandonare le aree oggi sottoposte ad un grande progetto di riqualificazione di tipo industriale.

 

Giordania

Rebuild Iraq: in Giordania la fiera più importante

Anche quest’anno si tiene l’evento fieristico più importante a livello mondiale per gli operatori internazionali interessati a partecipare alla ricostruzione dell’Iraq:

PROJECT REBUILD IRAQ 2008. La fiera che si svolgerà ad Amman in Giordania dal 5 all’8 maggio 2008 è giunta alla sua quinta edizione e ha ottenuto la certificazione di qualità da parte dell’UFI, l’Unione Fiere Internazionali che assegna agli eventi fieristici che si distinguono per le loro caratteristiche di qualità un vero e proprio marchio internazionale (è la prima certificazione di tal genere in Giordania). La scelta della Giordania come localizzazione di una fiera sulla ricostruzione in Iraq non è stata determinata solo dalla vicinanza geografica con quest’ultimo, ma anche da diversi altri fattori: sicurezza (elemento fondamentale nell’area), stabilità del governo locale che vanta ottimi rapporti con il governo iracheno, presenza di buone infrastrutture, facilità di accesso per gli stranieri, presenza di numerosi imprenditori iracheni ed esteri etc. L’occasione di partecipare alla fiera è offerta alle nostre imprese dal nostro Istituto per il commercio estero - ICE - che ha organizzato all’uopo una collettiva italiana, con invito rivolto a tutti quegli operatori che operano nei seguenti settori: costruzioni civili, energia elettrica, strade e ponti, aeroporti e porti, telecomunicazioni, impianti idrici, sanità, agricoltura, beni di consumo durevoli, di largo consumo (casalinghi, cosmetici, prodotti elettrici ed elettronici, tessili, tessili, calzature, prodotti in pelle, alimentari etc.) etc.

I SETTORI DI INTERVENTO – Come dicevamo l’Iraq in questa fase necessita di interventi in ogni settore, anche in quello agricolo: nonostante l’enorme estensione di terre a disposizione e la presenza di risorse idriche, sotto la vigenza del programma delle Nazioni Unite Oil for food (Petrolio in cambio di cibo) l’Iraq ha importato grandi quantità di grano, carni, pollame, e prodotti caseari. Si contano 2.500 progetti che partiranno a breve nei settori più diversi. Chiaramente il settore maggiormente interessante è quello dell’edilizia: dovendosi ricostruire la gran parte delle infrastrutture (porti, aeroporti, ponti etc.) o modernizzare le rimanenti, nonché costruire abitazioni civili e uffici, le imprese che operano nel settore dei materiali per l’edilizia (ad esempio ceramiche, sanitari, marmi, graniti) così come forniture di ogni tipo per abitazioni e uffici (si pensi agli impianti idrici, di riscaldamento e di aria condizionata) nonché le imprese di costruzioni, oltre agli ingegneri civili, potranno avere un ruolo di tutto rilievo in Iraq, sempre che siano all’altezza di competere con operatori provenienti da tutti il mondo. Ma, come dicevamo, ottime prospettive ci saranno anche per settori come l’energia elettrica o le telecomunicazioni con le reti da ricostruire, oppure il settore della sanità (oltre alla costruzione di strutture moderne, ci sarà necessità di fornitura di apparecchiature elettromedicali per l’allestimento ex novo di intere unità operative, etc. ). E’ fatto noto che per gli appalti pubblici sembrano essere particolarmente favoriti i Paesi che hanno dato supporto  alle operazioni militari tese al rovesciamento del regime di Saddam Hussein...

PARTECIPAZIONE ALLA FIERA – Nel 2007 la Fiera ha registrato la presenza 754 espositori da 39 Paesi e l’arrivo di oltre 8,000 visitatori (di cui oltre 2,000 provenienti dall’Iraq), oltre il 70% degli espositori ha riconfermato la propria presenza quest’anno. Come dicevamo l’ICE ha organizzato una collettiva italiana per la quale le adesioni scadono il 7 marzo prossimo: è prevista la sistemazione in un area di 400 mq all’interno del polo fieristico, ove ciascuna azienda potrà prenotare il suo spazio in misura non inferiore ai 12 mq inviando apposita domanda all’ICE area progetti speciali.

 

Giappone

Giappone: una società che è impossibile analizzare secondo i parametri occidentali

Volo Japan Airlines Roma - Tokio.. In aereo la hostess annuncia con tono grave e dimesso, che la compagnia è spiacente. Ma il volo subirà un ritardo di quattro (!!!) minuti… Il Giappone si presenta da subito! Con i suoi costumi. I luoghi comuni. E la sua più grande nevrosi. La puntualità…Da italiano tollerante e rassegnato, sorrido incredulo. I giapponesi invece prendono atto seccati della notizia. Scoprirò solo successivamente che l'avviso del ritardo, nella versione  giapponese, viene preceduto  da: …" signori viaggiatori, ora stiamo per dirvi qualcosa di imperdonabile…(!!!).Sì, perché in questo Paese in cui il ruolo del singolo è così sfumato, in cui i bisogni individuali vengono compressi dalle esigenze prioritarie della collettività, dove nemmeno la grammatica prevede l'esistenza del pronome  "Io", tutto funziona in modo perfetto, preciso, rigoroso, ossessivo…. E chi si ferma è perduto… Lo si comprende appena arrivati dall'aereoporto Narita alla stazione - tutta sotterranea - di Tokyo-Shinjuku, quella come nei film di Fantozzi.

