1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>

  

Lo Studio Chianura, composto da Avvocati e Dottori Commercialisti, assiste prevalentemente le imprese e i gruppi di imprese, nella gestione delle problematiche fiscali e societarie fornendo adeguata assistenza professionale anche in operazioni di carattere straordinario come fusioni, scissioni, acquisizioni, cessione di azioni e quote, riorganizzazioni societarie, pianificazione fiscale internazionale.

Lo studio inoltre è specializzato nel settore della finanza agevolata assistendo enti e imprese nella pianificazione e nello sviluppo di progetti imprenditoriali finalizzati all’ottenimento di contributi finanziari disposti da norme nazionali e comunitarie

Lo studio Chianura garantisce assistenza legale globale in ambito nazionale e internazionale alle imprese, agli enti pubblici, così come ai privati.  Il nostro studio offre un approccio specializzato in diverse aree legali, in particolare nell’area del diritto industriale, del diritto commerciale e della  contrattualistica interna ed internazionale. Tale copertura è garantita sia con la competenza dei professionisti presenti nello studio in modo continuativo, sia attraverso accordi continuativi  di collaborazione  con professionisti  italiani ed esteri.

Inoltre lo Studio nel suo complesso ha implementato operazioni di de-localizzazione delle produzioni all’estero, consistenti nell’attivazione di impianti di produzione all’estero o a vere e proprie entità estere autonome,  analizzando e fornendo assistenza su tutti gli aspetti dell’investimento, da quelli finanziari, agevolativi, fiscali, valutari, a quelli legali, previdenziali e societari.

Infine lo studio è in grado di assistere, in tutte le fasi, le imprese estere che vogliano investire in Italia – Puglia, Campania, Calabria e Sicilia rientrano nell’area Obiettivo 1 sino al 2013 - fornendo loro consulenza relativa alla legislazione italiana e agli strumenti agevolativi all’uopo utilizzabili.

Rassegna Stampa Italia

Bari Economica

 

Clicca per sfogliare il giornale

Gazzetta del Mezzogiorno

Clicca per sfogliare tutti gli articoli

Il Fisco

Clicca per leggere l'articolo

Video

Modifica Layout Sito

Previsioni del tempo

Mer Gio Ven Sab


Giappone

Giappone: una società che è impossibile analizzare secondo i parametri occidentali

Volo Japan Airlines Roma - Tokio.. In aereo la hostess annuncia con tono grave e dimesso, che la compagnia è spiacente. Ma il volo subirà un ritardo di quattro (!!!) minuti… Il Giappone si presenta da subito! Con i suoi costumi. I luoghi comuni. E la sua più grande nevrosi. La puntualità…Da italiano tollerante e rassegnato, sorrido incredulo. I giapponesi invece prendono atto seccati della notizia. Scoprirò solo successivamente che l'avviso del ritardo, nella versione  giapponese, viene preceduto  da: …" signori viaggiatori, ora stiamo per dirvi qualcosa di imperdonabile…(!!!).Sì, perché in questo Paese in cui il ruolo del singolo è così sfumato, in cui i bisogni individuali vengono compressi dalle esigenze prioritarie della collettività, dove nemmeno la grammatica prevede l'esistenza del pronome  "Io", tutto funziona in modo perfetto, preciso, rigoroso, ossessivo…. E chi si ferma è perduto… Lo si comprende appena arrivati dall'aereoporto Narita alla stazione - tutta sotterranea - di Tokyo-Shinjuku, quella come nei film di Fantozzi.

Spingono fino al punto in cui bisogna attraversare la strada. Il semaforo è rosso. Dall'altro marciapiede intanto si schiera una massa enorme, compatta di persone. Sembrano i preliminari delle guerre del medioevo, con i rituali e le parate prima dello scontro.  Scontro che non tarda a verificarsi appena il semaforo dà il  via libera. Dai due lati partono i due fronti compatti. Spinti da dietro, ci si tuffa nella marea contraria, verso l'altro muro umano... un incubo… Trovo il tempo di guardare i palazzi. Una giungla di forme eterogenee. I prospetti ospitano innumerevoli neon che alternano ogni secondo una nuova pubblicità con mille colori; vedo venti, trenta piani di pubblicità luccicanti, televisori ad alta definizione alti 5 piani che proiettano promo di films o cortometraggi pubblicitari. Mi sento il  protagonista di Blade Runner…

All'ingresso dell'hotel sei hostess in parata mi accolgono con un deferente inchino di gruppo. Sorridono, gentilissime. Mi accolgono con tanti konnichiwa, arigatò. Ma solo quelli. Loro, come la maggior parte dei  giapponesi, non parlano una parola di inglese !!! Tanta gentilezza mi rincuora, dopo l'impatto così forte con i ritmi e la frenesia delle strade di Tokio. Wow!….la mia stanza è al 50esimo piano. Da così in alto  domino la giungla di grattacieli, sfavillanti, con mille luci. Una vista mozzafiato. Sul balcone un'etichetta in ferro segnale che l'edificio è costruito con tecniche antisismiche e può oscillare fino a 7 metri senza distruggersi. Ho ancora impresse nella mente le immagini del terremoto di Kobe del 1995, con i computers che volano via dalla finestra.

Fiuuuu…Meglio chiudere la finestra…Piuttosto, una sana doccia mi rimetterà in sesto.

Ed è qui, nel bagno, che mi imbatto in una "creatura" diabolica, il supergabinetto ipertecnologico, presente in ogni bagno pubblico e privato del Giappone. Ai due lati ha una consolle piena di bottoni e di aggeggi elettronici che sembra quella di un Boeing 747 . Quando ci si siede si cerca istintivamente la cintura di sicurezza… Ahhh, se ci fosse in Italia questa tecnologia…qualche bontempone si divertirebbero a mandare virus informatici al gabinetto del vicino di casa!!! Subito dopo mi tocca uscire nonostante il caldo a dir poco asfissiante, e vestirmi in modo formale per essere ricevuto alla Fondazione Italia Giappone, che attraverso l'Istituto Italiano di Cultura, ha garantito per tutto la permanenza nel Paese un'encomiabile disponibilità e cortesia. All'uscita dell'hotel un altro inchino sincronizzato. Ora anche di tutto il personale della reception. Tanta deferenza in Giappone è assolutamente naturale. Servire non è umiliante. Il sorriso qui assume una funzione sociale e rientra nel servizio. Rispettando le apparenze di un mestiere infatti, l'individuo sente di compiere la sua funzione sociale e non gli serve cercare di  affermare il suo "io", magari mostrando una distanza critica da ciò che fa… (Pons- Souyri, Giapponesi e Giappone). Quella giapponese insomma è una vera organizzazione sociale unicellulare. Cento milioni, un solo cuore, era il motto ultranazionalista degli anni trenta. Un motto assolutista e verticistico che allora  rappresentava l'intera nazione come un sol uomo dietro l'imperatore. Oggi invece nella società giapponese "...l'uniformità è l'estrinsecazione della democrazia e dell'uguaglianza (Nakagawa, Saggio di antropologia reciproca, Mondadori)."  Anche se dopo la fine della bolla speculativa degli anni 80 e la crisi del sistema negli anni 90,  alcuni miti come il posto di lavoro a vita e il benessere diffuso per tutta la classe media, hanno iniziato a vacillare, sembra che il Giappone abbia trovato una valida pace sociale e risolto il conflitto di classe,  trovando l'individuo un equilibrio con la comunità, incastrandosi in quel mondo di regole superiori e nella fitta rete di gerarchie. Un sistema tanto diverso e tanto più funzionale di quello occidentale, narcisticamente proiettato solo intorno all'individuo.Ed infatti nella vita di tutti i giorni la mobilitazione collettiva garantisce risultati eccellenti.

La criminalità comune è scarsissima, anche in una città come Tokio che conta trentasette milioni di abitanti. I pochi barboni non chiedono nemmeno l'elemosina. Le strade e i mezzi pubblici, sono pulitissimi. Con un costo sociale pari a zero! Perché i giapponesi riescono a tenere pulite le città spendendo pochissimi yen per i cestini e per i bidoni della spazzatura, rarissimi per la verità. I rifiuti infatti se li portano …a casa!!! Chi è raffreddato si pone sul viso una mascherina (Ahh… il mio pensiero va agli tsunami di vibrioni da quelli che a Bari ti tossiscono in faccia in ascensore!…); queste attenzioni per non danneggiare i colleghi che lavorano, l'azienda e così l'intera economia del Paese.

Distributori automatici di bevande - mai scassinati - sono ad ogni angolo di strada. Tutta l'infrastruttura logistica è semplicemente perfetta. In quasi un mese i treni non hanno fatto nemmeno un ritardo di un minuto!!! Si, un minuto è un'eternità per i treni giapponesi, i famigerati Scinkansen (letteralmente treno-proiettile). 3 minuti bastano infatti per far fermare 2 treni. 30 secondi per scendere e 30 per salire(visto che sul binario sono indicate le posizioni dei vagoni e dei posti corrispondenti ai biglietti).La japanese way of life tuttavia non è solo folle opprimenti per le strade e nei metro, ritmi vertiginosi, individui dissociati in megalopoli spersonalizzate straripanti di maledizioni della modernità, ma i giapponesi sanno  anche trovare spazi di catarsi e riflessione. Nelle Onsen, per esempio.

Il fine settimana sulle alpi a mollo nelle sorgenti termali vulcaniche, a più di 50 gradi di temperatura, rappresenta un perfetto antidoto alla vita frenetica urbana, ed in più garantisce la purificazione religiosa (in quanto antico rituale scintoista ).Gli uomini in yukata, un kimono informale, rigorosamente separati dalle donne, stazionano intorno alle piscine naturali avvolte da nubi di vapore, parlando di affari. Poi si calano nelle acque bollenti rimanendo a contemplare la luna fino a notte fonda (inutile descrivere la diffidenza che suscitava un "gaijin" come me, uno straniero,  in kimono e in piena notte alle pendici del vulcano...).O ancora ricercano una serenità psicologica   nei templi - spesso situati in posti di una bellezza impareggiabile -  in cui si respira un'atmosfera mistica (imperdibile il tempio scintoista set del film "Memorie di una Geisha").Qui i giapponesi si estraniano dedicandosi a tutta la serie di rituali che scandiscono la vita dei luoghi religiosi del Giappone:  si battono le mani due volte per attirare l'attenzione del dio,  ci si butta il fumo di un braciere sui capelli, si scrive un desiderio su una tavoletta di legno da appendere a un albero…. E si mischiano rituali shintoisti e buddhisti, che spesso coesistono negli stessi luoghi; ciò rende l'idea di quanto le categorie religiose in Giappone - a differenza del mondo cristiano o musulmano - non funzionino come identità esclusive. In Giappone praticare una religione non significa escludere l'altra. E così il giapponese nasce e cresce da scintoista, si educa da confuciano, si sposa da cristiano  e muore buddista. (Pons Souyry, op. cit.).In sostanza la religione si caratterizza per un profondo pragmatismo; dalla divinità dunque ci si aspetta più che altro un sostegno. Per trovare un buon marito, per un aumento di stipendio, per superare gli esami…

Rapporto con la natura, pragmatismo, tensione collettiva verso il benessere diffuso, abbiamo visto essere forti tratti distintivi che caratterizzano la società giapponese, che tuttavia sembra pian piano perdere la specificità che secoli di isolamento dal periodo dello shogunato di Tokugawa le avevano conferito; ma il bombardamento - mediatico - americano sembra corrompere lentamente la filosofia e i costumi  di un popolo che ora rappresenta per l'occidente un alleato strategico e il più importante argine al dilagare dell'espansione cinese. La lunga permanenza si avvia al termine.

Prima di partire per l'Italia saluto il mio collega giapponese - vero fan sfegatato di Giuseppe Verdi -  per andare a passare una serata in un locale di Hiroshima; qui, a pochi metri dal "ground zero", l'epicentro della bomba atomica, in una città più americana che mai e dalla movimentata vita notturna, fitta fitta di Mc Donald's e di locali americani, tanti giapponesi ballano allegramente mentre una band di rock n'roll anni cinquanta intona una calzone di Elvis, su un palco tappezzato di posters di Cadillac e di icone rock americane.Dal vetro intanto intravedo in lontananza il rudere dell'allora Palazzo della Promozione Industriale, ora detto la cupola della bomba A, l'unico edificio risparmiato dalla devastante operazione bellica americana…

 

India

India-Italia, queste le strategie commerciali

L’India costituisce l’obiettivo primario delle politiche di promozione individuate dal Ministero del Commercio internazionale per l’anno 2007, in realtà è tutta l’area del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) ad interessare la politica di sostegno delle azioni imprenditoriali: “in tutti questi Paesi va mantenuto il sostegno alle attività già avviate e vanno attivate ulteriori azioni mirate, per continuare a cogliere le opportunità offerte da questi mercati, il cui tasso di crescita rimane rilevante e sostenuto” – si legge nel documento in cui il Ministero traccia le “Linee direttrici dell’Attività promozionale 2007”. In particolare l’India, come si diceva, è al centro di un’approfondita analisi da parte delle nostre istituzioni, al fine di incrementare i rapporti commerciali e valorizzare le opportunità di mercato che tale Paese offre. Si è concluso da pochi giorni l’importante forum economico denominato “Destination India”, occasione preziosa per gli operatori indiani di entrare in contatto con le realtà produttive ed industriali italiane: l’appuntamento, tenutosi dall’6 all’8 novembre, ha permesso, infatti, dopo la prima giornata di forum a Roma alla presenza dei massimi esponenti delle nostre istituzioni (Ministero del Commercio Internazionale, Confindustria, ABI, ICE e altre) e di quelle omologhe indiane, di condurre i rappresentanti indiani presso alcuni dei maggiori poli industriali italiani (Vicenza, Prato, Torino, Firenze, Parma), focalizzando il percorso su determinati settori (componentistica auto, della meccanica, dell'agro-industria, del tessile abbigliamento, pelletteria e gioielleria).

 

BombayPERCHÉ INDIA – LE RAGIONI DI UNA SCELTA – L’India rappresenta un’opportunità di collaborazione nei settori in cui l’Italia ha raggiunto un alto livello di specializzazione (si possono appunto creare sinergie con i nostri poli d’eccellenza), così come può rappresentare un ottimo mercato di sbocco per i nostri prodotti grazie alla percentuale sempre crescente del c.d. ceto medio che può costituire, così come già in parte costituisce, il perfetto consumatore del Made in Italy. Diciamo che fino a questo momento l’Italia non ha ben compreso l’importanza strategica del partnerariato commerciale con l’India, delle opportunità di de-localizzare le produzioni nel paese asiatico. Altri paesi europei come Gran Bretagna, Paesi Bassi, Germania e Francia hanno avviato programmi di collaborazione e di de-localizzazione già da diverso tempo, avvalendosi della presenza in loco di personale altamente specializzato (c’è una sistema di istruzione capillare). Sono comunque i settori al alto contenuto tecnologico che hanno fatto la differenza rispetto ad altri Paesi dell’area asiatica: lo sviluppo dell’informatica unito all’elevato grado di specializzazione del personale indiano (ingegneri, informatici) hanno fatto sì che l’India fosse il parco tecnologico ideale ove insediare le proprie attività. Il governo indiano proprio nel settore dell’Information Technology, già fortemente sviluppato (sono presenti primarie aziende quali IBM, Intel, Microsoft, Oracle, Cisco, HP etc.) sta promuovendo ulteriori piani di sviluppo, tra cui la realizzazione di nuovi parchi tecnologici (fortunatamente per quanto ci riguarda lo ha compreso per tempo una delle nostre aziende italiane leader nel settore dell’industria informatica, la STMicroelectronics). 

Anche le Banche italiane hanno seguito le nostre imprese e hanno aperto le proprie filiali (Banca Nazionale del Lavoro, San Paolo IMI, per citarne alcune). Altro settore in forte sviluppo e altamente competitivo è quello dell’industria della chimica farmaceutica che fa parte di quei settori “ad alta intensità di conoscenza” nei quali l’India è emersa negli ultimi dieci anni come uno dei punti di riferimento tra i Paesi in via di sviluppo. Ma le possibilità non sono solo riservate alle grandi realtà imprenditoriali o bancarie, ottime possibilità e chance di replica hanno i nostri distretti manifatturieri nei settori della gioielleria, della lavorazione della pelle, dell’agro-alimentare, nel settore delle macchine utensili (lavorazione del legno, dei marmi, delle materie plastiche macchine tessili, sistemi di irrigazione per l’agricoltura, macchine per l’industria agro-alimentare, delle attrezzature per telecomunicazione etc.) Nella decisione di avviare il processo di espansione all’estero non bisogna mai trascurare (o sottovalutare), gli incentivi che il governo nazionale mette a disposizione per attrarre gli investitori stranieri: si tratta, come anche in India, di incentivi ed agevolazioni fiscali in particolari settori o finalizzati a promuovere lo sviluppo di aree arretrate. Come evidenzia l’ICE, oltre alle misure agevolative statali, si devono considerare anche gli incentivi offerti dai governi dei singoli stati per attrarre capitali stranieri. FIERA IETF 2007 – Da segnalare, a riprova dell’importanza strategica che rivestono i settori della tecnologia e dell’ingegneria in India, è l’International Engineering & Technology Fair (IETF), ovvero il più grande Salone dedicato all’ingegneria e tecnologia che si svolgerà a New Delhi dal 13 al 16 febbraio 2007. L’appuntamento fieristico, a cadenza biennale sin dal 1975, interessa tutte le categorie imprenditoriali: information technology, biotech, infrastrutture, ingegneria e progettazione, attrezzature e impianti, macchinari, accessori, componenti auto OEM, subfornitura. La fiera è la piattaforma ideale per gli incontri buyers/sellers, ma è anche un importante occasione per partecipare a seminari ed assistere a conferenze sulle ultime novità del settore, a sviluppare la propria rete di vendita etc. La richiesta di partecipazione alla fiera può essere fatta compilando il modulo (booking form overseas) scaricabile direttamente dal sito www.ietfindia.com, anche se sarebbe auspicabile, data l’importanza dell’evento, che fosse organizzata dagli enti o istituzioni locali una partecipazione collettiva delle nostre imprese al fine di incrementare le possibilità di internazionalizzazione delle medesime in settori strategici, quale quello delle tecnologie, per il futuro sviluppo della competitività del nostro sistema su scala globale.