Spingono fino al punto in cui bisogna attraversare la strada. Il semaforo è rosso. Dall'altro marciapiede intanto si schiera una massa enorme, compatta di persone. Sembrano i preliminari delle guerre del medioevo, con i rituali e le parate prima dello scontro.  Scontro che non tarda a verificarsi appena il semaforo dà il  via libera. Dai due lati partono i due fronti compatti. Spinti da dietro, ci si tuffa nella marea contraria, verso l'altro muro umano... un incubo… Trovo il tempo di guardare i palazzi. Una giungla di forme eterogenee. I prospetti ospitano innumerevoli neon che alternano ogni secondo una nuova pubblicità con mille colori; vedo venti, trenta piani di pubblicità luccicanti, televisori ad alta definizione alti 5 piani che proiettano promo di films o cortometraggi pubblicitari. Mi sento il  protagonista di Blade Runner…

All'ingresso dell'hotel sei hostess in parata mi accolgono con un deferente inchino di gruppo. Sorridono, gentilissime. Mi accolgono con tanti konnichiwa, arigatò. Ma solo quelli. Loro, come la maggior parte dei  giapponesi, non parlano una parola di inglese !!! Tanta gentilezza mi rincuora, dopo l'impatto così forte con i ritmi e la frenesia delle strade di Tokio. Wow!….la mia stanza è al 50esimo piano. Da così in alto  domino la giungla di grattacieli, sfavillanti, con mille luci. Una vista mozzafiato. Sul balcone un'etichetta in ferro segnale che l'edificio è costruito con tecniche antisismiche e può oscillare fino a 7 metri senza distruggersi. Ho ancora impresse nella mente le immagini del terremoto di Kobe del 1995, con i computers che volano via dalla finestra.

Fiuuuu…Meglio chiudere la finestra…Piuttosto, una sana doccia mi rimetterà in sesto.

Ed è qui, nel bagno, che mi imbatto in una "creatura" diabolica, il supergabinetto ipertecnologico, presente in ogni bagno pubblico e privato del Giappone. Ai due lati ha una consolle piena di bottoni e di aggeggi elettronici che sembra quella di un Boeing 747 . Quando ci si siede si cerca istintivamente la cintura di sicurezza… Ahhh, se ci fosse in Italia questa tecnologia…qualche bontempone si divertirebbero a mandare virus informatici al gabinetto del vicino di casa!!! Subito dopo mi tocca uscire nonostante il caldo a dir poco asfissiante, e vestirmi in modo formale per essere ricevuto alla Fondazione Italia Giappone, che attraverso l'Istituto Italiano di Cultura, ha garantito per tutto la permanenza nel Paese un'encomiabile disponibilità e cortesia. All'uscita dell'hotel un altro inchino sincronizzato. Ora anche di tutto il personale della reception. Tanta deferenza in Giappone è assolutamente naturale. Servire non è umiliante. Il sorriso qui assume una funzione sociale e rientra nel servizio. Rispettando le apparenze di un mestiere infatti, l'individuo sente di compiere la sua funzione sociale e non gli serve cercare di  affermare il suo "io", magari mostrando una distanza critica da ciò che fa… (Pons- Souyri, Giapponesi e Giappone). Quella giapponese insomma è una vera organizzazione sociale unicellulare. Cento milioni, un solo cuore, era il motto ultranazionalista degli anni trenta. Un motto assolutista e verticistico che allora  rappresentava l'intera nazione come un sol uomo dietro l'imperatore. Oggi invece nella società giapponese "...l'uniformità è l'estrinsecazione della democrazia e dell'uguaglianza (Nakagawa, Saggio di antropologia reciproca, Mondadori)."  Anche se dopo la fine della bolla speculativa degli anni 80 e la crisi del sistema negli anni 90,  alcuni miti come il posto di lavoro a vita e il benessere diffuso per tutta la classe media, hanno iniziato a vacillare, sembra che il Giappone abbia trovato una valida pace sociale e risolto il conflitto di classe,  trovando l'individuo un equilibrio con la comunità, incastrandosi in quel mondo di regole superiori e nella fitta rete di gerarchie. Un sistema tanto diverso e tanto più funzionale di quello occidentale, narcisticamente proiettato solo intorno all'individuo.Ed infatti nella vita di tutti i giorni la mobilitazione collettiva garantisce risultati eccellenti.

La criminalità comune è scarsissima, anche in una città come Tokio che conta trentasette milioni di abitanti. I pochi barboni non chiedono nemmeno l'elemosina. Le strade e i mezzi pubblici, sono pulitissimi. Con un costo sociale pari a zero! Perché i giapponesi riescono a tenere pulite le città spendendo pochissimi yen per i cestini e per i bidoni della spazzatura, rarissimi per la verità. I rifiuti infatti se li portano …a casa!!! Chi è raffreddato si pone sul viso una mascherina (Ahh… il mio pensiero va agli tsunami di vibrioni da quelli che a Bari ti tossiscono in faccia in ascensore!…); queste attenzioni per non danneggiare i colleghi che lavorano, l'azienda e così l'intera economia del Paese.

Distributori automatici di bevande - mai scassinati - sono ad ogni angolo di strada. Tutta l'infrastruttura logistica è semplicemente perfetta. In quasi un mese i treni non hanno fatto nemmeno un ritardo di un minuto!!! Si, un minuto è un'eternità per i treni giapponesi, i famigerati Scinkansen (letteralmente treno-proiettile). 3 minuti bastano infatti per far fermare 2 treni. 30 secondi per scendere e 30 per salire(visto che sul binario sono indicate le posizioni dei vagoni e dei posti corrispondenti ai biglietti).La japanese way of life tuttavia non è solo folle opprimenti per le strade e nei metro, ritmi vertiginosi, individui dissociati in megalopoli spersonalizzate straripanti di maledizioni della modernità, ma i giapponesi sanno  anche trovare spazi di catarsi e riflessione. Nelle Onsen, per esempio.