 

Estonia

Estonia Lettonia e Lituania: le opportunità

I Paesi del Mar Baltico, quali la  Lituania, Estonia e Lettonia, forse perché troppo lontani geograficamente dall’Italia e non adeguatamente “pubblicizzati”, sono considerati solo in via residuale dalle imprese italiane nei loro progetti di espansione (al contrario di ciò che accade invece per le imprese scandinave, tedesche e inglesi), pur presentando tutti ottime prospettive di insediamento per le nostre imprese ed essendo la porta privilegiata per l’ingresso dei nostri prodotti e delle nostre attività nello sconfinato mondo della Russia. I tre Paesi prima dell’ingresso nell’Unione Europea (facevano parte del gruppo dei dieci nuovi Membri che hanno aderito all’UE il 1° maggio 2004) erano legati tra di loro da un Free Trade Agreement, il BAFTA, in vigore dal 1994 e dissoltosi appunto con l’ingresso nell’UE. I suddetti Paesi hanno dovuto mantenere le proprie monete, in quanto l’euro entrerà probabilmente in corso nel 2008 (inizialmente era stato fissato il 2007), per dar tempo alle autorità monetarie nazionali di attuare le correzioni strutturali necessarie. Analizzeremo brevemente ognuno di questi Paesi, mettendo a fuoco le opportunità per i futuri investimenti delle nostre imprese.

RigaLETTONIA – La Lettonia, grazie alla sua strategica posizione geografica, costituisce per i Paesi dell’Europa occidentale la  principale porta d’ingresso verso gli altri Paesi Baltici nonché verso le zone nord-occidentali della Russia. Questa è una delle principali fonti attrattive del Paese, anche perché grazie ai fondi comunitari sono in corso di realizzazione quelle vie di comunicazione transeuropeee che, da un lato, metteranno in comunicazione diretta Paesi Baltici con l’Europa, si pensi all’autostrada Tallinn-Riga-Vilnius (le tre capitali delle repubbliche baltiche) con prolungamento verso la Germania, attraverso la Polonia; dall’altro creeranno un network stradale con la Russia, si pensi alle superstrade che uniranno le tre capitali baltiche a Mosca. Ma il trasporto si avvale anche del linee ferroviarie che hanno assorbito il 50% del trasporto di merci; il traffico aereo è in costante aumento grazie all’ammodernamento dello scalo di Riga, la capitale, che può vantare caratteristiche di uno scalo internazionale. Fin qui il sistema dei trasporti; per quanto attiene invece i settori in cui la presenza italiana si è sviluppata (non in modo rilevante, siamo il 31° Paese investitore), possiamo citare al primo posto l’industria non mineraria, le  attività di trasporto ed agenzie di viaggio, vendita all’ingrosso e dettaglio, settore alberghiero e della ristorazione. Salvo poche eccezioni, si tratta per lo più di microimprese che hanno fatto investimenti modesti. Per quanto riguarda il futuro e le possibilità di sinergie economiche, segnaliamo un settore in sicura espansione quello dell’edilizia sia commerciale che residenziale; strettamente connesso a questo è il settore del turismo, specie in ambito alberghiero, che vedrà nei prossimi anni la necessità di costruire nuove strutture, visto il costante incremento del turismo.

LE ZONE FRANCHE - Infine, occorre segnalare che la Lettonia possiede due zone franche situate a Lepaja e Rezekne e due porti franchi nelle aree portuali di Riga e Ventspils, in cui le imprese che hanno la sede legale al loro interno beneficiano di alcuni vantaggi fiscali (riduzione della tassazione sui dividendi, sui redditi d’impresa, esenzione IVA per servizi etc.)

TallinnESTONIA – L’Estonia è il più piccolo Paese per estensione geografica dei tre esaminati, ma nonostante ciò fin dalla sua indipendenza ha attratto flussi di capitali esteri di notevole rilevanza (se poste appunto a confronto con  le ridotte dimensioni del Paese). Ciò deve ricercarsi nel clima generale estremamente favorevole agli investimenti dall’estero e, più di recente, allo sviluppo innescato dalle recenti privatizzazioni (settore delle telecomunicazioni). Molto attive, anche nelle esportazioni, sono le società a partecipazione estera della quali oltre il 75% hanno origine, in primo luogo, scandinava (per il 56%) e, in seconda battuta, finlandese (per il 19%). Il ruolo dell’Italia rimane marginale con una quota dell’1%, gli investimenti diretti italiani li rinveniamo nei settori più disparati: nel settore dei prodotti lattiero-caseari, nel settore finanziario e bancario, nel settore turistico alberghiero e nel settore immobiliare e delle costruzioni, nel settore degli apparecchiature scientifiche e di misurazione, macchine utensili etc. Per quanto riguarda le opportunità future continua l’incremento degli investimenti nel settore immobiliare, così come grosse opportunità sono presenti nei beni strumentali e dell’impiantistica oltre che in quelli del tessile, legno, alimentare e dell’ambiente.

Le AGEVOLAZIONI FISCALI - In merito alle agevolazioni fiscali, in Estonia è prevista la detassazione totale dell’utile d’impresa per tutte le società di diritto nazionale, ed in più sono state istituite due zone franche secondo quanto prevede la Legge doganale: una è l’area portuale di Muuga e l’altra è l’area industriale di Sillabe.

VilniusLITUANIA – Infine la Lituania. Il Paese ha scommesso molto sull’attrazione dei capitali dall’estero, favorendo una politica di incentivazione dello sviluppo delle Zone Economiche Speciali che permettono di creare aziende off-shore all’interno del territorio lituano (in particolare a Siuliai, Klaipeda e Kaunas); in queste zone per lo più si investe nel manifatturiero, metalmeccanico, elettronica, industria automobilistica, commerciale e logistica (stoccaggio e distribuzione), servizi, attività bancaria etc. . Per quanto riguarda gli investimenti italiani in Lituania essi rappresentano circa l’1% circa del totale degli IDE nel Paese: solo negli ultimi anni infatti sono state avviate in Lituania alcune importanti iniziative industriali nel settore tessile, del legno, della plastica, delle apparecchiature mediche, e nel settore automobilistico; molte microimprese operano nel campo della distribuzione, con accordi di partnerariato con imprenditori locali. Anche qui l’edilizia si presenta come uno dei settori più dinamici dell’economia negli ultimi anni, specie nella capitale e in alcune delle principali città (Kaunas, la seconda città con l’aeroporto commerciale più importante del Paese).

Israele

Vicini a Israele

Nel primo trimestre 2007 l’Italia si è collocata al quarto posto nella classifica dei Paesi fornitori di Israele (115)Israele viene identificato con il Paese in storica contrapposizione, purtroppo anche armata, con la Palestina (oltre che con altri suoi Paesi limitrofi): è raro infatti che vengano citati dai mass-media accordi commerciali o di cooperazione, piuttosto vengono forniti i dettagli degli scontri, indicate le ipotesi di tregua, citati i numerosi negoziati di pace o di recente monitorata la c.d. road-map. In realtà, Israele, politicamente sempre in fermento (per un Rapporto relativo alla guerra in Libano, il Governo Olmert era sul punto di cadere lo scorso maggio, tanto che il Likud, il partito di opposizione guidato da Benjamin Netanyahu, ha chiesto a gran voce le dimissioni del governo e le elezioni anticipate) è un Paese economicamente in grande crescita che vanta rapporti commerciali con tutto il mondo, e anche con il nostro Paese che, secondo i dati forniti dall’Istituto di Statistica Israeliano relativi al primo trimestre di quest’anno, si è collocato al quarto posto nella classifica dei Paesi fornitori, superato soltanto da Stati Uniti, Germania e Cina.

LE OPPORTUNITÀ – IL SETTORE HIGH-TECH - L’Ice ci informa che il settore c.d. dell’High Tech rappresenta il settore trainante dell’economia israeliana. Si tratta di elettronica, software, biotecnologia, settori in cui Israele ha raggiunto risultati di assoluta eccellenza sia in termini economici che di ricerca e sviluppo. Ed è proprio per valorizzare questa eccellenza che le nostre imprese in collaborazione con partner israeliani possono partecipare al bando per la raccolta di progetti congiunti di ricerca, sulla base dell'accordo di cooperazione nel campo della ricerca e dello sviluppo industriale, scientifico e tecnologico siglato tra Italia ed Israele. Il bando relativo all’accordo (già esaminato nelle pagine di questa rubrica in un articolo ad hoc) viene pubblicato ogni anno (anche nel 2007 è stato bandito) e consente alle imprese, ai centri di ricerca e alle Università di avviare in partnership con impresa/ente israeliano un progetto che possa beneficiare, ove approvato, di finanziamenti pubblici (vengono approvati circa 6 progetti per ogni bando su una media di circa 40 progetti presentati). Ritornando ad esaminare i settori maggiormente rappresentativi dell’economia israeliana troviamo oltre all'elettronica, il metallurgico, il petrolchimico e l'alimentare. I settori invece più tradizionali, come il tessile, sono stati oggetto di trasferimento nei Paesi vicini come Giordania ed Egitto. Un altro settore in cui Israele ha raggiunto l’eccellenza è quello dei diamanti, tanto da rendere il Paese il principale centro di taglio e commercializzazione di diamanti al mondo.

I RAPPORTI COMMERCIALI – Le ridotte dimensioni del mercato interno israeliano e l’assenza di materie prime al suo interno fanno sì che Israele sia un paese dedito soprattutto all’esportazione, per facilitare la quale ha concluso diversi accordi di libero scambio con numerosi Paesi: citiamo tra gli altri l’accordo di libero scambio siglato con l’Unione Europea già nel 1975, che concedeva l’esenzione tariffaria per i prodotti industriali ed agricoli su presentazione della certificazione d’origine: detto accordo è stato sostituito nel 1995 da un vero e proprio Accordo di Associazione, (entrato in vigore nel 2001), che rispetto al precedente concede ai prodotti israeliani più flessibilità in tema di certificazione d’origine (l’accordo comunque comprende  altri settori quali la libertà di movimento dei capitali, ulteriori liberalizzazioni in tema di costituzione di società, cooperazione economica in aree di reciproco interesse, cooperazione regionale nei settori industriale, agricolo, servizi finanziari, tasse, ambiente, energia, informazione e comunicazione, trasporti e turismo).