Il fine settimana sulle alpi a mollo nelle sorgenti termali vulcaniche, a più di 50 gradi di temperatura, rappresenta un perfetto antidoto alla vita frenetica urbana, ed in più garantisce la purificazione religiosa (in quanto antico rituale scintoista ).Gli uomini in yukata, un kimono informale, rigorosamente separati dalle donne, stazionano intorno alle piscine naturali avvolte da nubi di vapore, parlando di affari. Poi si calano nelle acque bollenti rimanendo a contemplare la luna fino a notte fonda (inutile descrivere la diffidenza che suscitava un "gaijin" come me, uno straniero,  in kimono e in piena notte alle pendici del vulcano...).O ancora ricercano una serenità psicologica   nei templi - spesso situati in posti di una bellezza impareggiabile -  in cui si respira un'atmosfera mistica (imperdibile il tempio scintoista set del film "Memorie di una Geisha").Qui i giapponesi si estraniano dedicandosi a tutta la serie di rituali che scandiscono la vita dei luoghi religiosi del Giappone:  si battono le mani due volte per attirare l'attenzione del dio,  ci si butta il fumo di un braciere sui capelli, si scrive un desiderio su una tavoletta di legno da appendere a un albero…. E si mischiano rituali shintoisti e buddhisti, che spesso coesistono negli stessi luoghi; ciò rende l'idea di quanto le categorie religiose in Giappone - a differenza del mondo cristiano o musulmano - non funzionino come identità esclusive. In Giappone praticare una religione non significa escludere l'altra. E così il giapponese nasce e cresce da scintoista, si educa da confuciano, si sposa da cristiano  e muore buddista. (Pons Souyry, op. cit.).In sostanza la religione si caratterizza per un profondo pragmatismo; dalla divinità dunque ci si aspetta più che altro un sostegno. Per trovare un buon marito, per un aumento di stipendio, per superare gli esami…

Rapporto con la natura, pragmatismo, tensione collettiva verso il benessere diffuso, abbiamo visto essere forti tratti distintivi che caratterizzano la società giapponese, che tuttavia sembra pian piano perdere la specificità che secoli di isolamento dal periodo dello shogunato di Tokugawa le avevano conferito; ma il bombardamento - mediatico - americano sembra corrompere lentamente la filosofia e i costumi  di un popolo che ora rappresenta per l'occidente un alleato strategico e il più importante argine al dilagare dell'espansione cinese. La lunga permanenza si avvia al termine.

Prima di partire per l'Italia saluto il mio collega giapponese - vero fan sfegatato di Giuseppe Verdi -  per andare a passare una serata in un locale di Hiroshima; qui, a pochi metri dal "ground zero", l'epicentro della bomba atomica, in una città più americana che mai e dalla movimentata vita notturna, fitta fitta di Mc Donald's e di locali americani, tanti giapponesi ballano allegramente mentre una band di rock n'roll anni cinquanta intona una calzone di Elvis, su un palco tappezzato di posters di Cadillac e di icone rock americane.Dal vetro intanto intravedo in lontananza il rudere dell'allora Palazzo della Promozione Industriale, ora detto la cupola della bomba A, l'unico edificio risparmiato dalla devastante operazione bellica americana…

 

Stati Uniti d'America

Il gusto italiano spopola negli Stati Uniti

Cosa pensano dei nostri prodotti i consumatori statunitensi? Quali sono i prodotti più conosciuti e acquistati? A cosa viene associato il nostro Paese? Queste e altre domande ancora sono state realmente poste a consumatori statunitensi nel corso di una interessantissima indagine commissionata dall’Istituto nazionale per il Commercio estero (ICE) e il Comitato Leonardo - Italian Quality Committe ed affidata all’Istituto Piepoli S.p.a. Ne è risultato (Giugno 2004) che il nostro Paese viene associato dai consumatori USA al cibo, ai vini e alle località turistiche; che i primi prodotti che vengono in mente pensando all’Italia sono quelli alimentari, seguiti dalle calzature, automobili e  abbigliamento; che i prodotti maggiormente acquistati dagli intervistati sono stati quelli alimentari (vino e pasta in primis), seguiti dai prodotti dell’abbigliamento, calzature e accessori moda. In altri termini il gusto e il design italiani sono in pole position nelle preferenze dei consumatori statunitensi che riconoscono ai nostri prodotti qualità e bellezza, anche se mettono in evidenza l’elevato prezzo d’acquisto e la presenza sul mercato USA di prodotti contraffatti.

 

MiamiI RAPPORTI COMMERCIALI ITALIA - USA – Nonostante la difficile fase congiunturale statunitense e il sensibile apprezzamento dell’euro sul dollaro, non si è registrato il crollo delle esportazioni italiane negli USA come era stato paventato, ma anzi - come afferma il Rapporto Paese (USA) congiunto Ambasciate/Uffici ICE estero del II semestre 2003 – la performance del Made in Italy è stata in alcuni casi migliore di quella di alcuni storici concorrenti (come ad esempio Francia, Giappone, Corea del sud, Taiwan). Comunque v’è da dire che il nostro Paese si posiziona, nella graduatoria dei maggiori fornitori degli Stati Uniti, al 12° posto, perdendo due posizioni (era infatti 10° prima del 2003, ora è superata da Irlanda e Malesia). I settori forti – Il comparto moda (abbigliamento, calzature, cosmetici, gioielleria, occhiali, pelletteria etc. ) rappresenta il 23,2% dell’intero export italiano negli USA, il comparto casa/arredo (mobili, illuminazione, piastrelle - ottime performance per gli ultimi due - etc.) rappresenta l’11% sul totale esportato, il comparto agro-alimentare e vini rappresenta l’8,7%; infine da segnalare la buona performance del comparto della meccanica strumentale che rappresenta il 6,7% del totale esportato.

LA PENETRAZIONE COMMERCIALE – Nel corso della indagine demoscopica innanzi menzionata è emerso che la distribuzione di alimenti, calzature e abbigliamento è buona nelle grandi aree (come New York, Los Angeles, Boston etc.) ma necessita di essere migliorata nelle altre. Si dovrebbe quindi puntare, da un lato, a consolidare la posizione dei nostri prodotti nelle aree in cui tradizionalmente si registra la presenza del Made in Italy (ovvero Stati dell’Est, Florida, California ed Illinois), dall’altro, invece, a promuovere l’ingresso dei nostri prodotti in zone “meno battute” degli USA, come la parte occidentale e il Nord Est, assicurando quindi una distribuzione più omogenea e capillare dei nostri prodotti sul territorio statunitense. Occorre a questo punto pertanto individuare il sistema distributivo che più si addice agli scopi dell’azienda che potrebbe scegliere di nominare un agente in loco, o di contattare un distributore, oppure di aprire dei punti vendita in franchising, o infine di effettuare un insediamento diretto negli USA.

LE MODALITÀ DI DISTRIBUZIONE: AGENT E DISTRIBUTOR – Il rapporto di agenzia è uno degli strumenti più indicati per un primo approccio al mercato statunitense sia per la snellezza del rapporto(non esiste in USA una disciplina stringente come quella europea, il regolamento contrattuale è in sostanza rimesso all’accordo fra le parti) sia per l’esiguità dell’investimento iniziale (si possono anche non avviare attività promozionali, ma affidarsi al lavoro dell’agente). Una caratteristica però distingue l’agente “di diritto comunitario” da quello statunitense, ovvero il potere di rappresentanza (potere di concludere contratti in nome e per conto del preponente) che negli USA viene conferito automaticamente poiché risiede nella stessa nozione di agente, mentre in Europa deve costituire oggetto di apposito accordo (pertanto sarà opportuno specificare tale circostanza nel contratto, definendo ad esempio il soggetto anziché agent, sales representative ed elencandone i poteri). L’agente negli USA è un indipendent contractor, un lavoratore autonomo, pertanto occorre stare attenti a non dar vita ad un employment contract (un rapporto di lavoro subordinato), situazione questa che anche involontariamente si creerebbe con l’inserimento di determinate clausole (da evitare ad esempio la corresponsione di compensi svincolati dal volume degli affari). In alternativa alla nomina di un agente, l’impresa estera può siglare un accordo con un distributore USA, sempre giuridicamente autonomo dal produttore, che, a differenza dell’agente  - a cui è affidata soltanto la promozione del prodotto e la cui remunerazione è affidata alle provvigioni sul fatturato - si impegna ad acquistare e rivendere i prodotti e viene remunerato dal margine tra il prezzo di acquisto e rivendita di questi ultimi. Facilmente può accadere che le clausole tipiche di un accordo di distribuzione (esclusiva territoriale, patto di non concorrenza, differenziazione dei prezzi etc.) potrebbero entrare in conflitto con la rigida disciplina antitrust statunitense (Sherman Act, Clayton Act modificato dal Robinson-Patman Act etc.), pertanto la stesura del contratto deve essere oggetto di attenta analisi giuridica, anche per evitare le pesanti ricadute sul venditore che potrebbe avere, in caso di danni al consumatore arrecati dal prodotto, la U.S. Products Liability Law (la legge statunitense sulla responsabilità del produttore); sarà pertanto opportuno inserire clausole relative alla ripartizione di responsabilità tra produttore e distributore e di manleva in caso di citazione per danni.

 

Ucraina

Ucraina: dopo la rivoluzione arancione torna la stabilità istituzionale e politica

L’Ucraina non solo è stata la sfidante dell’Italia nei quarti di finale al campionato del mondo di calcio, ma è stata, per lungo tempo, in prima pagina sui quotidiani di tutto il mondo e notizia di apertura dei telegiornali: tutti abbiamo seguito, a fine 2004, le storiche giornate di quella che è stata battezzata come la “rivoluzione arancione”, un movimento di popolo, una rivoluzione pacifica che ha condotto alla vittoria alle elezioni presidenziali Viktor Yushschenko, anche passando per la ripetizione della consultazione elettorale – il cui primo esito aveva dato vincente lo sfidante di Yushschenko, ovvero il delfino dell’ex presidente - concessa in via straordinaria dalla Corte Suprema, a causa dei denunciati brogli elettorali. Dall’insediamento del nuovo governo il processo di modernizzazione del Paese ha iniziato il suo, pur lento, cammino: esaminiamo in questa sede i settori economici promettenti e le opportunità per le nostre imprese.