ITALIA E ISRAELE - Le nostre esportazioni verso Israele sono aumentate nel 2005, registrando una crescita del 10,8 in valori percentuali, e anche nel 2006 mantengono lo stesso trend di crescita: siamo il 4° Paese fornitore ed il 7° come Paese cliente (con un incremento nel 2005 di dieci punti percentuali delle esportazioni israeliane nel nostro Paese). La struttura settoriale dell’export italiano verso Israele conferma l’importanza dei prodotti industriali: beni strumentali, prodotti chimici e metalli di base utilizzati nei processi di produzione, plastica e gomma, automezzi, aerei, navi etc. (elaborazione ICE su fonte dell’Israel Central Bureau of Statistics). Per quanto concerne gli investimenti diretti italiani in Israele, interessati sono il settore assicurativo (con Generali, anche presente nel settore bancario), settore auto e aviazione (con Fiat e Alenia), telefonia (Telecom), tecnologia (con ST microelectronics), beni di largo consumo (Gruppo Pompea, Benetton e Luxottica). I settori di intervento, quelli che possono rappresentare e già rappresentano a dire il vero opportunità commerciali e di investimento per le nostre imprese, sono oltre quelli dell’high-tech, quello delle ferrovie che comprende le infrastrutture, materiale rotabile, sistemi di segnalazione e di elettrificazione; sistemi di sicurezza per impianti e strutture (installatori, consulenti di sicurezza, produttori di sistemi industriali etc.); turismo (a causa della crisi del mercato immobiliare israeliano, molti investitori hanno puntato al nostro Paese – Toscana in primis – acquisendo immobili, una propensione che può essere rafforzata e che può investire altre regioni, come la Puglia ad esempio).

Croazia

Croazia, i rapporti commerciali e di cooperazione

Dall’altra parte dell’Adriatico, la Croazia non è soltanto meta turistica privilegiata dei croceristi in viaggio nel Mediterraneo e dei giovani alla ricerca di mare e sano divertimento, ma costituisce una della chance commerciali “a corto raggio” più interessanti per le nostre imprese, anche in considerazione del fatto che la Croazia vanta lo status di Paese candidato all’ingresso nell’Unione europea e beneficia della totalità degli strumenti finanziari di pre-adesione.

DubrovnikATTRAZIONE DEGLI INVESTIMENTI ESTERI E INTERSCAMBIO  - La Croazia ha attratto nel 2006 investimenti diretti esteri per oltre 1,75 miliardi di euro (da elaborazione Informest): secondo gli ultimi dati della Banca nazionale croata, la maggior parte degli investimenti diretti esteri dal 1993 a settembre 2006 sono stati realizzati nel settore bancario, seguono il settore delle poste e delle telecomunicazioni, l'industria chimica, la produzione di prodotti petroliferi. L’Unione Europea si colloca al primo posto per volume di investimenti (in ordine Austria, Germania, Francia e Italia, dati ICE).Anche l’interscambio commerciale viene realizzato per la maggior parte del suo volume con i Paesi dell’Unione Europea: il 65,8% dell’interscambio nel primo semestre 2006 è avvenuto con i Paesi (quota aumentata rispetto al 2005). Oltre la metà degli scambi commerciali croati (I semestre 2006) si realizza soltanto con cinque Paesi: quattro - Italia, Germania, Slovenia ed Austria - appartenenti alla Unione Europea, oltre alla Russia che nel primo semestre 2006 è risultata essere il terzo partner commerciale della Croazia (posto determinato dai notevoli volumi di prodotti russi importati in Croazia).

ITALIA - CROAZIA – Dati ICE attestano che anche nel primo semestre 2006 l’Italia si è confermato il principale partner commerciale della Croazia, come negli ultimi sei anni (2000-2005); in pratica il nostro Paese è stato il suo primo fornitore ed anche il suo maggior cliente.Andando ad analizzare nello specifico la struttura dell’interscambio, vediamo che tutti i settori sono interessati: la Croazia importa dall’Italia ogni tipologia di prodotto, innanzitutto il prodotto Made in Italy è molto conosciuto ed apprezzato. Come prodotto italiano si intende non solo quello facente parte dei beni di largo consumo (come abbigliamento, calzature, prodotti per arredamento, ceramica etc.), ma anche quello appartenente al settore dei beni strumentali che occupano un peso sempre più rilevante nella composizione delle nostre esportazioni in Croazia: si pensi ai macchinari per l’edilizia, alle macchine agricole, alle macchine per la lavorazione del legno, alle apparecchiature per la lavorazione della plastica e di materiali lapidei, alle macchine per l’industria alimentare. Attraverso tali importazioni, la Croazia sta ammodernando le sue strutture produttive, rendendole quindi competitive sul piano internazionale. Per quanto riguarda invece i settori interessati dai nostri investimenti diretti in Croazia, troviamo al primo posto assoluto il settore bancario ed assicurativo, seguito, con molto distacco, dalla produzione di macchine, dall’attività turistico-alberghiere e di ristorazione, dall’edilizia, dalla produzione di prodotti tessili, da varie attività commerciali (commercio al dettaglio e/o all’ingrosso), dalla produzione di gas industriali e la distribuzione di gas ad uso domestico, al settore del legno etc.

LA DISCIPLINA DEGLI INVESTIMENTI STRANIERI – La legislazione croata sugli investimenti stranieri è stata strutturata in modo tale da non creare differenze tra investitori stranieri o locali, anzi ci sono alcune agevolazioni garantite agli investitori stranieri e non concesse ai locali (come possibilità di utilizzare immobili messi a disposizione dallo Stato, incentivi alla creazione di nuova occupazione con copertura di parziale dei costi etc.). Inoltre è previsto il libero rimpatrio dei profitti o del capitale. Le società di diritto croato possono essere le seguenti: per quanto riguarda le società di capitali, la private limited company (a responsabilità limitata - abbreviazione croata: d.o.o.), la public limited company (società per azioni, abbreviazione croata: d.d.), e la economic interest association (trattasi di una  società costituita da due o più persone fisiche o giuridiche avente lo scopo di facilitare e/o promuovere il proprio business, ma in maniera tale che la società così costituita non abbia alcun profitto per sé - abbreviazione croata GIU); per quanto concerne le società di persone, in cui i partner sono solidamente ed illimitatamente responsabili per le obbligazioni della società, abbiamo la general partnership (simile alla nostra società in nome collettivo, abbreviazione croata j.t.d.) e la limited partnership (simile alla società in accomandita semplice per quanto concerne la differenziazione nella responsabilità dei soci, abbreviazione croata: k.d.). Fonte: ICE

Francia

Francia, una politica che attrae gli investimenti

La capacità della Francia di attrarre investimenti diretti esteri non ha confronti con quella italiana e siamo solo al di là delle Alpi: secondo i dati dell’AFII Italia (l'ufficio AFII Invest in France Agency di Milano è l'unico rappresentante in tutto il territorio italiano dell'Agenzia Governativa Francese per l'attrazione degli Investimenti Internazionali, nata dall'accorpamento della storica D.A.T.A.R. Invest in France Agency con le altre strutture del network francese deputate alla promozione economica della Francia nel mondo) nel 2005 gli IDE in Francia sono raddoppiati rispetto all’anno precedente per raggiungere i 40 miliardi di euro, in particolare il bilancio 2005 degli investimenti esteri creatori d’impieghi mette in evidenza un numero di progetti realizzati in aumento del 12.4% rispetto al 2004, con un livello record di 664 progetti per oltre 33.000 impieghi creati o salvaguardati. Come viene evidenziato dal rapporto ICE-ISTAT pubblicato quest’anno “il confronto di lungo periodo tra le consistenze degli investimenti diretti esteri in entrata, negli anni 1995 e 2004, sotto il duplice profilo dei risultati quantitativi e del livello di sviluppo, evidenzia una sostanziale stabilità nelle prime tre posizioni della graduatoria, che restano occupate da paesi industriali quali Usa, Regno Unito e Francia”.

 

LA POLITICA DEGLI INVESTIMENTI - La Francia rappresenta in Europa una delle aree geografiche che storicamente hanno maggiormente sviluppato la capacità di attrazione degli investimenti internazionali: dopo la crisi registrata nel 2001 e perdurata nel 2002, negli anni 2003-2004 si è registrata una decisa ripresa con la creazione di nuovi impianti e nuovi posti di lavoro. La Francia ha la rara capacità di favorire l’insediamento di attività industriali e commerciali appartenenti a settori molto diversi tra loro: si va dall’alta tecnologia al settore manifatturiero più tradizionale, anche se, secondo i dati ICE, dopo la grande crescita del settore delle nuove tecnologie, stanno tornando in auge i settori più tradizionali, come il settore automobilistico (assemblaggio e componentistica) che resta, anche nel 2004, una delle prime fonti di creazione di posti di lavoro per gli investitori esteri in Francia. Seguono le attività di servizi, commerciali o finanziari, l’informatica, le attrezzature elettriche ed elettroniche e centri di Ricerca e Sviluppo. A proposito delle imprese che investono in ricerca e sviluppo (R&D), è stato istituito il “Crédit d’Impôt à la Recherche” (C.I.R.), credito d’imposta alla ricerca  che consiste in una riduzione d’imposta calcolata sulla base delle spese di R&D. Il C.I.R. viene portato in deduzione all’imposta sul reddito,  se dopo 3 anni non è stato utilizzato viene rimborsato. Un settore fortemente finanziato e sostenuto dal Governo ed in continua crescita è quello delle biotecnologie, con poli di eccellenza sparsi su tutto il territorio francese che raggruppano organismi pubblici e privati: il numero di brevetti depositati è in crescita del 30 % ogni anno e un terzo delle alleanze sono registrate con imprese estere. Con la creazione di 100 nuove imprese negli ultimi tre anni il settore ha registrato un raddoppio del numero delle imprese e del fatturato.