LO SCENARIO ECONOMICO – L’Ucraina ha visto riconoscersi dall’Unione Europea lo status di economia di mercato nel corso del vertice tenutosi a Kiev lo scorso 1 dicembre; anche l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio è un obiettivo primario per il governo ucraino che a tal fine sta accelerando le procedure: l’ultimo meeting del gruppo di lavoro per l’adesione dell’Ucraina all’OMC si è tenuto nel novembre 2005, il Paese quindi possiede attualmente lo status di “osservatore”. Il periodo in cui elevato è stato il rischio politico è ormai passato tutto a vantaggio della percezione che si ha all’esterno del sistema economico del Paese, nel quale sono ripresi ed intensificati i processi di privatizzazione che offrono, per quanto in questa sede interessa, la possibilità agli investitori stranieri di acquisire stabilimenti industriali ed immobili in diversi settori.  I settori che offrono più possibilità di crescita - come afferma l’ICE per il breve e medio termine – sono quelli dell’industria agraria (colture di cereali), così come quello della trasformazione dei prodotti soprattutto alimentari tenuto conto dei numerosi programmi di assistenza e finanziamenti messi a disposizioni da organizzazioni finanziarie mondiali (tra le quali molto presente ed attiva è la BERS – Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), il commercio, il turismo, il settore bancario e finanziario, il mercato dei fondi di investimento, oltre al settore terziario globalmente inteso; inoltre sicuramente molto interessanti sono i settori legati allo sviluppo scientifico ad alto potenziale quali l’industria navale e aeronautica, il settore delle infrastrutture (telecomunicazioni, informatica ,energia), così come l’edilizia. Per quanto riguarda l’intervento della BERS a sostegno delle iniziative imprenditoriali in Ucraina, ne segnaliamo alcune recenti: la concessione di un cospicuo prestito alla compagnia armatoriale ucraina Black Sea Shipping Management Company di Odessa per l' acquisto di 5 navi in costruzione; nel settore bancario ed assicurativo sono diversi gli interventi della BERS, tra i quali il finanziamento alla creazione di una compagnia di assicurazioni (per sviluppare il ramo assicurativo sulla vita), la partecipazione all’aumento di capitale di due istituzioni bancarie che hanno come obiettivo primario il rafforzamento delle attività di credito verso le piccole imprese e la micro impresa.  

I RAPPORTI TRA ITALIA E UCRAINA – Come abbiamo potuto comprendere questo periodo è uno dei più adatti per gli investimenti diretti esteri (IDE), sia in virtù dei processi di privatizzazione che sono attualmente in corso sia in forza del potenziamento infrastrutturale di cui Paesi come questo necessitano nel breve e medio termine; altro fattore da valutare è rappresentato, come avviene per altri paesi dell’Est, dalla possibilità di avvalersi di manodopera a baso costo, ma con un livello di preparazione relativamente buono. L’Italia si colloca però al di fuori della top ten degli investitori stranieri (i primi tre posti sono occupati rispettivamente da Cipro, Usa e Regno Unito), gli investimenti diretti italiani infatti non sono molti, sono presenti, secondo i dati ICE, circa 300 nostre aziende, per lo più impegnate nei settori della costruzione delle macchine e della industria leggera, il 20% delle quali si trova nella capitale Kiev e la restante parte in maniera diffusa sul territorio. Degni di nota sono inoltre alcuni settori, come quelli ad alto contenuto di tecnologie, che vantano tradizioni di efficienza e qualità in cui la cooperazione da parte di imprese estere potrebbe essere per queste di grande beneficio (fortunatamente vi sono alcune imprese italiane che hanno avviato forme di collaborazione nei settori energetico, nel campo siderurgico e degli acciai etc).Per quanto attiene le importazioni da parte dell’Ucraina di prodotti dall’estero possiamo registrarne una percentuale crescente, anche grazie all’incremento costante del reddito delle famiglie che sono quindi più propense, rispetto al passato, all’acquisto di beni importati. E di ciò chiaramente se ne avvantaggia il Made in Italy: l’Italia si trova al terzo posto come Paese cliente dell’Ucraina (al primo posto tra i paesi UE), e al sesto come Paese fornitore. In particolare, tutto il settore abbigliamento e moda (comprese calzature e articoli in pelle) ha una buona presenza sul mercato e ottime prospettive anche se in qualche caso minacciata dalla concorrenza dei prodotti asiatici. L’innalzamento dei redditi della popolazione offre buone chance anche per settori quali quello dell’arredamento, dei generi alimentari, delle bevande alcoliche di qualità, che prima non avevano spazi di mercato. Il forte sviluppo dato all’edilizia può attrarre sia le imprese costruttrici italiane che quelle che forniscono materiali e macchine (molto interessante è il settore della lavorazione del legno). Il mercato delle macchine e dei macchinari agricoli attualmente non offre grandi prospettive, si attendono mezzi finanziari e soprattutto le privatizzazioni, la cui attuazione è stata solo rimandata; mentre sembra svilupparsi la domanda per macchinari dell’industria alimentare (si pensi alla catena del freddo, alla produzione di vino e alcolici etc.).

 

Cina

Piccole imprese: ora la Cina è più vicina

Attività così strutturate e complesse devono vedere necessariamente in primo piano il ruolo dei professionisti a rubrica “Commercio Internazionale” chiude oggi per  la pausa estiva il suo ciclo 2002/2003. Questi otto mesi hanno visto il nostro team di esperti,  provenienti da diverse aree professionali,  impegnato nel progetto divulgativo sul tema dell’internazionalizzazione, con l’intento di rendere fruibili un insieme di concetti che appartengono ad un sistema altamente tecnico, il mondo degli affari internazionali. L’esigenza di affrontare la problematica in modo integrato e sotto i diversi aspetti tecnici nasce infatti dalla circostanza che le PMI del Sud, spesso avulse dalle grandi realtà internazionali, quando sperimentano i primi approcci sui mercati esteri, si trovano costrette ad affrontare contemporaneamente tutte le fasi del commercio internazionale, dalla redazione dei contratti, alle procedure fiscali fino alle problematiche dei trasporti, delle dogane  e dei pagamenti internazio­nali. Ed in questo senso l’analisi condotta nel corso dell’anno ha inteso “condensare” in poche note il vastissimo panorama delle problematiche sul tema,  spaziando dalla materia fiscale a quella legale, fino al settore aziendale, finanziario e del marketing , con lo scopo finale di fornire,  se non un decalogo, almeno una razionalizzazione delle strategie di fondo dell’internazionalizzazione.