GLI INVESTIMENTI ITALIANI – Secondo i dati messi a disposizione dall’AFII il bilancio degli investimenti italiani, stabile rispetto al 2004, registra 34 progetti e 1.015 posti di lavoro, con 8 progetti nei settori aereospazio, elettronica, e telefonia, oltre a vari progetti di ampliamento di stabilimenti esistenti. L’ICE ci informa che in Francia, come del resto in Europa in genere, la maggior parte degli investimenti stranieri è d’origine europea, anche se al primo posto assoluto nella graduatoria dei maggiori investitori si trovano gli USA; l’Italia dal 2003 al 2004 è passata dal terzo all’ottavo posto. Anche le Banche Italiane hanno pensato di assistere i propri clienti imprenditori italiani in Francia, ad esempio il Gruppo Monte dei Paschi che ha propri sportelli in Francia, ma anche Banca di Roma, Banca d’Italia, Banca Intesa, BPM, Unicredit, e Medio Banca sono presenti in Francia, alcune offrono i propri servizi in partnership con banche locali. I settori in cui l’Italia investe sono quelli tradizionali quali la meccanica e la lavorazione di materie plastiche, accompagnati da settori emergenti quali le eco-industrie, l’high-tech, la logistica e l’aeronautica; le nostre imprese si stabiliscono prevalentemente nella zona Rhône-Alpes (vicina all’Italia) e nell’Ile de France.

I VANTAGGI DELL’INVESTIMENTO – L’AFII - Invest in France Agency ritiene che i vantaggi fondamentali dell'investimento in Francia siano la presenza di un ricco mercato, sia francese che per l'export nel Nord Europa; il  basso costo di fattori di produzione importanti quali per esempio elettricità, gas, terreni industriali; l'eccellente rete di trasporti; e per quanto riguarda la propria attività, la possibilità per l'investitore di venire accompagnato in tutte le fasi dell'investimento con una consulenza gratuita per individuare il miglior sito per la localizzazione del proprio progetto. Il governo francese ha studiato e messo a punto una serie di misure atte ad attrarre gli investimenti esteri: in particolare l’insediamento e lo sviluppo di iniziative economiche nelle zone prioritarie di gestione del territorio, le c.d. zone PAT (Prime d’Amenagement du Territoire), beneficiano di aiuti pubblici maggiori e tassi più favorevoli (la mappatura dei territori PAT attuale scadrà a fine 2006, sono in fase di definizione/approvazione le nuove zone). In linea generale i principali aiuti disponibili sono: il Premio di Gestione del Territorio (PAT); gli aiuti delle comunità territoriali all’investimento e all’impiego; il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FEDER); il Fondo di Sviluppo delle PMI. La somma massima degli aiuti all’investimento produttivo e alla creazione di impiego è determinata dalla localizzazione geografica dei progetti e dalla dimensione delle imprese che ne fruiscono: nelle zone PAT ad esempio essa rappresenta dall’11,5% al 23% dell’ammontare d’investimento (terreni, edifici, attrezzature produttive) per le grandi imprese e dal 21,5% al 33% per le PMI.

Ungheria

Progetti di gemellaggio all'interno dell'Europa

I programmi di gemellaggio si propongono, mediante l’assistenza di uno o più Paesi già membri dell’Unione, di trasferire nei Paesi candidati, (o di recente ammissione) all’Unione Europea, l’insieme di norme e prassi che disciplinano i rapporti tra gli Stati europei. Si parla di “acquis comunitario”, ovvero dei principi che sono alla base della produzione di direttive, regolamenti e circolari da parte della Commissione. Il gemellaggio ha, altresì, l’obiettivo dell’”institution building”: il rafforzamento delle strutture, sistemi e professionalità necessarie per l’attuazione delle norme e l’applicazione delle politiche comunitarie. I progetti sono interamente spesati dalla Commissione mediante i fondi PHARE, CARDS e TACIS. Nel 2003 sono stati proposti 152 progetti di gemellaggio, in leggera riduzione rispetto al 2002, ma in crescita rispetto agli anni precedenti. 19 progetti sono stati aggiudicati all’Italia. Romania, Polonia e Turchia sono i Paesi che più spesso hanno beneficiato dei progetti di gemellaggio. I progetti hanno avuto per oggetto soprattutto la Finanza Pubblica, il Mercato Interno, la Giustizia e gli Affari interni. L’orientamento attuale della Commissione è di favorire i gemellaggi con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo (c.d. area MEDA).

BudapestCOME FUNZIONANO – I gemellaggi utilizzano una formula semplice, quanto efficace, di trasferimento delle conoscenze. Funzionari e dirigenti delle Amministrazioni dei Paesi Membri si recano presso le Amministrazioni dei Paesi Candidati per lavorare a stretto contatto con i colleghi di dette Amministrazioni. I temi oggetto del gemellaggio sono decisi dai Paesi candidati e formano oggetto di singoli progetti che, al loro interno, si dividono in programmi per area tematica. Nel corso di ogni anno i Paesi candidati, in collaborazione con la Commissione Europea, sottopongono ai Paesi membri delle proposte di gemellaggio che sono denominate “project fiches”. Le proposte riassumono gli obiettivi di acquisizione “dell’acquis”, relativamente ad uno o più specifici settori normativi, e le richieste in termini di risorse umane. I Paesi interessati manifestano la disponibilità al Paese candidato mediante una proposta formale nella quale sono specificate: le modalità di realizzazione, gli obiettivi e le risorse umane. Ogni proposta è corredata dai profili degli esperti selezionati. I Paesi candidati, sempre in accordo e collaborazione con la Commissione UE, selezionano le offerte più confacenti al raggiungimento degli obiettivi previsti. L’offerta più soddisfacente costituisce oggetto di apposito accordo (c.d. Covenant) fra l’Amministrazione del Paese membro e quella del Paese candidato, accordo che viene sottoposto al vaglio della Commissione.

GLI ATTORI – Le figure più importanti dei programmi di gemellaggio sono il Consigliere di Preadesione e il Responsabile di Progetto. Il Consigliere di Preadesione è, solitamente, un funzionario della Pubblica Amministrazione del Paese membro che per tutta la durata del programma lavora a tempo pieno nel Paese candidato. Sul piano operativo è la figura più importante del progetto. Deve avere competenza nell’applicazione “dell’acquis comunitario” ed ha il compito di coordinare tutte le fasi e le attività del progetto, fornire assistenza all’Amministrazione del Paese candidato ed organizzare la partecipazione degli esperti coinvolti nelle missioni. La durata dell’incarico varia da uno a tre anni. Sono previsti, altresì, due Project Leader, uno per il Paese candidato ed uno per lo Stato membro dell’Unione. Hanno la responsabilità globale del progetto, ne gestiscono l’evoluzione, ed hanno il compito di redigere, in base alle informazioni fornite dai Consiglieri di Preadesione, rapporti trimestrali sull’evoluzione dei programmi, nonché il rapporto finale da sottoporre alla Delegazione della Commissione europea. Completano il quadro gli esperti a breve o medio termine che svolgono missioni di durata variabile da pochi giorni a qualche mese. Sono quelli che approfondiscono le specifiche tematiche svolgendo attività di assistenza tecnica o realizzando seminari di formazione. Nel corso del quinquennio 1998-2003 l’Italia ha partecipato, sia in qualità di leader che di junior partner, a 58 progetti di gemellaggio, quasi tutti giudicati positivamente.

UN CASO PRATICO: GEMELLAGGIO ITALIA – UNGHERIA Si tratta di un progetto del 2000 che ha avuto per oggetto l’assistenza italiana alla preparazione dei Programmi Operativi Regionali (i nostri POR) in Ungheria. Il budget era consistente ed ammontava a 4 milioni di euro. Il progetto è durato 20 mesi. I proponenti sono stati il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano (mediante il DPS, Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione), una regione della Germania (il Brandeburgo) e quattro regioni italiane: Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Piemonte. Ognuna delle regioni ha coinvolto esperti provenienti da società pubbliche (o mandated bodies). In particolare: Sviluppo Italia Basilicata, Ervet, Informest e Finpiemonte. Per la rilevanza del progetto sono stati coinvolti quattro Consiglieri di Preadesione e due Project Leaders. Il progetto è stato giudicato positivamente dalla Commissione Europea, soprattutto per l’efficacia con la quale sono stati trasferite le complesse procedure dei Piani di sviluppo. Gli esperti hanno fornito assistenza nella redazione dei documenti, nell’implementazione e monitoraggio dei risultati e nella formazione del personale ungherese; sia a livello centrale che periferico. Attraverso i gemellaggi nascono e si consolidano ottimi rapporti tra le Amministrazioni dei Paesi dell’Unione, presenti e futuri, nello spirito di quella collaborazione che è il vero motore dello sviluppo e della crescita dell’Europa unita

Argentina

ARGENTINA: TUTTE LE OPPORTUNITA' PER INVESTIRE

Ospitiamo l’intervento per la Gazzetta del Mezzogiorno di Paolo TANZI – PARMA - Responsabile Ufficio Sviluppo della Camera di Commercio Italiana di Rosario in Argentina.“ L’Ufficio per lo Sviluppo   Commerciale in Italia della provincia di Santa-Fe’ (Argentina) sotto l’egida della Camera di Commercio di Rosario e quella di Parma, e’ stato attivato per favorire i contatti tra le aziende produttive e commerciali delle due  regioni. Tale progetto sperimentale e’ oggetto di viva attenzione da parte del sistema delle camere di commercio estere, con l’idea di replicarne il modello per altri Stati.