ShangaiL’IMPORTANZA DI UN MODELLO STRATEGICO - Questo operazioni di “mappatura” delle operazioni basilari,  per quanto elementare, assume enorme importanza in un contesto come quello delle piccole imprese del Sud, che non sempre riescono a esprimere compiutamente le proprie necessità legate all’espansione internazionale.È infatti  latente una forte domanda dell’imprenditoria locale che chiede in modo generico “…di andare all’estero ..” , senza avere chiara idea se andare “a monte” o “a valle”, cioè se le economie di gestione perse nel mercato domestico debbano  essere recuperate all’estero sul fronte dei ricavi, ovvero dei costi, e quindi in ultima istanza senza avere idea sul come e dove “andare all’estero”(e sono infatti frequenti casi di  imprenditori che si avventurano in viaggi della speranza per vendere in contesti economicamente poveri prodotti fabbricati in Italia e di alta gamma).Questa domanda dunque  va necessariamente decodificata per inquadrare le esigenze dell’impresa e proporre agli imprenditori un modello strategico e non casuale di espansione internazionale .Secondo questa prospettiva  infatti si sono mossi i primi articoli della nostra rubrica, che hanno analizzato le direttici fondamentali dell’internazionalizzazione, selezionando così percorsi diversificati di sviluppo:verso mercati di sbocco ovvero verso mercati di approvvigionamento e di produzione.

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE VENDITE - Operando un’espansione attraverso i canali di sbocco,  l’obiettivo non può che  essere costituito da mercati con alto reddito pro-capite, con gusti, tradizioni e  sistemi distributivi simili a quelli italiani.Per quanto riguarda le modalità di attuazione, l’opzione tra un sistema di penetrazione commerciale diretto (agenti o proprie filiali all’estero) ovvero indiretto (distributori, importatori) dipende  poi dal livello di controllo del mercato estero che l’impresa intende o è in grado di attuare.Analizzando i mercati di sbocco nel corso della rubrica abbiamo concretamente indicato alcuni dei principali Paesi di sbocco (UK e Germania), analizzandone i sistemi distributivi e commerciali e rapportandoli ad alcuni settori rilevanti dell’economia pugliese (il mobile imbottito, l’agro-alimentare ed il tessile).Sono state poi analizzate le opzioni possibili riguardanti i principali contratti di penetrazione commerciale e di distribuzione all’estero, quali l’agenzia, la vendita, la concessione di vendita, fornendo concreti suggerimenti per adeguare la struttura del contratto alle esigenze delle aziende italiane.

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE PRODUZIONI – La selezione dei Paesi  di produzione e di approvvigionamento avviene invece sulla base del più basso costo della mano d’opera, della più facile ed economica reperibilità della materia prima, dell’esistenza di finanziamenti per gli impianti, nonché di altri fattori come il risparmio fiscale, la stabilità politica, la vicinanza geografica, la compatibilità culturale e sociale…Cercando di contestualizzare tali scelte nell’ambito dell’economia pugliese, nelle varie uscite della rubrica abbiamo tracciato le linee guida dei processi di delocalizzazione (Cina,  Romania, Argentina e Brasile),  realizzati attraverso contratti di subfornitura ovvero mediante insediamenti stabili all’estero  (rispetto ai quali è stata fornita una mappa dei finanziamenti disponibili,  specialmente per l’area balcanica, nonché il regime fiscale, corredato di una sintetica guida delle strutture  societarie funzionali per il rientro più efficiente sul piano fiscale e finanziario dei flussi dall’estero).

LA CENTRALITÀ DELLA CONTRATTUALISTICA E DELLA FISCALITÀ - In tutto questo processo non ci siamo stancati di ribadire che ogni fase delle operazioni va “registrata” in un valido  impianto contrattuale, che tenga conto della  inadeguatezza nel contesto giuridico internazionale dei modelli domestici (in più articoli abbiamo infatti tracciato le linee guida da seguire nella redazione di un contratto internazionale, commentando le strategie connesse alla scelta della legge applicabile, della giurisdizione o dell’arbitrato). Allo stesso modo abbiamo evidenziato l’importanza della valutazione dell’impatto fiscale delle operazioni internazionali fin dalla loro progettazione, senza relegarla come spesso avviene in una fase meramente esecutiva. C

ONCLUSIONI – L’internazionalizzazione ben presto rappresenterà una scelta obbligata anche per le aziende più piccole, che si troveranno costrette a strutturarsi sul piano internazionale per non essere estromesse dal sistema, ormai globalizzato e verticalmente integrato.L’indotto del divano dovrà seguire i grandi committenti  e tentare di replicare all’estero la tecnica del distretto, i grandi mercati di sbocco diventeranno sempre più concentrati e preclusi alle medie  imprese, si affacceranno  nuovi concorrenti stranieri  nel mercato domestico ma viceversa si determinerà l’apertura di nuovi mercati, come i Balcani, prima inesplorati.Il commercio internazionale rappresenta quindi  il settore al quale la nostra regione affiderà lo sviluppo della sua economia, fornendo opportunità di occupazione proprio ai giovani che sempre più prediligono lo studio di materie di respiro internazionale.Un progetto così rilevante  non può essere lasciato al caso, ma va affidato a modelli strategici di marketing internazionale che siano adeguatamente strutturati e condivisi, e che vedano finalmente un ruolo centrale dei professionisti che, almeno negli altri Paesi europei, costituiscono  la naturale cerniera tra il mondo istituzionale e quelle delle imprese.

Albania

L’obiettivo generale della iniziativa Interreg III rimane quello di evitare che i confini nazionali ostacolino lo sviluppo equilibrato e l’integrazione del territorio europeo. Nella comunicazione agli Stati membri del settembre 2004, la Commissione UE afferma che “l’isolamento delle zone di frontiera può avere un duplice effetto: da un lato i confini rappresentano per le comunità di tali zone una barriera economica, sociale e culturale ed impediscono di gestire coerentemente gli ecosistemi; dall’altro, le zone frontaliere vengono spesso trascurate dalle politiche nazionali e di conseguenza le loro economie hanno la tendenza a diventare periferiche nell’ambito dello Stato di cui fanno parte”.

 

 

TiranaL’UNIONE EUROPEA E L’ALLARGAMENTO – Con l’allargamento dell’Unione Europea ai nuovi Stati membri (ora la popolazione è giunta a 490 milioni di cittadini), sono stati varati nuovi programmi di cooperazione transfrontaliera e apportate modifiche per aggiornare i programmi esistenti, al fine di garantire la piena partecipazioni dei nuovi Paesi. Questi programmi promuovono la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale: interessate sono le frontiere e le zone di frontiera tra Stati membri e tra Unione Europea e i paesi terzi; in particolare per il programma di cui ci occupiamo in questa sede, INTERREG Italia-Albania, il mar Adriatico costituisce la frontiera naturale tra i due Paesi. INTERREG/CARDS III A Italia-Albania – Sono stati pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 55 del 12 aprile 2007 gli avvisi pubblici per la presentazione di proposte progettuali relative al Nuovo Programma di Prossimità Interreg/Cards IIIA Italia-Albania 2004/2006 (scadenza 11 giugno). La novità dei bandi pubblicati è costituita dal fatto che per la prima volta gli strumenti di cooperazione esistenti INTERREG e CARDS sono integrati fra loro e coordinati attraverso la creazione di un unico strumento idoneo a sviluppare interventi anche in territorio albanese, denominato appunto “Nuovo Programma di Prossimità (NPP) Interreg / Cards Italia - Albania” (in pratica i fondi saranno attinti oltre che dal contributo FESR, dalle quote del Fondo nazionale di Rotazione (FdR) e della Regione Puglia previste per INTERREG, anche da una quota di compartecipazione del fondo CARDS destinata a finanziare le operazioni da implementare in territorio albanese). ASSI - Gli avvisi pubblicati riguardano l’Asse I (Trasporti, Comunicazioni e Sicurezza) e l’Asse IV (Turismo, Beni Culturali e Cooperazione istituzionale). Dell’Asse I le seguenti misure: 1. Misura 1.1 Trasporti e comunicazioni Azione 2) “Progetto finalizzato per la cooperazione, divulgazione, aggiornamento e sostegno istituzionale allo sviluppo della gestione della domanda di mobilità” 2. Misura 1.2 Sicurezza  Azione 2) “Progetti per attività preventive ed educative per immigrati” Sottoazione 2.1. “Adeguamento strutturale e funzionale” Sottoazione 2.2 “Attività di accompagnamento, formazione ed inserimento sociale e lavorativo” Intervento 2.2.A “Interventi propedeutici di formazione sulle tematiche psicosociali correlate alle migrazioni” Intervento 2.2.B “Intervento integrato di orientamento e formazione” Intervento 2.2.C “Servizio di mediazione linguistica e culturale”; Azione 3) Progetto Microcredito. Per l’Asse IV, la Misura 4.3 Sviluppo della cooperazione istituzionale e culturale, Azione 3 "Centro Italo-Albanese per la ricerca economica e sociale".

SOGGETTI PROPONENTI, AREE AMMISSIBILI, TIPOLOGIA DI PROGETTI  - A seconda degli Assi, I o IV, variano i requisiti per i soggetti proponenti, i progetti finanziabili, l’entità dei finanziamenti; gli interventi previsti da entrambi i bandi dovranno essere localizzati all’interno della Regione Puglia: province di Bari, Brindisi e Lecce e in Albania nell’ intero territorio nazionale. Asse I : i soggetti proponenti c.d. interni (Internal Lead Partner) devono avere sede ufficiale e/o operativa nell’area ammissibile del Programma (province di Bari, Brindisi e Lecce), per l’intera durata del progetto (12 mesi), avere nazionalità di un Paese Membro dell’UE ed essere direttamente responsabili della preparazione e gestione dell’intervento con i loro partners, non soltanto come intermediari. La proposta progettuale deve indicare il proponente esterno (External Lead Partner), responsabile per la gestione dei fondi CARDS e delle attività in Albania. Il Lead Partner Esterno deve essere un soggetto pubblico Albanese. Per l’Asse IV, possono presentare proposte progettuali in qualità di Leader partner Università e Centri diricerca pubblici aventi sede legale nelle province di Bari, Brindisi e Lecce. Altri partners di progetto possono essere soggetti pubblici e/o privati, Enti ed Amministrazioni pubbliche, associazioni senza fine di lucro, ONG. L’Azione 3) della Misura 4.3 prevede la progettazione ed attivazione di un Centro italo albanese per la ricerca economica e sociale con sede in Puglia ed articolazioni territoriali in Albania. L’intervento è finalizzato alla realizzazione di un Centro italo albanese in grado di sviluppare analisi e ricerche di standard internazionale sui temi dell’economia e dello sviluppo in un’ottica di cooperazione tra paesi transfrontalieri.