Buenos Aires

LA RIPRESA ECONOMICA ARGENTINA - La situazione odierna in Argentina è sicuramente migliorata rispetto a quella – in effetti veritiera - riportata da tutti i mass media internazionali alla fine del 2002 ed all’inizio di quest’anno; a testimonianza di tale trend positivo il cambio pesos/dollaro, che è  passato in breve tempo da 3,5/1 del 2002, con tendenza al peggioramento, ai 2,82/1 dei primi giorni di maggio. Torno dall’aver rappresentato l’Italia su invito argentino alla fiera internazionale dell’alimentazione di Rosario, (FIAR 2003) che con uno sforzo inimmaginabile e’ stata fortemente voluta -  dopo la sospensione nel 2002 per effetto della crisi -  sia dal pubblico che dal privato, per ridare fiducia  economica e psicologica ad una nazione messa in ginocchio, credo mai cosi’ pesantemente, dalla spirale di eventi negativi dell’anno passato. Ho visto una fortissima volontà’ di ripresa, e credo che dopo gli avvenimenti politici degli ultimi giorni si possa preventivare una fase nuova per questa nazione, che forse finalmente potrà – con  fatica – staccarsi dalle tradizioni politiche tipicamente sudamericane.

 

SETTORI TRAINANTI - I settori trainanti e che per primi hanno rialzato la testa dopo la grande crisi dell’inizio dell’anno, sono l’agricoltura e di conseguenza anche il settore delle macchine agricole. Questo perchè in passato ci  si riforniva per tali macchinari  dall’estero e specificatamente  dal Brasile; ora,  per effetto del default, si  è  ricominciato a servirsi del  mercato interno ed a  riorganizzare  le  produzioni .L’Argentina e’ un paese dalle mille risorse e dalle potenzialità’ enormi ; basti pensare alle estensioni  di terreni. Superfici inimmaginabili per un agricoltore italiano,  abituato ai nostri fazzoletti ( Vi sono fazende con un milione di ettari di terra e  altrettanti capi di bestiame sempre in rotazione).

GLI INVESTIMENTI E LE JOINT VENTURES - In questo momento investire in questa parte del mondo e’ senz’altro  appetibile per investitori italiani o europei , soprattutto se interessati ad entrare con le proprie capacita’ di tecnologia e penetrazione dei mercati in quel grande bacino di utenza che e’ il Mercosur.Acquistare poderi (estancias), per realizzare produzioni agricole qui da noi ormai compromesse dallo sfruttamento eccessivo dei terreni, è sicuramente un’iniziativa   economicamente  valida, specialmente se  supportata  dalle nostre  capacita’ imprenditoriali  e da quel know-how che tutti ci riconoscono e ci invidiano, specialmente nel campo agroalimentare.Dal punto di vista imprenditoriale, l’intervento auspicabile è la costituzione di società’ miste con sede in Argentina, riconducibili alla forma giuridica internazionale delle joint-ventures companies. Questa opzione e’ fortemente spinta dalle autorità’, nazionali ed internazionali, che stanno emanando provvedimenti di incentivazione di questo tipo, visti come un mezzo privilegiato per fare ripartire l’economia argentina.  

IL SETTORE AGROALIMENTARE E QUELLO DEL  TURISMO - Nello specifico, l’interesse principale si rivolge al settore agro-alimentare, in cui si dovrebbe potere coniugare la grande tradizione delle imprese italiane con le notevoli risorse, in gran parte inespresse, di questa nazione sudamericana.Favorevole agli insediamenti produttivi può essere l’alto grado di scolarizzazione della popolazione, che, non va dimenticato, per oltre il 50% e’ di origine italiana.Un altro settore che si sta monitorando e valutando in funzione di futuri investimenti e’ quello del turismo e, in particolare, dell’agriturismo. Ciò’ viene fatto per attuare una ridistribuzione del reddito sul territorio, raggiungendo, in questo modo, anche zone che sono fuori dei normali circuiti.Per tutto questo e per il forte legame che tradizionalmente lega le nostre culture, l’aspettativa e’ di divenire in un futuro prossimo dei partners privilegiati per la nazione argentina, sia dal punto di vista commerciale sia dal punto di vista produttivo. Lo scenario possibile potrebbe essere quello di ottenere dei prodotti argentini, a qualità’ italiana, in grado di competere ad alti livelli ( ed a bassi costi ) sui mercati americani.Chiudo complimentandomi col giornale che mi ospita, poiche’ e’ una delle prime testate che ha dimostrato una sensibilita’ spiccata verso le richieste di conoscenza delle dinamiche dei mercati internazionali, indispensabile oggi per le aziende che intendano porsi correttamente in un contesto di competizione globale ….”

Cuba

Cuba "attrae" i paesi dell'Unione Europea

La capacità competitiva delle imprese che operano in un medesimo settore industriale dipende in gran parte dalla valorizzazione che esse riescono a dare al patrimonio immateriale dell’impresa, costituto da marchi registrati, brevetti , know-how e tutto l’insieme di conoscenze che l’impresa ha acquisito non solo per la produzione ma anche per la commercializzazione dei prodotti. Tuttavia, in molti casi, la configurazione di una struttura interna all’azienda dedicata alle attività di ricerca e sviluppo e l’impiego in essa di risorse non trovano spazio nelle piccole e medie realtà imprenditoriali, le quali, però, possono avvalersi, per accrescere la propria competitività, di conoscenze e tecniche appartenenti ad altri, attraverso appositi accordi.Ecco che si prospetta per le PMI la possibilità di utilizzare le tecnologie e i marchi di imprese di dimensioni maggiori o che vantano notorietà sul mercato mondiale (il c.d. licensing in e il merchandising). Le PMI possono, inoltre, per sviluppare il proprio patrimonio tecnologico, stipulare accordi con altra impresa al fine di svolgere in partnership le attività di ricerca mediante l’utilizzo delle proprie capacità tecniche che diventano quindi patrimonio comune. Di converso, accade che le grandi imprese nazionali ed estere possano avvalersi anche di PMI per conquistare nuovi mercati e per aprirsi a settori diversi; ma non è raro che anche le PMI concedano in licenza all’estero, specie nei Paesi in via di sviluppo (PVS), pacchetti tecnologici per la produzione di prodotti che si è deciso di non fabbricare più nel territorio nazionale (licensing out)).

CubaIL CONTRATTO DI LICENZA – Nella prassi del commercio internazionale si usa definire un contratto di licenza un accordo ove un soggetto giuridico, il licenziante, in cambio di un corrispettivo, concede all’altra parte, detta licenziatario, di sfruttare determinati diritti di proprietà industriale di cui è titolare (come brevetti, marchi, modelli etc.) oppure di utilizzare determinate tecnologie sviluppate dal licenziante che, seppur non coperte da diritti di privativa industriale, formano nel loro complesso un patrimonio di conoscenze non facilmente accessibili dal pubblico (si intende il know-how). Possono aversi contratti di licenza puri, per mezzo dei quali viene concesso il diritto di sfruttamento del brevetto o del marchio o del know-how, oppure contratti di licenza misti, in cui il trasferimento della tecnologia avviene sotto forma di pacchetto (package licence agreements), ovvero accanto alla licenza del brevetto si offre anche il know-how, l’assistenza tecnica e il training  necessari alla corretta implementazione del processo produttivo che porterà alla realizzazione del prodotto da commercializzare.

LA DISCIPLINA  - La disciplina degli accordi di trasferimento di tecnologia in ambito comunitario (licenza di brevetto, know-how, diritti d’autore sul software, etc.) è mutata di recente: è entrato in vigore, infatti, lo scorso 1°maggio il regolamento CE 772/2004 che, abrogando e sostituendo il precedente regolamento CE n.240/96, troverà applicazione sino al 30 aprile 2014. Il regolamento, in applicazione e specificazione, come il precedente, della disciplina antitrust (art. 81 del Trattato CE), ha provveduto a semplificare il sistema, individuando soltanto le clausole che non possono figurare nei suddetti accordi (contenute nella c.d. “lista nera”), per cui ciò che non è espressamente escluso si ritiene ammesso.A livello internazionale questi accordi, nella maggior parte dei casi conclusi tra imprese appartenenti a Paesi industrializzati, come l’Italia, in qualità di licenzianti, e imprese appartenenti a Paesi in via di sviluppo ( Brasile, Argentina, India etc.), in qualità di licenziatarie, sono spesso soggetti a restrizioni disposte dalle leggi di questi ultimi, che a tutela delle imprese locali, sottopongono gli accordi ad un controllo preventivo attraverso il loro deposito presso l’autorità designata, al fine di impedire che vengano stipulate clausole che si ritengono lesive della capacità di sviluppo delle proprie imprese (non è vista favorevolmente, ad esempio, la clausola che impone l’obbligo per il licenziatario di assumere solo personale del licenziante con il connesso divieto di assumere personale del posto per lo svolgimento di determinate mansioni). La ragione delle limitazioni è facilmente intuibile: il PVS vuole che le conoscenze trasferite diventino patrimonio della impresa e della economia del Paese in generale, tanto da dichiarare in alcuni casi illecite le clausole che impongono al licenziatario di non utilizzare in modo assoluto la tecnologia allo scadere dei contratti.