Ungheria

Progetti di gemellaggio all'interno dell'Europa

I programmi di gemellaggio si propongono, mediante l’assistenza di uno o più Paesi già membri dell’Unione, di trasferire nei Paesi candidati, (o di recente ammissione) all’Unione Europea, l’insieme di norme e prassi che disciplinano i rapporti tra gli Stati europei. Si parla di “acquis comunitario”, ovvero dei principi che sono alla base della produzione di direttive, regolamenti e circolari da parte della Commissione. Il gemellaggio ha, altresì, l’obiettivo dell’”institution building”: il rafforzamento delle strutture, sistemi e professionalità necessarie per l’attuazione delle norme e l’applicazione delle politiche comunitarie. I progetti sono interamente spesati dalla Commissione mediante i fondi PHARE, CARDS e TACIS. Nel 2003 sono stati proposti 152 progetti di gemellaggio, in leggera riduzione rispetto al 2002, ma in crescita rispetto agli anni precedenti. 19 progetti sono stati aggiudicati all’Italia. Romania, Polonia e Turchia sono i Paesi che più spesso hanno beneficiato dei progetti di gemellaggio. I progetti hanno avuto per oggetto soprattutto la Finanza Pubblica, il Mercato Interno, la Giustizia e gli Affari interni. L’orientamento attuale della Commissione è di favorire i gemellaggi con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo (c.d. area MEDA).

BudapestCOME FUNZIONANO – I gemellaggi utilizzano una formula semplice, quanto efficace, di trasferimento delle conoscenze. Funzionari e dirigenti delle Amministrazioni dei Paesi Membri si recano presso le Amministrazioni dei Paesi Candidati per lavorare a stretto contatto con i colleghi di dette Amministrazioni. I temi oggetto del gemellaggio sono decisi dai Paesi candidati e formano oggetto di singoli progetti che, al loro interno, si dividono in programmi per area tematica. Nel corso di ogni anno i Paesi candidati, in collaborazione con la Commissione Europea, sottopongono ai Paesi membri delle proposte di gemellaggio che sono denominate “project fiches”. Le proposte riassumono gli obiettivi di acquisizione “dell’acquis”, relativamente ad uno o più specifici settori normativi, e le richieste in termini di risorse umane. I Paesi interessati manifestano la disponibilità al Paese candidato mediante una proposta formale nella quale sono specificate: le modalità di realizzazione, gli obiettivi e le risorse umane. Ogni proposta è corredata dai profili degli esperti selezionati. I Paesi candidati, sempre in accordo e collaborazione con la Commissione UE, selezionano le offerte più confacenti al raggiungimento degli obiettivi previsti. L’offerta più soddisfacente costituisce oggetto di apposito accordo (c.d. Covenant) fra l’Amministrazione del Paese membro e quella del Paese candidato, accordo che viene sottoposto al vaglio della Commissione.

GLI ATTORI – Le figure più importanti dei programmi di gemellaggio sono il Consigliere di Preadesione e il Responsabile di Progetto. Il Consigliere di Preadesione è, solitamente, un funzionario della Pubblica Amministrazione del Paese membro che per tutta la durata del programma lavora a tempo pieno nel Paese candidato. Sul piano operativo è la figura più importante del progetto. Deve avere competenza nell’applicazione “dell’acquis comunitario” ed ha il compito di coordinare tutte le fasi e le attività del progetto, fornire assistenza all’Amministrazione del Paese candidato ed organizzare la partecipazione degli esperti coinvolti nelle missioni. La durata dell’incarico varia da uno a tre anni. Sono previsti, altresì, due Project Leader, uno per il Paese candidato ed uno per lo Stato membro dell’Unione. Hanno la responsabilità globale del progetto, ne gestiscono l’evoluzione, ed hanno il compito di redigere, in base alle informazioni fornite dai Consiglieri di Preadesione, rapporti trimestrali sull’evoluzione dei programmi, nonché il rapporto finale da sottoporre alla Delegazione della Commissione europea. Completano il quadro gli esperti a breve o medio termine che svolgono missioni di durata variabile da pochi giorni a qualche mese. Sono quelli che approfondiscono le specifiche tematiche svolgendo attività di assistenza tecnica o realizzando seminari di formazione. Nel corso del quinquennio 1998-2003 l’Italia ha partecipato, sia in qualità di leader che di junior partner, a 58 progetti di gemellaggio, quasi tutti giudicati positivamente.

UN CASO PRATICO: GEMELLAGGIO ITALIA – UNGHERIA Si tratta di un progetto del 2000 che ha avuto per oggetto l’assistenza italiana alla preparazione dei Programmi Operativi Regionali (i nostri POR) in Ungheria. Il budget era consistente ed ammontava a 4 milioni di euro. Il progetto è durato 20 mesi. I proponenti sono stati il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano (mediante il DPS, Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione), una regione della Germania (il Brandeburgo) e quattro regioni italiane: Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Piemonte. Ognuna delle regioni ha coinvolto esperti provenienti da società pubbliche (o mandated bodies). In particolare: Sviluppo Italia Basilicata, Ervet, Informest e Finpiemonte. Per la rilevanza del progetto sono stati coinvolti quattro Consiglieri di Preadesione e due Project Leaders. Il progetto è stato giudicato positivamente dalla Commissione Europea, soprattutto per l’efficacia con la quale sono stati trasferite le complesse procedure dei Piani di sviluppo. Gli esperti hanno fornito assistenza nella redazione dei documenti, nell’implementazione e monitoraggio dei risultati e nella formazione del personale ungherese; sia a livello centrale che periferico. Attraverso i gemellaggi nascono e si consolidano ottimi rapporti tra le Amministrazioni dei Paesi dell’Unione, presenti e futuri, nello spirito di quella collaborazione che è il vero motore dello sviluppo e della crescita dell’Europa unita