ASPETTI SALIENTI DEI CONTRATTI -  Come per ogni tipologia di contratto internazionale l’esame degli “interessi” in gioco va effettuato caso per caso, tanto più la considerazione vale in questo ambito in cui spesso vengono concessi in licenza pacchetto omnicomprensivi (know-how, brevetti etc.), per cui in contratto devono essere elencate, in modo chiaro ed esaustivo, le prestazioni del licenziante che consentano una trasmissione corretta del know-how (oltre ai disegni, alle schede tecniche, alle formule etc, si aggiunge l’assistenza tecnica in loco per avviare l’utilizzazione della tecnologia con personale del licenziante). La determinazione del corrispettivo è prevista secondo varie formule: attraverso un unico versamento predeterminato in contratto (lump sum) da corrispondersi in unica soluzione o dilazionato in diverse rate, oppure attraverso royalties calcolate sul fatturato o in base al prezzo dei singoli prodotti venduti avvalendosi della tecnologia licenziata; le due modalità possono combinarsi come peraltro spesso accade, data la diversità dei criteri posti a base della loro determinazione. Inoltre si usa prevedere una clausola di esclusiva territoriale che consente alla impresa licenziataria di utilizzare la tecnologia e di vendere i prodotti da essa derivati solo nei territori in cui non sia già presente il licenziante o altri licenziatari(possibilità questa prevista nella Unione europea, ma da valutare caso per caso nel resto del mondo).

Cina

Piccole imprese: ora la Cina è più vicina

Attività così strutturate e complesse devono vedere necessariamente in primo piano il ruolo dei professionisti a rubrica “Commercio Internazionale” chiude oggi per  la pausa estiva il suo ciclo 2002/2003. Questi otto mesi hanno visto il nostro team di esperti,  provenienti da diverse aree professionali,  impegnato nel progetto divulgativo sul tema dell’internazionalizzazione, con l’intento di rendere fruibili un insieme di concetti che appartengono ad un sistema altamente tecnico, il mondo degli affari internazionali. L’esigenza di affrontare la problematica in modo integrato e sotto i diversi aspetti tecnici nasce infatti dalla circostanza che le PMI del Sud, spesso avulse dalle grandi realtà internazionali, quando sperimentano i primi approcci sui mercati esteri, si trovano costrette ad affrontare contemporaneamente tutte le fasi del commercio internazionale, dalla redazione dei contratti, alle procedure fiscali fino alle problematiche dei trasporti, delle dogane  e dei pagamenti internazio­nali. Ed in questo senso l’analisi condotta nel corso dell’anno ha inteso “condensare” in poche note il vastissimo panorama delle problematiche sul tema,  spaziando dalla materia fiscale a quella legale, fino al settore aziendale, finanziario e del marketing , con lo scopo finale di fornire,  se non un decalogo, almeno una razionalizzazione delle strategie di fondo dell’internazionalizzazione.

ShangaiL’IMPORTANZA DI UN MODELLO STRATEGICO - Questo operazioni di “mappatura” delle operazioni basilari,  per quanto elementare, assume enorme importanza in un contesto come quello delle piccole imprese del Sud, che non sempre riescono a esprimere compiutamente le proprie necessità legate all’espansione internazionale.È infatti  latente una forte domanda dell’imprenditoria locale che chiede in modo generico “…di andare all’estero ..” , senza avere chiara idea se andare “a monte” o “a valle”, cioè se le economie di gestione perse nel mercato domestico debbano  essere recuperate all’estero sul fronte dei ricavi, ovvero dei costi, e quindi in ultima istanza senza avere idea sul come e dove “andare all’estero”(e sono infatti frequenti casi di  imprenditori che si avventurano in viaggi della speranza per vendere in contesti economicamente poveri prodotti fabbricati in Italia e di alta gamma).Questa domanda dunque  va necessariamente decodificata per inquadrare le esigenze dell’impresa e proporre agli imprenditori un modello strategico e non casuale di espansione internazionale .Secondo questa prospettiva  infatti si sono mossi i primi articoli della nostra rubrica, che hanno analizzato le direttici fondamentali dell’internazionalizzazione, selezionando così percorsi diversificati di sviluppo:verso mercati di sbocco ovvero verso mercati di approvvigionamento e di produzione.

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE VENDITE - Operando un’espansione attraverso i canali di sbocco,  l’obiettivo non può che  essere costituito da mercati con alto reddito pro-capite, con gusti, tradizioni e  sistemi distributivi simili a quelli italiani.Per quanto riguarda le modalità di attuazione, l’opzione tra un sistema di penetrazione commerciale diretto (agenti o proprie filiali all’estero) ovvero indiretto (distributori, importatori) dipende  poi dal livello di controllo del mercato estero che l’impresa intende o è in grado di attuare.Analizzando i mercati di sbocco nel corso della rubrica abbiamo concretamente indicato alcuni dei principali Paesi di sbocco (UK e Germania), analizzandone i sistemi distributivi e commerciali e rapportandoli ad alcuni settori rilevanti dell’economia pugliese (il mobile imbottito, l’agro-alimentare ed il tessile).Sono state poi analizzate le opzioni possibili riguardanti i principali contratti di penetrazione commerciale e di distribuzione all’estero, quali l’agenzia, la vendita, la concessione di vendita, fornendo concreti suggerimenti per adeguare la struttura del contratto alle esigenze delle aziende italiane.

L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE PRODUZIONI – La selezione dei Paesi  di produzione e di approvvigionamento avviene invece sulla base del più basso costo della mano d’opera, della più facile ed economica reperibilità della materia prima, dell’esistenza di finanziamenti per gli impianti, nonché di altri fattori come il risparmio fiscale, la stabilità politica, la vicinanza geografica, la compatibilità culturale e sociale…Cercando di contestualizzare tali scelte nell’ambito dell’economia pugliese, nelle varie uscite della rubrica abbiamo tracciato le linee guida dei processi di delocalizzazione (Cina,  Romania, Argentina e Brasile),  realizzati attraverso contratti di subfornitura ovvero mediante insediamenti stabili all’estero  (rispetto ai quali è stata fornita una mappa dei finanziamenti disponibili,  specialmente per l’area balcanica, nonché il regime fiscale, corredato di una sintetica guida delle strutture  societarie funzionali per il rientro più efficiente sul piano fiscale e finanziario dei flussi dall’estero).

LA CENTRALITÀ DELLA CONTRATTUALISTICA E DELLA FISCALITÀ - In tutto questo processo non ci siamo stancati di ribadire che ogni fase delle operazioni va “registrata” in un valido  impianto contrattuale, che tenga conto della  inadeguatezza nel contesto giuridico internazionale dei modelli domestici (in più articoli abbiamo infatti tracciato le linee guida da seguire nella redazione di un contratto internazionale, commentando le strategie connesse alla scelta della legge applicabile, della giurisdizione o dell’arbitrato). Allo stesso modo abbiamo evidenziato l’importanza della valutazione dell’impatto fiscale delle operazioni internazionali fin dalla loro progettazione, senza relegarla come spesso avviene in una fase meramente esecutiva. C

ONCLUSIONI – L’internazionalizzazione ben presto rappresenterà una scelta obbligata anche per le aziende più piccole, che si troveranno costrette a strutturarsi sul piano internazionale per non essere estromesse dal sistema, ormai globalizzato e verticalmente integrato.L’indotto del divano dovrà seguire i grandi committenti  e tentare di replicare all’estero la tecnica del distretto, i grandi mercati di sbocco diventeranno sempre più concentrati e preclusi alle medie  imprese, si affacceranno  nuovi concorrenti stranieri  nel mercato domestico ma viceversa si determinerà l’apertura di nuovi mercati, come i Balcani, prima inesplorati.Il commercio internazionale rappresenta quindi  il settore al quale la nostra regione affiderà lo sviluppo della sua economia, fornendo opportunità di occupazione proprio ai giovani che sempre più prediligono lo studio di materie di respiro internazionale.Un progetto così rilevante  non può essere lasciato al caso, ma va affidato a modelli strategici di marketing internazionale che siano adeguatamente strutturati e condivisi, e che vedano finalmente un ruolo centrale dei professionisti che, almeno negli altri Paesi europei, costituiscono  la naturale cerniera tra il mondo istituzionale e quelle delle imprese.

Turchia

Italia-Turchia: un ottimo interscambio

Il ruolo dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo si sta rivelando sempre più strategico per l’economia dell’Unione Europea, ed in special modo per l’Italia, geograficamente protesa verso l’area Medio-orientale. La Turchia è il secondo partner commerciale dell’Italia, dopo la Germania, con un volume di scambi che ha superato i 9.000 miliardi di euro e anche i dati afferenti i primi mesi del 2004 confermano il trend di crescita nell’interscambio registrato dall’ISTAT nel 2003: nei primi mesi del 2004 l’incremento delle esportazioni verso la Turchia è stato del 54,6%, anche le importazioni italiane di prodotti provenienti dalla Turchia sono aumentate, facendo registrare un incremento del 31,4%. L’economia turca ha fatto dei notevoli progressi, anche se sembra essere altalenante e risentire degli avvenimenti internazionali, come attualmente della guerra in Iraq.

 

AnkaraIL COMMERCIO ESTERO E I PAESI FORNITORI– Le attività connesse al commercio estero si sono liberalizzate a partire dagli anni 80, periodo in cui progressivamente furono eliminate le restrizioni alle importazioni, furono incentivate le esportazioni, furono ridotti i dazi doganali. Tale processo di liberalizzazione si è completato negli anni 90 con la eliminazione degli stessi incentivi alle esportazioni in contrasto con i principi del GATT e soprattutto nel 1996 con la sigla di un accordo doganale con l’Unione Europea. Tale accordo ha consentito alla Turchia di dotarsi di una legislazione doganale simile a quelle europee e ha permesso la conclusione di accordi di libero scambio con partner economici tradizioni dell’UE appartenenti all’Europa Centro-Orientale, al Nord Africa e al Vicino Oriente. Con la abolizione delle barriere tariffarie molti manufatti provenienti dei Paesi dell’Unione Europea sono entrati nel mercato turco, la cui domanda interna era stata a lungo disattesa a causa di un sistema economico altamente protezionistico (la richiesta di beni di consumo è in costante aumento a partire dagli anni ’90). Primi nella graduatoria dei fornitori della Turchia sono i Paesi europei, l’Italia, come abbiamo detto, è il secondo Paese superato soltanto dalla Germania.

I RAPPORTI COMMERCIALI CON L’ITALIA – Analizzando nello specifico le relazioni commerciali tra il  nostro Paese e la Turchia, rileva che il settore principale dell’interscambio è quello dei beni intermedi a fini industriali, come le macchine e gli apparecchi meccanici ed elettronici, i prodotti chimici, il metallo e i prodotti in metallo, i prodotti tessili e gli autoveicoli (la Fiat possiede uno delle unità produttive più grandi della propria rete estera). La Turchia, non essendo  all’avanguardia nella lavorazione dei materiali (legno, tessuti, metalli etc.), ha accresciuto negli ultimi anni la domanda di macchine per la lavorazione dei materiali che siano al passo con nuove tecnologie: l’obiettivo è la realizzazione di prodotti di livello in grado quindi di concorrere in diverse fasce di mercato. Le attrezzature e i macchinari più richiesti vanno da quelli per la lavorazione del legno, dei metalli e delle pietre e dei marmi a quelli per l’imballaggio e per la lavorazione di pelle; questi ultimi, implementati nei processi produttivi, sono in grado di migliorare la qualità dei prodotti finiti(calzature, prodotti tessili etc.) al fine renderli competitivi e collocabili anche sui mercati esteri. Infine, data l’importanza che il settore agricolo riveste ancora nel Paese (contribuendo per il 20% alla formazione del PIL ed occupando una forza lavoro pari al 30% del totale), si stanno compiendo processi di modernizzazione attraverso l’utilizzo di nuovi macchinari e l’impianto di sistemi di irrigazione, utilizzando know-how e tecnologie provenienti dall’estero (coinvolte imprese tedesche e olandesi nel progetto GAP – progetto per lo sviluppo integrato e multi-settoriale dell’Anatolia Sud-orientale che copre un vastissimo territorio che conta 11 province, la maggior parte delle quali destinatarie di incentivi).

INCENTIVI PER GLI INVESTIMENTI DIRETTI – La politica di attrazione degli investimenti esteri in Turchia è iniziata sin dalla metà degli anni ’80, ma è dal 2001 che essa ha ricevuto un forte impulso, proprio per la volontà di far passare lo sviluppo del Paese attraverso l’ingresso di nuovi capitali.La legge sugli investimenti esteri (modificata nel 1995) garantisce il libero trasferimento dei profitti, delle royalties, e del rimpatrio del capitale. Per poter effettuare un investimento in Turchia, l’investitore estero deve ottenere il permesso dall’autorità competente, la quale può concedere una serie di incentivi a  seconda della zona e del settore in cui si intende investire. L’interesse della autorità turche è anche  quello di creare il maggior numero di posti di lavoro possibile (per ogni investimento è previsto un numero minimo di assunzioni), poiché nonostante una ripresa innegabile della economia, la disoccupazione nel primo trimestre del 2004 è in aumento rispetto al trimestre precedente, colpendo in modo particolare la fascia dei giovani diplomati in aree urbane. Gli incentivi concessi possono andare dall’esenzione IVA , alla concessione di crediti a tassi agevolati per l’acquisto di macchinari o esenzione da dazi per l’importazione degli stessi, fino alle deduzioni fiscali calcolate in base all’investimento realizzato.

ZONE FRANCHE – Sempre nella direzione di accrescere la competitività dell’economia turca, di attrarre tecnologie ed investimenti esteri, la Turchia ha istituito con una legge del 1985 alcuni spazi all’interno del suo territorio che risultano essere extra-doganali (al 2001 erano 19). Le zone sono considerate tax free zones, pertanto i redditi generati al loro interno sono esenti da tassazione, possono essere trasferiti senza alcuna restrizione e non entrano a far parte dell’imponibile. All’interno delle zone franche può essere svolta qualsiasi attività economica (manifatturiera, commerciale, bancaria etc. )e non è previsto alcun limite per la quota di capitale straniero da investire nella società, che potrebbe essere detenuta anche al 100%, in ogni caso gli investimenti italiani effettuati in loco sono per la maggior parte realizzati in joint-venture con imprese turche.Per poter insediare un’unità produttiva è necessario ottenere una licenza dalle autorità competenti, tale licenza dura 10 anni per chi prende in locazione gli immobili (costruiti secondo gli standard internazionali), 20 anni per chi costruisce propri edifici, ma anche per periodi più lunghi in particolari circostanze. E’ doveroso sottolineare che un simile regime mal si concilia con le regole sulla concorrenza vigenti all’interno della Unione Europea, pertanto qualora la Turchia dovesse entrare a far parte dell’Unione Europea, tali regimi di favore dovrebbero essere smantellati, ma ciò avverrà - ha assicurato in varie occasioni il governo turco - in modo graduale in modo da consentire agli investitori di non abbandonare le aree oggi sottoposte ad un grande progetto di riqualificazione di tipo industriale.

 

Marocco

Marocco: Opportunità commerciali e investimenti

Il Marocco è uno dei dieci Paesi del bacino del Mediterraneo facente parte del partnerariato Euro-Mediterraneo istituito a Barcellona nel 1995, quindi costituisce già un Paese target e preferenziale per sviluppo commerciale e l’integrazione culturale dell’Unione Europea nell’area, senza considerare che il nostro Ministero del Commercio Internazionale inserisce proprio l’Africa Mediterranea tra le zone su cui occorre incrementare le iniziative di promozione. Ci soffermiamo sulle opportunità commerciali, anche in considerazione dei dati positivi dell’economia marocchina in ascesa costante dal 2001 (crescita che si attesta su valori medi del 5,4%) e segnaliamo una missione imprenditoriale organizzata da Promec, Azienda speciale della Camera di Commercio di Modena, insieme a Promos, Azienda speciale della Camera di Commercio di Milano con il patrocinio del sistema camerale italiano, che si terrà dal 2 al 4 marzo 2008 a Casablanca, confermando il vivo interesse verso questo Paese che ha condotto diverse Camere di Commercio italiane ad insediare nel 2005 uno “Sportello-Italia” proprio a Casablanca, dinamico centro d’affari, per favorire l’internazionalizzazione delle nostre imprese.

RabatPARNTNER COMMERCIALI E SETTORI DI INTERESSE – I principali partner commerciali del Marocco sono i Paesi dell’Unione Europea che coprono circa la metà delle importazioni del Marocco, acquistando circa i tre quarti delle sue esportazioni. Tra i paesi fornitori, anche per legami storici (e affinità linguistica) primeggia la Francia, per prossimità geografica la Spagna, seguiti dall’Italia, che ha visto crescere le proprie esportazioni in Marocco del 18% nel primo semestre 2007, superando rispetto al 2006 l’Arabia Saudita. Tra i Paesi clienti l’Italia si posiziona quarta preceduta da Francia, Spagna e Gran Bretagna. Si è registrato un incremento del settore tessile che si conferma al primo posto nelle nostre vendite, seguito dai macchinari. Anche per quanto riguarda le nostre importazioni di prodotti del tessile/ abbigliamento si è registrato un incremento: il settore tessile non sconta in maniera rilevante la concorrenza asiatica visto che in linea di massima le produzioni sono di livello più elevato e la maggiore “minaccia”, fino a qualche tempo fa rappresentata dalla Romania, ha perso il suo potenziale dato che l’ingresso nell’UE ha prodotto nel Paese l’incremento inevitabile dei prezzi del tessile, pertanto il Marocco riesce a mantenere la sua competitività nel settore in ambito internazionale. Al secondo posto nelle nostre importazioni, con un incremento del 16%, troviamo il pesce congelato e trasformato, a conferma di un trend positivo e di un settore molto interessante, anche per investimenti diretti.

IDE – Anche se siamo l’ottavo Paese investitore, i motivi per incrementare gli investimenti sono numerosi: notevole è l’interesse nei confronti di taluni modelli italiani quali ad esempio i distretti industriali, come pure verso i nostri settori di punta (agro-industria, pelletteria, prodotti del mare etc.); inoltre sarebbe opportuno beneficiare del processo di privatizzazioni che il Governo marocchino sta realizzando nel campo dell’agricoltura, dell’energia, dell’aeronautica, del trasporto ferroviario, delle telecomunicazioni, dell’ambiente;  vi sono preziosi varchi di ingresso anche nel settore dell’edilizia, specie in quella abitativa e del settore del turismo (uno dei più rilevanti in Marocco). Oltre a ciò si aggiungono i benefici dell’Area di Libero Scambio Marocco-USA, nonché con la creazione della Free Zone di Tangeri (si veda a quest’ultimo proposito articolo del 4.12.2006). Fonte: ICE